CASSANDRA CLARE.

CITT DEL FUOCO CELESTE.

Ciclo SHADOWHUNTERS 6.

Parte 3.

Titolo originale: The Mortal Instruments. City of Heavenly Fire. 2014.
Traduzione di Raffaella Belletti e Manuela Carozzi.
A. Mondadori Editore, Milano.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Capitolo 18.
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SULLE ACQUE DI BABILONIA.
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Le rune di Energia vanno benissimo, pens Clary esausta mentre raggiungeva la cima
dell'ennesima duna, ma non possono competere neanche lontanamente con una bella tazza di caff.
Era sicura che sarebbe stata in grado di affrontare un'altra giornata di marcia estenuante, con i piedi che
a volte slittavano immersi fino alle caviglie nei cumuli di sabbia, se solo avesse avuto una dose
adeguata della dolce caffeina che le pompava nelle vene.
- Pensi anche tu quello che sto pensando io? - chiese Simon raggiungendola e procedendo al
suo fianco. Sembrava teso e stremato anche lui, i pollici infilati nelle cinghie dello zaino. Sembravano
tutti piuttosto tesi. Dopo l'episodio del fuoco celeste, Alec e Isabelle avevano montato la guardia e
riferito di non avere visto demoni n Shadowhunters oscuri nei pressi del nascondiglio, eppure erano
tutti sulle spine, e nessuno di loro aveva fatto pi di qualche ora di sonno. Jace, che sembrava reggersi
sui nervi e sull'adrenalina, seguiva il filo dell'incantesimo di localizzazione sul braccialetto che portava
al polso, a volte dimenticando di fermarsi ad aspettare gli altri nella sua folle corsa verso Sebastian,
finch quelli non gli lanciavano un grido o non si affrettavano a raggiungerlo.
- Credete che un caff macchiato gigante renderebbe tutto pi roseo?
- Non lontano da Union Square c' un locale per vampiri dove aggiungono esattamente la
giusta quantit di sangue nel caff - disse Simon. - N troppo dolce n troppo salato.
Clary si ferm; un ramo secco e contorto che spuntava da terra le si era impigliato nei lacci
degli stivali. - Ti ricordi quando dicevamo che non tutto va condiviso?
- Isabelle mi sta a sentire, quando parlo di cose di vampiri.
Clary estrasse Eosforos ? la spada, con la nuova runa incisa in nero sulla lama, sembr brillare
nella sua mano ? e con la punta rimosse il ramo duro e spinoso. - Isabelle  la tua ragazza. Deve starti
a sentire.
- Ah, s? - Simon sembr stupito.
Clary fece un gesto esasperato e cominci la discesa della duna. Il terreno digradava, butterato
di buche crepate, e tutto era ricoperto dall'onnipresente lucentezza opaca della polvere. L'aria era
ancora acre, il cielo di un verde giallastro.
Ai piedi dell'altura vedeva Alec e Isabelle; stavano accanto a Jace, che si toccava il braccialetto
e guardava in lontananza con le sopracciglia aggrottate.
Qualcosa scintill in un angolo della visuale di Clary, che si ferm di colpo e socchiuse gli
occhi, cercando di capire meglio. Il bagliore di un qualcosa di argenteo in lontananza, oltre i cumuli di
pietre e macerie nel deserto. Tir fuori lo stilo e si tracci svelta una runa di Lunga Vista sul braccio: il
bruciore provocato dalla punta smussata strapp il velo di stanchezza nella sua mente, aguzzandole la
vista.
- Simon! - disse mentre l'amico la raggiungeva. - Lo vedi?
Lui segu il suo sguardo. - L'ho scorto ieri notte. Ricordi quando Isabelle ha detto che pensavo
di aver visto una citt?
- Clary! - Era Jace, lo sguardo sollevato su di loro, il viso un pallido ovale senza lineamenti
nell'aria piena di cenere. Lei gli fece segno di avvicinarsi. - Che succede?
Clary indic di nuovo quello che ora le appariva decisamente come uno scintillio, un ammasso
di forme in lontananza. - C' qualcosa laggi - grid verso il basso. - Simon pensa che sia una
citt
S'interruppe vedendo Jace precipitarsi nella direzione che gli aveva indicato. Isabelle e Alec
assunsero un'espressione allarmata, lanciandosi immediatamente dietro di lui; Clary sbuff irritata e li
segu, con Simon sempre al suo fianco.
Si avviarono mezzo correndo e mezzo scivolando lungo il pendio ricoperto di pietrisco,
lasciandosi trasportare dai ciottoli che franavano gi. Clary ebbe modo di apprezzare una volta di pi la
resistenza della sua tenuta: immaginava come i frammenti di ghiaia che schizzavano in aria avrebbero
ridotto scarpe e pantaloni normali.
Raggiunse il fondo del pendio in piena corsa. Jace era poco lontano, con Alec e Isabelle alle
calcagna: avanzavano veloci, arrampicandosi sui cumuli di rocce e superando d'un balzo i rivoletti di
scorie fuse. Nell'avvicinarsi, Clary vide che si stavano dirigendo verso il punto in cui il deserto
sembrava interrompersi bruscamente Era l'orlo di un altopiano? Uno strapiombo?
Clary acceler, inerpicandosi sugli ultimi cumuli di rocce e ruzzolando quasi gi da quello
finale. Atterr in piedi  Simon lo fece in maniera molto pi aggraziata davanti a lei  e vide Jace
sull'orlo di un massiccio dirupo che scendeva quasi a perpendicolo come le pareti del Grand Canyon.
Alec e Isabelle erano al suo fianco. Stavano tutti e tre stranamente in silenzio, gli occhi fissi davanti a
s nella luce fioca e livida.
Nella posizione di Jace, nel suo atteggiamento, si disse Clary mentre si stava ancora
avvicinando, c'era qualcosa che non andava. Poi scorse la sua espressione e corresse mentalmente il
"che non andava" con "che proprio non andava".
Jace fissava la valle sottostante come se stesse guardando la tomba di una persona cara. La valle
conteneva le rovine di una citt. Una citt antica, antichissima, un tempo adagiata su un pendio. La
cima del pendio era circondata da nuvole grigie e nebbia. Delle case non rimanevano che mucchi di
pietre, mentre la cenere si era depositata sulle strade e sulle rovine frastagliate degli edifici. Sparse tra
le macerie come fiammiferi usati e gettati via, c'erano delle colonne spezzate, costruite in una pietra
chiara e scintillante, di una bellezza incongrua in quella terra desolata.
- Torri antidemoni - sussurr Clary.
Jace annu con aria tetra. - Non so come, ma in un modo o nell'altro questa  Alicante.
-  un terribile fardello scaricare una simile responsabilit su persone cos giovani - disse
Zaccaria mentre la porta della Sala del Consiglio si chiudeva dietro a Emma Carstairs e Julian
Blackthorn. Aline e Helen erano uscite insieme a loro per riaccompagnarli nella casa in cui
alloggiavano. Verso la fine del loro interrogatorio da parte del Consiglio entrambi i ragazzini
barcollavano per la stanchezza, gli occhi cerchiati da ombre scure.
Solo pochi membri del Consiglio erano rimasti ancora nella sala: Jia e Patrick, Maryse e Robert
Lightwood, Kadir Safar, Diana Wrayburn, Tomas Rosales e un gruppetto di Fratelli Silenti e capi di
Istituti. Per lo pi chiacchieravano tra loro, ma Zaccaria era accanto al leggio di Jia e la guardava con
un profondo dolore negli occhi.
- Hanno subito una grave perdita - disse il Console, - ma siamo Shadowhunters; molti di
noi subiscono gravi perdite in giovane et.
- Hanno Helen e lo zio - osserv Patrick, che si trovava poco distante da Robert e Maryse,
entrambi con l'aria tesa. - Si prenderanno cura di loro, e anche di Emma, che considera i Blackthorn
la sua famiglia.
- Accade spesso che chi ci alleva e ci fa da tutore non sia del nostro stesso sangue -
comment Zaccaria. A Jia sembrava di avere scorto una particolare dolcezza nei suoi occhi quando si
posavano su Emma, quasi un rimpianto. Ma forse lo aveva solo immaginato. - Chi ci ama e che
amiamo. Cos  stato per me. Emma non deve essere separata dai Blackthorn, o dal ragazzo, Julian,
questa  la cosa pi importante.
Jia sent come da lontano suo marito rassicurare l'ex Fratello Silente, ma i suoi pensieri
correvano a Helen. Negli angoli pi remoti del suo cuore a volte si preoccupava per la figlia, che aveva
donato il proprio in maniera cos incondizionata a una ragazza che aveva nelle vene sangue di fata, una
razza nota per essere inaffidabile. Sapeva che Patrick non era felice che Aline avesse scelto una ragazza
invece di un ragazzo, che gli dispiaceva  in maniera egoistica, secondo lei  ci che vedeva come la
fine del suo ramo Penhallow. Quanto a lei, si preoccupava di pi che Helen Blackthorn spezzasse il
cuore alla figlia.
- Quanto credito dai al presunto tradimento delle fate? - chiese Kadir.
- Assoluto - rispose Jia. - Spiega molte cose. Come le fate siano potute entrare ad Alicante
e fuggire con i prigionieri dalla casa assegnata al rappresentante del Popolo Fatato; come Sebastian
abbia potuto nasconderci le sue truppe intorno alla Citt di Diamante; perch abbia risparmiato Mark
Blackthorn: non per paura di irritare le fate ma in ossequio alla loro alleanza. Domani affronter la
Regina delle Fate e
- Con tutto il dovuto rispetto - disse Zaccaria con la sua voce sommessa. - Non credo sia il
caso.
- Perch no? - chiese Patrick.
Perch ora siete in possesso di informazioni che la Regina delle Fate non pensa che abbiate,
rispose Fratello Enoch. Accade raramente. In guerra si pu trarre vantaggio non solo dalla forza, ma
anche dalla conoscenza. Non vanificate questa occasione.
Jia esit. - Forse le cose vanno peggio di quanto pensiate - disse, e tir fuori qualcosa dalla
tasca della veste. Era un messaggio di fuoco che le era stato inviato dal Labirinto a Spirale. Lo porse a
Zaccaria.
Questo sembr impietrire. Per un momento rimase semplicemente a guardarlo, poi sfior
leggermente la carta, e Jia si rese conto che non lo stava leggendo, ma stava passando il dito sulla firma
di chi l'aveva scritto, una firma che l'aveva chiaramente colpito come una freccia nel cuore.
Theresa Gray.
- Tessa scrive - disse infine, e poi si schiar la gola perch la voce gli era uscita spezzata,
stridula. - Scrive che gli stregoni del Labirinto a Spirale hanno esaminato il corpo di Amalric
Kriegsmesser. Che aveva il cuore raggrinzito, gli organi essiccati. Dice che sono spiacenti, ma non c'
assolutamente nulla da fare per curare gli Ottenebrati. La negromanzia potrebbe far muovere di nuovo i
loro corpi, ma le loro anime sono perdute per sempre.
- Solo il potere della Coppa Infernale li tiene in vita - disse Jia, la voce che vibrava di dolore.
- Sono morti dentro.
- Se si potesse distruggere la Coppa Infernale - riflett ad alta voce Diana.
- Allora si potrebbe ucciderli tutti, s - concluse Jia. - Ma noi non abbiamo la Coppa
Infernale. Ce l'ha Sebastian.
- Ucciderli tutti d'un colpo mi sembra sbagliato - disse Tomas, scandalizzato. - Sono
Shadowhunters.
- No, non lo sono - ribatt Zaccaria con una voce molto meno gentile di quella a cui ormai
Jia lo associava. Lo guard sorpresa. - Sebastian conta proprio sul fatto che noi li consideriamo
Shadowhunters. Conta sulla nostra esitazione, sulla nostra incapacit di uccidere dei mostri dal volto
umano.
- Conta sulla nostra misericordia - aggiunse Kadir. - Se io venissi trasformato, vorrei essere
liberato dal mio tormento - prosegu Zaccaria. - Questa  misericordia. Questo  ci che Edward
Longford ha dato al suo parabatai, prima di rivolgere la propria spada su se stesso.  per questo che gli
ho reso omaggio. - Si tocc la runa sbiadita sulla gola.
- Allora chiediamo al Labirinto a Spirale di rinunciare? - domand Diana. - Devono
smettere di cercare una cura?
- Hanno gi rinunciato. Non hai sentito cosa ha scritto Tessa? - precis Zaccaria. - Non
sempre si pu trovare una cura. O, almeno, non in tempo. So  o meglio, ho imparato  che non ci si
pu sempre contare. Questa non pu essere la nostra unica speranza. Dobbiamo piangere gli
Ottenebrati come morti e avere fiducia in ci che siamo: Shadowhunters, guerrieri. Dobbiamo fare ci
per cui siamo stati creati. Combattere.
- Ma come difenderci da Sebastian? Era gi un problema avere a che fare solo con gli
Ottenebrati; ora dobbiamo combattere anche il Popolo Fatato! - esplose Tomas. - E tu sei solo un
ragazzo
- Io ho centoquarantasei anni - disse Zaccaria. - E questa non  la mia prima guerra
impossibile da vincere. Io credo che possiamo trasformare il tradimento delle fate in un vantaggio. Per
farlo richiederemo l'aiuto del Labirinto a Spirale, e se vorrete ascoltarmi vi dir come.
Clary, Simon, Jace, Alec e Isabelle si fecero strada in silenzio verso le inquietanti rovine di
Alicante. Perch Jace aveva visto giusto: era davvero Alicante, inequivocabilmente. Avevano
incrociato troppe cose che erano loro familiari perch potesse essere qualcos'altro. Le mura intorno alla
citt, ora crollate; le porte, corrose e con i segni di una pioggia acida. I canali vuoti, tranne un nero
muschio spugnoso.
La collina era desolata, uno spoglio ammasso di rocce. Le tracce di quelli che una volta erano
stati sentieri erano chiaramente visibili come cicatrici lungo il pendio. Clary sapeva che la Guardia
avrebbe dovuto trovarsi sulla cima, ma se anche c'era non si vedeva, nascosta dalla nebbia grigia.
Infine, si arrampicarono su un alto cumulo di macerie e si ritrovarono nella Piazza dell'Angelo.
Clary trasal per la meraviglia: sebbene quasi tutti gli edifici che l'avevano circondata fossero caduti, la
piazza era sorprendentemente intatta, con i ciottoli che si dispiegavano nella luce giallastra. La Sala
degli Accordi era ancora in piedi.
Ma non era di pietra bianca. Se nella dimensione umana aveva le forme di un tempio greco, in
questo mondo era di lucido metallo. Un grosso edificio squadrato ? sempre che si potesse chiamare
edificio un qualcosa che sembrava oro fuso versato dal cielo ? con massicci blocchi incisi che
correvano lungo la struttura, come un nastro avvolto intorno a una scatola; il tutto scintillava opaco
nella luce arancione.
- La Sala degli Accordi. - Isabelle la fissava con la frusta avvoltolata attorno al polso. -
Incredibile.
Si avviarono su per i gradini, che erano d'oro con striature nere create dalla cenere e dalla
corrosione. Giunti in cima, si fermarono a osservare l'enorme porta doppia, ricoperta di metallo battuto.
Ogni riquadro era un pannello su cui era incisa un'immagine. -  una storia - constat Jace
avvicinandosi e toccando le incisioni con un dito guantato di nero. Una scritta in una lingua poco
familiare correva lungo la parte inferiore di ogni disegno. Jace lanci un'occhiata ad Alec. - La sai
leggere?
- Sono l'unica persona che  stata attenta durante le lezioni di lingua? - chiese Alec
stancamente, ma si accost per osservare pi da vicino la scritta oscura. - Be', cominciamo dai
pannelli. Formano una storia. - Indic il primo, che mostrava un gruppo di persone, scalze e con
indosso delle tuniche, che si ritraevano mentre le nubi sopra di loro si aprivano e una mano artigliata si
abbassava per ghermirle. - Qui vivevano degli umani, o qualcosa di simile agli umani - spieg
indicando le figure. - Vivevano in pace, ma poi arrivarono i demoni. E allora - S'interruppe, la
mano su un pannello dall'immagine familiare a Clary quanto il palmo della propria mano. L'Angelo
Raziel che sorgeva dal Lago Lyn con gli Strumenti Mortali. - Per l'Angelo!
- Alla lettera - disse Isabelle. - Ma come  il nostro Angelo? Il nostro lago?
- Non lo so. Qui dice che arrivarono i demoni, e che gli Shadowhunters furono creati per
combatterli - prosegu Alec mentre si spostava lungo il muro seguendo l'avvicendarsi dei pannelli.
Diede un colpetto con il dito sulla scritta. - Questa parola, qui, significa "Nephilim". Ma gli
Shadowhunters rifiutarono l'aiuto dei Nascosti. Gli stregoni e il Popolo Fatato si unirono ai loro
genitori infernali. Si misero dalla parte dei demoni. I Nephilim furono distrutti e massacrati. Nei loro
ultimi giorni crearono un'arma destinata a tenere a bada i demoni. - Indic un pannello raffigurante
una donna che sollevava una sorta di asta di ferro con una pietra infuocata all'estremit. - Non
disponevano di spade angeliche; non le avevano create. E a quanto pare non avevano n Fratelli Silenti
n Sorelle di Ferro. Avevano fabbri, per, e questi idearono alcuni tipi di arma, qualcosa che pensavano
potesse aiutarli. Qui c' la parola skeptron, ma non mi dice niente. Comunque, lo skeptron non bastava.
- Si spost al pannello successivo, che mostrava una scena di distruzione: i Nephilim a terra morti, la
donna con l'asta di ferro accasciata al suolo e l'asta gettata da parte. - I demoni, che qui sono chiamati
asmodei, bruciarono il sole e riempirono il cielo di cenere e nuvole. Strapparono il fuoco alla Terra e
rasero al suolo le citt. Uccisero tutto ci che si muoveva e respirava aria. Prosciugarono i mari finch
anche tutto ci che popolava le acque non fu morto.
- Asmodei - ripet Clary. - Questo nome non mi  nuovo. Ho sentito Lilith pronunciarlo a
proposito di Sebastian. Quando non era ancora nato. Il bimbo che nascer con questo sangue dentro di
s avr un potere pi grande dei Demoni Superiori che popolano gli abissi tra i mondi. Sar pi potente
degli asmodei.
- Asmodeo  uno dei Demoni Superiori degli abissi tra i mondi - disse Jace incrociando lo
sguardo di Clary, e lei cap che anche lui ricordava il discorso di Lilith. Avevano condiviso la stessa
visione, mostrata loro dall'Angelo Ithuriel.
- Come Abbadon? - chiese Simon. - Lui era un Demone Superiore.
- Molto pi potente di lui. Asmodeo  un Principe dell'Inferno. Ce ne sono nove, i Fati. Gli
Shadowhunters non hanno alcuna speranza di sconfiggerli. Sono capaci di distruggere gli angeli in
combattimento. E di ricreare i mondi - spieg Jace.
- Gli asmodei sono i figli di Asmodeo. Demoni potenti. Prosciugarono questo mondo e lo
abbandonarono, lasciando altri demoni pi deboli a frugare tra le rovine. - Alec sembrava sofferente.
- Questa non  pi la Sala degli Accordi.  una tomba. La tomba di questo mondo.
- Ma  il nostro mondo? - Isabelle aveva alzato la voce. - Abbiamo viaggiato avanti nel
tempo? Se la Regina ci ha ingannati
- Non l'ha fatto. Almeno, non per quanto riguarda il luogo - disse Jace. - Non siamo andati
avanti nel tempo, ci siamo spostati trasversalmente. Questa  una dimensione speculare alla nostra, un
posto in cui la storia ha avuto uno svolgimento leggermente diverso. - Si infil le dita nella cintura e
si guard intorno. - Un mondo senza Shadowhunters.
-  come Il pianeta delle scimmie - osserv Simon. - Solo che quello era il futuro.
- Gi be', questo potrebbe essere il nostro futuro, se Sebastian l'avr vinta - disse Jace.
Tamburell sul pannello raffigurante la donna con lo skeptron infuocato e aggrott le sopracciglia,
quindi diede una spinta alla porta.
Questa si schiuse con un cigolio di cardini che lacer l'aria come un coltello. Clary sussult.
Jace sguain la spada e sbirci dalla fessura. Vide una sala inondata di luce grigiastra. Apr di pi la
porta con la spalla e scivol dentro facendo segno agli altri di aspettare.
I quattro si scambiarono un'occhiata e senza dire una parola lo seguirono in massa: Alec per
primo, con l'arco teso, poi Isabelle con la frusta, Clary con la spada e infine Simon, gli occhi che
scintillavano al buio come quelli di un gatto.
L'interno della Sala degli Accordi appariva familiare ed estraneo al tempo stesso. Il pavimento,
di marmo, era crepato e in molti punti grosse chiazze nere si allargavano sulla pietra, i resti di vecchie
macchie di sangue. Il soffitto, che nella loro Alicante era di vetro, era andato distrutto da tempo e ne
rimanevano solo alcune schegge, lame trasparenti contro il cielo.
La sala era vuota, a parte una statua al suo centro, e inondata di una pallida luce giallo-grigia.
Jace, in piedi davanti alla statua, si gir sentendo gli altri avvicinarsi.
- Vi avevo detto di aspettare. Non fate proprio mai quello che vi dico?
- A voler essere precisi, in realt non hai detto niente - obiett Clary. - Hai solo gesticolato.
-  lo stesso - disse Jace. - Io gesticolo in maniera molto espressiva.
- Per non sei il capo - osserv Alec abbassando l'arco. Dal suo atteggiamento si intuiva che
un po' della tensione lo aveva abbandonato. Era chiaro che non c'erano demoni nascosti nell'ombra:
nulla impediva loro la vista delle pareti corrose, e non c'era niente nella sala oltre alla statua. - Non 
compito tuo proteggerci.
Isabelle li guard e alz gli occhi al cielo, quindi si avvicin alla statua rovesciando la testa
all'indietro. Raffigurava un uomo in armatura; era in piedi e i suoi stivali in maglia di ferro posavano
su un basamento dorato. Indossava un complicato usbergo ad anelli di pietra uniti tra loro, decorato con
un motivo di ali d'angelo sul petto. In mano aveva la copia in ferro di uno skeptron con all'estremit un
ornamento circolare in metallo in cui era incastonata una pietra rossa.
L'ignoto scultore era stato abile. Il viso era bello, con la mandibola squadrata e lo sguardo
limpido, distaccato. Ma non aveva catturato solo la bellezza dei lineamenti: c'era una certa durezza
nell'atteggiamento degli occhi e della mandibola, una piega nella bocca che lasciava intuire egoismo e
crudelt.
Sul basamento erano scritte alcune parole, e sebbene non fossero in inglese Clary le cap.
JONATHAN SHADOWHUNTER. PRIMO E ULTIMO DEI NEPHILIM.
- Primo e ultimo - sussurr Isabelle. - Questo posto  davvero una tomba.
Alec si accovacci. Sotto il nome di Jonathan Shadowhunter c'erano altre parole. Le lesse ad
alta voce: E A COLUI CHE VINCE E SOSTIENE LE MIE OPERE FINO ALLA FINE, A LUI
DAR LA MIA AUTORIT SULLE NAZIONI; ED EGLI LE GOVERNER CON UN BASTONE
DI FERRO, E DAR A LUI LA STELLA DEL MATTINO.
- Cosa dovrebbe significare? - chiese Simon.
- Credo che Jonathan Shadowhunter si fosse montato la testa - disse Alec. - Credo pensasse
che quel suo aggeggio, lo skeptron, non li avrebbe solo salvati, ma gli avrebbe permesso di governare il
mondo.
- E dar a lui la Stella del Mattino - ripet Clary. -  un passo della Bibbia. La nostra
Bibbia. E Morgenstern significa "stella del mattino".
- La stella del mattino indica un sacco di cose - disse Alec. - La stella pi luminosa in
cielo, o il fuoco celeste, o il fuoco che cade con gli angeli quando vengono scaraventati gi dal
Paradiso.  anche il nome di Lucifero, il portatore di luce, il demone dell'orgoglio. - Si raddrizz.
- Comunque sia, significa che la statua tiene in mano una vera arma - disse Jace. - Come
nelle incisioni sulla porta. Hai detto che lo skeptron  quanto  stato creato qui al posto delle spade
angeliche per tenere a bada i demoni. Guarda i segni sul manico.  stato usato in battaglia.
Isabelle diede dei colpetti al ciondolo che portava al collo. - E la pietra rossa. Sembra fatta
dello stesso materiale della mia collana.
- Penso che sia la stessa pietra. - Clary sapeva cosa Jace avrebbe detto ancor prima che
aprisse bocca. - Quell'arma. La voglio.
- Non puoi averla - fece Alec. - Fa parte della statua.
- Non  vero - ribatt l'altro. - Guarda, la statua la stringe, ma in realt sono due pezzi ben
distinti. Hanno scolpito la statua e poi le hanno messo in mano lo scettro. Dovrebbe essere rimovibile.
- Non sono sicura che sia proprio cos - cominci Clary, ma Jace stava gi mettendo un
piede sul basamento, preparandosi ad arrampicarsi. Aveva quel guizzo negli occhi che lei amava e
temeva al tempo stesso, quello che diceva: Faccio ci che voglio, e al diavolo le conseguenze.
- Aspetta! - Simon schizz in avanti per bloccarlo. - Scusate, ma nessun altro si rende
conto di cosa sta succedendo qui?
- Nooo - fece Jace strascicando la voce. - Perch non ce lo spieghi tu? Tanto, abbiamo tutto
il tempo del mondo.
Simon incroci le braccia sul petto. - Ho partecipato a un sacco di campagne
- Campagne? - gli fece eco Isabelle, perplessa.
- Allude alle partite di Dungeons & Dragons - spieg Clary.
- Partite? - ripet Alec incredulo. - Nel caso non l'avessi notato, questo non  un gioco.
- Non  questo il punto - disse Simon. - Il punto  che quando giochi a D&D e la tua
squadra s'imbatte in un tesoro, tipo una grossa gemma scintillante o un magico teschio dorato, non
deve mai prenderli. Sono sempre una trappola. - Apr le braccia e le agit freneticamente. - Questa 
una trappola.
Jace rimase in silenzio a guardarlo con aria pensierosa, come se non l'avesse mai visto prima, o
almeno non lo avesse mai considerato cos attentamente. - Vieni qui - gli disse infine.
Simon gli si avvicin, con le sopracciglia inarcate. - Cosa uf!
Jace gli aveva lasciato cadere la sua spada tra le mani. - Tienimi questa mentre salgo su -
disse, e balz sul basamento. Le proteste di Simon furono soffocate dal rumore degli stivali che
colpivano la pietra mentre salivano sulla statua con gran rapidit. Raggiunta la parte centrale, dove
l'usbergo scolpito offriva degli appigli, Jace si tenne forte e allung la mano per afferrare il manico
dello skeptron.
Poteva trattarsi di un'illusione, ma a Clary parve di vedere la bocca sorridente della statua
piegarsi in una smorfia ancora pi crudele. A un tratto la pietra rossa divamp; Jace si ritrasse di scatto,
ma la sala era gi invasa da un suono lacerante, la terribile combinazione di un allarme antincendio e di
un grido umano, che non accennava a finire.
- Jace! - Clary corse verso la statua; lui si era gi lasciato cadere a terra con una smorfia per
il rumore infernale. La luce della pietra rossa si stava facendo pi intensa, inondando la sala di un
bagliore sanguigno.
- Maledizione - grid Jace al di sopra del fracasso. - Odio quando Simon ha ragione.
Simon gli ficc di nuovo la spada in mano con un'occhiata assassina; l'altro la prese,
guardandosi intorno circospetto. Alec aveva risollevato l'arco, Isabelle teneva pronta la frusta. Clary
sfil un pugnale dalla cintura.
- Faremmo meglio a uscire di qui - grid Alec. - Potrebbe non essere nulla, ma
Isabelle url e si port una mano al petto. Il suo ciondolo aveva cominciato a lampeggiare,
pulsando luminoso e regolare come un battito cardiaco.
- Demoni! - grid proprio mentre il cielo si riempiva di cose volanti. Non si poteva definirle
che cose avevano pesanti corpi rotondi da grosse larve pallide, butterati da file di ventose. Non
avevano faccia: entrambe le loro estremit terminavano in grandi bocche circolari rosa orlate di denti
da squalo. Lungo i corpi erano disposte ali coriacee, ognuna sormontata da un artiglio affilato come un
pugnale. Ed erano tantissime.
Perfino Jace impallid. - Per l'Angelo scappiamo!
Scapparono, ma le creature, nonostante la mole, erano pi veloci: si posavano intorno a loro con
orribili rumori viscidi. Clary pens freneticamente che sembravano gigantesche palline di carta
imbevute di saliva che cadevano dal cielo. Nel momento in cui erano comparse la luce che si riversava
dallo skeptron era svanita, e ora nella sala c'era solo l'inquietante bagliore giallastro del cielo.
- Clary! - grid Jace mentre una delle creature le si scagliava contro, la bocca spalancata da
cui spenzolavano filamenti di bava gialla.
Tump. Una freccia si conficc nel palato del demone, che arretr sputando sangue nero. Clary
vide Alec prenderne un'altra, incoccarla, tirarla. Un altro demone arretr barcollando, e Isabelle gli fu
sopra, la frusta che colpiva e colpiva, riducendolo in brandelli. Simon aveva afferrato un'altra creatura
e la teneva ferma affondando le mani nel grasso corpo grigio, nel quale Jace piant la spada. Il mostro
rovin sul pavimento facendo cadere Simon di schiena, sullo zaino. A Clary parve di sentire un rumore
di vetri infranti, ma un attimo dopo il suo amico era di nuovo in piedi, e Jace lo aiutava a recuperare
l'equilibrio prima che entrambi tornassero a combattere.
Clary si era sentita invadere dal freddo: il muto gelo della battaglia. Il demone colpito da Alec si
contorceva, cercando di sputare la freccia conficcata nella bocca; gli si avvicin e gli piant il pugnale
nel corpo, e il sangue schizz dalle ferite e le inzupp la tenuta. La sala era invasa dal fetore di
immondizia putrefatta tipico dei demoni, mescolato all'acido dell'icore; Clary ebbe un conato di
vomito mentre il demone veniva scosso da un ultimo spasmo e crollava a terra.
Alec li spalleggiava lanciando una freccia dietro l'altra a ritmo costante e facendo vacillare
all'indietro i demoni feriti, su cui si scagliavano Jace e Isabelle, che li riducevano a pezzi con spada e
frusta. Clary segu il loro esempio e balz su un altro demone ferito, segandogli via la soffice striscia di
carne sotto la bocca, ma la mano scivol sull'elsa del pugnale, ricoperta di viscoso sangue demoniaco.
Mentre il mostro crollava su se stesso con un sibilo, facendola volare a terra, la lama le schizz via di
mano. Clary si tuff per riprenderla, la raccolse e rotol su un fianco proprio mentre un altro demone si
lanciava in avanti distendendo il corpo possente.
Colp lo spazio in cui Clary era stata stesa fino a un istante prima e si raggomitol sibilando,
sicch lei si ritrov a fronteggiare due bocche spalancate. Si preparava a far volare il pugnale, quando
balen un lampo argento e oro e la frusta di Isabelle si abbatt sulla creatura, tranciandola a met in un
confuso groviglio di interiora fumanti. Pur nel gelo della battaglia, Clary si sent invadere dalla nausea.
Di solito i demoni morivano e scomparivano prima che si potessero scorgere pi di tanto le loro
interiora, invece questo si contorceva ancora, perfino adesso che era tagliato a met, dimenandosi.
Isabelle fece una smorfia e sollev ancora la frusta, quand'ecco che con un sussulto improvviso,
violento, il mostro si gir e le affond i denti in una gamba.
Izzy fece schioccare la frusta con un grido, costringendo il demone a mollare la presa, poi la
gamba le cedette, e la ragazza cadde all'indietro. Clary balz in avanti e affond il pugnale nella
schiena della creatura, finch questa non si sgretol sotto di lei facendola atterrare in ginocchio in una
poltiglia di sangue demoniaco, la spada zuppa in mano, trafelata.
Cal il silenzio. La sirena dell'allarme era cessata e i demoni erano scomparsi. Erano stati
massacrati tutti, ma nessuno esultava per la vittoria. Isabelle era a terra, la frusta arrotolata intorno al
polso, il sangue che usciva da uno squarcio a mezzaluna sulla gamba sinistra. Ansimava, sbattendo le
palpebre.
- Izzy! - Alec lasci cadere l'arco e si lanci verso la sorella attraverso il pavimento
insanguinato. Cadde in ginocchio e se la appoggi contro, quindi estrasse con foga lo stilo dalla cintura.
- Iz, Izzy, resisti
Jace, che aveva raccolto l'arco caduto, sembrava sul punto di vomitare o accasciarsi; Clary vide
con attonita sorpresa che Simon gli teneva la mano sul braccio, le dita serrate come se lo stesse
sorreggendo.
Alec strapp la stoffa squarciata della tenuta di Isabelle, aprendo la gamba dei pantaloni fino al
ginocchio. Clary soffoc un grido. La gamba era a pezzi; sembrava la foto di un morso di squalo che a
Clary era capitato di vedere, sangue e tessuto maciullato intorno a profonde incisioni.
Suo fratello le applic lo stilo sulla pelle del ginocchio e tracci un iratze, poi un altro qualche
centimetro pi sotto. Gli tremavano le spalle, ma la mano era ferma. Clary prese la mano di Jace nella
sua e la strinse. Era gelata.
- Izzy - sussurr Alec mentre gli iratze svanivano e penetravano nella pelle, lasciandovi
delle tracce bianche. Clary ricord Hodge, come gli avevano tracciato un Marchio di Guarigione dietro
l'altro e come invece le sue ferite fossero troppo estese: le rune erano svanite e lui era morto
dissanguato nonostante il loro potere.
Alec alz lo sguardo. Il suo viso era smarrito, alterato; aveva del sangue sulla guancia: Clary
pens che appartenesse a Isabelle. - Clary, forse se provassi tu a
A un tratto Simon si irrigid. - Dobbiamo andarcene di qui. Sento uno sbattere di ali. Stanno
tornando alla carica.
Isabelle non ansimava pi. L'emorragia dallo squarcio alla gamba era rallentata, ma Clary vide
con un tuffo al cuore che le ferite erano ancora l, rosse, gonfie e infiammate.
Alec si alz cullando tra le braccia il corpo inerte della sorella, i cui capelli neri penzolavano
come una bandiera. - Andare dove? - chiese brusco. - Se scappiamo ci piomberanno addosso.
Jace si gir. - Clary
I suoi occhi la supplicavano. Clary si sent spezzare il cuore per lui. Jace, che non supplicava
quasi mai, ora lo faceva per Isabelle, la pi coraggiosa di tutti loro.
Alec spost lo sguardo dalla statua al suo parabatai, e poi al volto pallido della sorella svenuta.
- Qualcuno faccia qualcosa - disse con voce rotta.
Clary piroett su se stessa e corse verso la parete. Ci si scagli quasi contro, tirando fuori lo
stilo dallo stivale e avvicinandolo alla pietra. Il contatto della punta con il marmo le mand una scossa
su per il braccio, ma lei continu a tenerlo premuto, le dita che le vibravano mentre disegnava. Linee
nere si incisero nella roccia tracciando la sagoma di una porta; i bordi delle linee presero a scintillare.
Alle proprie spalle Clary sentiva i demoni: i muggiti, lo sbattere delle ali artigliate, i richiami sibilanti
sempre pi sonori fino a diventare grida mentre la porta divampava di luce.
Era un rettangolo argenteo simile all'acqua ma non di acqua, circondato da rune infuocate. Un
Portale. Clary allung una mano e ne tocc la superficie. Ogni parte della sua mente era impegnata a
visualizzare un unico luogo. - Avanti! - grid, gli occhi fissi sul rettangolo, rimanendo immobile
mentre Alec, con la sorella in braccio, le sfrecciava accanto e vi scompariva, dissolvendosi. Simon lo
segu, e poi fu la volta di Jace, che le prese la mano al volo. Clary ebbe solo un istante per girarsi e
guardarsi dietro  una grande ala nera le attravers il campo visivo, una terrificante visione di denti
grondanti veleno  prima che il turbine del Portale la afferrasse e la trascinasse via nel caos.
Cadde pesantemente a terra picchiando le ginocchia. Era stata scagliata lontano da Jace; balz
svelta in piedi e si guard intorno ansimando e se il Portale non avesse funzionato? E se li avesse
condotti nel posto sbagliato?
Ma il soffitto della caverna si levava alto sopra di loro, familiare e coperto di rune. C'era il
cerchio di pietre per il fuoco di bivacco, le impronte sul pavimento nei punti in cui avevano dormito la
notte prima. Ed ecco Jace, che si alzava in piedi lasciando cadere l'arco di Alec, Simon
E Alec, in ginocchio accanto a Isabelle. Tutta la soddisfazione provata da Clary per la buona
riuscita del Portale scoppi come un palloncino. Isabelle giaceva immobile ed esangue, scossa da brevi
respiri ansimanti. Jace si lasci cadere accanto ad Alec e le sfior delicatamente i capelli.
Clary sent Simon afferrarle il polso. Aveva la voce rotta. - Se c' qualcosa che puoi fare
Clary si avvicin come in sogno e si inginocchi all'altro lato di Isabelle, di fronte a Jace, lo
stilo che le scivolava tra le dita insanguinate. Ne appoggi la punta sul polso di Izzy, ricordando quanto
aveva fatto fuori dalla Citt di Diamante, come aveva dato tutta se stessa per salvare Jace. Guariscila,
guariscila, guariscila, preg, e finalmente lo stilo riprese vita con un sussulto e le linee nere
cominciarono a fuoriuscire pigramente a spirale sull'avambraccio di Izzy. Questa gemette e si agit tra
le braccia del fratello, che teneva la testa bassa, il viso affondato nei suoi capelli. - Izzy, ti prego
Non dopo Max. Izzy, ti prego, rimani con me.
Isabelle respir affannosamente, sbattendo le palpebre. Si inarc e poi si accasci di nuovo
mentre l'iratze le svaniva dalla pelle. Dalla ferita alla gamba colavano lenti fiotti sangue: sembrava
tinto di nero. La mano di Clary si serr talmente forte sullo stilo che lo sent piegarsi. - Non ce la
faccio - sussurr. - Non riesco a farne uno abbastanza forte.
- Tu non c'entri;  il veleno - spieg Jace. - Veleno demoniaco. Nel suo sangue. A volte le
rune non servono.
- Prova di nuovo - le disse Alec; i suoi occhi erano asciutti, ma emanavano un luccichio
inquietante. - Con l'iratze. O con una nuova runa; potresti crearne una
Clary aveva la bocca secca. Non aveva mai desiderato tanto come ora creare altre rune, ma lo
stilo non sembrava pi un'estensione del suo braccio; sembrava una cosa morta nella sua mano. Non si
era mai sentita cos impotente.
Isabelle rantolava. - Deve pur esserci qualcosa! - grid improvvisamente Simon, la voce che
rimbombava sulle pareti. - Siete Shadowhunters; combattete continuamente i demoni. Dovete pur
essere in grado di fare qualcosa
- Noi moriamo continuamente! - gli grid Jace, e poi a un tratto si afflosci sul corpo di
Isabelle, piegandosi in due come se avesse ricevuto un pugno allo stomaco. - Isabelle, Dio, mi
dispiace, mi dispiace tanto
- Togliti - disse Simon, e a un tratto fu in ginocchio accanto a Isabelle, con tutti loro intorno
a lei, e a Clary venne in mente la terribile scena nella Sala degli Accordi, quando i Lightwood si erano
riuniti intorno al cadavere di Max, e non poteva accadere di nuovo, non poteva
- Lasciala stare - ringhi Alec. - Tu non sei la sua famiglia, vampiro
- No - disse l'altro. - Non lo sono. - E fece scattare fuori i canini, appuntiti e bianchi.
Clary trattenne il respiro mentre Simon si sollevava il polso alla bocca e lo mordeva, aprendosi le vene
e lasciandosi colare il sangue in rivoletti lungo il braccio.
Jace sgran gli occhi. Si alz e indietreggi. Aveva le mani a pugno, ma non si mosse per
fermare Simon, che teneva il polso sopra la gamba di Isabelle e lasciava che il sangue gli colasse dalle
dita e gocciolasse nella ferita.
- Cosa stai facendo? - chiese suo fratello con voce roca tra i denti serrati, ma Jace alz
una mano, gli occhi fissi su Simon.
- Lascialo fare - disse quasi in un sussurro. - Pu funzionare, ho sentito dire che
funziona
Isabelle, ancora priva di sensi, si inarc tra le braccia del fratello. La sua gamba si muoveva a
scatti. Il tacco dello stivale scav dei solchi nel terreno mentre la pelle martoriata cominciava a
rimarginarsi. Il sangue di Simon cadeva in un gocciolio costante, nascondendo la ferita, ma anche sotto
di esso Clary poteva vedere la pelle nuova, rosa, ricoprire la lacera poltiglia di carne.
Isabelle apr gli occhi. Erano grandi e scuri. Le labbra, da quasi bianche che erano, stavano
cominciando a riprendere colore. Fiss Simon senza capire, poi abbass lo sguardo sulla gamba.
La pelle, che era stata lacerata e in brandelli, adesso era chiara e pulita, e solo una sbiadita
mezzaluna di cicatrici bianche collocate a intervalli regolari mostrava dove si erano conficcati i denti
del demone. Il sangue continuava a colare lentamente dalle dita di Simon, sebbene la ferita al polso si
fosse rimarginata quasi del tutto. Era pallido, si rese conto con ansia Clary, pi pallido del solito, e le
vene gli risaltavano nere contro la pelle. Si port il polso alla bocca, i denti scoperti
- Simon, no! - grid Isabelle cercando di mettersi a sedere contro il fratello, che la guardava
con gli occhi azzurri pieni di stupore.
Clary prese il polso di Simon. - Va tutto bene - disse. Il sangue gli macchiava la manica, la
camicia, gli angoli della bocca. La pelle era fredda al tatto, il polso senza battito. -  tutto okay
Izzy  okay - disse, e lo fece alzare. - Diamo loro un secondo - sussurr, e lo condusse via, accanto
alla parete, facendolo appoggiare a s.
Jace e Alec erano chini su Isabelle, le voci basse, mormoranti. Clary continu a tenere il polso
di Simon mentre lui si accasciava contro la pietra, le palpebre che si abbassavano tremolando per la
stanchezza.
capitolo 19
NELLA TERRA DEL SILENZIO
L'Ottenebrata aveva la pelle chiara e lunghi capelli ramati. Forse un tempo erano stati belli, ma
ora erano un intrico di sporcizia e rametti. Non sembrava curarsene, quando si limitava a deporre sul
pavimento i piatti di cibo  una farinata d'avena densa e grigiastra per Magnus e Luke, una bottiglia di
sangue per Raphael  e ad andarsene dalla cella.
N Luke n Magnus si avvicinarono al cibo. Lo stregone si sentiva troppo male per avere
appetito, e si domandava se Sebastian avesse avvelenato la farinata o l'avesse drogata, o entrambe le
cose. Raphael, invece, afferr la bottiglia e ci si attacc con una tale avidit che il sangue gli col dagli
angoli della bocca.
- Insomma, Raphael - disse una voce dall'ombra, e Sebastian Morgenstern apparve sulla
soglia. L'Ottenebrata abbass la testa e gli pass svelta accanto, richiudendosi la porta alle spalle.
Sebastian ricordava sorprendentemente il padre alla sua et, pens Magnus. Quegli strani occhi
neri, senza neppure un briciolo di marrone o nocciola, il tipo di lineamenti belli perch fuori dal
comune. La stessa smorfia esaltata quando sorrideva. Jace non l'aveva mai avuta, lui aveva lo sprezzo
del pericolo e la gioia anarchica delle fantasie di autoannientamento, ma non era un fanatico. Ed era
proprio per questo, pens lo stregone, che Valentine l'aveva mandato via. Per schiacciare gli avversari
occorreva un maglio, e Jace era un'arma molto pi raffinata.
- Dov' Jocelyn? - Naturalmente era stato Luke a parlare, la voce ridotta a un grugnito
sommesso, le mani chiuse a pugno sui fianchi. Magnus si chiese che effetto facesse a Luke guardare
Sebastian, se la somiglianza con Valentine, che un tempo era stato il suo parabatai, lo turbasse o se il
dolore di quella perdita fosse svanito ormai da tempo. - Dov'?
Sebastian rise, e in questo era diverso dal padre; Valentine non era mai stato troppo facile al
riso. Quanto a Jace, sembrava avere nel sangue l'umorismo sarcastico che era il tratto caratteristico
degli Herondale.
- Sta bene - rispose Sebastian - e con questo intendo dire che  ancora viva.  il massimo
che tu possa sperare, in realt.
- Voglio vederla - disse Luke.
- Mmm - fece l'altro come pensandoci su. - No. Non vedo che vantaggio potrei trarne.
-  tua madre. Potresti anche essere gentile con lei.
- Non sono affari tuoi, cane. - Per la prima volta nella voce di Sebastian comparve un'ombra
di giovinezza, un briciolo di stizza. - Tu, con le tue mani su mia madre, facevi credere a Clary di
essere la sua famiglia
- Io lo sono pi di te - replic Luke, e Magnus gli lanci un'occhiata ammonitrice, vedendo
Sebastian sbiancare e le sue dita scattare verso la cintura, dove era ben visibile l'elsa della spada dei
Morgenstern.
- Non farlo - disse a bassa voce e poi, pi forte: - Sai bene che se tocchi Luke, Clary ti
odier. E anche Jocelyn.
Sebastian allontan la mano dalla spada con evidente sforzo. - Ho detto che non ho mai avuto
intenzione di farle del male.
- No, la tieni solo in ostaggio - disse Magnus. - Tu vuoi qualcosa dal Conclave, o da
Clary e Jace. Propenderei per la seconda ipotesi: il Conclave non ti  mai interessato granch, ma ti
importa il giudizio di tua sorella. A proposito, io e lei siamo molto intimi - aggiunse.
- No, non sei tanto intimo. - Il tono di Sebastian era glaciale. - E comunque non salver
certo la vita a chiunque l'abbia conosciuta. Non sono cos pazzo.
- Eppure sembri pazzo da legare - disse Raphael, che era rimasto in silenzio fino ad allora.
- Raphael - fece lo stregone in tono ammonitore, ma Sebastian non sembrava arrabbiato.
Soppesava il vampiro con lo sguardo.
- Raphael Santiago. Capo del clan di New York o non lo sei? Ah, no, quella carica era di
Camille, e ora  di quella ragazzina svitata. Dev'essere piuttosto frustrante per te. Credo proprio che gli
Shadowhunters di Manhattan avrebbero gi dovuto intervenire. N Camille n la povera Maureen
Brown erano adatte al ruolo di capo. Entrambe hanno infranto gli Accordi, hanno ignorato la Legge
Invece tu no. Mi sembra che di tutte le razze di Nascosti, i vampiri siano quella pi bistrattata dagli
Shadowhunters. Basta vedere la tua situazione.
- Raphael - ripet lo stregone, e cerc di sporgersi in avanti per intercettare lo sguardo del
vampiro, ma le catene si tesero tintinnando. Il dolore ai polsi lo fece trasalire.
Raphael era accucciato sui talloni, le guance arrossate dal pasto recente. Aveva i capelli
arruffati e appariva giovane com'era stato quando Magnus l'aveva incontrato la prima volta. - Non
capisco perch mi stai facendo questo discorso.
- Non puoi dire che io ti abbia maltrattato pi dei vampiri tuoi capi - prosegu Sebastian. -
Ti ho dato cibo. Non ti ho chiuso in gabbia. Sai che vincer; lo sapete tutti. E quel giorno sar felice di
assicurarmi che tu, Raphael, sia alla guida di tutti i vampiri di New York ma che dico, di tutti i
vampiri del Nord America. Vai loro a genio. Tutto quello che mi serve  che tu conduca gli altri Figli
della Notte dalla mia parte. Il Popolo Fatato si  gi unito a me. La Corte sta sempre dalla parte del
vincitore. Non conviene anche a te?
Raphael si alz in piedi. Aveva le mani macchiate di sangue; le guard aggrottando le
sopracciglia. Era decisamente schizzinoso. - Mi sembra ragionevole. Mi unir a te.
Luke si mise il viso tra le mani. Lo stregone disse tra i denti: - Raphael, sei davvero all'altezza
delle mie pi basse aspettative nei tuoi confronti.
- Non importa, Magnus - disse Luke; cercava di proteggerlo, Magnus lo capiva. Il vampiro
era gi andato a mettersi accanto a Sebastian. - Lascialo andare. Non  una gran perdita.
Raphael sbuff. - Non sono un gran perdita, dici? Mi sono liberato di voi due idioti, che ve ne
state buttati in questa cella a piagnucolare sui vostri amici e parenti. Siete deboli e lo siete sempre
stati
- Avrei dovuto lasciarti esporre alla luce del giorno - disse Magnus, la voce di ghiaccio.
Il vampiro sussult ? fu un movimento appena accennato, ma lo stregone lo scorse. Non che la
cosa gli procurasse molta soddisfazione.
Tuttavia, anche Sebastian not il sussulto, e lo sguardo dei suoi occhi scuri si fece pi intenso.
Sfil un coltello dalla cintura ? sottile, con la lama stretta. Una misericordia, la cosiddetta "assassina
pietosa", il tipo di lama concepita per penetrare nelle fessure delle armature e assestare un colpo
mortale.
Nel vedere il lampo del metallo il vampiro arretr velocemente, ma Sebastian si limit a
sorridere e si fece volare il coltello nella mano per prenderlo dalla punta. Quindi glielo porse dalla parte
dell'impugnatura. - Prendi.
Raphael allung una mano, gli occhi sospettosi. Prese il coltello e lo fece ciondolare
mollemente  i vampiri erano poco pratici di armi, essendo loro stessi le proprie armi.
- Molto bene - disse Sebastian. - E ora suggelliamo il nostro patto con il sangue. Uccidi lo
stregone.
Raphael lasci andare l'arma, che cadde rumorosamente a terra. Con un'occhiata irritata
Sebastian si chin e la raccolse, porgendola di nuovo al vampiro.
- Noi non uccidiamo con i coltelli - disse questo spostando lo sguardo dalla lama
all'espressione gelida di Sebastian.
- Ora lo farai - ribatt lui. - Non voglio che lo azzanni alla gola; troppo poco preciso,
troppo facile sbagliare. Tagliagli la gola, trafiggigli il cuore fa' come ti pare.
Il vampiro si gir verso Magnus. Luke fece per balzare in avanti, ma lo stregone sollev una
mano ammonitrice. - No, Luke.
- Raphael, se lo farai non ci sar pace tra il branco e i Figli della Notte, n ora n mai - disse
il lupo mannaro, gli occhi che mandavano un bagliore verde.
Sebastian rise. - Non penserai di poterti mettere di nuovo a capo del branco, Lucian
Graymark! Quando vincer questa guerra, e la vincer, regner con mia sorella al mio fianco e ti terr
in una gabbia perch possa gettarti delle ossa quando vorr divertirsi a farlo.
Raphael fece un altro passo verso Magnus. I suoi occhi erano enormi. La sua gola era stata
baciata tante di quelle volte dal crocifisso, che la cicatrice non scompariva mai. La lama gli scintill
nella mano.
- Se pensi che Clary sopporterebbe - cominci Luke, e si allontan. Fece per raggiungere
Raphael, ma Sebastian gli si par di fronte, bloccandogli la strada con la spada dei Morgenstern.
Lo stregone guardava con uno strano distacco Raphael che gli si avvicinava. Il cuore gli
martellava nel petto, ne era consapevole, eppure non aveva paura. Era stato tante volte vicino alla
morte; talmente tante che l'idea non lo spaventava pi. A volte pensava che una parte di lui la
desiderasse, desiderasse quel paese sconosciuto, l'unico luogo in cui non fosse mai stato, l'unica
esperienza che non avesse ancora fatto.
La punta del coltello gli tocc il collo. La mano di Raphael tremava; lo stregone sent la puntura
della lama che penetrava nella cavit sotto la gola.
- Giusto - fece Sebastian con un ghigno ferino. - Tagliagli la gola. Lascia sgorgare il
sangue sul pavimento. Ha vissuto fin troppo.
Allora Magnus pens ad Alec, ai suoi occhi azzurri e al suo costante sorriso. Pens a quando
l'aveva lasciato nei tunnel sotto New York. Pens al perch l'aveva fatto. S, la sua disponibilit a
vedere Camille l'aveva mandato in bestia, ma c'era qualcosa di pi.
Ricord Tessa che piangeva tra le sue braccia a Parigi, facendogli pensare che lui non aveva
mai conosciuto un senso di perdita come il suo perch non aveva mai amato come lei, e allora aveva
avuto paura che un giorno l'avrebbe fatto e avrebbe perduto il suo amore mortale proprio com'era
capitato a lei. E che era meglio essere chi moriva piuttosto che chi gli sopravviveva.
In seguito l'aveva accantonata come una fantasia morbosa, e non l'aveva pi ricordata fino ad
Alec. L'aveva straziato allontanarsi da lui, ma l'amore per i mortali era stato quello a distruggere gli
dei, e se aveva distrutto gli dei, Magnus poteva difficilmente sperare che a lui sarebbe andata
diversamente. Guard Raphael con gli occhi socchiusi. - Tu ricordi - disse a bassa voce, cos bassa
che Sebastian non avrebbe potuto sentirla. - Sai che mi sei debitore.
- Mi hai salvato la vita - disse il vampiro, ma il suo tono era inespressivo. - Una vita che
non ho mai voluto.
- Fammi vedere che fai sul serio, Santiago - lo incit Sebastian. - Uccidi lo stregone.
La mano di Raphael si serr sull'impugnatura del coltello. Le nocche gli erano diventate
bianche. - Io non ho pi un'anima - disse a Magnus, - ma ti ho fatto una promessa sulla porta della
casa di mia madre, e lei era sacra per me.
- Santiago - cominci Sebastian.
- Ero un ragazzino, allora. Ora non lo sono pi. - Il coltello cadde sul pavimento. Il vampiro
si gir e fiss Sebastian, uno sguardo limpido nei grandi occhi scuri. - Non posso. Non voglio. Gli
sono debitore da molti anni.
Sebastian era impietrito. - Mi deludi, Raphael - disse infine, e rinfoder la spada dei
Morgenstern. Fece un passo avanti e raccolse il coltello ai piedi del vampiro, poi se lo rigir nella
mano. La lama mand un guizzo di luce, una danzante lacrima di fuoco. - Mi deludi profondamente
- ribad e poi, troppo velocemente perch l'occhio potesse vederlo, conficc la lama nel cuore di
Raphael.
Nell'obitorio dell'ospedale regnava un freddo glaciale. Maia non rabbrividiva, ma le sembrava
che tanti aghi le pungessero la pelle.
Catarina era appoggiata alla fila di celle frigorifere in acciaio per i cadaveri, disposta lungo una
delle pareti. Le luci fluorescenti giallastre facevano apparire sbiadita la stregona, una chiazza azzurra
nel camice bianco. Borbottava sottovoce in una strana lingua che fece correre i brividi lungo la schiena
di Maia.
- Dov'? - chiese Bat. Teneva un coltello da caccia dall'aria micidiale in una mano e una
grossa gabbia come quelle dei canili nell'altra. La depose rumorosamente a terra, lasciando girare lo
sguardo nella stanza.
Al centro si trovavano due tavoli d'acciaio vuoti. Uno di essi cominci ad avanzare adagio sotto
gli occhi di Maia. Le ruote giravano rumorosamente sul pavimento di piastrelle.
Catarina allung una mano. - L - indic. Aveva lo sguardo posato sulla gabbia; fece un
gesto con le dita, e questa sembr vibrare e scintillare. - Sotto il tavolo.
- Ma non mi dire - disse Lily strascicando le parole, e avanz facendo ticchettare i tacchi. Si
inchin per guardare sotto il tavolo, quindi balz all'indietro con un urlo, vol in aria e atterr su uno
dei banconi, dove si appollai come un pipistrello, i capelli neri che sfuggivano dalla coda di cavallo.
-  orribile!
-  un demone - disse Catarina. Il tavolo aveva smesso di muoversi. - Probabilmente un
Dantalion o un altro tipo di ghoul. Si nutrono di morti.
- Oh, per l'amor del cielo - esclam Maia facendo un passo avanti; prima che raggiungesse il
tavolo, Bat gli assest un calcio con il piede calzato nello stivale facendolo rovesciare con fracasso,
cos da rivelare la creatura sotto di esso.
Lily aveva ragione: era davvero orribile. Aveva all'incirca le dimensioni di un grosso cane, ma
sembrava un grumo di intestini grigiastri e pulsanti, costellati di reni deformi e grumi di pus e sangue.
Un unico occhio giallo trasudante lanciava sguardi torvi dal viluppo di organi.
- Wow - fece Bat.
- Ve l'avevo detto - comment Lily, proprio mentre un lungo cordone di intestini schizzava
fuori dal demone e si avvolgeva intorno alla caviglia del lupo mannaro, per poi darle un forte strattone.
Bat cadde violentemente a terra, trasalendo per il dolore.
- Bat! - grid Maia, ma non ci fu bisogno che intervenisse, perch lui gir su se stesso e
affond il coltello nella sostanza pulsante che lo bloccava. Poi balz indietro mentre l'icore demoniaco
si spargeva a terra.
- Che schifo - disse Lily. Ora era seduta sul bancone e teneva sollevato davanti a s un
oggetto metallico oblungo  il suo telefono  quasi a voler respingere il demone.
Bat balz in piedi mentre questo si scagliava su Maia, che gli sferr un calcio mandandolo a
rotolare indietro con un cic ciac adirato. Bat abbass lo sguardo sul coltello. Il metallo si stava
fondendo, sciolto dall'icore. Lo lasci cadere con un verso di disgusto.
- Un'arma - disse guardandosi intorno. - Mi serve un'arma
Maia prese un bisturi dall'altro tavolo e lo lanci. Si conficc nella creatura con un rumore
viscido. Il demone strill. Un attimo dopo il bisturi ne schizz fuori come se fosse stato espulso da un
tostapane particolarmente potente, e scivol sul pavimento fondendosi e sfrigolando.
- Le armi normali non funzionano con loro! - Catarina avanz sollevando la destra. Era
circondata da una fiamma azzurra. - Solo le spade angeliche
- E allora procuriamocene una! - ansim Bat, arretrando mentre la creatura pulsante gli si
scagliava contro.
- Solo gli Shadowhunters possono usarle - grid la stregona, e un lampo di fuoco azzurro
saett dalla sua mano e centr in pieno la creatura, facendola rotolare pi volte. Il lupo mannaro
agguant la gabbia e la sbatacchi a terra davanti al demone, poi apr lo sportello e ce lo fece rotolare
dentro.
Maia chiuse con violenza lo sportello e tir il catenaccio, imprigionando la creatura.
Indietreggiarono tutti, osservandola con orrore mentre sibilava e si dibatteva negli angusti confini della
sua prigione potenziata dagli stregoni. Tutti tranne Lily, che gli stava ancora puntando contro il
telefono.
- Lo stai filmando? - chiese Maia.
- Pu darsi - rispose la vampira.
Catarina si asciug la fronte con la manica. - Tante grazie per l'aiuto. Neppure la magia degli
stregoni pu uccidere i Dantalion; sono ossi duri.
- Perch lo stai filmando? - chiese Maia a Lily.
La giovane vampira fece spallucce. - Quando il gatto  via, i topi ballano Ed  sempre bene
ricordare ai topi che, nel nostro caso, quando il gatto  via tutti i topi verranno mangiati dai demoni.
Mander il file con questo video a tutti i Nascosti con cui siamo in contatto nel mondo. Giusto per
ricordare che ci sono demoni per distruggere i quali abbiamo bisogno degli Shadowhunters.  per
questo che esistono.
- Non per molto - sibil il demone Dantalion. Bat grid e si allontan d'un balzo, e Maia non
lo biasim. La bocca della cosa si era aperta. Sembrava un nero tunnel vischioso rivestito di denti. -
Domani notte ci sar l'attacco. Domani notte ci sar la guerra.
- Quale guerra? - chiese Catarina. - Parla, creatura, o al momento di rispedirti a casa ti
torturer in ogni modo possibile e immaginabile
- Sebastian Morgenstern - rispose il demone. - Domani notte attaccher Alicante. Domani
notte gli Shadowhunters cesseranno di esistere.
Un fuoco bruciava al centro della caverna e il fumo saliva in spire verso l'alto soffitto a volta
immerso nell'ombra. Simon percepiva il calore delle fiamme sotto forma di intenso crepitio contro la
pelle pi che come una vera sensazione termica. Intu che nella caverna faceva freddo dal fatto che
Alec si era infagottato in un voluminoso maglione e aveva avvolto con cura una coperta intorno a
Isabelle, che dormiva stesa a terra, la testa sulle sue ginocchia. Per non lo sentiva, non proprio.
Clary e Jace erano andati a controllare le gallerie e ad accertarsi che fossero sgombre di demoni
e mostri vari. Alec non aveva voluto lasciare la sorella, e Simon era troppo debole e stordito per
prendere in considerazione l'idea di darsi da fare, ma non aveva detto niente agli altri. In teoria era di
guardia, attento a qualsiasi rumore che rivelasse un possibile attacco dall'ombra.
Alec fissava le fiamme. La luce gialla lo faceva sembrare stanco, pi vecchio. - Grazie -
disse a un tratto.
Simon fece quasi un salto. Alec non gli si era pi rivolto da quando gli aveva chiesto Che cosa
stai facendo? - Per cosa?
- Per aver salvato mia sorella - rispose l'altro. Pass una mano sui capelli scuri di Isabelle.
- So - disse con una certa esitazione. - Voglio dire, sapevo, quando siamo venuti qui, che poteva
trattarsi di una missione suicida. So che  pericolosa. So che in realt non posso aspettarmi che tutti noi
sopravviviamo, eppure pensavo che sarebbe toccato a me, non a Izzy
- Perch? - chiese Simon. La testa gli martellava, aveva la bocca secca.
- Perch lo avrei preferito. Lei  Isabelle.  in gamba, forte,  una buona combattente.
Migliore di me. Si merita tutto il bene possibile, di essere felice. - Alec guard Simon oltre il fuoco.
- Tu hai una sorella, non  vero?
L'altro fu turbato dalla domanda New York sembrava un mondo, una vita lontana. -
Rebecca. Si chiama cos.
- E cosa faresti a chi la rendesse infelice?
Simon gli lanci un'occhiata circospetta. - Ci ragionerei. Ci farei una chiacchierata. E magari
tutto si risolverebbe con un abbraccio comprensivo.
Lo Shadowhunter sbuff e sembr sul punto di replicare, poi gir di scatto la testa, come se
avesse sentito qualcosa. Simon sollev un sopracciglio. Non capitava spesso che un umano sentisse
qualcosa prima di un vampiro. Un attimo dopo individu a sua volta il suono, e cap: era la voce di
Jace. Una luce ondeggi allo sbocco della lontana galleria, e subito dopo ne spuntarono Jace e Clary,
quest'ultima con una stregaluce in mano.
Perfino con gli stivali arrivava a malapena alla spalla di Jace. Non si toccavano, ma avanzavano
affiancati verso il fuoco. Simon pens che, se fin dal loro primo ritorno da Idris erano parsi una coppia,
ora sembravano qualcosa di pi. Sembravano una squadra.
- Niente di interessante? - chiese Alec mentre Jace andava a sedersi accanto al fuoco.
- Clary ha tracciato alcune rune per camuffare gli ingressi della caverna. Nessuno dovrebbe
essere capace di capire che c' un modo di entrare qui dentro.
- Quanto dureranno?
- Tutta la notte, probabilmente fino a domani - rispose Clary dando un'occhiata a Izzy. -
Visto che qui le rune svaniscono pi rapidamente, pi tardi dovr controllarle.
- E io penso di aver capito come siamo posizionati rispetto ad Alicante. Sono quasi certo che
la desolata landa rocciosa in cui ci trovavamo ieri notte - e Jace indic la galleria pi a destra - dia
su quella che secondo me era la Foresta di Brocelind.
Alec socchiuse gli occhi. - Che deprimente. La foresta era magnifica.
- Non pi. - Il suo parabatai scosse la testa. - Solo terra desolata a perdita d'occhio. - Si
chin e quando sfior i capelli di Isabelle Simon sent una piccola, assurda fitta di gelosia perch lui
poteva toccarla con tanta disinvoltura, dimostrare il proprio affetto senza starci tanto a pensare. -
Come sta?
- Bene. Dorme.
- Credi che per domani star abbastanza bene da potersi muovere? - La voce di Jace era
piena di ansia. - Non possiamo rimanere qui. Abbiamo dato fin troppi segnali della nostra presenza.
Se non troveremo Sebastian, sar lui a trovare noi. E stiamo esaurendo le scorte di cibo.
Simon si perse il mormorio di risposta di Alec; all'improvviso fu attraversato da un dolore
lancinante che lo fece piegare in due. Si sent mancare il respiro, ed era bizzarro perch lui non
respirava. Nonostante ci gli faceva male il petto come se ne fosse stato strappato qualcosa.
- Simon, Simon! - esclam Clary, la mano sulla sua spalla, e il ragazzo alz lo sguardo su di
lei, mentre lacrime tinte di sangue gli sgorgavano dagli occhi. - Oh, Dio, Simon, cosa c'?
Lui si raddrizz lentamente. Il dolore stava gi cominciando a scemare. - Non lo so.  come se
qualcuno mi avesse conficcato un coltello nel petto.
Jace si inginocchi svelto davanti a lui, prendendogli il mento tra le dita. Lo scrut in viso con il
suo sguardo dai riflessi d'oro pallido. - Raphael - disse infine con voce inespressiva. - Si tratta del
tuo signore, colui che ha fatto di te un vampiro con il proprio sangue.
Simon annu. - Ebbene?
L'altro scosse la testa. - Niente - borbott. - Quand' l'ultima volta che ti sei nutrito?
- Sto bene - disse Simon, ma Clary gli aveva gi afferrato e sollevato la mano sinistra, al cui
dito brillava l'anello dorato delle fate. La mano era di un biancore mortale e le vene sotto la pelle
risaltavano nere, come una rete di crepe nel marmo. - Non stai bene non ti sei nutrito? Sei
completamente esangue!
- Clary
- Dove sono le bottiglie che avevi portato? - gli chiese lei guardandosi intorno in cerca del
suo zaino, che trov gettato contro la parete della caverna e tir verso di s. - Simon, se non cominci
ad avere pi cura di te
- Lascia. - Il ragazzo afferr una cinghia dello zaino e glielo strapp di mano, guadagnandosi
un'occhiataccia di Clary. - Si sono rotte - ammise sussurrando. - Le bottiglie si sono rotte mentre
combattevamo contro i demoni nella Sala degli Accordi. Il sangue  andato.
Clary si alz, furibonda. - Simon Lewis, perch non hai detto niente?
- Detto cosa? - chiese Jace, scostandosi da Simon.
- Sta morendo di fame, ha perso sangue per salvare Izzy, e la sua scorta  andata distrutta nella
Sala
-  vero, perch non hai detto niente? - chiese Jace alzandosi e spingendosi indietro il ciuffo
di capelli biondi.
- Perch non  che qui ci siano animali con cui possa nutrirmi.
- Ma ci siamo noi - disse l'altro.
- Non voglio bere il sangue dei miei amici.
- Perch no? - Jace si avvicin al fuoco e abbass lo sguardo su di lui; aveva un'espressione
aperta e curiosa. - Ci siamo gi passati, no? L'ultima volta che stavi morendo di fame ti ho dato il mio
sangue.  stato un po' omoerotico, lo ammetto, ma io non ho dubbi sulla mia sessualit.
Simon sospir internamente; era sicuro che, nonostante la frivolezza, la sua offerta fosse del
tutto seria. Probabilmente pi perch aveva un desiderio di morte grande quanto tutta Brooklyn che
perch trovasse la cosa sexy.
- Non mordo uno che ha le vene piene di fuoco celeste - disse. - Non ho voglia di finire
abbrustolito da dentro.
Clary si tir indietro i capelli, scoprendo la gola. - Senti, bevi il mio sangue. Ti ho sempre
detto di sentirti libero di farlo
- No - fece subito Jace, e Simon cap che ricordava la stiva della nave di Valentine, quando,
alle sue parole Avrei potuto ucciderti, lui aveva incredibilmente ribattuto: Te l'avrei lasciato fare.
- Oh, per l'amor del cielo. Lo far io. - Alec si alz, adagiando con cautela Izzy sulla coperta
e avvolgendogliela per bene intorno. Si raddrizz.
Simon appoggi la testa contro la parete della caverna. - Ma non ti piaccio neanche e ora mi
offri il tuo sangue?
- Hai salvato mia sorella. Ti sono debitore. - Alec scroll le spalle, la sua ombra lunga e
scura alla luce delle fiamme.
- Giusto. - L'altro inghiott, a disagio. - Okay.
Clary gli porse una mano. Dopo un istante Simon la prese e si lasci tirar su. Non poteva fare a
meno di guardare, dall'altra parte della caverna, Isabelle addormentata, semiavvolta nella coperta
azzurra di Alec. Respirava in maniera lenta e regolare. Izzy respirava ancora grazie a lui.
Fece un passo verso Alec e inciamp. L'altro lo afferr e lo rimise dritto, prendendolo
saldamente per la spalla. Simon avvert la sua tensione, e a un tratto si rese conto della bizzarria della
situazione: Jace e Clary che li fissavano a bocca aperta, Alec che sembrava pronto a ricevere un secchio
di acqua gelata in faccia.
Alec gir leggermente la testa a sinistra, scoprendo la gola. Aveva lo sguardo fisso sulla parete
opposta. Simon decise che, pi che qualcuno pronto a ricevere dell'acqua gelata in faccia, ricordava
qualcuno in procinto di fare una visita imbarazzante dal dottore.
- Non intendo farlo davanti a tutti - annunci Simon.
- Ma insomma, non  mica il gioco della bottiglia - osserv Clary. - Si tratta solo di cibo.
Non che tu sia cibo, Alec - aggiunse vedendo la sua occhiata cupa. Alz le mani. - Non te la
prendere.
- Oh, per l'Angelo - cominci lui, e agguant il braccio di Simon. - Avanti - disse, e lo
trascin a met della galleria che conduceva al cancello, abbastanza lontano perch gli altri
scomparissero dietro una sporgenza di roccia.
Tuttavia Simon sent le ultime parole di Jace, subito prima di essere pi a portata di voce. -
Be'? Hanno bisogno di privacy.  un momento intimo.
- Credo che dovresti semplicemente lasciarmi morire - disse Simon.
- Chiudi il becco - fece Alec, e lo spinse contro la parete della caverna, quindi lo guard con
aria pensierosa. - Va fatto sul collo?
- No - rispose l'altro con la sensazione di essere precipitato in un sogno surreale. - Anche i
polsi sono adatti.
Alec sollev lentamente la manica del maglione. Tranne dov'erano i Marchi, il braccio era
pulito e chiaro, e Simon scorse le vene sotto la pelle. Suo malgrado, sent il morso della fame strapparlo
alla spossatezza: avvertiva l'odore del sangue, dolce e salato, con un sentore di luce solare. Sangue di
Shadowhunter, come quello di Izzy. Si pass la lingua sui denti di sopra e fu solo lievemente stupito
nel sentire i canini trasformarsi in zanne acuminate.
- Voglio solo dirti - comment Alec porgendogli il polso - che sono consapevole di come a
volte per voi vampiri questa faccenda del cibo equivalga a fare sesso.
Simon fece tanto d'occhi.
- Forse mia sorella mi ha detto pi di quanto volessi sapere - ammise Alec. - In ogni caso,
tengo a precisare che non mi sento minimamente attratto da te.
- Bene - disse Simon, e gli prese la mano. Cerc di afferrarla in maniera fraterna, ma non
funzion granch, considerato che doveva piegare il polso per scoprirne la parte vulnerabile. - Be',
neanche tu mi fai impazzire, perci suppongo che siamo pari. Sebbene avresti potuto anche far finta
per
- No, non avrei potuto - ribatt lo Shadowhunter. - Odio quando i ragazzi eterosessuali
pensano che tutti i gay siano attratti da loro. Io non sono attratto da qualsiasi maschio pi di quanto tu
non lo sia da qualsiasi ragazza.
Simon fece un respiro profondo, risoluto. Era sempre una strana sensazione, respirare quando
non ne aveva bisogno, ma lo calmava. - Alec tranquillo. Non penso che tu sia innamorato di me. In
effetti, il pi delle volte penso che mi odi.
L'altro rimase un istante in silenzio. - Non ti odio. Perch dovrei?
- Perch sono un Nascosto? Perch sono un vampiro che  innamorato di tua sorella e pensi
che lei sia troppo per me?
- Perch, tu no? - ribatt Alec, ma senza rancore; dopo un momento sorrise leggermente, con
quel sorriso dei Lightwood che gli illumin il viso e ricord a Simon Izzy. - Lei  la mia sorellina.
Credo che sia troppo per chiunque. Ma tu tu sei una brava persona, Simon, indipendentemente dal
fatto che sei anche un vampiro. Sei leale e in gamba e e rendi felice Isabelle. Non so perch, ma 
cos. So che non mi andavi a genio quando ti ho conosciuto, per le cose sono cambiate. E figurati se
giudicherei mai mia sorella perch esce con un Nascosto.
Simon ne fu spiazzato. L'altro non aveva problemi con gli stregoni, certo, ma gli stregoni erano
nati cos com'erano. Alec era il pi conservatore dei giovani Lightwood ? non era un amante della
confusione e del rischio, a differenza di Jace e Isabelle ? e Simon l'aveva sempre percepita in lui,
quella sensazione che un vampiro fosse un umano trasformato in qualcosa di sbagliato.
- Tu non accetteresti di essere un vampiro, neppure per stare per sempre con Magnus. Giusto?
Tu non volevi vivere per sempre, volevi togliere a lui l'immortalit. Per questo ha rotto con te.
Alec indietreggi. - No. No, non vorrei essere un vampiro.
- Dunque pensi davvero che io valga meno di te.
La voce dello Shadowhunter si incrin. - Sto facendo del mio meglio - disse, e Simon lo
sent, sent quanto volesse crederci, e forse ci credeva davvero un pochino. Ma, dopotutto, se non fosse
stato un vampiro, Simon sarebbe stato comunque un mondano, ancora meno. Sent i battiti accelerare
nel polso di Alec.
- Avanti - lo spron con un sospiro, chiaramente sulle spine nell'attesa. - Fallo e basta.
- Tieniti forte - disse Simon, e si port il polso alla bocca. Nonostante la tensione tra loro il
suo corpo, affamato e debilitato, reag. I muscoli si irrigidirono e i canini sgusciarono fuori di propria
volont. Vide gli occhi di Alec velarsi per la sorpresa e la paura. La fame si diffuse come fuoco
attraverso il corpo di Simon, che parl dalle sue profondit abissali, sforzandosi di dire qualcosa di
umano. Sper di essere abbastanza udibile da risultare chiaro nonostante le zanne. - Mi dispiace per
Magnus.
- Anche a me. E adesso mordi - disse lo Shadowhunter, e Simon morse, le zanne che
laceravano svelte e precise la pelle, il sangue che gli esplodeva in bocca. Sent l'altro ansimare, e senza
volere strinse pi forte, come per impedirgli di provare a tirare via il braccio. Ma Alec non ci prov.
Simon sentiva il suo sangue che martellava freneticamente nelle vene come i rintocchi di una campana.
E insieme al sangue, sentiva il sapore metallico della paura, la scintilla di dolore e la fiamma avida di
qualcos'altro, qualcosa di cui aveva sentito per la prima volta il sapore quando aveva bevuto il sangue
di Jace sul sudicio pavimento metallico nella nave di Valentine. Forse, in definitiva, tutti gli
Shadowhunters avevano un desiderio di morte.
capitolo 20
SERPENTI CHE STRISCIANO
NELLA POLVERE
Quando Alec e Simon tornarono nella caverna centrale, trovarono Isabelle ancora immersa nel
sonno, raggomitolata in un mucchio di coperte. Jace era seduto accanto al fuoco con le mani appoggiate
dietro di s, un gioco mutevole di luci e ombre sul viso. Clary era stesa con la testa sulle sue ginocchia,
ma dal balenio dei suoi occhi mentre li guardava avvicinarsi Simon cap che non dormiva.
Jace sollev le sopracciglia. - Una vera passerella della vergogna, eh, ragazzi?
Alec lo guard in cagnesco. Teneva il polso sinistro rivolto verso l'interno per nascondere i
segni dei buchi, sebbene fossero quasi completamente svaniti grazie all'iratze che si era tracciato sulla
pelle. Non aveva spinto via Simon, lo aveva lasciato bere finch non si era fermato da solo, e di
conseguenza era un po' pallido. - Non  stato sexy.
- Be', un pochino s - ribatt Simon. Essendosi nutrito si sentiva molto meglio, e non pot
fare a meno di stuzzicarlo un po'.
- Non  vero.
- Mi era sembrato.
- Liberissimo di fantasticarci sopra a tuo piacimento - disse Alec chinandosi per afferrare la
cinghia del suo zaino. - Vado a fare la guardia.
Clary si mise a sedere con uno sbadiglio. - Sei sicuro? Non hai bisogno di una runa di
Trasfusione?
- Me ne sono gi fatte due. Star bene. - Si raddrizz e lanci un'occhiata alla sorella
addormentata. - Ma vegliate su Isabelle, okay? - Spost lo sguardo su Simon. - Soprattutto tu,
vampiro.
Alec si avvi lungo la galleria, la stregaluce che proiettava la sua ombra sulla parete. Jace e
Clary si scambiarono una rapida occhiata, quindi Jace balz in piedi e lo segu. Simon sent le loro
voci, mormorii sommessi attraverso la roccia, ma non riusc a distinguere cosa dicevano.
Le parole di Alec gli echeggiavano nella testa. Vegliate su Isabelle. Pens a cosa gli aveva
detto nella galleria. Sei leale e in gamba e e rendi felice Isabelle. Non so perch, ma  cos.
All'idea di rendere felice Isabelle fu invaso da una sensazione di calore. Le si sedette accanto in
silenzio: Izzy era come un gatto acciambellato in una palla di coperte, la testa appoggiata al braccio. Le
si allung accanto con cautela. Era viva grazie al suo sangue, e suo fratello aveva fatto la cosa pi
simile a una benedizione che ci si sarebbe potuti aspettare da lui.
Ud Clary, dall'altra parte del focolare, ridere piano. - Buona notte, Simon.
Il ragazzo sentiva i capelli di Isabelle, soffici come seta filata, sotto la guancia. - Buona notte
- disse, e chiuse gli occhi, le vene piene di sangue Lightwood.
Jace raggiunse facilmente Alec, che si era fermato nel punto in cui il corridoio della caverna
curvava verso il cancello. Le pareti del cunicolo erano lisce come se fossero state consumate da anni di
acqua e vento, e non da scalpelli, sebbene Jace non avesse dubbi che i passaggi fossero opera
dell'uomo.
Alec, che era appoggiato alla parete e lo stava chiaramente aspettando, sollev la sua stregaluce.
- Qualcosa non va?
Avvicinandosi al suo parabatai Jace rallent l'andatura. - Volevo solo assicurarmi che stessi
bene.
L'altro scroll una spalla. - Suppongo di s, per quanto possibile.
- Mi dispiace - fece Jace. - Di nuovo. Corro rischi stupidi,  pi forte di me.
- S, per noi te lo lasciamo fare. A volte il gioco vale la candela, e te lo lasciamo fare perch
dobbiamo, perch se non lo facessimo, non si combinerebbe mai niente. - Si pass la manica lacera
sul viso. - Isabelle direbbe la stessa cosa.
- Non siamo riusciti a finire il discorso, prima. Volevo solo dire che non sei obbligato a stare
sempre bene. Ti ho chiesto di essere il mio parabatai perch avevo bisogno di te, ma anche a te 
consentito avere bisogno di me. Questa - e indic la propria runa parabatai - significa che sei l'altra
met di me, la migliore, e che tengo a te pi di quanto tenga a me stesso. Ricordalo. Mi dispiace di non
essermi accorto di quanto stavi soffrendo. Allora non lo vedevo, ma adesso s.
Alec rimase fermo immobile per un istante, respirando a fatica. Poi, con sorpresa di Jace,
allung una mano e gli scompigli i capelli come potrebbe fare un fratello maggiore con il fratello o la
sorella minore. Il suo sorriso era cauto, ma pieno di sincero affetto. - Grazie per vedermi - disse, e si
allontan lungo la galleria.
- Clary.
Lei si svegli lentamente, scivolando fuori dai dolci sogni pieni di calore e di fuoco, soffusi
dall'odore di fieno e mele. In sogno era alla fattoria di Luke, appesa a testa in gi al ramo di un albero,
e rideva mentre Simon le faceva segno da sotto. Lentamente riacquist coscienza della dura pietra sotto
i fianchi e la schiena, della testa appoggiata alle gambe di Jace.
- Clary - ripet lui, sempre sussurrando. Simon e Isabelle erano stesi vicini a una certa
distanza, una massa scura nell'ombra. Gli occhi di Jace parevano oro pallido nel quale si rifletteva la
luce tremolante del fuoco. - Voglio fare un bagno.
- S, va bene, e io voglio un milione di dollari - disse lei sfregandosi gli occhi. - Tutti noi
vogliamo qualcosa.
Jace alz un sopracciglio. - Avanti, rifletti. Sai, la caverna? Quella con il lago? Potremmo
andarci.
Clary pens alla grotta, alla deliziosa acqua blu simile a un cupo crepuscolo, e a un tratto si
sent incrostata di sporcizia, uno spesso strato di terra e sangue e icore e sudore, i capelli annodati
dietro la nuca in un groviglio unto.
Gli occhi di Jace danzarono, e Clary sent quel familiare impeto dentro il petto, quell'attrazione
che aveva provato la prima volta che l'aveva visto in assoluto. Non avrebbe saputo individuare con
precisione il momento esatto in cui si era innamorata di lui, ma in Jace aveva sempre scorto qualcosa
che la faceva pensare a un leone, a un animale feroce sciolto da regole, alla promessa di una vita di
libert. Mai "non posso", sempre "posso". Sempre rischio e certezza, mai paura o dubbio.
Si alz pi piano che pot. - Va bene.
Lui fu immediatamente in piedi, la prese per mano e la trascin lungo il corridoio ovest, poi
procedettero in silenzio, con la stregaluce che illuminava loro la strada, un silenzio che Clary aveva
quasi paura di infrangere, come se potesse mandare in frantumi la calma illusoria di un sogno o di un
incantesimo.
L'imponente caverna si apr davanti a loro all'improvviso, e lei mise via la stregaluce,
spegnendola. La bioluminescenza della caverna era sufficiente, scintillando dalle pareti e dalle stalattiti
che pendevano dal soffitto come ghiaccioli elettrici. Lame di luce trafiggevano le tenebre. Jace le lasci
la mano e percorse gli ultimi gradini del sentiero scendendo verso una piccola spiaggia di sabbia fine,
baluginante di mica. Si ferm a pochi passi dall'acqua e disse: - Grazie.
Lo guard sorpresa. - Di cosa?
- Ieri notte - rispose lui. - Mi hai salvato. Il fuoco angelico mi avrebbe ucciso, credo. Ci
che hai fatto
- Non possiamo dirlo agli altri.
- La notte scorsa non l'ho fatto, no? - Era cos. Avevano mentito entrambi, raccontando che
Clary lo aveva semplicemente aiutato a controllare e a dissipare il fuoco, e che nient'altro era cambiato.
- Non possiamo metterli a rischio lasciando trapelare la verit, neppure con uno sguardo o
un'espressione sbagliati - disse Clary. - Io e te, noi due abbiamo sviluppato una certa pratica nel
nascondere le cose a Sebastian, ma loro no. Non sarebbe giusto nei loro confronti. Vorrei quasi che non
lo sapessimo neanche noi
Lasci la frase a met, innervosita nel non sentirlo rispondere. Jace guardava l'acqua, blu e
senza fondo, dandole le spalle. Clary fece un passo avanti e gli batt leggermente sulla spalla. - Jace,
se vuoi fare diversamente, se pensi che dovremmo mettere a punto un altro piano
Lui si gir, e a un tratto Clary si ritrov circondata dalle sue braccia. Ne ebbe una scossa in tutto
il corpo. Le mani di Jace si posarono sulle sue scapole, le sue dita accarezzarono la stoffa che li
divideva. Clary rabbrivid, i pensieri che le volavano fuori dalla testa come piume disperse dal vento.
- Quand' che sei diventata cos prudente? - le chiese.
- Non sono prudente - gli rispose mentre lui le sfiorava la tempia con le labbra. Il suo fiato
caldo le mosse i riccioli vicino all'orecchio. -  solo che non sono te.
Lo sent ridere. Le sue mani le scivolarono sui fianchi, le afferrarono la vita. - Direi di no. Sei
molto pi bella.
- Devi proprio amarmi - disse lei, e le manc il respiro mentre le labbra di Jace si
muovevano con lentezza spasmodica lungo la sua mandibola. - Non avrei mai pensato di sentirti
ammettere che qualcuno  pi bello di te. - Ansim mentre la bocca di lui trovava la sua e si apriva
per assaporare le sue labbra, quindi si allung verso l'alto e si abbandon al bacio. Gli circond il collo
con le braccia offrendogli la bocca aperta e gli mordicchi delicatamente il labbro inferiore.
Fece pi effetto di quanto non si fosse aspettata; Jace le strinse le mani sulla vita e gemette
piano sulla sua bocca. Un attimo dopo si ritrasse bruscamente, paonazzo, gli occhi luccicanti. - Va
tutto bene? Vuoi?
Lei fece segno di l. Le sembrava che tutto il suo corpo vibrasse come una corda pizzicata. -
S, voglio. Io
-  che per tanto tempo non ho potuto toccarti sul serio, e ora posso. Ma forse questo non  il
luogo
- Be', siamo davvero sporchi - ammise lei.
- Mi sembra un giudizio un po' severo.
Clary sollev le mani con i palmi verso l'alto. C'era della terra sulla pelle e sotto le unghie. Gli
sorrise. - Dico in senso letterale - e indic l'acqua l vicino con il mento. - Non vogliamo lavarci?
Nell'acqua?
La scintilla negli occhi di Jace li fece diventare pi scuri, con una sfumatura color ambra. - Va
bene - disse, e alz la mano per aprirsi la zip della giacca.
Manc poco che Clary gridasse: Cosa stai facendo? bench fosse assolutamente ovvio. Non
potevano certo entrare in acqua vestiti. Clary non aveva pensato alle conseguenze della sua frase, tutto
l.
Jace lasci cadere la giacca e si sfil la maglietta dalla testa; il collo fece resistenza per un
momento, e Clary rimase a guardarlo, a un tratto pi che consapevole della loro solitudine e del suo
corpo: la pelle color miele segnata di Marchi vecchi e nuovi, una cicatrice che stava svanendo sotto la
curva del pettorale sinistro. Lo stomaco piatto e modellato si assottigliava ai fianchi; era dimagrito, e la
cintura delle armi gli penzolava. Aveva gambe e braccia aggraziate come quelle di un danzatore; si
liber della maglietta e scosse i capelli chiari, e Clary pens con un improvviso nodo allo stomaco che
non era possibile che lui fosse suo, non era il genere di persona che la gente normale pu avvicinare e
tanto meno toccare, e poi Jace alz lo sguardo su di lei, le mani sulla cintura, e le rivolse il suo
familiare sorriso sghembo.
- Ti tieni i vestiti? - le chiese. - Potrei giurare di non guardare, ma direi una bugia.
Clary apr la zip della giacca, se la sfil e gliela tir. Lui la prese e la gett sul mucchio dei
propri indumenti, sorridendo. Poi si sfibbi la cintura e lasci cadere anche quella.
- Depravato - fece lei. - Anche se devo darti atto che su quel punto sei sempre stato
sincero.
- Ho diciassette anni: siamo tutti depravati - le rispose togliendosi le scarpe con un calcio e
sfilandosi i pantaloni. Indossava dei boxer neri, e con un misto di sollievo e rammarico da parte di
Clary li tenne entrando in acqua e avanzando finch non gli fu arrivata alle ginocchia. - O almeno
compir diciassette anni tra poche settimane - grid al di sopra della spalla. - Ho fatto il calcolo
sulla base delle lettere di mio padre e della data della Rivolta. Sono nato a gennaio.
Qualcosa nella totale normalit del suo tono mise Clary a proprio agio. Sgusci fuori dagli
stivali, si sfil la maglietta e i pantaloni, e and verso l'acqua, che le lamb le caviglie, fresca ma non
gelata.
Jace alz lo sguardo su di lei e sorrise. Poi i suoi occhi si abbassarono dal suo viso al corpo, ai
semplici slip e reggiseno di cotone. Clary desider aver indossato qualcosa di pi carino, ma sulla lista
delle cose da mettere in valigia per andare nei regni demoniaci non c'era certo la biancheria intima
mozzafiato. Il reggiseno era di cotone azzurro pallido, di quelli anonimi che si comprano al
supermercato, eppure lui lo guardava come se fosse qualcosa di esotico e meraviglioso.
A un tratto Jace arross e distolse gli occhi, arretrando in modo da farsi arrivare l'acqua alle
spalle. Vi si immerse e ne usc con un'aria meno confusa ma molto pi bagnata, i capelli color oro
scuro che grondavano rivoletti d'acqua. -  pi facile, se entri di colpo.
Clary prese fiato e si tuff, e l'acqua si richiuse sopra la sua testa. Ed era stupenda, di un blu
scuro venato dai fili d'argento della luce che scendeva dal soffitto. La pietra friabile vi si era in parte
dissolta, dandole una consistenza soffice e densa. Era facile galleggiarvi; nel momento in cui si lasci
andare, torn in superficie.
Scuotendosi l'acqua dai capelli sospir di sollievo. Non c'era sapone, ma si strofin comunque
le mani, guardando le scaglie di terra e sangue che si scioglievano. I suoi capelli fluttuavano in
superficie, il rosso mescolato al blu.
Uno spruzzo di goccioline le fece alzare lo sguardo. Jace era a pochi passi da lei e scuoteva la
testa. - Dunque suppongo di essere un anno pi grande di te - riprese. - Praticamente sto con una
bambina.
- Sei mesi - lo corresse Clary. - Sei un capricorno, eh? Testardo, impulsivo, che non
rispetta le regole mi sembra che ti calzi a pennello.
Jace le prese i fianchi e la attir a s nell'acqua. Era abbastanza alto perch toccasse il fondo
con i piedi, mentre quelli di lei lo sfioravano soltanto; Clary gli serr le mani sulle spalle per tenersi
dritta mentre Jace si metteva le sue gambe intorno alla vita. Poi, con un nodo ardente che le
attorcigliava lo stomaco, abbass lo sguardo su di lui, sulle linee bagnate e levigate del collo, delle
spalle e del petto, sulle goccioline di acqua impigliate tra le sue ciglia come stelline.
Jace si allung per baciarla proprio mentre lei si sporgeva in avanti; le loro labbra di
scontrarono con una forza che le mand una scossa di piacere e di dolore in tutto il corpo. Sent le mani
di lui scivolarle sulla pelle e gli prese la nuca tra le sue, arruffandogli i capelli bagnati. Lui le schiuse le
labbra e vi insinu la lingua. Tremavano entrambi, e Clary ansimava, mescolando il proprio respiro a
quello di lui.
Jace allung una mano all'indietro per mantenersi in equilibrio contro la parete della caverna,
ma era liscia a causa dell'acqua, e quasi scivol; Clary si stacc dal bacio mentre lui ritrovava
l'appoggio continuando a stringerla con il braccio sinistro, il corpo premuto contro il suo. Aveva le
pupille dilatate, il cuore che martellava contro quello di lei.
-  stato - disse ansimando, e le premette il viso nell'incavo tra il collo e la spalla,
respirando quasi volesse assorbirla dentro di s; tremava leggermente, ma la sua stretta rimaneva salda
e ferma. -  stato intenso.
- Ne  passato di tempo - mormor lei toccandogli delicatamente i capelli - da quando
potevamo, sai lasciarci andare. Completamente.
- Non posso crederci. Non posso ancora credere di poterti baciare, toccare, toccare davvero,
senza avere paura - Le stamp un bacio sulla gola, facendola sussultare, poi rovesci la testa
all'indietro per guardarla. L'acqua gli colava lungo il viso come lacrime, tracciando i contorni netti
degli zigomi, la curva della mandibola.
- Incosciente. Sai, dal primo momento in cui mi sono presentato all'Istituto, Alec mi ha
chiamato "incosciente" tante di quelle volte che sono andato a consultare il dizionario. Non che non
sapessi gi cosa significava, ma avevo sempre pensato che volesse dire pi o meno "coraggioso". In
realt significa: qualcuno che non si cura delle conseguenze delle proprie azioni.
Clary si sent addolorata per il piccolo Jace. - Ma tu te ne curi.
- Non abbastanza, forse. Non sempre. - Gli trem la voce. - Come il mio modo di amarti.
Ti ho amata in maniera incosciente dal momento in cui ti ho conosciuta. Non ho mai pensato alle
conseguenze. Mi dicevo che in realt lo facevo, che tu volevi che lo facessi, e cos ci ho provato, ma
era inutile. Ti volevo pi di quanto volessi fare il bravo. Ti volevo pi di quanto avessi mai voluto
qualcosa. - I suoi muscoli erano rigidi sotto la presa di Clary, il suo corpo vibrava per la tensione.
Lei si pieg per sfiorargli le labbra con le proprie, per scacciare quella tensione con un bacio,
ma lui si ritrasse, mordendosi il labbro inferiore tanto da far sbiancare la pelle.
- Clary - le disse con voce roca. - Aspetta un aspetta.
Per un istante Clary si sent stordita. A Jace piaceva baciarla, poteva farlo per ore, ed era bravo.
E non era distaccato, tutto il contrario. Gli punt le ginocchia sui fianchi e chiese in tono incerto: - Va
tutto bene?
- Devo dirti una cosa.
- Oh, no. - Gli lasci cadere la testa sulla spalla. - Okay. Di che si tratta?
- Ricordi quando siamo arrivati nel regno demoniaco, e tutti hanno visto qualcosa? -
domand lui. - E solo io ho detto che non mi era successo?
- Non devi dirmi per forza cos'hai visto - disse Clary in tono gentile. - Sono affari tuoi.
- Ma io voglio farlo - ribatt lui. - Devi saperlo. Ho visto una sala con due troni  due troni
d'avorio e oro ? e dalla finestra scorgevo il mondo, ed era in cenere. Come questo, ma l la distruzione
era pi recente. I fuochi ardevano ancora, e il cielo era pieno di orribili cose volanti. Sebastian era
seduto su uno dei troni e io sull'altro. C'eri anche tu, e c'erano Alec e Izzy, e Max - Inghiott a
vuoto. - Ma eravate tutti in gabbia. Una grande gabbia con un massiccio lucchetto allo sportello. E
sapevo di avercelo messo io, e di aver girato io la chiave, per non mi sentivo pentito. Mi sentivo
trionfante. - Butt fuori l'aria con forza. - Ora puoi anche respingermi disgustata. Va bene.
Ma naturalmente non era vero; nulla nel suo tono ? piatto, morto e senza speranza ? andava
bene. Clary rabbrivid tra le sue braccia; non per orrore ma per piet, e per la tensione di sapere quanto
fosse esile la fiducia che Jace riponeva in se stesso, e quanto avrebbe dovuto essere cauta la sua
risposta.
- Il demone ci ha mostrato cosa lui pensava che volessimo - disse infine. - Non ci che
vogliamo davvero. Ha fatto confusione, ed  cos che siamo riusciti tutti a fuggire. Quando ti abbiamo
trovato, anche tu eri gi fuggito, dunque ci che ti ha mostrato non era quello che volevi tu. Quando
Valentine ti ha cresciuto, controllava tutto: nulla era mai al sicuro, nemmeno ci che amavi. Cos il
demone ha guardato dentro di te e ha visto la fantasia del bambino che vuole controllare
completamente il mondo, in modo che non possa accadere nulla di brutto alle persone che ama, e ha
provato a dartela, ma non era ci che volevi, non esattamente. Perci ti sei svegliato. - Gli tocc la
guancia. - Una parte di te  ancora quel bambino convinto che amare sia distruggere, ma stai
imparando. Stai imparando di giorno in giorno.
Per un istante Jace si limit a guardarla stupito, le labbra leggermente socchiuse; Clary si sent
avvampare. La guardava come se fosse la prima stella che fosse mai spuntata in cielo, un miracolo
dipinto sulla faccia del mondo a cui riusciva a stento a credere. - Lascia che - disse, e
s'interruppe. - Posso baciarti?
Invece di annuire, lei si curv per premere le proprie labbra sulle sue. Se il loro primo bacio in
acqua era stato una specie di esplosione, questo fu come un sole che si trasformi in supernova. Fu un
bacio forte, ardente, sferzante, un morso al labbro inferiore di lei e l'urto delle lingue e dei denti,
entrambi premuti cos forte come se potessero avvicinarsi ancora di pi. Erano incollati insieme, pelle e
stoffa, una mescolanza inebriante di acqua fredda, corpi accaldati e lo scivolio senza attrito della pelle
bagnata.
Le braccia di Jace la avvolsero completamente, e a un tratto la sollev e uscirono entrambi dal
lago, grondanti. Lui s'inginocchi sulla sabbia soffice e la depose il pi delicatamente possibile sulla
pila dei loro vestiti ammucchiati. Clary si mosse un momento in cerca di un punto d'appoggio e poi
rinunci, stendendosi e tirando Jace sopra di s, baciandolo con foga finch lui non gemette e sussurr:
- Clary, non posso devi dirmi non riesco a pensare
Clary gli infil le mani nei capelli e glieli tir indietro quel tanto che bastava per vedergli il
viso. Era congestionato, gli occhi neri di desiderio. I capelli cominciavano ad arricciarsi asciugandosi e
Clary tir leggermente le ciocche avvolte intorno alle sue dita. -  tutto okay - sussurr in risposta.
-  tutto okay, non dobbiamo fermarci. Voglio farlo. - Lo baci, lentamente e con foga. - Voglio
farlo, sempre che lo voglia anche tu.
- Se voglio? - C'era un che di selvaggio nella sua risata sommessa. - Non lo sai? - E un
istante dopo la stava baciando di nuovo, succhiandole il labbro di sotto, baciandole la gola e sfiorandole
la clavicola con le labbra mentre lei faceva correre le mani sul suo corpo, sentendosi libera, sapendo di
poterlo toccare quanto voleva, in qualunque modo voleva. Le sembrava di disegnarlo, le mani
tracciavano i contorni del suo corpo, la curva della schiena, lo stomaco piatto, le rientranze sopra i
fianchi, i muscoli delle braccia. Quasi che prendesse vita sotto le sue mani come un dipinto.
Quando le mani di Jace le scivolarono sotto il reggiseno, Clary rimase senza fiato per i brividi;
poi, quando lui si blocc, interrogandola con gli occhi, gli fece segno di s. Va' avanti. Lui si fermava
prima di togliere ogni indumento a entrambi, chiedendole con gli sguardi e con le parole se dovesse
continuare, e ogni volta lei faceva segno di s e diceva: - S, va' avanti, s. - E quando finalmente tra
loro non ci fu altro che la pelle, Clary ferm le mani, pensando che non ci fosse altro modo per essere
pi vicini a una persona, che fare ancora un passo sarebbe stato come aprirle il petto e metterle a nudo
il cuore.
Sent i muscoli di Jace flettersi mentre lui allungava la mano per prendere qualcosa, poi ud il
crepitio dell'alluminio. A un tratto sembr tutto molto reale; avvert un improvviso guizzo di nervi:
stava succedendo davvero.
Jace si ferm. Le sostenne la testa con la mano libera, i gomiti conficcati nella sabbia ai suoi lati
per tenere il peso lontano dal suo corpo. Era rigido e tremante, aveva le pupille grandi, le iridi ridotte a
un bordo dorato. - Qualcosa non va?
Sentendo l'incertezza nella sua voce, Clary pens che forse il suo cuore si stava davvero
spezzando, andando in frantumi. - No - sussurr, e lo tir di nuovo gi. Sapevano entrambi di sale.
- Baciami - implor, e lui lo fece, ardenti baci lenti e languidi che accelerarono insieme al battito del
suo cuore, mentre i movimenti dei loro corpi uno contro l'altro si facevano sempre pi veloci. Ogni
bacio era diverso, ognuno si levava sempre pi in alto, come le scintille di un fuoco che si
intensificava: baci rapidi e dolci per dirle che la amava, lunghi baci reverenti per dirle che confidava in
lei, baci leggeri e giocosi per dirle che aveva ancora speranza, baci adoranti per dirle che aveva fede in
lei come in nessun altro. Clary si abbandon ai baci, al loro linguaggio, al discorso senza parole in
corso tra loro. Le mani di Jace tremavano, ma erano svelte e abili sul suo corpo, tocchi lievi che la
facevano impazzire, finch lo spinse e lo tir, esortandolo con la muta preghiera delle dita, delle labbra
e delle mani.
E perfino nel momento finale, quando Clary trasal, lo spinse comunque a continuare,
avvolgendosi intorno a lui, non lasciandolo andare. Tenne gli occhi spalancati mentre lui fremeva forte,
il viso contro il collo di lei, ripetendo il suo nome all'infinito, e quando infine chiuse gli occhi, ebbe
l'impressione che la caverna divampasse di un bagliore dorato e bianco avviluppandoli nel fuoco
angelico, la cosa pi bella che avesse mai visto.
Simon si rese vagamente conto che Clary e Jace si alzavano e lasciavano la caverna sussurrando
tra loro. Non siete furbi come credete, pens mezzo divertito, ma non era certo seccato che passassero
del tempo insieme, considerato ci che aspettava tutti loro il giorno seguente.
- Simon. - Fu appena un sussurro, ma il ragazzo si sollev su un gomito e abbass gli occhi
su Isabelle. La Shadowhunter si mise supina e lo guard. Aveva gli occhi enormi e scuri, le guance
arrossate Il petto di Simon si serr per l'angoscia.
- Stai bene? - le chiese. - Hai la febbre?
Lei scosse la testa e sgusci a met fuori dal suo bozzolo di coperte. - Ho solo caldo. Chi mi
ha infagottata cos, come una mummia?
- Alec. Per, forse dovresti rimanere l sotto.
- Preferisco di no - disse Izzy mettendogli le braccia intorno alle spalle e attirandolo a s.
- Non posso riscaldarti. Non ho calore corporeo. - La sua voce suon un po' metallica.
Lei gli si accoccol nell'incavo tra la clavicola e la spalla. - Credo che abbiamo gi stabilito in
un'infinit di modi che io sono abbastanza calda per tutti e due.
Incapace di trattenersi, Simon allung una mano e gliela pass sulla schiena. Isabelle si era tolta
la tenuta e indossava soltanto un top termico nero, la stoffa spessa e soffice sotto le dita di lui.
Sembrava concreta, reale, un essere umano capace di respirare, e Simon ringrazi tacitamente il Dio di
cui ora non riusciva a pronunciare il nome del fatto che stesse bene.
- C' qualcun altro qui?
- Jace e Clary se la sono filata, e Alec  andato a montare la prima guardia. Siamo soli. Voglio
dire, non soli soli, perci meglio non - Trasal quando lei gli rotol sopra, inchiodandolo a terra, e
gli appoggi delicatamente un braccio sul petto. - Questo forse non lo farei. Non che debba fermarti
del tutto.
- Mi hai salvato la vita - disse Izzy.
- Io non - Simon s'interruppe mentre lei socchiudeva gli occhi. - Sono un coraggioso ed
eroico salvatore? - butt l.
- Mmm-mmm. - La ragazza gli colp lievemente il mento con il proprio.
- Ma niente roba alla Lord Montgomery, eh? - la ammon. - Potrebbe entrare chiunque.
- E dei normali baci?
- Quelli mi sembrano perfetti - concord lui, e Isabelle si mise subito a baciarlo con le sue
labbra insopportabilmente soffici. La mani di Simon si fecero strada sotto la maglietta e salirono su per
la spina dorsale, seguendo la linea delle scapole. Quando lei si stacc, aveva le labbra arrossate, e
Simon vide il sangue pulsarle nella gola ? il sangue di Isabelle, dolce-salato, e anche se non aveva
fame, gli venne voglia
- Puoi mordermi - sussurr lei.
- No. - Il ragazzo si ritrasse leggermente. - No hai perso troppo sangue. Non posso. -
Sentiva il petto sollevarsi in inutili respiri. - Quando se n' parlato dormivi, ma non possiamo
rimanere qui. Clary ha tracciato alcune rune per camuffare le entrate, ma non dureranno a lungo, e
stiamo esaurendo le scorte di cibo. L'atmosfera rende tutti pi sofferenti e deboli. E Sebastian ci
trover. Dobbiamo andare da lui, domani, alla Guardia. - Le pass le dita piegate tra i capelli. - E
questo significa che hai bisogno di tutta la tua forza.
Isabelle serr le labbra, lanciandogli un'occhiataccia. - Quando siamo arrivati in questo
mondo dalla Corte Seelie, che cosa hai visto?
Simon le sfior delicatamente il viso, non volendo mentire, ma la verit la verit era dura e
imbarazzante. - Iz, non dobbiamo
- Io ho visto Max - disse Isabelle. - Ma ho visto anche te. Eri il mio ragazzo. Vivevamo
insieme e tutta la mia famiglia ti aveva accettato. Posso anche dirmi che non voglio che tu faccia parte
della mia vita, ma il mio cuore sa che non  cos. Ti sei insinuato nella mia esistenza, Simon Lewis, e
non so come o perch o perfino quando, per  successo, e forse non lo sopporto ma non posso
cambiarlo, ed  cos.
Simon fece un piccolo verso strozzato. - Isabelle
- E ora dimmi che cosa hai visto - insistette lei, gli occhi che le scintillavano come mica.
Il ragazzo punt le mani contro il pavimento di pietra della caverna. - Ho visto me stesso
famoso, una rockstar - disse lentamente. - Ero ricco, la mia famiglia era unita, e io ero con Clary.
Era la mia ragazza. - Sent Isabelle irrigidirsi sopra di lui, la sent cominciare a rotolare via e l'afferr
per le braccia. - Isabelle, ascolta. Ascolta. Era la mia ragazza, ma poi, quando  venuta a dirmi che mi
amava, le ho risposto: Anch'io ti amo Isabelle.
Lei lo fiss.
- Isabelle - ripet. - Mi ha fatto uscire dalla visione, dire il tuo nome. Perch sapevo che la
visione era sbagliata. Non era ci che volevo davvero.
- Perch mi dici che mi ami solo quando sei ubriaco o sogni? - chiese lei.
- Ho un tempismo terribile - ammise Simon - ma ci non significa che non lo pensi sul
serio. Ci sono cose che vogliamo, celate sotto ci che sappiamo e perfino sotto ci che sentiamo. Ci
sono cose che le nostre anime vogliono, e la mia vuole te.
La sent buttare fuori l'aria. - Dillo. Dillo da sobrio.
- Ti amo - disse Simon. - Non voglio che lo dica anche tu a meno che non lo pensi
davvero, ma ti amo.
Isabelle si chin su di lui e premette i polpastrelli contro i suoi. - Lo penso davvero.
Simon si sollev sui gomiti proprio mentre lei si abbassava, e le loro labbra si incontrarono. Si
baciarono, a lungo, e i loro furono baci delicati, dolci e gentili, quindi Isabelle si tir leggermente
indietro, il respiro rotto, e Simon disse: - Dunque ora abbiamo DTR?
Lei fece spallucce. - Non ho la minima idea di cosa significhi.
Simon non diede a vedere di esserne immensamente compiaciuto. - Insomma, siamo
ufficialmente ragazzo e ragazza? C' un rituale Shadowhunter? Devo cambiare il mio status su
Facebook da "relazione complicata" a "impegnato"?
Isabelle arricci il naso in maniera adorabile. - Hai un libro con sopra una faccia?
Simon rise, e lei si chin a baciarlo di nuovo. Questa volta il ragazzo allung le braccia e la
attir a s, e si avvinghiarono l'uno all'altra, impigliati nelle coperte, baciandosi e sussurrando. Simon
si perse nel piacere del sapore della sua bocca, della curva del suo labbro sotto la sua mano, della pelle
calda della sua schiena. Dimentic che erano in un regno demoniaco, che il giorno dopo avrebbero
affrontato una battaglia, che avrebbero potuto anche non rivedere pi le loro case: ogni cosa scomparve
e ci fu solo Isabelle.
- DI NUOVO? - Al rumore di vetro infranto, i due saltarono su e videro Alec che li
fulminava con lo sguardo. Aveva lasciato cadere la bottiglia di vino vuota che teneva in mano, e il
pavimento della caverna era disseminato di cocci scintillanti. - MA PERCH NON ANDATE DA
QUALCHE ALTRA PARTE A FARE QUESTE PORCHERIE? I MIEI POVERI OCCHI
- Questo  un regno demoniaco, Alec - disse la sorella. - Non c' altro posto dove
possiamo andare.
- E poi, avevi detto che dovevo vegliare su di lei - cominci Simon, quindi si rese conto
che non sarebbe stata una linea di conversazione proficua, e tacque.
Lo Shadowhunter si lasci cadere pesantemente dall'altra parte del fuoco e lanci loro
un'occhiataccia. - E dove sono andati Jace e Clary?
- Ah - fece Simon in tono cauto. - Chi pu dirlo
- Eterosessuali - sbuff Alec. - Ma perch non possono mai avere un minimo di
autocontrollo?
-  un vero mistero - convenne l'altro, e si stese a dormire.
Jia Penhallow era seduta sulla scrivania del suo ufficio. Era una posizione cos disinvolta da
farle chiedere se non sarebbe stata disapprovata ? il Console seduto in maniera irriverente sull'antico
simbolo del potere ? ma in fondo era sola nella stanza, e stanca che pi stanca non si poteva.
Nella mano stringeva un biglietto arrivato da New York: il messaggio di fuoco di uno stregone
abbastanza potente da superare le difese intorno alla citt. Riconosceva la calligrafia di Catarina Loss,
ma le parole non erano sue.
Console Penhallow
Sono Maia Roberts, capo provvisorio del branco di New York. Ci rendiamo conto che state
facendo tutto quanto  in vostro potere per recuperare il nostro Luke e gli altri prigionieri. Lo
apprezziamo. In segno della nostra buona fede desidero inoltrarvi un messaggio. Sebastian e le sue
forze attaccheranno Alicante domani notte. Per favore, fate tutto il possibile per essere preparati.
Vorrei poter essere l per combattere al vostro fianco, ma so che non si pu. A volte si pu soltanto
avvertire, e aspettare, e sperare. Ricordate che il Conclave nella sua interezza ? Shadowhunters e
Nascosti insieme ? sono la luce del mondo.
Con speranza,
Maia Roberts
Con speranza. Jia ripieg la lettera e se la fece scivolare in tasca. Pens alla citt l fuori,
sotto il cielo notturno, all'argento pallido delle torri antidemoni che sarebbe ben presto virato nel rosso
della guerra. Pens a suo marito e a sua figlia. Pens alle innumerevoli casse mandate da Theresa Gray
appena poco tempo prima, che spuntavano fuori dalla terra nella Piazza dell'Angelo, ogni cassa aveva
sopra stampigliato il simbolo del Labirinto. Sent nel cuore l'eccitazione: la paura e insieme il sollievo
perch l'ora era finalmente giunta, finalmente l'attesa sarebbe terminata, finalmente avrebbero avuto la
loro possibilit. Sapeva che gli Shadowhunters di Alicante avrebbero combattuto fino all'ultimo: con
determinazione, e coraggio, e tenacia, e spirito di vendetta, e gloria.
Con speranza.
capitolo 21
LE CHIAVI DELLA MORTE
E DELL'INFERNO
- Oh, Dio, la mia testa - disse Alec, inginocchiato insieme a Jace accanto alla corona
rocciosa di una grigia collina coperta di pietrisco. La roccia dava loro riparo mentre studiavano, grazie
alle rune di Lunga Vista, la fortezza semidistrutta, circondata da Ottenebrati brulicanti come formiche.
Era come uno specchio deformato della collina della Guardia ad Alicante. La costruzione sulla
cima sembrava la Guardia che conoscevano, per aveva un massiccio muro tutt'intorno, con la fortezza
racchiusa al suo interno come un giardino in un chiostro.
- Forse non avresti dovuto bere tanto ieri notte - disse Jace chinandosi in avanti e
socchiudendo gli occhi. Gli Ottenebrati erano disposti in cerchi concentrici intorno al muro, e un
gruppo pi compatto stazionava davanti al portone. Gruppi pi esigui erano sparsi in punti strategici
lungo la collina. Alec vedeva che Jace stava calcolando il numero dei nemici, considerando e scartando
strategie alternative.
- Forse dovresti cercare di avere un'aria un po' meno compiaciuta per quello che hai fatto tu la
notte scorsa - disse.
Jace quasi cadde dalla cresta. - Non ho l'aria compiaciuta. O almeno - si corresse, - non pi
del solito.
- Ma per favore - ribatt l'altro estraendo lo stilo. - Posso leggerti in faccia come un libro
aperto, molto aperto e molto porno. E ne farei volentieri a meno.
- Vuol dire che non ami le buone letture - disse Jace.
- Ricordi che una volta mi hai preso in giro perch mi vedevo di nascosto con Magnus e mi
hai chiesto cosa fosse quel segno, come di morso, sul collo? - domand il suo parabatai accostando la
punta dello stilo all'avambraccio e cominciando a disegnare un iratze. - Be', adesso tocca a te
propinarmi qualche frottola.
Jace sbuff e gli strapp lo stilo di mano. - Da' qua - disse, e termin l'iratze al posto suo,
con il solito svolazzo. Alec ne sent l'effetto intorpidente, mentre il mal di testa cominciava a
diminuire. L'altro rivolse di nuovo la sua attenzione alla collina.
- Sai cos' curioso? Ho visto un po' di demoni volanti, ma si guardano bene dall'avvicinarsi
alla Guardia Oscura
Alec sollev un sopracciglio. - Guardia Oscura?
- Hai un nome migliore? - chiese Jace con un'alzata di spalle. - In ogni caso, si tengono
alla larga dalla Guardia Oscura e dalla collina. Servono Sebastian, per sembrano rispettare il suo
spazio.
- Be', troppo lontano non possono stare - puntualizz Alec. - Sono arrivati alla Sala degli
Accordi piuttosto alla svelta, quando hai fatto scattare quell'allarme.
- Forse erano dentro la fortezza - disse Jace, dando voce a ci che stavano pensando
entrambi.
- Vorrei che fossi riuscito a prendere lo skeptron - disse piano Alec. - Ho la sensazione che
avrebbe potuto neutralizzare un bel po' di demoni. Sempre che funzionasse ancora, dopo tutti questi
anni. - Poi, vedendo una strana espressione sul viso del suo parabatai, si affrett ad aggiungere: -
Non che qualcuno avrebbe potuto riuscirci. Tu ci hai provato
- Non ne sono cos sicuro - disse Jace con un'aria al tempo stesso calcolatrice e assente. -
Avanti. Torniamo dagli altri.
Indietreggi senza dargli il tempo di replicare. L'amico lo segu strisciando all'indietro per
uscire dal campo visivo della Guardia Oscura. Una volta che si furono allontanati abbastanza, si
raddrizzarono e scivolarono quasi gi per il pendio di pietrisco, verso il punto in cui gli altri li stavano
aspettando. Simon era accanto a Izzy, e Clary aveva tirato fuori il blocco per gli schizzi e la penna e
stava disegnando delle rune. Dal modo in cui scuoteva la testa, strappando le pagine e
appallottolandole, era evidente che le cose non procedevano come avrebbe voluto.
- Semini rifiuti? - chiese Jace quando lui e Alec si fermarono di botto accanto agli altri tre.
Clary gli lanci quella che probabilmente doveva essere un'occhiata fulminante, ma che venne
fuori piuttosto sdolcinata. Jace gliene restitu un'altra altrettanto sdolcinata. Alec si chiese cosa sarebbe
successo se avesse offerto un sacrificio alle oscure divinit demoniache di quel mondo, pur di non
vedersi costantemente ricordare che era single. E non solo single. Non sentiva soltanto la mancanza di
Magnus: era terrorizzato per lui, con una profonda, costante e dolorosa paura che non lo abbandonava
mai del tutto.
- Jace, questo mondo  stato ridotto in cenere e ogni creatura vivente  morta - disse Clary.
- Sono piuttosto sicura che non sia rimasto nessuno a occuparsi del riciclaggio dell'immondizia.
- Allora, che cosa avete visto? - chiese Isabelle. Non era stata affatto contenta di rimanere
indietro mentre gli altri due andavano in ricognizione, ma suo fratello aveva insistito che risparmiasse
le forze. Ultimamente gli dava pi ascolto, pens Alec, nel modo in cui Izzy dava ascolto solo alle
persone di cui rispettava le opinioni. Era bello.
- Ecco. - Jace estrasse di tasca lo stilo e si inginocchi, scrollandosi via la giacca della
tenuta. Mentre usava l'estremit appuntita per disegnare sul terriccio giallastro, gli si vedevano i
muscoli della schiena muoversi sotto la maglietta. - Qui c' la Guardia Oscura. C' un accesso
attraverso il portone nel muro esterno.  chiuso, ma una runa di Apertura dovrebbe sistemarlo. La
questione  come arrivare al portone. Le posizioni pi difendibili sono qui, qui e qui  il suo stilo incise
veloci segni sul terriccio  perci faremo il giro e saliremo dal lato posteriore. Se, come sembrerebbe,
la geografia  come quella della nostra Alicante, dovrebbe esserci un sentiero naturale che sale sul
pendio posteriore della collina. Una volta che ci saremo avvicinati, ci divideremo qui e qui  mentre
disegnava, lo stilo tracciava svolazzi e schemi, e tra le scapole gli comparve una scura macchia di
sudore  e cercheremo di condurre qualsiasi demone o Ottenebrato verso il centro. - Si ferm un
attimo, tormentandosi il labbro. - Posso snidarne un sacco, ma avr bisogno che nel frattempo voi li
teniate sotto controllo. Vi  chiaro il piano?
Stettero tutti a guardare in silenzio lo schema per alcuni momenti. Poi Simon osserv: - Che
cos' quella cosa tremolante? Un albero?
- Quello  il portone - rispose lo Shadowhunter.
- Oooh - fece Isabelle, divertita. - E quei tratti a spirale che cosa sono? C' un fossato?
- Quelle sono traiettorie Sul serio, sono l'unica persona ad avere mai visto una mappa
strategica? - chiese Jace gettando a terra lo stilo e passandosi la mano tra i capelli biondi. - Capite
qualcosa di quello che ho appena detto?
- No - rispose Clary. - La tua strategia sar anche grandiosa, ma come disegnatore sei un
disastro; tutti gli Ottenebrati sembrano alberi, e la fortezza sembra una rana. Dev'esserci un modo
migliore per illustrare il piano.
Jace si sedette sui talloni e incroci le braccia. - Be', mi piacerebbe sentirlo.
- Ho un'idea - disse Simon. - Vi ricordate di quando ho parlato di Dungeons & Dragons?
- Come se fosse ora - rispose Jace. -  stato un brutto momento.
Simon lo ignor. - Tutti gli Shadowhunters oscuri indossano tenute rosse e non sono
particolarmente svelti o dotati di volont propria. Le loro volont sembrano inglobate, almeno in parte,
in quella di Sebastian. Giusto?
- Giusto - disse Isabelle, e lanci un'occhiata ammonitrice a Jace.
- In D&D, se dovessi affrontare un esercito nemico come questo, la mia prima mossa sarebbe
attirarne da una parte alcuni, diciamo cinque, e impadronirmi dei loro vestiti.
- In modo che debbano tornare alla fortezza nudi e il loro imbarazzo li demoralizzi? - chiese
Jace. - Perch sembra complicato.
- Sono piuttosto sicura che voglia dire impadronirsi dei loro vestiti e indossarli per camuffarsi
in modo da arrivare inosservati al portone - disse Clary. - Se gli altri Ottenebrati non sono molto
perspicaci, potrebbero non farci caso. - Jace la guard sorpreso. Lei fece spallucce. -  in tutti i film,
come dire, un classico.
- Noi non guardiamo film - ribatt Alec.
- Credo che la questione sia se Sebastian li guarda - disse Isabelle. - A proposito, una volta
che lo avremo raggiunto, la nostra strategia consister ancora nel fidatevi di me?
- S, dovrete fidarvi di me - rispose Jace.
- Oh, bene - ribatt lei. - Per un secondo mi ero preoccupata che ci sarebbe stato un vero
piano con come dire, una scaletta da seguire. Sapete, qualcosa di rassicurante.
- C' un piano. - Jace si infil lo stilo nella cintura e si alz agilmente in piedi. - L'idea di
Simon su come arrivare nella fortezza di Sebastian. La metteremo in pratica.
Simon lo fiss guardingo. - Sul serio?
Jace recuper la giacca. -  una buona idea.
- Ma  un'idea mia - fece l'altro.
- Ed  buona, perci la realizzeremo. Congratulazioni. Saliremo su per la collina nel modo che
ho schizzato, quindi, quando saremo quasi arrivati in cima, metteremo in pratica il tuo piano. E quando
ci arriveremo - Si gir verso Clary. - Quella cosa che hai fatto alla Corte Seelie. Il modo in cui te
ne sei saltata su e hai disegnato la runa sulla parete; potresti farlo di nuovo?
- Non vedo perch no. Come mai me lo chiedi?
Jace accenn un sorriso.
Emma era seduta sul letto nella sua stanzetta in mansarda, circondata di carte.
Le aveva finalmente tirate fuori dal raccoglitore che aveva sottratto nell'ufficio del Console e
ora erano sparpagliate sulla coperta, illuminate dalla luce del sole che entrava attraverso la piccola
finestra, ma non riusciva a decidersi a toccarle.
C'erano delle fotografie sgranate, scattate a Los Angeles sotto un cielo splendente, con i corpi
dei suoi genitori. Ora capiva perch non avevano potuto trasportarli a Idris. Erano stati spogliati, e la
loro pelle era grigia come cenere, tranne nei numerosi punti in cui era segnata da brutti scarabocchi neri
per niente simili ai Marchi, spaventosi. La sabbia intorno a loro era bagnata come se fosse piovuto,
eppure erano lontani dalla linea di marea. Emma represse l'impulso di vomitare mentre cercava di
costringersi ad assorbire le informazioni: quando erano stati trovati i corpi, quando erano stati
identificati e com'erano andati in pezzi quando gli Shadowhunters avevano provato a sollevarli
- Emma. - Era Helen, sulla soglia. La luce le tingeva le punte dei capelli d'argento, come
aveva sempre fatto con quelli di Mark. Gli assomigliava pi che mai; in effetti, lo stress l'aveva fatta
dimagrire, mettendo in risalto le arcate eleganti degli zigomi e le punte alle estremit superiori delle
orecchie. - Dove le hai prese?
La ragazzina alz il mento con aria di sfida. - Le ho prese nell'ufficio del Console.
Helen si sedette sul bordo del letto. - Emma, devi rimetterle a posto.
L'altra picchiett sulle carte con un dito. - Non cercheranno di scoprire cos' successo ai miei
genitori. Stando a loro, si  trattato solo di un attacco casuale degli Ottenebrati, ma non  cos. Lo so
che non  cos.
- Emma, gli Ottenebrati e i loro alleati non hanno ucciso soltanto gli Shadowhunters
dell'Istituto. Hanno annientato l'Enclave di Los Angeles.  logico che dessero la caccia anche ai tuoi
genitori.
- E perch non li hanno trasformati? - chiese Emma. - Avevano bisogno di ogni guerriero
che potessero procurarsi. Quando, come dici, hanno annientato l'Enclave, non hanno lasciato corpi.
Hanno trasformato tutti i suoi membri.
- Tranne quelli giovani o molto vecchi.
- Be', i miei genitori non erano n l'uno n l'altro.
- Preferiresti che fossero stati trasformati? - domand Helen con calma, ed Emma cap che
stava pensando al proprio padre.
- No. Ma stai davvero dicendo che non importa chi li abbia uccisi? Che non dovrei neppure
voler sapere il perch?
- Il perch di cosa? - Tiberius stava sulla porta, il ciuffo di neri riccioli ribelli che gli
ricadeva sugli occhi. Sembrava pi piccolo dei suoi dieci anni, impressione rafforzata dall'ape di
peluche che gli penzolava da una mano. Il suo viso delicato era stravolto dalla stanchezza. - Dov'
Julian?
-  gi in cucina a prendere qualcosa da mangiare - rispose Helen. - Hai fame?
-  arrabbiato con me? - chiese Ty guardando Emma.
- No, ma sai che rimane turbato quando gli gridi contro, o quando ti fai male - disse lei con
cautela. Era difficile capire cosa potesse spaventare Ty o indurlo a fare un putiferio. Secondo la sua
esperienza, era meglio dirgli sempre la verit pura e semplice. Il tipo di bugie che la gente di solito
propina ai bambini, tipo L'iniezione non ti far male, aveva un effetto disastroso su Ty.
Il giorno prima, Julian aveva trascorso un bel po' di tempo a estrarre le schegge di vetro dal
piede insanguinato del fratello e gli aveva spiegato in maniera piuttosto severa che, se avesse
camminato di nuovo sui frammenti di vetro, lo avrebbe denunciato agli adulti e avrebbe dovuto
accettare qualsiasi punizione gli avessero assegnato. Per tutta risposta Ty gli aveva dato un calcio,
lasciandogli un'impronta insanguinata sulla camicia.
- Jules vuole che tu stia bene - aggiunse Emma. - Non vuole altro.
Helen allung le braccia verso il bambino. Emma non la biasim, Ty sembrava piccolo e
sparuto, e il modo in cui stringeva la sua ape la preoccupava. Anche lei avrebbe voluto abbracciarlo,
ma a lui non piaceva essere toccato, se non da Livvy. Infatti si allontan dalla sorellastra e and alla
finestra. Dopo un istante Emma lo raggiunse, stando attenta a non invadere il suo spazio.
- Sebastian pu andare e venire dalla citt - disse Ty.
- S, ma  solo uno, e non  tanto interessato a noi. E poi, credo che il Conclave abbia un piano
per tenerci al sicuro.
- Lo credo anch'io - borbott il piccolo abbassando gli occhi e guardando dalla finestra.
Indic qualcosa. - Per non so se funzioner.
Ci volle un momento a Emma per rendersi conto di cosa lui stesse indicando. Le strade erano
affollate, ma non di pedoni. C'era un andirivieni di Nephilim nelle uniformi della Guardia, alcuni in
tenuta, con martelli, chiodi e cassette di oggetti che fecero sgranare gli occhi a Emma: forbici e ferri di
cavallo, coltelli, pugnali e armi assortite, perfino cassette di quella che sembrava terra. Un uomo
portava parecchi sacchi di iuta con la scritta SALE.
Su ogni cassetta e su ogni borsa era stampigliato un simbolo: una spirale. Emma l'aveva gi
visto nel Codice: il simbolo del Labirinto a Spirale degli stregoni.
- Ferro freddo - disse Ty pensieroso. - Battuto, non scaldato e modellato. Sale, e terra di
tomba.
C'era un'espressione sul viso di Helen, quell'espressione che gli adulti assumono quando sanno
qualcosa ma non vogliono dirtela. Emma guard Ty, tranquillo e composto, i seri occhi grigi che
percorrevano le strade l fuori. Helen, che si era alzata dal letto con espressione ansiosa, gli stava
accanto.
- Hanno fatto venire delle munizioni magiche - aggiunse il bambino. - Dal Labirinto a
Spirale. O le hanno mandate gli stregoni di loro iniziativa. Difficile a dirsi.
Emma guard attraverso il vetro e poi di nuovo Ty, che alz lo sguardo su di lei attraverso le
lunghe ciglia.
- Che significa? - gli chiese.
Il bambino si apr in uno dei suoi rari sorrisi. - Significa che quello che Mark diceva nel suo
biglietto era vero.
Clary pensava di non essere mai stata cos piena di rune, n di avere mai visto i Lightwood
coperti da tanti simboli magici com'erano ora. Li aveva fatti tutti lei, mettendoci tutto quello di cui
disponeva, tutto il suo desiderio che ognuno di loro fosse al sicuro, tutta la sua voglia di trovare sua
madre e Luke.
Le braccia di Jace sembravano una carta geografica: le rune si allargavano alle clavicole e al
petto, e gi fino al dorso delle mani. Anche la propria pelle le sembr estranea, quando abbass lo
sguardo. Si ricord di aver visto un ragazzo che si era fatto tatuare tutta l'elaborata muscolatura del
corpo umano, e di avere pensato che era come se si fosse trasformato in vetro. Adesso era un po' lo
stesso, si disse girando lo sguardo sui compagni mentre risalivano faticosamente la collina verso la
Guardia Oscura, sul corpo in evidenza la mappa del loro coraggio e delle loro speranze, dei loro sogni e
dei loro desideri. Gli Shadowhunters non erano sempre le persone pi comunicative, ma la loro pelle
non mentiva.
Clary si era ricoperta di Marchi di Guarigione, ma non bastavano a evitare che i polmoni le
facessero male per la polvere onnipresente. Ricord quando Jace aveva detto che loro due soffrivano
pi degli altri a causa della concentrazione pi alta del sangue angelico. Smise di tossire e si gir,
sputando qualcosa di nero, quindi si pass svelta la mano sulla bocca, prima che Jace potesse girarsi e
vederlo.
Quanto a lui, sar anche stato un disastro a disegnare, ma la sua strategia era impeccabile.
Avanzavano su per la collina in una sorta di formazione a zigzag, saettando da un mucchio di pietre
annerite all'altro. In assenza di fogliame, le pietre erano l'unico riparo fornito dall'altura, che era quasi
del tutto priva di alberi, con solo qualche ceppo qua e l. Avevano incontrato un unico Ottenebrato, che
era stato eliminato alla svelta, inzuppando di sangue la terra coperta di cenere. Clary ricordava il
sentiero che conduceva alla Guardia di Alicante, piacevolmente verde, e guardava con astio la terra
desolata intorno a s.
L'aria era calda e pesante, come se il sole di un arancione bruciato premesse su di loro. Clary
raggiunse gli altri dietro un alto tumulo. Quella mattina avevano riempito di nuovo le bottiglie al lago
della caverna, e ora Alec stava facendo passare l'acqua, il viso tetro rigato di polvere nera. - Questa 
l'ultima - disse, e la porse a Isabelle. Lei ne bevve un piccolo sorso e la porse a Simon, che scosse la
testa  non aveva bisogno di acqua  prima di passarla a Clary.
Jace guard Clary. Questa si vide riflessa nei suoi occhi, piccola, pallida e sporca. Si chiese se
non gli sembrasse diversa dopo la notte precedente. Quando la mattina si era svegliata accanto ai resti
freddi del fuoco, una mano di lui nelle sue, si era quasi aspettata che le sembrasse differente, invece era
lo stesso Jace, il Jace che aveva sempre amato. E la guardava come aveva sempre fatto, come se lei
fosse un piccolo miracolo, di quelli che si tengono vicino al cuore.
Clary bevve un sorso di acqua e pass la bottiglia a Jace, che rovesci la testa all'indietro e
inghiott. Clary osserv i muscoli della gola che si muovevano, e per un istante ne fu ipnotizzata, quindi
distolse lo sguardo prima di arrossire Okay, forse qualcosa era davvero cambiato, ma non era proprio
il momento di pensarci.
- Ecco fatto - disse Jace, e gett a terra la bottiglia vuota. La guardarono tutti rotolare tra le
rocce. Niente pi acqua. - Una cosa di meno da portare - aggiunse cercando di sembrare allegro, ma
la voce gli usc fuori secca come la polvere tutt'intorno.
Jace aveva le labbra spaccate e leggermente sanguinanti nonostante gli iratze, Alec gli occhi
cerchiati e una contrazione nervosa alla mano sinistra. Isabelle batteva gli occhi arrossati dalla polvere
e li strofinava, quando pensava di non essere vista. Avevano tutti un aspetto piuttosto malconcio, pens
Clary, tranne forse Simon, che sembrava pi o meno lo stesso. Stava accanto al tumulo, le dita
appoggiate delicatamente a una sporgenza di pietra. - Queste sono tombe - disse a un tratto.
Jace alz lo sguardo. - Cosa?
- Questi mucchi di rocce. Sono tombe. Antiche. Di gente caduta in battaglia e sotterrata sotto
cumuli di pietre.
- Shadowhunters - osserv Alec. - Chi altro sarebbe morto difendendo la collina della
Guardia?
Jace tocc le pietre con la mano coperta dal guanto di pelle e aggrott le sopracciglia. - Noi
bruciamo i nostri morti.
- Forse non in questo mondo - intervenne Isabelle. - Qui le cose sono differenti. Forse non
avevano tempo. Oppure avevano opposto l'ultima resistenza
- Basta - disse Simon. Era impietrito, un'espressione di intensa concentrazione sul viso. -
Si avvicina qualcuno. Qualcuno di umano.
- Come sai che  umano? - chiese Clary sottovoce.
- Il sangue - rispose lui brevemente. - Il sangue demoniaco ha un odore diverso. Queste
sono persone Nephilim, no, non proprio.
Jace li zitt con un rapido gesto della mano, quindi premette la schiena contro il tumulo e fece
capolino. Clary vide la sua mascella irrigidirsi. - Ottenebrati - rifer a bassa voce. - Sono cinque.
- Un numero perfetto - comment Alec con un sorprendente ghigno da lupo. L'arco gli
comparve tra le mani quasi prima che Clary potesse scorgere il movimento, e poi lui si mosse di lato,
fuori dalle rocce, e scocc la freccia.
Clary not l'espressione stupita di Jace  non si era aspettato che Alec facesse la prima mossa 
e poi lo vide afferrare una delle rocce del tumulo e scavalcarla d'un balzo. Isabelle gli salt dietro come
un gatto e Simon la segu, rapido e preciso, a mani nude.  come se questo mondo fosse fatto per chi 
gi morto, pens Clary quando sent un prolungato grido gorgogliante, che si tronc di colpo.
Allung la mano verso Eosforos, ci ripens e prese un pugnale dalla cintura delle armi, quindi si
precipit al di l del tumulo. Oltre c'era un declivio, e dalla sua cima la Guardia Oscura torreggiava
nera e fatiscente sopra di loro. Quattro Shadowhunters vestiti di rosso si guardavano intorno scioccati e
sorpresi. Una donna bionda che faceva parte del gruppo era stesa scompostamente a terra, il corpo
rivolto verso la cima della collina, una freccia che le sporgeva dalla gola.
Questo spiega il rumore gorgogliante, pens Clary con un senso di vertigine, mentre Alec
caricava di nuovo l'arco e scoccava un'altra freccia. Un secondo Shadowhunter, un uomo panciuto dai
capelli neri, indietreggi barcollando con un grido, la freccia nella gamba; Isabelle gli piomb addosso
in un istante, tranciandogli la gola con la frusta. Mentre l'uomo cadeva, Jace gli balz sopra e ne spinse
il corpo a terra, sfruttando la spinta per scagliarsi in avanti. Le sue lame balenarono con un movimento
a forbice, tagliando la testa a un uomo calvo con la tenuta scarlatta macchiata di sangue secco. Altro ne
sgorg, inzuppandola di un secondo strato di colore rosso, mentre il cadavere senza testa scivolava a
terra. Risuon un grido, e la donna che gli stava dietro sollev una spada ricurva per colpire Jace; Clary
fece scattare in avanti il pugnale e lo lasci andare. Si conficc nella fronte della donna, che si accasci
silenziosamente a terra senza pi gridare.
L'ultimo degli Ottenebrati cominci a correre incespicando verso la cima della collina. Simon
sfrecci accanto a Clary con un movimento troppo veloce per poterlo scorgere e balz come un gatto.
L'Ottenebrato cadde con un rantolo di terrore, e Clary vide Simon ergersi su di lui e colpire come un
serpente. Echeggi un suono come di carta strappata.
Distolsero tutti lo sguardo. Dopo alcuni lunghi istanti Simon si alz dal corpo immobile e scese
il pendio verso di loro. Aveva la camicia sporca di sangue, le mani e il viso insanguinati. Gir il viso di
lato, toss e sput con aria sofferente.
- Amaro - disse. - Il sangue. Lo stesso sapore di quello di Sebastian.
Isabelle sembrava pi nauseata ora di quando aveva reciso la gola all'Ottenebrato. - Lo odio
- disse a un tratto. - Sebastian. Ci che ha fatto loro  peggio di un assassinio. Non sono pi
nemmeno persone. Quando muoiono non possono essere seppelliti nella Citt Silente. E nessuno li
pianger. Sono gi stati pianti. Se amassi qualcuno e venisse trasformato in questo modo sarei felice
se fosse morto.
Ansimava; nessuno apr bocca. Finalmente Jace alz lo sguardo al cielo, gli occhi dorati nel
viso sporco di terra. - Faremo meglio a muoverci il sole sta tramontando, e poi potrebbero averci
sentiti.
Spogliarono i cadaveri, in silenzio e alla svelta. C'era qualcosa di disgustoso in
quell'operazione, qualcosa che non era sembrato cos orribile quando Simon aveva spiegato la sua
strategia. Clary aveva ucciso demoni e Dimenticati, e avrebbe ucciso Sebastian, se avesse potuto
farlo senza nuocere a Jace, ma appariva macabro, da macellai, togliere i vestiti a dei cadaveri di
Shadowhunter, anche se erano segnati con i Marchi della Morte e dell'Inferno. Non pot fare a meno di
guardare in viso una delle vittime, un uomo dai capelli castani, e chiedersi se non potesse essere il
padre di Julian.
Indoss la giacca e i pantaloni della pi piccola delle due donne, ma le andavano comunque
grandi. Lavorando svelta con il coltello accorci maniche e orli, e tenne su i pantaloni con la cintura
delle armi. Alec non pot fare granch: si era infilato la pi grande delle giacche, che gli pendeva
addosso. Le maniche di Simon erano troppo corte e strette; tagli le cuciture alle spalle per avere pi
libert di movimento. Sia Jace che Isabelle erano riusciti a infilarsi dei vestiti della loro taglia, ma
quelli di Isabelle erano macchiati di sangue che si andava asciugando. Jace invece riusciva a essere
attraente anche nel rosso scuro, il che era decisamente seccante.
Nascosero i corpi dietro il tumulo e ripresero la salita della collina. Jace aveva ragione, il sole
stava effettivamente tramontando, tingendo il regno di fuoco e sangue. Uniformarono il passo e si
avvicinarono sempre di pi alla massiccia silhouette della Guardia Oscura.
Il pendio a un tratto si livell, e si ritrovarono sull'altopiano antistante la fortezza. Era come
guardare un negativo sovrapposto a un altro. Con gli occhi della mente Clary vedeva la Guardia
com'era nel suo mondo, la collina coperta di alberi e altra vegetazione, i giardini che circondavano la
fortezza, il bagliore della stregaluce che la illuminava, il sole che vi splendeva durante il giorno, le
stelle di notte.
Qui la cima della collina era sterile e spazzata da un vento abbastanza freddo da penetrare nella
stoffa della giacca presa alla Shadowhunter oscura. L'orizzonte era una linea rossa che pareva una gola
tagliata. Tutto era inondato di quella luce sanguigna, dalla folla di Ottenebrati che si muovevano
sull'altopiano alla Guardia Oscura stessa. Ora che erano vicini, scorgevano il muro che la circondava e
il massiccio portone.
- Questo  meglio tirarlo su - disse Jace alle spalle di Clary, prendendo il cappuccio e
alzandoglielo sopra la testa. - I tuoi capelli sono facilmente riconoscibili.
- Per gli Ottenebrati? - chiese Simon, che nella tenuta rossa faceva un'impressione
stranissima a Clary. Non aveva mai immaginato Simon in tenuta.
- Per Sebastian - disse secco Jace, e tir su anche il proprio cappuccio. Avevano estratto le
armi: la frusta di Isabelle baluginava nella luce rossa, Alec aveva impugnato l'arco. Jace osservava la
Guardia Oscura. Clary si aspettava che dicesse qualcosa, che facesse un discorso per rimarcare
l'occasione. Non lo fece. Vedeva la sagoma spigolosa dei suoi zigomi sotto il cappuccio, la rigidezza
della mandibola. Era pronto. Tutti lo erano.
- Andiamo al portone - disse Jace, e si avvi.
Clary si sent invadere dal freddo: solo il gelo della battaglia mantenne la sua schiena dritta e il
suo respiro regolare. La terra l era diversa, not quasi con distacco, la sabbia era smossa dal passaggio
di piedi. Poi un guerriero vestito di rosso ? un uomo dalla carnagione scura, alto e muscoloso ? le
pass accanto. Non fece loro attenzione. A quanto pare era di ronda, come parecchi altri Ottenebrati
che andavano su e gi lungo i percorsi loro assegnati. Una donna bianca dai capelli che si andavano
ingrigendo lo seguiva a pochi metri di distanza. Clary sent i propri muscoli irrigidirsi  era Amatis? 
ma quando le pass pi vicino fu chiaro che il suo non era un viso familiare. Clary ebbe comunque
l'impressione di sentire gli occhi della donna su di loro, e fu sollevata quando uscirono dal suo campo
visivo.
Ora la Guardia torreggiava davanti a loro con il massiccio portone di ferro. Vi era inciso il
disegno di una mano che teneva un'arma, uno skeptron sormontato da un globo. Il portone era stato
chiaramente profanato per anni e anni. La sua superficie era scheggiata e graffiata, schizzata qua e l di
icore e di ci che sembrava sangue umano secco.
Clary, una runa di Apertura gi pronta in mente, si fece avanti per appoggiare lo stilo contro il
portone ma quello si spalanc al suo solo tocco. La ragazza lanci un'occhiata stupita agli altri. Jace
si mordeva un labbro; Clary lo guard sollevando un sopracciglio con aria interrogativa, come per dire:
Andiamo avanti. Cos'altro possiamo fare?
Cos fecero. Oltre il portone c'era un ponte sospeso su uno stretto burrone. In fondo alla
voragine nereggiavano tenebre pi dense della nebbia o del fumo. Isabelle lo attravers per prima, la
frusta in mano, e Alec lo percorse per ultimo, camminando a ritroso con l'arco e una freccia incoccata.
Mentre avanzavano lungo il ponte in fila indiana, Clary abbass lo sguardo sull'abisso, e manc poco
che indietreggiasse L'oscurit aveva membra, lunghe e ricurve come zampe di ragno, e quelli che
sembravano sfavillanti occhi gialli.
- Non guardare - disse Jace a bassa voce, e Clary si affrett a spostare di nuovo gli occhi
sulla frusta di Isabelle, dorata e scintillante davanti a loro. Illuminava l'oscurit in modo che, quando
arrivarono al portone della fortezza, Jace riusc a trovare facilmente il catenaccio e ad aprirla.
Il portone si spalanc sulle tenebre. Si guardarono l'un l'altra, prigionieri di una breve paralisi
che nessuno di loro riusc a interrompere. Clary si rese conto che stava fissando gli altri come se
cercasse di imprimerseli nella memoria; gli occhi marroni di Simon, la curva delle clavicole di Jace
sotto la giacca rossa, l'arco del sopracciglio di Alec, la fronte aggrottata per la preoccupazione di
Isabelle.
Smettila, si disse. Non  la fine. Li rivedrai.
Si diede un'occhiata alle spalle. Oltre il ponte c'era il portone, spalancato, e oltre di esso gli
Ottenebrati, immobili. Clary ebbe la sensazione che anche loro stessero guardando, che ogni cosa fosse
impietrita in quest'unico attimo spasmodico prima della fine.
Ora. Avanz nell'oscurit; sent Jace pronunciare il suo nome, a voce molto bassa, quasi un
sussurro, e poi fu oltre la soglia, e all'improvviso la luce divamp intorno a lei, accecante. Sent il
mormorio degli altri che prendevano posto al suo fianco, e poi la fredda corrente d'aria mentre la porta
si richiudeva rumorosamente alle loro spalle.
Sollev lo sguardo. Si trovavano in un enorme atrio, grande quanto la Sala degli Accordi. Una
doppia scala a chiocciola di pietra massiccia conduceva al piano di sopra, girando e avvolgendosi su se
stessa, due serie di gradini che si intrecciavano senza incontrarsi mai. Sebastian era appoggiato a una
delle balaustre in pietra che fiancheggiavano le scale, e sorrideva loro dall'alto.
Aveva un sorriso decisamente feroce, come se pregustasse ci che stava per succedere.
Indossava una tenuta rossa impeccabile, e i suoi capelli mandavano bagliori metallici. Scosse la testa.
- Clary, Clary. Pensavo proprio che fossi pi intelligente.
Clary si schiar la voce, incrostata di polvere e paura. La pelle le pizzicava come se avesse
inghiottito dell'adrenalina. - Pi intelligente di cosa? - chiese, e quasi sussult nel sentire l'eco della
propria voce rimbalzare sulle spoglie pareti di pietra. Non c'erano tappezzerie n quadri, nulla a
mitigarne la cruda nudit.
D'altronde, cos'altro poteva aspettarsi da un mondo demoniaco? Ovvio che non ci fosse l'arte.
- Siamo qui, dentro la tua fortezza. Noi siamo cinque, e tu uno.
- Oh, giusto. Dovrei sembrare sorpreso? - Atteggi il viso in una smorfia beffarda di finto
stupore che fece contorcere le budella di Clary. - Ma chi ci crederebbe? - chiese poi in tono
canzonatorio. - Voglio dire sorvolando sul fatto che ovviamente ho saputo dalla Regina che eravate
venuti qui, da quando siete arrivati avete appiccato un immenso incendio, provato a rubare un artefatto
dotato di protezione demoniaca insomma, mancava solo che sollevaste un'enorme freccia
lampeggiante per segnalare direttamente la vostra posizione. - Sospir. - Ho sempre saputo che la
maggior parte di voi  terribilmente stupida. Perfino tu, Jace, be' sei bello ma non troppo brillante,
vero? Forse, se Valentine avesse trascorso qualche altro anno con te Ma no, probabilmente sarebbe
stato inutile. Gli Herondale sono sempre stati una famiglia pi apprezzata per il bel faccino che non per
l'intelligenza. Quanto ai Lightwood, meglio non parlarne. Generazioni di idioti. Ma Clary
- Hai dimenticato me - disse Simon.
Sebastian trascin lo sguardo su di lui, come se fosse repellente. - Stai sempre tra i piedi,
piccolo vampiro noioso. Ho ucciso colui che ti ha creato, lo sapevi? Pensavo che i vampiri percepissero
questo tipo di cose, ma tu sembri indifferente, insensibile.
Clary sent Simon irrigidirsi accanto a lei, e lo ricord nella caverna, quando si era piegato su se
stesso in preda a un dolore lancinante. E aveva detto di sentirsi come se qualcuno gli avesse conficcato
un coltello nel petto.
- Raphael - sussurr Simon; accanto a lui, Alec era notevolmente impallidito.
- E gli altri? - chiese con voce roca. - Magnus Luke
- Nostra madre - disse Clary. - Certo neanche tu potresti farle del male.
Il sorriso compiaciuto di Sebastian divenne freddo. - Non  mia madre - ribatt, e poi scroll
le spalle come se fosse esasperato. -  viva. Quanto allo stregone e al lupo mannaro, non saprei.  da
un po' che non li controllo. E lo stregone non aveva una buona cera l'ultima volta che l'ho visto. Non
credo che questa dimensione gli giovi. Ormai potrebbe anche essere morto, ma non potete aspettarvi
che abbia previsto questo.
Alec sollev l'arco in un unico rapido movimento. - Prevedi un po' questo - disse, e scocc
una freccia.
Vol dritta verso Sebastian che si mosse fulmineo e la afferr al volo, serrando le dita intorno
all'asta vibrante. Clary ud Isabelle inspirare improvvisamente l'aria, e sent il sangue e il terrore
scorrerle veloci nelle vene.
Sebastian punt l'estremit acuminata della freccia verso Alec come se fosse un maestro che
maneggia una riga, quindi schiocc la lingua in segno di disapprovazione. - Cattivo. Cercare di farmi
del male qui nella mia roccaforte, nel cuore del mio potere  questo che vuoi? Come ho gi detto, sei
un idiota. Voi tutti siete degli idioti. - Fece un gesto improvviso, una torsione del polso, e la freccia si
spezz con un rumore simile a quello di uno sparo.
La porta doppia all'estremit dell'atrio si spalanc, e una schiera di demoni si rivers
all'interno.
Clary se l'era aspettato, si era preparata, ma era impossibile prepararsi sul serio a qualcosa del
genere. Aveva visto demoni, un'infinit di demoni, eppure, mentre il flusso di mostri fluiva da
entrambi i lati  creature a forma di ragno con grassi corpi velenosi, orrendi umanoidi senza pelle che
grondavano sangue, cose con artigli, denti e unghioni, massicce mantidi religiose con le mandibole che
si abbassavano di colpo come se fossero disarticolate  le sembr che la pelle volesse sgusciarle via dal
corpo. Si obblig a stare ferma, la mano su Eosforos, e alz lo sguardo sul fratello.
Sebastian rivolse gli occhi scuri su di lei, e Clary ricord il ragazzo della visione, quello che li
aveva verdi come i suoi. Vide una ruga comparirgli in mezzo alla fronte.
Sebastian sollev una mano e fece schioccare le dita. - Fermi.
I demoni si bloccarono ai lati di Clary e degli altri. Lei ud il respiro affannoso di Jace, lo sent
premerle le dita contro la mano che teneva dietro la schiena. Un muto segnale. Gli altri le stavano
intorno irrigiditi.
- Mia sorella - disse Sebastian. - Non fatele del male. Portatemela qui. Uccidete gli altri. -
Guard Jace socchiudendo gli occhi. - Se potete.
I demoni scattarono in avanti. La collana di Isabelle puls come una luce stroboscopica
emanando luminose lingue rosse e dorate, e nel bagliore ardente Clary vide gli altri girarsi per
affrontare i demoni.
Era la sua occasione. Rote su se stessa e sfrecci verso la parete sentendo la runa dell'Agilit
bruciarle sul braccio mentre si lanciava su, si aggrappava alla pietra scabra con la mano sinistra e
schizzava in avanti, conficcando la punta dello stilo nel granito come se fosse un'ascia che penetrava
nella corteccia di un albero. Percep la pietra tremare e vide comparirvi piccole fessure, ma continu ad
aggrapparsi tenacemente e a spostare lo stilo sulla superficie, veloce e tagliente. Ne sentiva lo stridore e
il movimento come in lontananza. Tutto sembrava essersi ritratto, perfino le grida e il fragore della
battaglia dietro di lei, il fetore e le urla dei demoni. Sentiva soltanto il potere delle rune familiari
echeggiare dentro di lei mentre disegnava, disegnava, disegnava
Qualcosa le afferr la caviglia e le diede uno strattone. Una fitta di dolore le risal lungo la
gamba; guard gi e vide un tentacolo simile a una corda che, avvolto intorno allo stivale, cercava di
trascinarla verso il basso. Era attaccato a un demone che sembrava un grosso pappagallo in muta, con
tentacoli che spuntavano da dove avrebbero dovuto esserci le ali. Si aggrapp pi forte alla parete
muovendo lo stilo avanti e indietro, mentre la pietra tremava, corrosa dalle linee nere.
La pressione alla caviglia aument. Con un grido Clary perse la presa e piomb gi, colpendo
forte il pavimento e perdendo lo stilo. Ansim e rotol su un fianco proprio mentre una freccia le
sfiorava la testa e si conficcava nella carne del demone che la teneva. Ruot la testa verso l'alto e vide
Alec che allungava il braccio all'indietro per prendere un'altra freccia, proprio mentre le rune sulla
parete alle sue spalle si accendevano come una carta geografica di fuoco celeste. Jace era accanto ad
Alec, la spada in pugno, gli occhi fissi su Clary.
Annu impercettibilmente. Fallo.
Il demone che l'aveva afferrata rugg; il tentacolo allent la presa e Clary si alz in piedi
barcollando. Non era stata in grado di disegnare un'apertura rettangolare, perci il passaggio
scarabocchiato sulla parete formava un cerchio irregolare, come l'entrata di un tunnel. All'interno della
vampa vide il baluginio del Portale, che s'increspava come acqua argentea.
Jace le sfrecci accanto e vi si tuff. Clary diede una breve occhiata a cosa c'era oltre  la Sala
degli Accordi in rovina, la statua di Jonathan Shadowhunter  quindi si lanci in avanti e premette la
mano sul Portale, tenendolo aperto in modo che Sebastian non potesse richiuderlo. A Jace sarebbero
bastati pochi secondi
Sent Sebastian, dietro di lei, gridare in una lingua sconosciuta. Il fetore dei demoni permeava
l'aria; sentendo un sibilo e un crepitio si gir, e vide un Ravener correrle incontro, la coda da scorpione
sollevata. Indietreggi, e in quel momento il mostro si spacc a met, tranciato dalla frusta metallica di
Isabelle, spargendo icore maleodorante sul pavimento. Simon la afferr e la tir indietro proprio mentre
il Portale divampava di un'improvvisa, incredibile luce e Jace ne balzava fuori.
Clary trattenne il respiro. Jace non era mai stato cos simile a un angelo vendicatore, lanciato
attraverso le nuvole e il fuoco. I capelli biondi sembravano fiammeggiare quando atterr con grazia e
sollev l'arma che stringeva in pugno. Era lo skeptron di Jonathan Shadowhunter. L'interno del globo
scintillava. Un attimo prima che si richiudesse, Clary scorse oltre il Portale scure sagome di demoni
volanti che urlavano di disappunto e rabbia nello scoprire che l'arma era scomparsa e non c'era traccia
del ladro.
Quando Jace sollev lo skeptron, i demoni tutt'intorno si dispersero. Sebastian era appoggiato
alla balaustra, le mani serrate sul corrimano, bianche come cenci. Fissava Jace. - Jonathan - disse, e
la sua voce sal ed echeggi. - Jonathan, ti proibisco
Jace spinse lo skeptron verso l'alto, e il globo divamp. Era una fiamma splendente, gelida e
contenuta, pi luce che calore, una luce penetrante che guizz attraverso tutta la stanza inondando ogni
cosa del suo sfavillio. Clary vide i demoni trasformarsi in sagome ardenti, quindi tremare ed esplodere,
riducendosi in cenere. Quelli pi vicini a Jace furono i primi a sgretolarsi, ma la luce li trapass tutti
come una fessura che si apra nella terra, e a uno a uno gridarono e si dissolsero, lasciando uno spesso
strato di cenere nerastra sul pavimento.
La luce si fece pi intensa, ardendo sempre pi luminosa finch Clary non chiuse gli occhi, e
anche cos ne vedeva ancora l'ultimo sfolgorio attraverso le palpebre. Quando le riapr, l'atrio era quasi
vuoto, tranne lei e i suoi compagni. I demoni erano scomparsi e Sebastian era ancora l, sulla scala,
pallido e sconvolto.
- No - disse con voce roca attraverso i denti serrati.
Jace teneva ancora lo skeptron in pugno; il globo era diventato nero e inerte come una
lampadina fulminata. Sollev lo sguardo su Sebastian, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente.
- Pensavi non sapessimo che ci stavi aspettando, invece noi ci contavamo. - Fece un passo avanti. -
Io ti conosco - aggiunse ansimando, i capelli scompigliati e gli occhi dorati in fiamme. - Tu hai
preso il sopravvento su di me, mi hai soggiogato, mi hai costretto a fare qualunque cosa volessi, ma ho
imparato la lezione. Eri nella mia mente, e mi ricordo. Ricordo come pensi, come fai i tuoi piani.
Ricordo tutto. Sapevo che ci sottovalutavi, che credevi non avessimo intuito questa trappola, che non ci
saremmo preparati a questo. Dimentichi che ti conosco; ti conosco fin nell'ultimo recesso della tua
piccola mente arrogante
- Chiudi il becco - sibil Sebastian, poi punt una mano tremante su di loro. - Pagherete
con il sangue per questo - disse, quindi si gir e corse su per la scala, sparendo cos rapidamente che
neppure la freccia di Alec, che gli vol dietro, riusc a raggiungerlo. Invece colp la curva della scala e
nell'urto si spezz contro la pietra, cadendo al suolo spaccata di netto in due.
- Jace - disse Clary. Gli tocc il braccio, ma lui sembrava pietrificato. - Jace, quando dice
che pagheremo col sangue, non intende il nostro sangue. Intende il loro Di Luke, Magnus e mia
madre. Dobbiamo assolutamente trovarli.
- Sono d'accordo. - Alec aveva abbassato l'arco; durante il combattimento la giacca rossa
della tenuta gli si era strappata e la protezione del braccio era macchiata di sangue. - Le due scale
conducono a livelli diversi. Dovremo dividerci. Jace e Clary, voi prenderete la scala est, e noi
prenderemo l'altra.
Nessuno protest. Clary sapeva che Jace non avrebbe mai acconsentito a dividersi da lei, e
neppure Alec avrebbe lasciato la sorella, n Isabelle e Simon si sarebbero lasciati a vicenda. Se
dovevano separarsi, quello era l'unico modo.
- Jace - ripet Alec, e questa volta la parola sembr strapparlo dal suo stato di assenza.
Gett via lo skeptron, che rimbalz rumorosamente a terra, e alz lo sguardo annuendo.
- Giusto - disse, e la porta dietro di loro si spalanc con violenza vomitando nella sala un
fiotto di Ottenebrati in tenuta rossa.
Jace agguant il polso di Clary e schizzarono via, con Alec e gli altri che correvano
pesantemente al loro fianco finch non raggiunsero le scale e si divisero.
A Clary sembr di sentire Simon pronunciare il suo nome mentre lei e Jace si lanciavano verso
la scala est. Sempre correndo si gir per cercarlo con lo sguardo, ma era sparito.
La sala era piena di Ottenebrati, parecchi dei quali stavano sollevando le armi  balestre, e
perfino fionde  per prenderli di mira. Abbass la testa e continu a correre.
Jia Penhallow era sul balcone della Guardia e osservava la citt di Alicante ai suoi piedi.
Il balcone veniva usato di rado. C'era stato un tempo in cui il Console parlava spesso alla
popolazione da quel punto elevato, ma l'abitudine era caduta in disuso nel Diciannovesimo secolo,
quando il Console Fairchild aveva deciso che quell'usanza ricordava troppo il modo di agire di un papa
o di un re.
Era sceso il crepuscolo, e le luci di Alicante avevano cominciato ad accendersi: le stregaluci alle
finestre di ogni casa e di ogni negozio, quelle che illuminavano la statua nella Piazza dell'Angelo, le
stregaluci che occhieggiavano dalla Basiliade. Jia respir a fondo e si fece forza, stringendo nella mano
sinistra il biglietto di Maia Roberts che parlava di speranza.
Le torri antidemoni divamparono azzurrine, e Jia prese la parola. La sua voce echeggi da una
torre all'altra, disperdendosi per la citt. Vedeva la gente ferma nelle strade con la testa rovesciata
all'indietro verso le torri antidemoni, in piedi sui gradini delle proprie case per ascoltare le sue parole
che si spandevano come una marea.
- Nephilim - esord. - Figli dell'Angelo, guerrieri, questa notte dobbiamo stare allerta,
perch questa notte Sebastian Morgenstern guider le sue forze contro di noi. - Il vento che soffiava
dalle colline intorno ad Alicante era gelido; Jia rabbrivid. - Sebastian Morgenstern sta cercando di
distruggere ci che siamo. Ci scaglier contro guerrieri che hanno le nostre stesse facce, ma non sono
Nephilim. Non potremo esitare. Quando li affronteremo, quando guarderemo gli Ottenebrati non
potremo vedere i fratelli o le madri o le sorelle o le mogli, ma creature tormentate. Umani a cui  stata
carpita ogni umanit. Noi siamo ci che siamo perch la nostra volont  libera, siamo liberi di
scegliere. E scegliamo di resistere e combattere. Scegliamo di sconfiggere le forze di Sebastian. Loro
hanno l'oscurit; noi abbiamo la forza dell'Angelo. Il fuoco mette alla prova l'oro. In questo fuoco noi
saremo messi alla prova, e brilleremo. Conoscete il protocollo; sapete cosa fare. Andate, figli
dell'Angelo. Andate, e accendete le luci di guerra.
capitolo 22
LE CENERI DEI NOSTRI PADRI
L'improvviso gemito di una sirena lacer l'aria, ed Emma si alz a sedere sul letto, spargendo
le carte a terra. Aveva il cuore in gola.
Attraverso la finestra aperta della sua stanza vedeva le torri antidemoni emanare bagliori dorati
e rossi. I colori della guerra.
Si alz barcollando e prese la tenuta, appesa a un attaccapanni accanto al letto. Se l'era appena
infilata e si era chinata per allacciarsi gli stivali, quando la porta si spalanc. Era Julian, che entr di
slancio nella stanza per poi fermarsi di colpo. Spost lo sguardo dalle carte sul pavimento alla sua
amica. - Emma non hai sentito l'annuncio?
- Stavo facendo un sonnellino - borbott mentre si fissava le cinghie di Cortana sulla schiena
e faceva scivolare la lama nel fodero.
- La citt  sotto attacco - disse Julian. - Dobbiamo andare nella Sala degli Accordi. Ci
chiuderanno tutti dentro, tutti noi bambini, perch  il posto pi sicuro della citt.
- Io non ci vengo - annunci Emma.
Il ragazzino la fiss. Indossava dei jeans, la giacca della tenuta e le scarpe da ginnastica; aveva
una spada corta infilata nella cintura. I soffici riccioli castani scompigliati non erano stati pettinati. -
Che vuoi dire?
- Rifiuto di nascondermi nella Sala degli Accordi. Voglio combattere.
Jules si pass le mani tra i capelli arruffati. - Se combatti tu, combatto anch'io. E questo
significa che non ci sar nessuno a portare Tavvy nella Sala degli Accordi, o a proteggere Livvy, Ty e
Dru.
- E Helen e Aline? - chiese Emma. - I Penhallow
- Helen ci sta aspettando. Tutti i Penhallow sono su alla Guardia, compresa Aline. A casa non
c' nessuno tranne Helen e noi - disse Julian allungando una mano verso di lei. - Helen da sola non
pu proteggerci tutti e in pi portare il piccolo; ha solo due mani.
La guard, e lei scorse la paura nei suoi occhi, la paura che di solito lui stava ben attento a
nascondere ai fratelli minori.
- Emma - disse il ragazzino. - Sei la migliore, la migliore combattente di tutti noi. Non sei
solo mia amica, e io non sono solo il loro fratello maggiore. Sono il loro padre, o la cosa che pi vi si
avvicina, e loro hanno bisogno di me, come io ho bisogno di te. - La mano che aveva allungato
tremava. I suoi occhi color del mare erano grandi nel viso pallido: sembrava tutto fuorch un padre. -
Ti prego, Emma.
Lei tese lentamente la mano e prese quella dell'amico, avvolgendo le proprie dita intorno alle
sue. Lo vide fare un piccolo sospiro di sollievo e si sent stringere il cuore. Dietro di lui, attraverso la
porta aperta, li scorse: Tavvy e Dru, Livia e Tiberius. Ne era responsabile. - Andiamo.
In cima alla scala Jace lasci la mano di Clary, che si afferr alla balaustra cercando di non
tossire anche se si sentiva strappare i polmoni dal petto. Lui la guard interrogativo ma poi si irrigid.
Dietro di loro echeggiava uno scalpiccio di piedi che correvano. Gli Ottenebrati li stavano tallonando.
- Vieni - le disse, e ricominci a correre.
Clary si costrinse a seguirlo. Jace sembrava sapere dove andare, infallibilmente; immagin che
stesse ricorrendo alla mappa della Guardia che aveva stampata in testa per spingersi verso il centro
della fortezza.
Svoltarono in un lungo corridoio, a met del quale Jace si ferm davanti a una doppia porta di
metallo su cui erano intagliate alcune rune sconosciute. Clary si sarebbe aspettata rune di Morte,
qualcosa che parlasse dell'Inferno e delle tenebre, invece parlavano di afflizione e dolore per un mondo
distrutto. Chi le aveva incise, si chiese, e in preda a quale profondo lutto? Aveva gi visto delle rune di
Dolore, gli Shadowhunters le portavano come simboli di lutto ? senza scopi terapeutici ? quando una
persona cara moriva, ma c' differenza tra il dolore per una persona e quello per un mondo intero.
Jace abbass la testa e la baci svelto e con forza sulla bocca. - Sei pronta?
Clary annu, e Jace spalanc la porta e la varc. Lei lo segu.
La sala in cui entrarono era grande quanto quella del Consiglio nella Guardia di Alicante, se
non di pi. Il soffitto si levava alto sopra di loro e il vasto pavimento di marmo, che qui era vuoto
anzich ricoperto da file di sedie, si allungava verso una pedana sul fondo. Dietro la pedana si aprivano
due grandi finestre. La luce del tramonto si riversava attraverso ognuna di esse, in un caso tinta di oro,
nell'altro di sangue.
Al centro della sala, nella luce sanguigna e dorata, era inginocchiato Sebastian. Tracciava rune
sul pavimento, un cerchio di scuri simboli collegati. Rendendosi conto di cosa stava facendo, Clary si
lanci verso di lui e indietreggi vacillando con un grido, quando una massiccia forma grigia le si
par davanti minacciosa.
Sembrava un'enorme larva, e l'unica apertura nel grigio corpo scivoloso era una bocca piena di
denti frastagliati. Clary lo riconobbe: ad Alicante ne aveva gi visto uno far rotolare il corpo viscido su
un mucchio di sangue, vetro e zucchero glassato. Era un demone Behemoth.
Allung la mano verso il pugnale, ma Jace stava gi balzando in avanti con la spada in pugno.
Vol in aria e atterr sulla schiena della creatura, per poi trafiggerle la testa senza occhi. Clary arretr
mentre il demone Behemoth si dimenava, spruzzando icore urticante, e un acuto ululato di dolore si
sprigionava dalla sua gola aperta. Jace gli si aggrapp alla schiena, l'icore che lo schizzava mentre lui
calava la spada gi, e gi, e ancora gi finch la creatura, con un ultimo urlo gorgogliante, non croll al
suolo con un tonfo. Lo Shadowhunter la tenne inchiodata al pavimento, le ginocchia serrate sui fianchi,
fino alla fine. Poi balz gi, atterrando in piedi.
Per un momento regn il silenzio. Jace gir lo sguardo per la stanza quasi aspettandosi che un
altro demone si avventasse su di loro dall'ombra, ma non c'era nulla, solo Sebastian, adesso in piedi al
centro del suo cerchio di rune ormai completato.
Batt lentamente le mani. - Bel lavoro, un sistema davvero eccellente per far fuori un demone.
Scommetto che pap ti avrebbe dato una stellina d'oro. E ora possiamo dare un taglio ai convenevoli?
Riconosci dove siamo, vero?
Gli occhi di Jace percorsero la sala, e Clary segu il suo sguardo. La luce fuori dalle finestre si
era leggermente offuscata, e ora spiccava pi chiaramente la pedana. Vi erano collocati due enormi
be', l'unica parola per definirli era "troni". Erano d'oro e d'avorio, preceduti da una serie di gradini
anch'essi dorati. Ognuno aveva uno schienale rotondo con sopra una chiave in rilievo.
- Io sono il vivente. Ero morto, ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli
inferi - declam Sebastian. Poi fece un ampio gesto verso i due troni, e Clary si rese conto con un
improvviso sussulto che accanto a quello di sinistra era inginocchiato qualcuno, un Ottenebrato in
tenuta rossa. Una donna in ginocchio, le mani serrate davanti a s. - Queste sono le chiavi,
trasformate in forma di troni e date a me dai demoni che governano questo mondo, Lilith e Asmodeo.
I suoi occhi neri si spostarono verso Clary, che ne percep lo sguardo come dita fredde che le
salissero su per la schiena. - Non so perch mi stai mostrando tutto questo. Cosa ti aspetti?
Ammirazione? Scordatela. Puoi minacciarmi, se vuoi; sai che non me ne importa. Jace non puoi
minacciarlo lui ha il fuoco del Paradiso nelle vene; non puoi fargli del male.
- Davvero? - chiese Sebastian. - Chi lo sa quanto fuoco del Paradiso ha ancora nelle vene,
dopo lo spettacolo pirotecnico che ha messo in scena l'altra notte. Quel demone aveva colpito nel
segno, eh, fratello? Sapevo che non avresti mai potuto sopportare la consapevolezza di aver ucciso un
tuo simile.
- Mi hai costretto tu a uccidere - ribatt Jace. - Non  stata la mia mano a sollevare il
coltello che ha ucciso Sorella Magdalena;  stata la tua.
- Se ti fa piacere crederlo. - Il sorriso di Sebastian divenne ancora pi gelido. - Ma non
importa, ci sono altri che posso minacciare. Amatis, alzati e porta qui Jocelyn.
Clary sent dei minuscoli pugnali di ghiaccio guizzarle nelle vene; cerc di non lasciar trapelare
nessuna espressione mentre la donna inginocchiata accanto al trono si alzava. Era davvero Amatis, con
i suoi sconcertanti occhi azzurri tanto simili a quelli di Luke. Sorrise. - Con piacere - disse, e usc a
grandi passi dalla stanza, l'orlo della lunga veste che le strascicava dietro.
Jace avanz con un grugnito indistinto e si ferm di colpo a parecchi metri da Sebastian.
Allung le mani, ma sembrarono urtare contro qualcosa di traslucido, una parete invisibile.
L'altro sbuff. - Ti pare che ti farei avvicinare proprio te, con il fuoco che ti brucia dentro?
Una volta mi  bastata, grazie.
- Dunque sai che posso ucciderti - disse Jace standogli di fronte, e Clary non pot fare a
meno di pensare a quanto fossero simili e opposti, come il ghiaccio e il fuoco, Sebastian tutto bianco e
nero, Jace che divampava di rosso e d'oro. - Non puoi rintanarti qui dentro in eterno. Morirai di fame.
Sebastian comp un rapido gesto con le dita, come Clary aveva visto fare a Magnus quando
gettava un incantesimo e Jace vol all'indietro e and a sbattere contro la parete alle loro spalle.
Clary rimase senza fiato quando, girandosi, lo vide accasciato a terra, uno squarcio sanguinante su un
lato della testa.
Sebastian mormor compiaciuto e abbass la mano. - Non preoccuparti - disse in tono
disinvolto, spostando nuovamente lo sguardo su di lei. - Star bene. Col tempo. Se non cambio idea
su cosa fare di lui. Sono certo che capirai, ora che hai visto di cosa sono capace.
Clary rimase immobile. Sapeva quanto fosse importante mantenere il viso inespressivo, non
fissare spaventata Jace, non mostrare a Sebastian rabbia o paura. In fondo al cuore sapeva meglio di
chiunque altro cosa lui voleva; sapeva com'era, e questa era la migliore arma che possedesse.
Be', forse la seconda.
- Ho sempre saputo che hai potere - disse senza guardare verso Jace deliberatamente, senza
analizzare deliberatamente la sua immobilit, il rivolo di sangue che gli colava lungo il lato del viso.
Alla fine, succedeva sempre cos: ogni volta toccava a lei affrontare Sebastian da sola, senza nessun
altro, neppure Jace, al proprio fianco.
- Potere - ripet lui, quasi fosse un insulto. -  cos che lo chiami? Qui ho pi che il potere,
Clary. Qui, in questa fortezza, posso modellare ci che  reale. - Aveva cominciato a camminare su e
gi all'interno del cerchio che aveva disegnato, le mani unite disinvoltamente dietro la schiena, come
un professore che tenga una lezione. - Questo mondo  collegato solo da fili molto sottili a quello in
cui siete nati. La strada attraverso il Regno delle Fate  uno di essi. Queste finestre sono un altro.
Attraversando quella - e indic la finestra a destra, dalla quale Clary vedeva il cielo blu cupo del
crepuscolo e le stelle - torneresti a Idris. Ma non  cos semplice. - Guard le stelle attraverso il
vetro. - Sono venuto in questo mondo perch lo consideravo un posto dove potermi nascondere,
invece poi ho cominciato a capire. Sono sicuro che nostro padre ti ha citato spesso queste parole -
disse a Jace, come se lui potesse sentirlo - ma  meglio regnare all'Inferno che servire in Paradiso. E
qui io regno. Ho i miei Ottenebrati e i miei demoni. Ho la mia fortezza e la mia cittadella. E quando i
confini di questo mondo saranno sigillati, tutto qui sar un'arma nelle mie mani. Le rocce, gli alberi
morti, il terreno stesso verranno a me ed eserciteranno il loro potere per me. E gli antichi demoni, i
Grandi, contempleranno la mia opera e mi ricompenseranno. Mi innalzeranno nella gloria, e regner
negli abissi tra i mondi e negli spazi tra tutte le stelle.
- Ed egli le governer con un bastone di ferro - disse Clary, ricordando le parole lette da
Alec nella Sala degli Accordi, e dar a lui la Stella del Mattino.
Sebastian si gir verso di lei, gli occhi scintillanti. - S! S, molto bene, ora capisci. Pensavo di
desiderare il nostro mondo per distruggerlo in un bagno di sangue, invece voglio di pi. Voglio il
retaggio dei Morgenstern.
- Vuoi essere il diavolo? - chiese Clary, mezzo sbalordita e mezzo terrorizzata. - Vuoi
regnare all'Inferno? - Allarg le mani. - Avanti, allora. Nessuno di noi ti fermer. Facci tornare a
casa, giura che lascerai in pace il nostro mondo e potrai possedere l'Inferno.
- Ahim - fece Sebastian. - Purtroppo ho scoperto un'altra cosa che probabilmente mi
distingue da Lucifero. Non voglio regnare da solo. - Allung il braccio in un gesto elegante e indic i
due grandi troni sulla pedana. - Uno di quelli  per me. E l'altro l'altro  per te.
Le strade di Alicante giravano e curvavano su se stesse come correnti marine; se Emma non
avesse seguito Helen, che teneva una stregaluce in una mano e la balestra nell'altra, si sarebbe di sicuro
smarrita.
L'ultimo chiarore del sole stava svanendo dal cielo, le strade erano ormai immerse nel buio.
Julian trasportava Tavvy, le braccine del piccolo allacciate intorno al collo; Emma teneva Dru per
mano, e i gemelli camminavano stretti l'uno all'altra in silenzio.
Dru non era veloce, e continuava a inciampare; cadde ripetutamente, e ogni volta Emma dovette
rimetterla in piedi. Jules le grid di stare attenta, e lei ce la metteva davvero tutta. Non riusciva a capire
come facesse lui, che teneva Tavvy con grande attenzione e intanto gli sussurrava chiss cosa in modo
tanto rassicurante che il bambino non piangeva neppure. Dru invece singhiozzava in silenzio; Emma
asciug le lacrime sulle guance della bambina mentre la aiutava a rimettersi in piedi per la quarta volta
mormorandole tenere parole senza senso, come sua madre aveva fatto con lei quand'era caduta da
piccola.
Non aveva mai sentito la mancanza dei genitori con tanta angoscia come ora; le sembrava di
avere un coltello piantato tra le costole.
- Dru - cominci, ma poi il cielo si accese di rosso. Le torri antidemoni erano divampate di
intenso scarlatto, mentre tutto l'oro che simboleggiava l'allarme era scomparso.
-  stata aperta una breccia nelle mura - disse Helen alzando gli occhi alla Guardia. Emma
sapeva che stava pensando ad Aline. Il bagliore rosso delle torri tinse di sangue i suoi capelli chiari. -
Avanti svelti.
Emma non era sicura che potessero davvero andare pi svelti, per afferr pi saldamente il
polso di Drusilla e trascin la bambina fin quasi a sollevarla da terra, borbottando scuse via via che
avanzavano. I gemelli, mano nella mano, erano pi veloci anche quando il gruppetto corse su per una
rampa di scalini irregolari che conducevano alla Piazza dell'Angelo.
Avevano quasi raggiunto l'ultimo gradino, quando Julian grid trafelato: - Helen, dietro di
noi! - Emma si gir e vide un cavaliere delle fate in armatura bianca che si avvicinava alla base della
scalinata. Portava un arco fatto con un ramo curvato e aveva lunghi capelli color corteccia.
Per un istante i suoi occhi incontrarono quelli di Helen. L'espressione del suo viso cambi, ed
Emma non pot fare a meno di chiedersi se avesse percepito il sangue di fata che le scorreva nelle
vene Poi Helen sollev il braccio destro, gli punt coltro la balestra e tir.
Il cavaliere schiv con una piroetta la freccia, che colp il muro alle sue spalle, fece un sorriso
soddisfatto, balz sul primo gradino, sul secondo e lanci un urlo. Emma guard strabiliata le gambe
piegarsi sotto di lui; il cavaliere cadde e grid mentre urtava il bordo del gradino. La ragazzina not per
la prima volta che nei bordi dei gradini erano stati conficcati cavatappi, chiodi e altri pezzi di ferro
modellato a freddo. Il guerriero delle fate indietreggi barcollando, e Helen scocc di nuovo. Questa
volta la freccia trapass l'armatura e gli si conficc nel petto. Il cavaliere si accasci al suolo.
- Lo hanno reso a prova di fata - disse Emma ricordando quando aveva guardato fuori dalla
finestra dei Penhallow con Ty e Helen. - Tutto il metallo, tutto il ferro. - Indic un edifico attiguo, al
cui tetto era stata appesa una lunga fila di forbici. - Ecco cosa stavano facendo le guardie
A un tratto Dru url. Un'altra figura risaliva di corsa la strada, un altro cavaliere delle fate.
Questa volta si trattava di una donna dall'armatura verde chiaro con uno scudo di foglie scolpite
sovrapposte.
Emma sfil un coltello dalla cintura e lo lanci. Istintivamente la fata sollev lo scudo per
bloccarlo e quello vol oltre la sua testa, recidendo la corda che fissava un paio di forbici al tetto
soprastante. Le forbici caddero con la punta all'ingi e affondarono nelle spalle della fata, che croll a
terra con un urlo, il corpo scosso da spasmi.
- Bel lavoro, Emma - disse Helen con voce tesa. - Venite, tutti voi
S'interruppe con un grido mentre tre Ottenebrati spuntavano da una strada laterale. Indossavano
la tenuta rossa che aveva popolato cos spesso gli incubi di Emma, resa ancora pi rossa dalla luce delle
torri antidemoni.
I bambini erano muti come spettri. Helen sollev la balestra e lanci una freccia. Questa colp
alla spalla uno degli Ottenebrati, che indietreggi girando su se stesso e barcollando, ma senza cadere.
La ragazza armeggi per ricaricare la balestra mentre Julian si sforzava di tenere Tavvy e
contemporaneamente sguainare la spada al suo fianco. Emma mise la mano su Cortana
Un vorticante cerchio di luce sfrecci in aria e si conficc nella gola del primo Ottenebrato,
schizzando di sangue il muro alle sue spalle. Quello si afferr la gola e cadde. Altri due cerchi volarono
in rapida successione e trafissero il petto degli altri Shadowhunters oscuri, che si accasciarono in
silenzio, mentre una nuova pozza di sangue si allargava tra i ciottoli.
Emma si gir e alz lo sguardo. In cima alla scala c'era qualcuno: un giovane Shadowhunter dai
capelli neri, un chakhram scintillante ancora nella mano destra e parecchi altri agganciati alla cintura
delle armi. Nella luce rossa delle torri antidemoni sembrava risplendere, una figura alta e sottile in
tenuta nera stagliata contro il nero pi scuro della notte, la Sala degli Accordi che si levava come una
pallida luna dietro di lui.
- Fratello Zaccaria? - disse Helen sbalordita.
- Che succede? - chiese Magnus con voce roca. Non riusciva pi a stare seduto ed era steso,
leggermente sollevato sui gomiti, sul pavimento della cella. Luke teneva il viso premuto contro la
finestra a feritoia. Le spalle irrigidite, non si era spostato di un centimetro da quando erano cominciate
le urla e le grida.
- Luce - disse finalmente. - C' una strana luce che scaturisce dalla fortezza sta
dissipando la nebbia. Vedo l'altopiano sottostante, e alcuni Ottenebrati che corrono qua e l. Proprio
non capisco cosa possa aver provocato questo caos.
Magnus rise piano, e si sent in bocca un sapore metallico. - Ma dai, chi vuoi che sia stato?
Luke lo guard. - Il Conclave?
- Il Conclave? - ribatt l'altro. - Detesto deluderti, ma loro non tengono abbastanza a noi da
scomodarsi a venire fin qui. - Rovesci la testa all'indietro. Si sentiva peggio di quanto ricordasse di
essersi mai sentito be', pi o meno. C'era stato l'incidente con i ratti e le sabbie mobili a cavallo del
secolo. - Ma tua figlia s. Lei s.
Luke sembr inorridito. - Clary. No. Lei non dovrebbe essere qui.
- Sbaglio, o  sempre dove non dovrebbe? - disse Magnus in tono assennato. O almeno cos
gli parve. Difficile dirlo, stordito com'era. - Con tutti gli altri. I suoi fedeli compagni. Il mio
La porta si spalanc. Lo stregone cerc inutilmente di mettersi a sedere e ricadde sui gomiti.
Prov una vaga sensazione di fastidio. Se Sebastian era venuto a ucciderli, avrebbe preferito morire in
piedi piuttosto che sui gomiti. Sent alcune voci: quella di Luke, che gridava qualcosa, e poi altre, e poi
gli comparve davanti tremolando un viso che si libr sopra il suo, gli occhi come stelle in un cielo
pallido.
Magnus butt fuori l'aria e per un istante non si sent pi male, n timoroso di morire, e
neppure furioso e amareggiato. Fu invaso dal sollievo, intenso come dolore, e allung una mano per
sfiorare con le nocche ammaccate la guancia del ragazzo chino su di lui. Gli occhi di Alec erano grandi
e azzurri e pieni di angoscia.
- Oh, il mio Alec - gli disse. - Sei stato tanto triste. Non lo sapevo.
Mentre si inoltravano nel cuore della citt, la folla aumentava: altri Nephilim, altri Ottenebrati,
altri guerrieri delle fate ma le fate si muovevano lentamente, a fatica, molte di loro erano indebolite
dal contatto con il ferro, l'acciaio, il legno di sorbo selvatico e il sale che era stato copiosamente sparso
nelle vie come protezione contro di loro. La forza dei soldati delle fate era leggendaria, eppure Emma
ne vide molti ? altrimenti facilmente vittoriosi ? cedere sotto le spade balenanti dei Nephilim, il loro
sangue scorrere sulle bianche lastre di pietra della Piazza dell'Angelo.
Gli Ottenebrati, per, non apparivano affatto indeboliti. Apparentemente indifferenti ai
problemi delle fate loro alleate, si facevano strada menando fendenti e sciabolate tra i Nephilim che
stipavano la piazza. Julian si era infilato Tavvy sotto la giacca e aveva chiuso la zip; ora il piccolo
levava alte grida, che si perdevano tra le urla della battaglia.
- Dobbiamo fermarci! - grid Julian. - Verremo separati! Helen!
Helen era pallida e sofferente. Pi si avvicinavano alla Sala degli Accordi, che ora torreggiava
su di loro, pi fitti erano i gruppi di incantesimi di protezione dalle fate; perfino lei, con la sua
ascendenza parziale, cominciava a risentirne. Alla fine fu Fratello Zaccaria ? ora solo Zaccaria, si
ricord Emma, solo uno Shadowhunter come loro ? che li fece mettere tutti in fila, Blackthorn e
Carstairs, e li fece prendere per mano. Emma si aggrapp alla cintura di Julian, dal momento che
questo usava l'altra mano per reggere Tavvy. Perfino Ty fu costretto a dare la mano a Drusilla, ma con
un tale cipiglio da farle riempire ancora gli occhi di lacrime.
Si fecero strada verso la sala stretti gli uni agli altri, preceduti da Zaccaria; era rimasto senza
lame da lancio e si era armato di un'asta con una lunga punta di acciaio. Mentre avanzavano se ne
serviva per farsi largo tra la folla, aprendosi un varco attraverso gli Ottenebrati con efficienza e calma
glaciale.
Emma ardeva dalla voglia di sguainare Cortana, di correre avanti e trafiggere e infilzare i
nemici che avevano assassinato i suoi genitori, torturato e trasformato il padre di Julian, portato Mark
via da loro, ma questo avrebbe significato lasciare Julian e Livvy, e non poteva farlo. Doveva troppo ai
Blackthorn, soprattutto a Jules, Jules che l'aveva tenuta in vita, che le aveva portato Cortana quando lei
era convinta che sarebbe morta di dolore.
Finalmente salirono incespicando i gradini della sala dietro a Helen e a Zaccaria, e raggiunsero
la massiccia doppia porta dell'atrio. Ai suoi lati c'erano due guardie, una delle quali teneva una grossa
barra di legno. Emma riconobbe nell'altra la donna con il tatuaggio koi che a volte prendeva la parola
nelle assemblee: Diana Wrayburn. - Stiamo per chiudere la porta - disse la donna con la barra. -
Ehi, voi due, dovrete lasciare qui i piccoli; solo i bambini sono ammessi all'interno
- Helen - disse Dru con una vocina tremante. La linea allora si ruppe e i piccoli Blackthorn si
strinsero intorno alla ragazza; Julian stava un po' in disparte, il viso inespressivo e terreo, la mano
libera che accarezzava i riccioli di Tavvy.
- Va tutto bene - diceva Helen con voce strozzata. - Questo  il luogo pi sicuro di
Alicante. Guardate, i gradini sono completamente cosparsi di sale e terra di tomba per tenere lontane le
fate.
- E sotto le lastre di pietra c' ferro freddo - disse Diana. - Abbiamo seguito alla lettera le
istruzioni del Labirinto a Spirale.
All'accenno al Labirinto a Spirale, Zaccaria trattenne bruscamente il fiato e s'inginocchi, in
modo che i suoi occhi fossero allo stesso livello di quelli di Emma. - Emma Cordelia Carstairs -
cominci. Sembrava al tempo stesso molto giovane e molto vecchio. Sulla gola, nel punto in cui
risaltava il Marchio sbiadito, aveva del sangue, ma non era il suo. Sembrava studiarle il viso, per
Emma non avrebbe saputo dire in cerca di cosa. - Stai con il tuo parabatai - le disse infine, cos
piano che nessuno poteva sentirli. - A volte  pi coraggioso non combattere. Proteggili, e tieni in
serbo la tua vendetta per un'altra volta.
Emma sent i propri occhi spalancarsi. - Ma io non ho un parabatai e come hai fatto
Una delle guardie grid e cadde con il petto trafitto da una freccia dall'impennaggio rosso. -
Entrate! - grid Diana afferrando i bambini e gettandoli quasi nella sala. Emma si sent agguantare e
scaraventare dentro; si gir per dare un'ultima occhiata a Zaccaria e a Helen, ma era troppo tardi. La
porta si era chiusa violentemente dietro di lei, e il massiccio catenaccio di legno era stato spinto al suo
posto con un fragore definitivo.
- No - disse Clary spostando lo sguardo dall'inquietante trono a Sebastian, e viceversa.
Svuota la mente, si disse. Concentrati su Sebastian, su cosa sta succedendo qui, su ci che puoi fare
per fermarlo. Non pensare a Jace. - Sappi che non rimarr qui. Tu potrai anche preferire regnare
all'Inferno che servire in Paradiso, ma io non voglio n l'una n l'altra cosa Voglio solo andare a
casa e vivere la mia vita.
- Non  possibile. Ho gi sigillato il passaggio che vi ha condotti qui. Nessuno pu percorrerlo
a ritroso. L'unica via rimasta  questa - fece un gesto verso la finestra - e tra poco verr sigillata
anch'essa. Non ci sar pi nessun ritorno a casa, non per te. Il tuo posto  qui, con me.
- Perch Perch io?
- Perch ti amo - rispose Sebastian. Sembrava a disagio. Teso e nervoso, come se stesse
cercando di prendere qualcosa che non poteva toccare. - Non voglio che tu soffra.
- Tu non Ma tu mi hai fatto soffrire. Hai provato a
- Non importa se sono io a farti soffrire, perch tu appartieni a me. Posso fare quello che
voglio di te. Ma non voglio che altri ti tocchino o ti posseggano o ti facciano soffrire. Voglio averti qui,
voglio che mi ammiri e veda ci che ho fatto, ci che ho realizzato. Questo  amore, no?
- No - ribatt Clary con una voce sommessa e triste. - No, non lo . - Fece un passo verso
di lui e urt con lo stivale contro il campo di forza invisibile del suo cerchio di rune. Non poteva andare
oltre. - Se ami qualcuno, vuoi che ti ricambi.
Sebastian socchiuse gli occhi. - Non assumere con me quell'aria di superiorit. So cos'
l'amore secondo te, Clarissa, ma si d il caso che creda ti sbagli. Tu salirai al trono e regnerai accanto a
me. Hai un cuore oscuro dentro di te, ed  un'oscurit che condividiamo. Quando sar tutto ci che c'
nel tuo mondo, quando sar tutto ci che ne rimane, allora ricambierai per forza il mio amore.
- Non capisco
- Non mi stupisce - disse Sebastian con un sorrisetto compiaciuto. - Diciamo che non sei
precisamente in possesso di tutte le informazioni. Lasciami indovinare, non sai nulla di quanto 
accaduto ad Alicante dopo che te ne sei andata, giusto?
Una sensazione di gelo cominci a diffondersi nello stomaco di Clary. - Siamo in un'altra
dimensione. Nessuno pu saperlo.
- Non  esatto - disse Sebastian, e la sua voce traboccava di piacere, come se la sorella fosse
caduta a pi pari nella trappola che le aveva teso. - Guarda nella finestra sopra il trono a est. Guarda, e
vedrai Alicante.
Clary guard. Quando era entrata nella sala, dalla finestra a est aveva scorto solo quello che
sembrava il cielo notturno stellato, ma ora, concentrandosi, vide la superficie del vetro scintillare e
incresparsi. A un tratto le venne in mente la storia di Biancaneve, lo specchio magico con la superficie
che scintillava e si trasformava, rivelando il mondo esterno.
Ora davanti ai suoi occhi c'era la Sala degli Accordi. Era piena di bambini. Bambini
Shadowhunter seduti e in piedi, stretti gli uni agli altri. I piccoli Blackthorn formavano un gruppetto
compatto: Julian era seduto con Tavvy sulle ginocchia, il braccio libero allungato come se potesse
cingere gli altri fratelli, stringerli a s e proteggerli. Emma gli sedeva vicino, il viso impietrito, la spada
dorata che le scintillava dietro la spalla
La scena si dissolse e apparve la Piazza dell'Angelo. La Sala degli Accordi era circondata da
una massa ribollente di Nephilim, e schierati contro di loro c'erano gli Shadowhunters oscuri nelle loro
tenute rosse, irti di armi e non solo Ottenebrati, anche figure nelle quali Clary riconobbe con un tuffo
al cuore i guerrieri delle fate. Una fata dai capelli blu e verdi si batteva contro Aline Penhallow, che
stava davanti alla madre, la spada sguainata come se fosse pronta a combattere fino alla morte.
Dall'altra parte della piazza Helen cercava di farsi strada verso di lei tra la folla, ma questa era troppo
fitta. La ragazza era bloccata non solo dal combattimento in corso, ma anche dai corpi, corpi di
guerrieri Shadowhunters, caduti e morenti, molti pi in nero che in rosso. Stavano perdendo la
battaglia, la stavano perdendo
Clary si gir verso Sebastian mentre la scena cominciava a svanire. - Cosa sta succedendo?
-  finita - rispose lui. - Ho chiesto al Conclave di consegnarvi a me; non l'ha fatto. Perch
eravate fuggiti, lo ammetto, ma comunque non mi serviva pi. Le mie forze hanno invaso la citt. I
bambini Nephilim si nascondono nella Sala degli Accordi, ma quando gli altri saranno morti la sala
verr presa. Alicante sar mia. Tutta Idris sar mia. Gli Shadowhunters hanno perso la guerra, se
vogliamo chiamarla cos: a essere sinceri, pensavo che avrebbero opposto maggiore resistenza.
- Ma quelli non sono certo tutti gli Shadowhunters esistenti - obiett Clary, - solo quelli
che si trovavano ad Alicante. Ci sono altri Nephilim sparsi per il mondo
- Tutti gli Shadowhunters che vedi l berranno ben presto dalla Coppa Infernale. Allora
saranno miei servi, e li mander a trovare i loro confratelli nel mondo, che saranno anch'essi
trasformati o uccisi. Eliminer le Sorelle di Ferro e i Fratelli Silenti nelle loro cittadelle di pietra e
silenzio. Entro un mese, la razza di Jonathan Shadowhunter sar spazzata via dalla faccia della Terra. E
allora - Fece un sorriso che trasudava gioia maligna e gesticol verso la finestra a ovest, affacciata
sul paesaggio morto e desolato di Edom. - Hai visto che cosa succede a un mondo senza protezioni. Il
vostro mondo morir. Morte su morte, e sangue nelle strade.
Clary pens a Magnus. Ho visto una citt tutta di sangue, con torri fatte di ossa e liquido rosso
che scorreva come acqua per le strade.
- Non puoi pensare davvero - disse con voce spenta - che se lo farai, se ci di cui parli
avverr davvero, ci sar una sia pur minima possibilit che io sieda su un trono accanto a te. Preferirei
essere torturata a morte.
- Oh, non credo - replic lui in tono disinvolto. -  per questo che ho aspettato, vedi. Per
darti una possibilit. Tutti i membri del Popolo Fatato che sono miei alleati, tutti gli Ottenebrati che
vedi, aspettano i miei ordini. A un mio segnale si ritireranno. Il vostro mondo sar salvo. Voi non
potrete pi farvi ritorno, naturalmente: sigiller i confini tra le due dimensioni, e nessuno, demone o
umano, viagger pi tra di esse. Ma il vostro mondo sar salvo.
- Una possibilit - disse Clary. - Hai detto che mi avresti dato una possibilit?
- Certo - rispose lui. - Regna al mio fianco, e risparmier il tuo mondo. Rifiuta, e dar
l'ordine di annientarlo. Scegli me, e potrai salvare milioni, miliardi di vite, sorella. Potrai salvare un
mondo intero dannando una sola anima. La tua. Dunque dimmi, qual  la tua decisione?
- Magnus - fece Alec in tono disperato, e allung la mano verso le catene di adamas
profondamente conficcate nel terreno e fissate alle manette che circondavano i polsi dello stregone. -
Stai bene? Sei ferito?
Isabelle e Simon stavano controllando Luke. Izzy, un'espressione ansiosa sul viso, continuava a
lanciare occhiate al fratello, che non incrociava di proposito il suo sguardo per evitare che ci vedesse
dentro la paura. Sfior con il dorso della mano il viso di Magnus. Era scavato e giallastro, le labbra
secche, ombre cineree sotto gli occhi.
Il mio Alec, aveva detto Magnus, sei stato tanto triste. Non lo sapevo. E poi si era
accasciato di nuovo, come se lo sforzo di parlare lo avesse stremato.
- Stai fermo - disse Alec, e sfil una spada angelica dalla cintura. Fece per dirne il nome,
quando a un tratto si sent toccare il polso. Magnus lo aveva stretto tra le sue dita sottili.
- Chiamala Raphael - disse lo stregone, e quando Alec lo guard perplesso, lui lanci
un'occhiata alla lama. Aveva gli occhi semichiusi, e il ragazzo ricord cosa aveva detto Sebastian a
Simon nell'atrio: Ho ucciso colui che ti ha creato. La bocca di Magnus si contrasse in un
leggerissimo sorriso. -  il nome di un angelo, no?
Alec annu. - Raphael - sussurr, e quando la lama divamp la abbass con forza sulle
catene di adamas, che al suo tocco si spezzarono e caddero a terra. Alec, lasciando andare la spada, si
sporse in avanti per afferrare Magnus per le spalle e sollevarlo.
Lo stregone allung le braccia verso di lui, ma invece di alzarsi lo attir a s, lasciandogli
scivolare la mano sulla schiena e serrandogliela tra i capelli. Tir il ragazzo gi, contro di s, e lo baci,
forte, in maniera goffa e determinata, e per un istante Alec impietr e poi si abbandon, si abbandon a
baciare Magnus, una cosa che aveva creduto di non poter pi fare. Gli fece scivolare le mani sulle
spalle e poi ai lati del collo, quindi gli prese il viso e lo tenne fermo mentre lo baciava, rimanendo
assolutamente senza fiato.
A un certo punto Magnus si ritrasse; gli brillavano gli occhi. Lasci ricadere la testa sulla spalla
dell'altro, cingendolo con le braccia in modo da stringerlo a s. - Alec - cominci piano.
- S? - fece quello, morendo dalla voglia di sapere cosa volesse chiedergli Magnus.
- Siete inseguiti?
- Io be' alcuni Shadowhunters oscuri ci stanno dando la caccia - rispose Alec con
cautela.
- Peccato - fece Magnus chiudendo gli occhi. - Sarebbe bello se potessi startene
semplicemente steso qui con me. Solo per un po'.
- Be',  impossibile - tagli corto Isabelle, ma in modo non sgarbato. - Dobbiamo
andarcene. Gli Ottenebrati saranno qui a momenti, e abbiamo ci per cui eravamo venuti
- Jocelyn. - Luke si stacc dalla parete, raddrizzandosi. - Dimentichi Jocelyn.
Isabelle apr la bocca, quindi la richiuse. - Hai ragione. - La sua mano and alla cintura delle
armi e sfibbi una spada; fece un passo attraverso la stanza e la porse a Luke, quindi si chin a
raccogliere la spada angelica di Alec, che ardeva ancora.
Luke prese l'arma e la impugn con la competenza disinvolta di chi ha maneggiato spade per
tutta la vita; a volte ad Alec era difficile ricordare che un tempo Luke era stato uno Shadowhunter, ma
ora era impossibile dubitarne.
- Puoi stare in piedi? - chiese gentilmente Alec a Magnus, e quello annu e si lasci
sollevare.
Ma ci vollero meno di dieci secondi prima che le ginocchia gli cedessero e lo stregone cadesse
in avanti, tossendo.
- Magnus! - esclam Alec, e si lanci al suo fianco, per lui lo scacci con un gesto e si
rialz faticosamente in piedi.
- Dovreste andare senza di me - disse poi con una voce resa fonda dalla raucedine. - Vi
rallenter.
- Non capisco. - Alec ebbe l'impressione che una morsa gli comprimesse il cuore. - Che 
successo? Che cosa ti ha fatto?
Magnus scosse la testa, e fu Luke a rispondere per lui. - Questa dimensione lo sta uccidendo
- disse con voce piatta. - Contiene qualcosa, qualcosa che ha a che fare con suo padre, che lo sta
distruggendo.
Alec lanci un'occhiata a Magnus, che si limit a scuotere di nuovo la testa. L'altro soffoc un
irrazionale scoppio di rabbia ? fa ancora il misterioso, perfino adesso ? e respir profondamente. -
Voi andate a cercare Jocelyn, io rester con Magnus, andremo verso il centro della fortezza. Quando la
troverete, venite a cercarci l.
Isabelle sembrava sconvolta. - Ma Alec
- Ti prego, Izzy - disse lui, e vide Simon metterle una mano sulla schiena e sussurrarle
qualcosa all'orecchio. Alla fine lei annu e si gir verso la porta; Luke e Simon la seguirono,
fermandosi entrambi per voltarsi a guardare Alec prima di andare, ma fu l'immagine di Izzy che rimase
impressa a quest'ultimo, Izzy che teneva sollevata davanti a s la sua spada angelica come se fosse una
stella.
- Avanti - disse pi gentilmente che pot a Magnus, e abbass le braccia per sollevarlo. Lo
stregone si alz a fatica, e Alec riusc a gettarsi sopra la spalla una delle sue lunghe braccia. Magnus
era pi magro di quanto non fosse mai stato, la maglietta gli aderiva alle costole e gli spazi sotto gli
zigomi sembravano scavati, per c'era ancora un bel po' di stregone con cui combattere: un bel po' di
braccia e gambe e una spina dorsale lunga e ossuta.
- Reggiti a me - disse Alec, e Magnus gli rivolse quel tipo di sorriso che lo faceva sentire
come se gli avessero appoggiato uno scavino sul cuore per tirarne fuori il centro.
- Lo faccio sempre, Alexander - disse Magnus. - Sempre.
Tavvy si era addormentato sulle ginocchia di Julian, che lo teneva saldamente ma con cautela,
gli occhi cerchiati da profonde occhiaie scure. Livvy e Ty erano rannicchiati contro uno dei suoi
fianchi, Dru era raggomitolata contro l'altro.
Emma era seduta dietro di lui, la schiena contro la sua per controbilanciare il peso del piccolo.
Non c'erano colonne libere contro cui sedersi, nessuna parete spoglia; decine, centinaia di bambini
erano stipati nella sala.
Emma appoggi la testa all'indietro contro Jules. Lui aveva lo stesso odore di sempre: sapone,
sudore e un forte profumo di mare, come se gli scorresse nelle vene. Era confortante e avvilente al
tempo stesso, nella sua familiarit. - Sento qualcosa - sussurr Emma. - E tu?
Gli occhi di Julian guizzarono immediatamente verso i fratelli e le sorelle. Livvy, il mento
appoggiato alla mano, era mezzo addormentata. Dru girava lo sguardo per la sala, i grandi occhi
verde-azzurri a cui non sfuggiva nulla. Ty stava tamburellando col dito sul pavimento di marmo,
contando ossessivamente da uno a cento e viceversa. Aveva scalciato e gridato quando Julian aveva
provato a esaminare un livido che si era fatto sul braccio cadendo. Alla fine il fratello aveva lasciato
perdere e gli aveva permesso di tornare a contare e a dondolare. Lo tranquillizzava, e in quel momento
era sufficiente.
- Che cosa senti? - chiese Jules, e poi la testa di Emma si rovesci all'indietro mentre il
suono aumentava, simile a un forte vento o al crepitio di un grosso fal. Gli altri cominciarono a
muoversi e a gridare, alzando lo sguardo al soffitto di vetro.
Attraverso si vedevano le nuvole passare davanti alla faccia della luna e poi dalle nuvole
esplose una selvaggia congerie di cavalieri: cavalieri su destrieri neri dagli zoccoli di fuoco, cavalieri su
grossi cani neri dagli ardenti occhi arancione. In mezzo c'erano anche forme di trasporto pi
moderne carrozze nere tirate da cavalli scheletrici e motociclette scintillanti di cromo, osso e onice.
- La Caccia Selvaggia - sussurr Jules.
Il vento era una cosa viva, sferzava le nuvole formando picchi e avvallamenti su cui i cavalieri
si lanciavano, le loro grida udibili perfino nella tempesta di vento, le loro mani irte di armi: spade e
mazze e lance e balestre. La porta della sala cominci a tremare e a scuotersi; la barra di legno che la
bloccava esplose in mille pezzi. I Nephilim fissavano la porta con occhi terrorizzati. Emma sent la
voce di una delle guardie tra la folla dire in un sussurro teso: - La Caccia Selvaggia disperde i nostri
guerrieri fuori dalla sala. Gli Ottenebrati eliminano il ferro e la terra di tomba. Butteranno gi la porta,
se le guardie non si sbarazzeranno di loro!
- La Schiera Furiosa  arrivata - disse Ty interrompendo brevemente la sua conta. - I
Raccoglitori dei Morti.
- Ma il Consiglio ha protetto la citt dalle fate - protest Emma. - Come mai
- Non sono fate normali - disse Ty. - Il sale, la terra di tomba, il ferro freddo non
funzioneranno con la Caccia Selvaggia.
Dru si gir di scatto e alz lo sguardo. - La Caccia Selvaggia? Significa che Mark  qui? 
venuto a salvarci?
- Non essere sciocca - esclam Ty in tono sprezzante. - Adesso Mark fa parte della Caccia
Selvaggia, e i Cacciatori vogliono che ci siano battaglie. Vengono a raccogliere i morti quando  tutto
finito, ne hanno bisogno.
Dru fece una smorfia confusa. Ora la porta della sala si stava scuotendo violentemente, i cardini
minacciavano di staccarsi dalle pareti. - Ma se Mark non verr a salvarci, allora chi lo far?
- Nessuno - rispose Ty, e solo il tamburellare nervoso delle sue dita rivelava quanto l'idea lo
sconvolgesse. - Non verr a salvarci nessuno. Moriremo.
Jocelyn si scagli di nuovo contro la porta. Aveva gi la spalla ammaccata e sanguinante, le
unghie spezzate per aver provato a scardinare la serratura. Era ormai un quarto d'ora che sentiva i
rumori di un combattimento, i suoni inconfondibili di piedi che correvano, demoni che urlavano.
Il pomo della porta cominci a girare. Jocelyn balz indietro e afferr il mattone che era riuscita
ad allentare dal muro. Non poteva uccidere Sebastian, ne era consapevole, ma se avesse potuto almeno
ferirlo, rallentarlo
La porta si spalanc e il mattone vol dalla sua mano. La figura sulla soglia si abbass; il
mattone colp il muro, e Luke si raddrizz e la guard con espressione incuriosita. - Spero che una
volta sposati mi riserverai un'altra accoglienza, quando la sera torner a casa. - Jocelyn si gett su di
lui. Era sporco, insanguinato e polveroso, con la camicia strappata e una spada nella mano destra, ma il
suo braccio sinistro la cinse e la attir a s. - Luke - gli mormor nell'incavo del collo, e per un
istante pens di poter crollare per il sollievo, la felicit, l'eccitazione e la paura, cos com'era crollata
tra le sue braccia quando aveva scoperto che era stato morso. Se a quel tempo avesse capito, si era resa
conto in seguito, che il modo in cui lo amava era il modo in cui si ama qualcuno con cui si vuole
trascorrere tutta la vita, le cose sarebbero andate diversamente.
Ma allora non ci sarebbe mai stata Clary. Si ritrasse alzando lo sguardo sul suo viso, sui suoi
occhi azzurri fissi su di lei. - Nostra figlia? - gli chiese.
-  venuta qui - rispose Luke, e indietreggi in modo da farle vedere Isabelle e Simon che
aspettavano in corridoio. Sembravano entrambi molto a disagio, come se due adulti abbracciati fossero
pi o meno la cosa peggiore che potesse capitargli sotto gli occhi, perfino nei regni demoniaci. -
Vieni con noi la troveremo.
- Non tutto  perduto - disse Clary in tono disperato. - Gli Shadowhunters potrebbero
anche non essere sconfitti. Potrebbero riprendersi.
Sebastian sorrise. -  un rischio che potresti correre. Ma ascolta Sono appena arrivati ad
Alicante coloro che cavalcano i venti tra i mondi. Sono attratti dai luoghi delle carneficine. Li vedi?
Indic la finestra che dava su Alicante. Attraverso Clary scorse la Sala degli Accordi immersa
nel chiarore lunare, e nuvole che fluttuavano senza posa sullo sfondo poi le nuvole si dissolsero, e
divennero qualcos'altro. Qualcosa che lei aveva gi visto una volta, con Jace, mentre erano stesi sul
fondo di una gondola a Venezia. La Caccia Selvaggia che galoppava nel cielo: guerrieri dalle vesti
scure e lacere armati fino ai denti, che urlavano sfrecciando nel cielo in groppa ai loro spettrali
destrieri.
- La Caccia Selvaggia - disse stordita, e a un tratto le venne in mente Mark Blackthorn, i
segni delle frustate sul suo corpo, gli occhi stravolti.
- I Raccoglitori dei Morti - conferm Sebastian. - Le cornacchie della magia, che vanno
ovunque ci sia una grande carneficina. In questo caso, una carneficina che solo tu puoi evitare.
Clary chiuse gli occhi. Le sembrava di andare alla deriva, di galleggiare su un'acqua scura
mentre vedeva le luci della spiaggia farsi sempre pi lontane. Presto sarebbe stata sola nel mare, con il
cielo gelido sopra la sua testa e ottomila metri di vuote tenebre sotto di s.
- Sali sul trono - disse Sebastian. - Se lo fai, potrai salvarli tutti.
Clary lo guard. - Come faccio a sapere che manterrai la parola?
- Se non lo facessi sarei uno sciocco - rispose lui scrollando le spalle. - Capiresti
immediatamente che ti ho mentito, e allora mi combatteresti, cosa che non voglio. Non solo. Per
prendere pienamente possesso del mio potere qui, devo sigillare i confini tra i due mondi. A quel punto,
gli Ottenebrati nel vostro mondo diventeranno pi deboli perch saranno tagliati via da me, la loro
fonte. E i Nephilim saranno in grado di sconfiggerli. - Fece un sorriso bianco ghiaccio. - Sar un
miracolo. Un miracolo compiuto da noi da me. Buffo, non trovi, che debba essere io il loro angelo
salvatore?
- E tutti quelli che sono qui? Jace? Mia madre? I miei amici?
- Vivranno tutti. Non mi fa alcuna differenza - rispose Sebastian. - Non possono nuocermi,
non ora, e soprattutto non dopo che i confini saranno sigillati.
- Quindi non dovr fare altro che salire al trono - disse Clary.
- E giurare di rimanere al mio fianco finch vivr. Il che, devo ammettere, sar per un bel
pezzo. Quando i confini di questo mondo saranno sigillati, non sar solo invulnerabile, vivr in eterno.
Ma ora vivo per sempre e ho le chiavi della morte e degli Inferi.
- Saresti disposto a farlo? A rinunciare a tutto il mondo della Terra, ai tuoi Ottenebrati, alla tua
vendetta?
- Stavano cominciando ad annoiarmi. Questo mondo  pi interessante. A essere onesti, anche
tu stai cominciando ad annoiarmi un po'. Decidi una buona volta se salire o meno al trono, d'accordo?
O hai bisogno di essere persuasa?
Clary conosceva i metodi di persuasione del fratello. Coltelli sotto le unghie, una mano alla
gola. Una parte di lei desiderava che la uccidesse, che la esimesse da quella decisione. Nessuno poteva
aiutarla. In questo frangente era completamente sola.
- Non sar l'unico a vivere in eterno - continu Sebastian, e con sorpresa di Clary la sua
voce assunse un tono quasi gentile. - Da quando hai scoperto il Mondo delle Ombre non hai
segretamente desiderato essere un'eroina? Essere la pi speciale tra le persone speciali? A modo
nostro, ognuno di noi desidera essere un eroe della propria specie.
- Gli eroi salvano i mondi - ribatt Clary. - Non li distruggono.
- E io ti sto appunto offrendo questa possibilit - ribatt Sebastian. - Salendo al trono,
salverai il mondo. Salverai i tuoi amici. Avrai un potere illimitato. Ti sto offrendo un grande dono,
perch ti amo. Puoi accettare la tua oscurit e insieme dire a te stessa di aver fatto la cosa giusta. Non 
un bel modo per avere tutto ci che vuoi?
Clary chiuse gli occhi un istante, e poi un altro. Quel tanto che bastava per veder balenare dei
visi dietro le palpebre: Jace, sua madre, Luke, Simon, Isabelle, Alec. E tanti altri: Maia, Raphael e i
Blackthorn, la piccola Emma Carstairs, perfino il ricordo spettrale di suo padre.
Apr gli occhi e and verso il trono. Sent Sebastian, dietro di lei, trattenere il respiro. Dunque,
nonostante tutta la sua sicurezza ostentata, aveva dubitato, no? Non era stato sicuro di lei. Dietro i troni
le due finestre tremolavano come schermi video: una mostrava un paesaggio desolato, l'altra Alicante
presa d'assalto. Mentre raggiungeva i gradini e li saliva, Clary scorse fugacemente l'interno della Sala
degli Accordi. Ma doveva avanzare senza esitare: aveva preso la sua decisione, ora non doveva
vacillare. Il trono era grande; sembrava di arrampicarsi su una piattaforma. Il suo oro era gelido al
tocco. Arrivata all'ultimo gradino, la ragazza si gir e si sedette.
Le sembr di far spaziare lo sguardo per miglia e miglia dall'alto di una montagna. Vedeva la
Sala del Consiglio aprirsi davanti a s; Jace, steso immobile accanto alla parete. Sebastian, lo sguardo
alzato su di lei, un sorriso che gli si allargava sul viso.
- Brava - le disse. - Sorella mia, mia regina.
capitolo 23
IL BACIO DI GIUDA
La porta della sala esplose verso l'interno con una pioggia di schegge; frammenti di marmo e di
legno volarono come ossa frantumate.
Emma rimase a guardare stordita i guerrieri vestiti di rosso che cominciavano a riversarsi nella
sala, seguiti dalle fate vestite di verde, bianco e argento. E poi fu la volta dei Nephilim: Shadowhunters
in tenuta nera, disperatamente risoluti a difendere i propri figli.
Un'ondata di guardie si scagli verso la porta per contrastare gli Ottenebrati, e fu abbattuta.
Emma le guard cadere come al rallentatore. Cap di essersi alzata in piedi, come Julian, che aveva
spinto Tavvy in braccio a Livvy; poi si mossero entrambi per fare scudo ai pi piccoli dei Blackthorn,
anche se Emma era perfettamente consapevole di quanto fosse inutile un simile gesto.
Dunque  la fine, pens. Erano scappati ai guerrieri di Sebastian a Los Angeles, erano fuggiti a
casa Penhallow e da casa Penhallow nella sala, e ora erano intrappolati come topi e sarebbero morti l,
quindi tanto valeva non fuggire affatto.
Fece per afferrare Cortana pensando a suo padre, a cosa avrebbe detto se si fosse arresa. I
Carstairs non si arrendevano. Soffrivano e sopravvivevano, o morivano opponendo resistenza. Se fosse
morta, pens, almeno avrebbe rivisto i suoi genitori. Almeno questo.
Gli Ottenebrati dilagarono nella sala aprendosi un varco tra i combattenti Shadowhunters come
falci in un campo di grano. Sembravano una confusa massa micidiale, ma a un tratto Emma mise a
fuoco la scena quando uno di loro si stacc dalla folla, correndo dritto verso i Blackthorn.
Era il padre di Julian.
Il periodo trascorso come servo di Sebastian non gli aveva giovato. Aveva la pelle opaca e
grigia, il viso coperto di tagli sanguinanti, ma avanzava deciso a grandi falcate, gli occhi fissi sui propri
figli.
Emma impietr. Anche Julian, accanto a lei, l'aveva visto e ora sembrava ipnotizzato da un
serpente. Aveva assistito quando il padre era stato costretto a bere dalla Coppa Infernale, realizz
Emma, ma poi non l'aveva pi visto, non l'aveva visto alzare la spada sul proprio figlio, o ridere
all'idea della sua morte, o costringere Katerina a inginocchiarsi per essere torturata e trasformata
- Jules - disse. - Jules, quello non  tuo padre
Lui sgran gli occhi. - Emma, attenta!
La ragazzina piroett su se stessa e url. Un guerriero delle fate incombeva su di lei, protetto da
un'armatura d'argento; al posto dei capelli aveva un groviglio inestricabile di rami spinosi. Met del
viso era bruciata e coperta di bolle, evidentemente frutto degli schizzi di polvere di ferro e salgemma.
Uno degli occhi era rovesciato, bianco e cieco, ma l'altro la fissava con uno sguardo omicida. Emma
vide Diana Wrayburn lanciarsi verso di loro, gli scuri capelli turbinanti e la bocca aperta in un
avvertimento, ma senza alcuna speranza di fare in tempo. La fata sollev la spada di bronzo con un
ringhio selvaggio
Emma fece un affondo e le conficc Cortana nel petto.
Il suo sangue sembrava acqua verde. Le schizz sulla mano mentre lasciava andare la spada,
sconvolta; la fata cadde come un albero, colpendo il pavimento di marmo della sala con un forte
rumore metallico. La ragazzina balz in avanti cercando di afferrare l'elsa di Cortana, e sent Julian
gridare: - Ty!
Emma si gir. Nel caos attorno a lei vide l'esiguo spazio in cui erano radunati i Blackthorn.
Andrew Blackthorn si era fermato davanti ai suoi figli, uno strano sorrisetto sul volto, e stava tendendo
una mano.
Ed ecco Ty ? Ty, tra tutti loro il meno fiducioso, il meno sentimentale ? farsi avanti, gli occhi
fissi sul padre, la mano protesa. - Pap?
- Ty? - Livia fece per afferrare il gemello, ma la sua mano si chiuse sull'aria. - Ty, non
- Non starla a sentire - disse Andrew Blackthorn, e se ci fosse stato ancora qualche dubbio
sul fatto che lui non fosse pi davvero il padre di Julian, si dissip quando Emma sent la sua voce. Non
conteneva pi alcuna gentilezza, solo gelo e una feroce punta di gioia crudele. - Vieni qui, ragazzo
mio, Tiberius
Ty fece un altro passo avanti, e Julian sfil la spada corta dalla cintura e la lanci. Sibil in aria,
diritta e sicura, ed Emma ricord con singolare chiarezza l'ultimo giorno all'Istituto, Katerina che
mostrava loro come lanciare una lama con una traiettoria diritta e aggraziata come il verso di una
poesia. Come lanciare una lama in modo che non mancasse mai il bersaglio.
La spada super Tiberius e affond nel petto di Andrew Blackthorn. Gli occhi dell'uomo si
spalancarono per lo stupore, la mano grigia si mosse freneticamente sull'elsa che gli sporgeva dalla
gabbia toracica e poi l'Ottenebrato cadde, accasciandosi al suolo. Il suo sangue si allarg sul
pavimento mentre Tiberius urlava, martellando di pugni il petto di Julian.
- No - gridava Ty ansimando. - Perch l'hai fatto, Jules? Ti odio, ti odio
Suo fratello sembrava quasi non accorgersene. Fissava il punto in cui il padre era caduto; gli
altri Ottenebrati si stavano gi spingendo avanti, calpestando i corpi dei compagni morti. Diana
Wrayburn si trovava a una certa distanza: aveva cominciato a muoversi verso i bambini e poi si era
fermata, gli occhi pieni di dolore.
Due mani spuntarono e afferrarono il retro della camicia di Tiberius, tirandolo via da Julian. Era
Livvy, l'espressione risoluta.
- Ty. - Le sue braccia cinsero il gemello e gli bloccarono i pugni contro i fianchi. -
Tiberius, smettila subito. - Il bambino si ferm e si afflosci contro la sorella; per quanto esile, questa
ne resse il peso. - Ty - ripet, piano. - Ha dovuto farlo. Non capisci? Ha dovuto.
Julian arretr, il viso bianco come un lenzuolo, arretr ancora e ancora finch non sbatt contro
una colonna di pietra e scivol lungo di essa, accasciandosi, le spalle scosse da muti singhiozzi.
Sorella mia, mia regina.
Clary sedeva rigida sul trono d'oro e avorio. Si sentiva come una bambina sulla sedia di un
adulto: il trono era stato costruito per qualcuno di imponente, e i piedi le penzolavano sopra l'ultimo
gradino. Le sue mani serravano i braccioli, ma le dita non si avvicinavano neanche lontanamente alle
estremit scolpite sebbene, essendo queste a forma di teschio, Clary non avesse comunque un gran
desiderio di toccarle.
Sebastian camminava avanti e indietro nel cerchio protettivo di rune; ogni tanto si fermava per
alzare lo sguardo su di lei e rivolgerle quel sorriso allegro e disinvolto che Clary associava al Sebastian
della sua visione, il ragazzo dagli occhi verdi e innocenti. Mentre lei lo guardava, estrasse un lungo
pugnale acuminato dalla cintura e se ne pass la lama sul palmo. La testa gli ricadde all'indietro, gli
occhi si socchiusero mentre allungava la mano, poi il sangue gli col lungo le dita e gocciol sulle
rune.
Quando il sangue la colp, ognuna di esse cominci a brillare con una fievole scintilla. Clary si
schiacci contro il solido schienale del trono. Le rune non erano quelle del Libro Grigio; erano
sconosciute, strane.
La porta si apr e Amatis marci dentro a grandi passi, seguita da due file di Ottenebrati. Si
schierarono silenziosamente lungo le pareti della sala, i visi inespressivi, mentre Amatis sembrava
preoccupata. Il suo sguardo scivol oltre Jace, immobile sul pavimento accanto al corpo del demone
morto, e si concentr su Sebastian. - Mio signore, tua madre non  nella sua cella.
Sebastian aggrott le sopracciglia e serr a pugno la mano sanguinante. Ora le rune ardevano
intorno a lui con fiamme azzurro ghiaccio. - Seccante. Devono averla liberata gli altri.
Clary sent un impeto di speranza misto a terrore; si costrinse a rimanere zitta, ma vide gli occhi
di Amatis guizzare verso di lei. Non sembrava sorpresa di vederla sul trono, anzi, le sue labbra si
curvarono in un sorrisetto compiaciuto. - Vuoi che mandi il resto dell'esercito a cercarli? - chiese a
Sebastian.
- Non ce n' bisogno - rispose lui con un'occhiata a Clary, e riprese a sorridere;
all'improvviso risuon un'esplosione devastante e nella finestra dietro di lei, quella che si affacciava su
Alicante, si disegn un'intricata ragnatela di crepe. - I confini si stanno chiudendo - annunci
Sebastian. - Li condurr qui da me.
- Le pareti si restringono - constat Magnus.
Alec prov a metterlo un po' pi dritto; lo stregone si appoggiava pesantemente a lui, la testa
quasi sulla sua spalla. Alec non aveva la pi pallida idea di dove stessero andando, aveva perso
l'orientamento nell'intrico di corridoi da quella che sembrava un'eternit, ma non aveva alcuna
intenzione di dirlo all'altro. Magnus sembrava gi abbastanza provato il respiro irregolare e corto, il
battito accelerato. E ora questo.
- Va tutto bene - lo tranquillizz, facendogli scivolare il braccio intorno alla vita. -
Dobbiamo solo farcela fino
- Alec - ripet Magnus, la voce sorprendentemente ferma. - Non ho le traveggole. Le pareti
si stanno muovendo davvero.
Alec guard e fu preso dal panico. L'aria del corridoio era pesante, densa di polvere; le pareti
sembravano scintillare e tremare. Cominciarono a scivolare l'una verso l'altra, mentre il pavimento si
incurvava e il corridoio si restringeva a partire dal fondo, come un compattatore di rifiuti che si chiuda
di colpo. Magnus slitt e colp con un sibilo di dolore una delle pareti che si andavano deformando.
Terrorizzato, Alec gli afferr il braccio e lo tir verso di s.
- Sebastian - disse Magnus senza fiato mentre lo Shadowhunter lo trascinava lungo il
corridoio, lontano dalla pietra che si piegava. - Questa  opera sua.
Alec riusc ad assumere un'espressione incredula. - Ma come pu essere? Non ha certo il
controllo di tutto!
- Potrebbe se ha sigillato i confini tra le dimensioni. - Lo stregone boccheggi e si si
costrinse a correre. - Potrebbe controllare tutto questo mondo.
Isabelle grid mentre il pavimento sprofondava dietro di lei e si gett in avanti appena in tempo
per non precipitare nella voragine che si stava aprendo in mezzo al corridoio.
- Isabelle! - grid Simon, e allung le braccia per afferrarle le spalle.
Ma a volte ancora dimenticava l'energia che gli forniva il sangue vampiro, cos agguant la
ragazza con una tale forza che caddero entrambi all'indietro e Izzy gli fin sopra. In altre circostanze gli
sarebbe anche piaciuto, ma non ora, con il pavimento che continuava a tremare e a fendersi intorno a
loro.
Isabelle balz in piedi e tir su anche lui. Avevano perso Luke e Jocelyn in uno degli altri
corridoi, quando una parete si era spaccata spargendo una grandine di pietre. Da allora era stata tutta
una folle corsa per evitare i frantumi di legno e la pioggia di pietre, e adesso ci si metteva pure il
baratro che si era aperto nel pavimento. Simon cercava di soffocare la disperazione, ma non poteva fare
a meno di sentire che era la fine: la fortezza sarebbe andata in pezzi, loro sarebbero morti e quella
sarebbe stata la loro tomba.
- Non - boccheggi Isabelle. Aveva i capelli neri pieni di polvere e il viso insanguinato
nei punti in cui le pietre che volavano le avevano tagliato la pelle.
- Non cosa? - Il pavimento si sollev e Simon, cadendo in avanti con un mezzo tuffo, si
ritrov in un altro corridoio. Aveva la bizzarra impressione che in un modo o nell'altro la fortezza li
stesse conducendo da qualche parte. Sembrava che la sua distruzione avesse un fine, come se in
qualche modo li stesse guidando
- Non mollare - ansim Izzy gettandosi contro una porta, mentre il corridoio alle loro spalle
cominciava a sgretolarsi; la porta si spalanc e i due ruzzolarono in una stanza.
Isabelle fece un respiro affannoso, subito interrotto dalla porta che si richiudeva violentemente
dietro di loro, tagliando fuori il fragore della fortezza che esplodeva. Per un attimo Simon ringrazi Dio
che il terreno sotto i suoi piedi fosse stabile e le pareti immobili.
Poi si rese conto di dove si trovava, e il sollievo svan.
Erano in un'enorme sala semicircolare, nella cui parte curva, immersa nella penombra, si
trovava una piattaforma rialzata. Lungo le pareti, come una fila di denti scarlatti, erano allineati degli
Ottenebrati in tenuta rossa.
La sala puzzava di pece, di fuoco e di zolfo, con l'inconfondibile fetore del sangue demoniaco.
Il corpo gonfio di un demone giaceva scomposto contro una parete, e l accanto ce n'era un altro.
Simon si sent la bocca secca. Jace.
Nel cerchio di rune luminose incise sul pavimento c'era Sebastian. Sorrise mentre Isabelle
cacciava un urlo, correva da Jace e si lasciava cadere accanto a lui. Quando gli mise due dita sulla gola,
Simon vide le sue spalle rilassarsi.
- Ma s,  vivo - disse Sebastian in tono annoiato. - Ordini della regina.
Isabelle alz lo sguardo. Alcune ciocche dei suoi capelli scuri erano incollate al viso dal sangue.
Era infuriata e bellissima. - La Regina della Corte Seelie? E quando mai le  importato di Jace?
Sebastian rise. Sembrava di umore straordinariamente buono. - Non la Regina delle fate, la
regina di questo regno. Forse la conosci.
Indic con un gesto plateale la piattaforma all'altra estremit della sala, e Simon si sent
stringere il cuore privo di battito. Quando era entrato aveva dato appena un'occhiata alla pedana. Ora
vide che sopra c'erano due troni di avorio e oro, e che su quello di destra era seduta Clary.
I suoi capelli rossi risaltavano in maniera incredibilmente vivida contro il bianco e l'oro, come
un vessillo infuocato. Il viso era pallido e immobile, completamente privo di espressione.
Simon fece istintivamente un passo avanti e fu subito bloccato da una decina di Ottenebrati,
con Amatis al centro, una massiccia lancia in mano e un'espressione di inesorabile odio sul volto. -
Fermo dove sei, vampiro. Non osare avvicinarti alla signora di questo regno.
Simon indietreggi barcollando; vide Isabelle spostare lo sguardo incredulo da Clary a
Sebastian, per posarlo infine su di lui.
- Clary! - grid Simon.
Lei non sussult n si mosse, ma il viso di Sebastian si oscur come un temporale.
- Non pronunciare il nome di mia sorella - sibil. - Credevi che appartenesse a te, invece
ora appartiene a me, e non ho alcuna intenzione di condividerla.
- Tu sei pazzo - disse Simon.
- E tu sei morto. Ma che importanza ha tutto questo ormai? - Squadr l'altro da capo a piedi.
- Cara sorella - disse poi, alzando la voce in modo che fosse udibile in tutta la sala. - Sei
assolutamente certa di volere che a costui non sia fatto alcun male?
Prima che Clary potesse rispondere, la porta si spalanc e ruzzolarono dentro Magnus e Alec,
seguiti da Luke e Jocelyn. Poi la porta sbatt alle loro spalle, e Sebastian applaud. La mano continuava
a sanguinargli, e una goccia di sangue cadde nel punto in cui colp le rune scintillanti e sfrigol come
acqua in una padella arroventata.
- Ora ci siamo tutti - annunci Sebastian in tono compiaciuto. - Inizia la festa!
Nella sua vita Clary aveva visto molte cose belle e meravigliose, e molte cose terribili, eppure
nessuna era terribile quanto l'espressione sul viso di sua madre mentre la fissava, seduta sul trono
accanto a quello di Sebastian.
- Mamma - sussurr cos piano che nessuno pot sentirla. La guardavano tutti: Magnus e
Alec, Luke e sua madre, Simon e Isabelle. Quest'ultima si era appoggiata Jace in grembo, i capelli
scuri che ricadevano su di lui come la frangia di uno scialle. La scena era terribile esattamente come
Clary l'aveva immaginata. Anzi, peggio. Si era aspettata sorpresa e orrore; non aveva pensato al dolore
e al tradimento. Jocelyn indietreggi barcollando; le braccia di Luke la cinsero per sostenerla, ma anche
lui guardava Clary e sembrava che stesse fissando un'estranea.
- Benvenuti, cittadini di Edom - disse Sebastian, le labbra che si piegavano all'ins come un
arco teso. - Benvenuti nel vostro nuovo mondo!
E usc dal cerchio ardente che lo circondava. La mano di Luke corse alla cintura; Isabelle fece
per alzarsi, ma Alec fu pi veloce: una mano all'arco e l'altra alla faretra sulla schiena, incocc la
freccia e la tir prima ancora che Clary potesse articolare un grido per fermarlo.
La freccia vol dritta verso Sebastian e gli si conficc nel petto. L'impatto lo fece
indietreggiare, e Clary sent un sussulto serpeggiare lungo la fila di Shadowhunters oscuri. Ma un
attimo pi tardi Sebastian riacquist l'equilibrio e si strapp la freccia dal petto con uno sguardo
annoiato. Era macchiata di sangue.
- Idiota. Non puoi farmi del male; nulla sotto il cielo pu. - Gett la freccia ai suoi piedi. -
Pensavi di essere un'eccezione?
Gli occhi di Alec guizzarono verso Jace; fu un'occhiata quasi impercettibile, eppure Sebastian
la colse e sogghign.
- Ah, s - fece. - Il tuo eroe dal fuoco celeste. Ma il fuoco si  esaurito, non  vero?
Consumato nel deserto quando ha riversato la sua rabbia su un demone che gli avevo mandato. - Fece
schioccare le dita e ne fuoriusc una scintilla azzurro ghiaccio che si sollev come una nebbia. Per un
momento Jace e Isabelle scomparvero alla vista di Clary; un attimo dopo sent tossire e ansimare, e
vide le braccia di Izzy scivolare via da Jace, mentre questo si metteva a sedere e poi si alzava in piedi.
Dietro Clary la finestra continuava a creparsi, lentamente; si udiva stridere il vetro incrinato, attraverso
il quale penetrava un mosaico, una trina di luce e ombra.
- Bentornato, fratello - disse Sebastian in tono imperturbabile, mentre Jace si guardava
intorno e sbiancava di colpo nel vedere la sala piena di guerrieri, i suoi amici atterriti intorno a lui, e
infine Clary sul suo trono. - Vorresti provare a uccidermi? Hai una gran quantit di armi l. Se invece
pensi che preferiresti provare a eliminarmi con il fuoco celeste, ora ne hai l'occasione. - Spalanc le
braccia. - Non opporr resistenza.
Jace si mise davanti a Sebastian. Avevano la stessa statura, quasi la stessa costituzione, anche se
il secondo era pi magro, pi sottile. Jace era sporco e macchiato di sangue, lacero, con i capelli
arruffati. Sebastian era elegante nella tenuta rossa; perfino la mano insanguinata sembrava un effetto
voluto. Aveva i polsi nudi, mentre intorno a quello sinistro di Jace scintillava un cerchio d'argento.
- Porti il mio braccialetto - osserv Sebastian. - Se non posso muovere i celesti, muover
gli inferi. Azzeccato, non credi?
- Jace - sibil Isabelle. - Jace, fallo. Colpiscilo. Avanti
Ma Jace stava scuotendo la testa. Aveva portato la mano alla cintura delle armi; ora la abbass
lentamente. Isabelle lanci un grido disperato; l'espressione sul viso di Alec era altrettanto desolata,
per lui rimase in silenzio.
Sebastian tese una mano. - Credo sia ora che tu mi renda il braccialetto, fratello.  ora di
restituire a Cesare ci che  di Cesare. Rendimi ci che  mio, inclusa mia sorella. Rinunci a lei per
affidarla a me?
- No! - A parlare non era stato Jace, ma Jocelyn. Si allontan da Luke e si fece avanti con le
mani protese verso il figlio. - Tu mi odi allora uccidimi. Torturami. Fai di me quello che vuoi, ma
lascia stare Clary!
Sebastian alz gli occhi al cielo. - Mai io ti sto gi torturando.
-  solo una ragazzina - disse Jocelyn ansimando. - La mia bambina, mia figlia
La mano di Sebastian scatt e afferr la mascella della madre, sollevandola quasi da terra. - Io
ero il tuo bambino. Lilith mi ha dato un regno; tu mi hai dato la tua maledizione. Tu non sei una madre,
e starai alla larga da mia sorella.  grazie a lei se sei viva. E anche tutti voi. Capito? - Lasci andare
Jocelyn, che indietreggi vacillando, l'impronta insanguinata della mano stampata sul viso. Luke la
sostenne. - Tutti voi siete vivi perch Clarissa vi vuole vivi. Non c' altra ragione.
- Le hai detto che non ci avresti uccisi se fosse salita su quel trono - disse Jace sganciando il
braccialetto e togliendoselo dal polso. La sua voce era atona. Non aveva ancora incrociato gli occhi di
Clary. - Non  vero?
- Non esattamente - rispose l'altro. - Le ho offerto qualcosa di molto pi sostanziale.
- Il mondo - disse Magnus. Sembrava reggersi in piedi per pura forza di volont e che della
ghiaia gli graffiasse la gola. - Stai sigillando i confini tra il nostro mondo e questo, vero? Ecco a cosa
serve il cerchio di rune, non solo a proteggerti: sei riuscito a compiere il tuo incantesimo.  questo che
stavi facendo. Se chiuderai il passaggio, non dividerai pi i tuoi poteri tra i due mondi. Tutta la tua
forza sar concentrata qui. E con tutto il tuo potere concentrato in questa dimensione, sarai quasi
invincibile.
- Se sigilla i confini, come torner nel nostro mondo? - chiese Isabelle. Si era alzata in piedi;
la frusta le scintillava al polso, ma non sembrava intenzionata a usarla.
- Non lo far - rispose lo stregone. - Nessuno di noi lo far. Le porte tra i mondi si
chiuderanno per sempre, e noi saremo intrappolati qui.
- Intrappolati - disse Sebastian tra s e s. - Che brutta parola. Sarete ospiti. -
Sogghign. - Ospiti intrappolati.
-  questo che le hai offerto - prosegu Magnus sollevando lo sguardo su Clary. - Le hai
detto che se fosse stata disposta a regnare al tuo fianco avresti chiuso i confini e lasciato in pace il
nostro mondo. Regna su Edom e salverai il mondo. Giusto?
- Sei molto perspicace - disse Sebastian dopo un breve silenzio. -  seccante.
- Clary, no! - grid Jocelyn; Luke la tir indietro, ma lei badava solo a sua figlia. - Non
farlo
- Devo - disse Clary, prendendo la parola per la prima volta. La sua voce si diffuse
incredibilmente forte nella sala di pietra. A un tratto tutti spostarono lo sguardo su di lei. Tutti tranne
Jace. Fissava il braccialetto che teneva tra due dita.
Clary si raddrizz. - Devo. Non capite? Se non lo faccio, lui uccider tutti gli abitanti del
nostro mondo. Distrugger tutto. Milioni, miliardi di persone. Ecco come ridurr il nostro mondo.
Indic la finestra che dava sulle pianure bruciate di Edom. - Ne vale la pena. Deve. Imparer ad
amarlo. Non mi far del male. Ne sono convinta.
- Pensi di poterlo cambiare, di mitigarlo, di renderlo migliore perch sei l'unica cosa a cui
tiene - disse Jocelyn. - Ma io conosco gli uomini Morgenstern. Non funzioner. Te ne pentirai
- Tu non hai mai avuto nelle tue mani la vita di un mondo intero, mamma - disse Clary con
infinita tenerezza e infinita pena. - Hai ben poco da consigliarmi. - Guard Sebastian. - Scelgo ci
che sceglie lui. Il dono che mi ha offerto. Lo accetto.
Poi vide Jace inghiottire a vuoto. Lo Shadowhunter lasci cadere il braccialetto nel palmo
aperto di Sebastian. - Clary  tua - disse, e indietreggi.
Sebastian schiocc le dita. - L'hai sentita. L'avete sentita tutti. Inginocchiatevi davanti alla
vostra regina.
No! pens Clary, ma si costrinse a rimanere immobile, in silenzio. Guard gli Ottenebrati che
cominciavano a inginocchiarsi, uno dopo l'altro, la testa china; l'ultima a farlo fu Amatis, che tenne la
testa alta. Luke fissava sua sorella con un'espressione devastata. Era la prima volta che la vedeva in
quello stato, si rese conto Clary, per quanto fosse al corrente della sua trasformazione.
Amatis si gir e da sopra la spalla guard gli Shadowhunters. Lasci indugiare lo sguardo sul
fratello solo per un istante, e arricci il labbro in una smorfia crudele. - Avanti. Inginocchiatevi, o vi
uccider.
Magnus fu il primo a obbedirle. Clary non l'avrebbe mai immaginato. Lo stregone era cos
orgoglioso ma in fondo il suo era un orgoglio che andava oltre la vacuit dei gesti. Dubitava che si
vergognasse a inginocchiarsi, se non significava niente per lui. Lo fece con grazia, imitato da Alec; poi
fu la volta di Isabelle, quindi di Simon e Luke, che tir gi Jocelyn. Per ultimo si inginocchi Jace, la
testa bionda abbassata, e Clary sent la finestra alle proprie spalle andare in pezzi. Le parve il suono del
suo cuore che si frantumava.
Ci fu una pioggia di vetri, che scoprirono solo nuda pietra. La finestra affacciata su Alicante era
scomparsa.
- Fatto. I passaggi tra i mondi sono chiusi. - Ora Sebastian non sorrideva, ma sembrava
incandescente. Come se fosse in fiamme. Il cerchio di rune sul pavimento brillava di un fuoco
azzurrino. Lui corse verso la piattaforma, sal i gradini a due a due e allung le mani verso quelle di
Clary, che si lasci condurre gi dal trono e gli si mise accanto. Non la lasciava. Clary sentiva le sue
mani come braccialetti di fuoco intorno ai polsi. - Dunque l'accetti. Accetti la tua scelta?
- S - rispose lei obbligandosi a guardarlo con assoluta franchezza. - L'accetto.
- Allora baciami - disse Sebastian. - Baciami, fammi vedere che mi ami.
A Clary si serr lo stomaco. Se l'era aspettato, certo, ma era come aspettarsi un pugno in faccia:
impossibile essere davvero preparati. Scrut il suo viso; in un altro mondo, in un altro tempo, un altro
fratello le sorrideva attraverso un prato, gli occhi verdi come una primavera. Cerc di sorridere. -
Davanti a tutti? Non credo
- Dobbiamo fargli vedere - disse lui, il viso impassibile come quello di un angelo che
pronunci una sentenza - che ora siamo uniti. Avanti, Clarissa.
La sorella si chin verso di lui; Sebastian rabbrivid.
- Ti prego - gli disse. - Abbracciami.
Clary colse un guizzo nei suoi occhi - vulnerabilit, sorpresa nel sentirselo chiedere - prima
che le sue braccia si sollevassero per cingerla e attirarla a s. Gli mise una mano sulla spalla e lasci
scivolare l'altra verso la cintura, a cui era appeso il fodero di Eosforos. Le sue dita si serrarono intorno
alla nuca del fratello, che aveva gli occhi spalancati; vedeva il cuore pulsargli nella gola.
- Ora, Clary - disse Sebastian, e lei si allung e gli sfior il viso con la bocca. Lo sent
fremere contro di s mentre gli sussurrava qualcosa, muovendo le labbra contro la sua guancia.
- Salute, mio signore - disse, e vide i suoi occhi spalancarsi ancora di pi mentre lei
sguainava la spada e la sollevava in un arco luminoso, conficcandogli la lama nella gabbia toracica, la
punta diretta contro il cuore.
Sebastian rantol e si dibatt tra le sue braccia, l'elsa della spada che gli spuntava dal petto.
Aveva gli occhi sbarrati, e per un istante Clary vi scorse la sorpresa del tradimento, sorpresa e dolore, e
faceva davvero male; faceva male da qualche parte in fondo al suo cuore, in un luogo che pensava di
avere seppellito tanto tempo prima, un luogo in lutto per il fratello che avrebbe potuto avere.
- Clary - ansim lui cercando di raddrizzarsi, e ora la sorpresa del tradimento cominci a
sparire dai suoi occhi e vi spunt una scintilla di rabbia. Non aveva funzionato, pens terrorizzata; non
aveva funzionato, e anche se adesso i confini tra i mondi erano sigillati si sarebbe rivalso su di lei, sui
suoi amici, sulla sua famiglia. - Eppure dovresti saperlo - disse Sebastian abbassando le mani per
afferrare l'elsa della spada. -  impossibile farmi del male, con qualsiasi arma sotto il cielo
Ansim e s'interruppe. Le sue mani si chiusero intorno all'elsa, subito sopra la ferita nel petto,
dove per non c'era sangue ma un guizzo di rosso, una scintilla fuoco. La ferita stava cominciando a
bruciare. - Cos' questo? - le chiese attraverso i denti serrati.
- E dar a lui la Stella del Mattino - cit Clary. - Non  un'arma fabbricata sotto il cielo.
 il fuoco del cielo.
Sebastian si strapp via la spada con un urlo. Lanci uno sguardo incredulo alla daga, con il suo
motivo di stelle, quindi divamp come una lama angelica. Clary barcoll all'indietro, inciamp nei
gradini del trono e si ripar parzialmente il viso con un braccio. Sebastian ardeva, bruciando come la
colonna di fuoco che guidava gli israeliti. Lo vedeva ancora tra le fiamme, circondato, che si
consumava nella loro luce bianca trasformandosi in una scura sagoma carbonizzata all'interno di una
vampa cos luminosa da farle bruciare gli occhi.
Affond il viso nel braccio. La sua mente corse alla notte in cui aveva raggiunto Jace attraverso
l'incendio, e poi lo aveva baciato e gli aveva detto di fidarsi di lei. E lui l'aveva fatto, anche quando gli
si era inginocchiata davanti e aveva conficcato a terra la punta di Eosforos, e poi aveva cominciato a
tracciare tutt'intorno con lo stilo sempre la stessa runa la runa che aveva visto una volta, ormai
sembrava un'infinit di tempo prima, su un tetto di Manhattan: l'elsa alata di una spada angelica.
Un dono di Ithuriel, suppose Gliene aveva fatti tanti. L'immagine era rimasta nella sua mente
fino al momento in cui ne aveva avuto bisogno. La runa per creare il fuoco celeste. Quella notte, nella
pianura demoniaca, le fiamme attorno a loro erano svanite, risucchiate dalla lama di Eosforos finch,
quando l'aveva toccato, il metallo era divampato e aveva scintillato e cantato, diffondendo le note dei
cori angelici. Il fuoco aveva lasciato soltanto un ampio cerchio di sabbia fusa in vetro, una sostanza che
brillava come la superficie del lago che lei aveva sognato tanto spesso, il lago ghiacciato dove Jace e
Sebastian si erano battuti all'ultimo sangue nei suoi incubi.
Quest'arma potrebbe uccidere Sebastian aveva detto. Jace era stato pi dubbioso, pi cauto.
Aveva provato a prendergliela, ma al suo tocco la luce si era estinta. Reagiva solo con lei, la persona
che l'aveva creata. Clary aveva convenuto con lui che avrebbero dovuto essere prudenti, casomai non
avesse funzionato. Sembrava il colmo della presunzione immaginare di avere intrappolato il fuoco
sacro in un'arma, cos come il fuoco era stato intrappolato nella lama di Gloriosa
Ma l'Angelo ti ha dato il dono di creare aveva detto Jace. E non abbiamo forse il suo sangue
nelle vene?
Qualunque canto avesse intonato la lama, adesso era sparito, scomparso dentro suo fratello.
Clary sentiva ancora le urla di Sebastian, e le grida degli Ottenebrati. Un vento ardente la avvolse,
portando con s l'odore di antichi deserti, di un luogo in cui i miracoli erano consueti e il divino si
manifestava nel fuoco.
Il rumore cess all'improvviso cos come era iniziato. Clary sent la pedana tremare sotto il
peso di qualcosa che vi era piombato sopra. Alz lo sguardo e vide che il fuoco era scomparso,
lasciando la pedana bruciata, entrambi i troni anneriti, l'oro che li ricopriva arso, fuso.
Sebastian giaceva a pochi metri da Clary, supino. Aveva un gran buco nero nel petto, eppure
non era morto. Gir la testa verso di lei, il viso contratto e cereo per il dolore.
I suoi occhi erano verdi.
Le cedettero le gambe. Cadde in ginocchio. - Tu - sussurr, e lo fiss affascinata e turbata al
tempo stesso, incapace di distogliere lo sguardo da quanto aveva fatto. Il viso di Sebastian era
completamente privo di colore, come carta tesa sulle ossa. Non os abbassare lo sguardo sul petto,
dove la giacca si era lacerata e lasciava esposta la chiazza nera sulla camicia, simile a un fiotto di acido.
- Hai messo il fuoco celeste nella lama della spada - disse Sebastian. -  stata una mossa
astuta.
-  stata una runa, tutto qui - disse Clary inginocchiata su di lui, gli occhi che scrutavano i
suoi. Sembrava diverso, non solo gli occhi ma tutta la forma del viso, la linea della mandibola pi
dolce, la bocca senza la sua solita smorfia crudele. - Sebastian
- No. Non sono Sebastian. Sono Jonathan - mormor lui. - Jonathan.
- Da Sebastian, avanti! - Amatis, alzandosi, incit gli Ottenebrati alle sue spalle. Aveva il
viso pieno di sofferenza e di rabbia. - Uccidete la ragazza!
Jonathan cerc di mettersi a sedere. - No! - grid con voce roca. - State indietro!
Gli Shadowhunters oscuri, che avevano cominciato a lanciarsi in avanti, si bloccarono confusi.
Poi Jocelyn si fece largo tra loro; spinse via Amatis senza degnarla di uno sguardo e sal in fretta i
gradini della pedana. And verso Sebastian  Jonathan  e rimase immobile, in piedi su di lui,
osservandolo con uno sguardo di sbalordimento misto a profondo orrore.
- Madre? - disse Jonathan. Aveva gli occhi fissi, quasi non riuscisse a metterla a fuoco.
Toss. Sput sangue. Il respiro gli usciva dai polmoni in un rantolo.
A volte sogno un ragazzo con gli occhi verdi, un ragazzo che non  mai stato avvelenato dal
sangue di demone, un ragazzo capace di ridere, di amare e di essere umano, ed era per lui che
piangevo Qualcuno che non  mai esistito.
Il viso di Jocelyn si indur, come se lei si stesse armando di coraggio per fare qualcosa. Si
inginocchi dietro al figlio e si appoggi la sua testa in grembo. Clary stette a guardare: non pensava
che lei ci sarebbe riuscita, che avrebbe potuto toccarlo cos. Ma in fondo sua madre si era sempre
assunta la colpa dell'esistenza di Jonathan. E qualcosa nella sua espressione determinata diceva che,
come aveva accompagnato la sua venuta al mondo, cos gli sarebbe stata vicina nel momento in cui
l'avrebbe lasciato.
Nell'istante in cui lo sollev, Jonathan parve respirare meglio. Aveva le labbra coperte di
schiuma insanguinata mentre diceva, affannato: - Mi dispiace. Mi dispiace tan - Cerc con gli
occhi Clary. - Lo so, non posso dire o fare niente per morire con un briciolo del tuo perdono. E
capirei se mi tagliassi la gola. Ma mi mi rincresce. Mi dispiace.
Clary era senza parole. Che poteva dire? Va tutto bene? Ma non andava tutto bene. Nulla di
quanto Jonathan aveva fatto andava bene, assolutamente, non per lei. C'erano cose che non si potevano
dimenticare.
Eppure non erano opera di Jonathan, non esattamente. Questa persona, il ragazzo che sua madre
teneva come se fosse la sua penitenza, non era Sebastian, colui che aveva seminato dolore, morte e
distruzione. Ricord quanto le aveva detto Luke un giorno, un giorno che le sembrava ormai lontano:
L'Amatis al servizio di Sebastian non  mia sorella pi di quanto il Jace al servizio di Sebastian fosse
il ragazzo che amavi. Non  mia sorella pi di quanto Sebastian sia il figlio che tua madre avrebbe
dovuto avere.
- Non farlo - disse Jonathan, e socchiuse gli occhi. - Vedo che stai cercando di capire,
sorella. Ti chiedi se potresti perdonarmi come Luke perdonerebbe sua sorella se la Coppa Infernale la
lasciasse andare. Ma vedi, un tempo lei era sua sorella. Un tempo era umana. Io - Toss, e sulle
labbra gli affior altro sangue. - Io non sono mai esistito. Il fuoco celeste consuma chi  malvagio.
Jace  sopravvissuto a Gloriosa perch  buono. Di lui rimaneva abbastanza che fosse degno di vivere.
Ma io ero destinato a essere tutto corruzione. Di me non rimane nulla degno di vivere. Adesso tu vedi il
fantasma di qualcuno che avrebbe potuto esistere, nient'altro.
Jocelyn piangeva, immobile, le lacrime che le rigavano silenziosamente il viso, la schiena dritta.
- Devo dirvi - sussurr Jonathan. - Quando morir gli Ottenebrati si scaglieranno su di
voi. Non sar pi capace di tenerli indietro. - Il suo sguardo guizz su Clary. - Dov' Jace?
- Sono qui - disse Jace. Ed eccolo, gi sulla pedana, l'espressione dura, confusa, triste. Clary
incroci il suo sguardo. Sapeva quanto doveva essere stato penoso per lui fare la commedia, lasciar
credere a Sebastian che lei gli apparteneva, lasciare che alla fine Clary rischiasse la vita. E sapeva come
doveva essere per lui, per Jace, con la sua disperata voglia di vendicarsi, guardare Sebastian e capire
che la parte di lui che avrebbe potuto ? e dovuto ? essere punita era sparita. Qui c'era un'altra persona,
completamente diversa, qualcuno a cui non era mai stata data una possibilit di vivere, e ormai non
l'avrebbe mai avuta.
- Prendi la mia spada - disse Jonathan con il respiro rotto indicando Fosforos, che era caduta
qualche metro pi in l. - Apri aprilo.
- Aprire cosa? - chiese Jocelyn sconcertata, ma Jace si era gi mosso, si era chinato a
raccogliere Fosforos e ed era balzato gi dalla pedana. Attravers a grandi passi la sala e super il
gruppo compatto degli Ottenebrati e l'anello di rune, diretto al punto in cui il demone Behemoth
giaceva nel proprio icore.
- Che sta facendo? - chiese Clary, anche se era sotto gli occhi di tutti che Jace sollevava la
spada e la faceva ricadere dritta sul corpo del demone. - Come poteva sapere
- Lui mi conosce - sussurr Jonathan.
Una colata di maleodoranti budella si rivers sul pavimento; Jace fece una smorfia di
disgusto poi di sorpresa, infine di consapevolezza. Si chin, e con la mano nuda raccolse un oggetto
bitorzoluto, scintillante di icore. Lo sollev, e Clary riconobbe la Coppa Infernale.
Guard Jonathan. Aveva gli occhi rovesciati, il corpo scosso dai brividi. - Di-digli -
farfugli. - Digli di gettarla nell'anello di rune.
Clary alz la testa. - Gettala nel cerchio! - grid a Jace, e Amatis piroett su se stessa.
- No! Se la Coppa viene distrutta, lo saremo anche tutti noi! - Si lanci verso la pedana. -
Mio signore! Non lasciare che il tuo esercito venga distrutto! Noi ti siamo fedeli!
Jace guard Luke. Questo osservava Amatis con un'espressione di infinita tristezza, una
tristezza profonda come la morte. Luke aveva perso sua sorella per sempre, mentre Clary aveva appena
riavuto suo fratello, il fratello che le era stato tenuto lontano tutta la vita, ma in entrambi i casi
avrebbero pianto una morte.
Jonathan, mezzo appoggiato alla spalla di Jocelyn, guard Amatis; i suoi occhi verdi
sembravano due fanali. - Mi dispiace. Non avrei mai dovuto crearvi.
E distolse lo sguardo.
Luke annu, una volta, verso Jace, che lanci con tutta la sua forza la Coppa nel circolo di rune,
mandandola in frantumi.
Amatis sussult e si port una mano al petto. Per un istante  solo un istante  fiss Luke con
uno sguardo di riconoscimento negli occhi: uno sguardo di riconoscimento, perfino di amore.
- Amatis - sussurr lui.
Poi la donna si accasci al suolo, e gli altri Ottenebrati fecero lo stesso, uno dopo l'altro,
crollando semplicemente a terra, finch la sala fu piena di cadaveri.
Luke si gir, e nei suoi occhi c'era troppo dolore perch Clary potesse sopportarne la vista. Poi
sent un grido  lontano, stridulo  e per un momento si chiese se a gridare non fosse Luke, o magari
uno degli altri, sconvolti nel veder cadere tanti Nephilim, ma l'urlo si fece sempre pi acuto, fino a
diventare un ululato lacerante che fece tremare il vetro della finestra che dava su Edom e turbinare la
polvere oltre il vetro. Il cielo si tinse di rosso sangue e il grido si prolung finch non svan, un
angoscioso sfogo di dolore, come se l'intero universo stesse piangendo.
- Lilith - mormor Jonathan. - Piange per i suoi figli morti, i figli del suo sangue. Piange
per loro e per me.
Emma strapp Cortana dal cadavere del guerriero delle fate, incurante di avere le mani viscide
di sangue. Il suo unico pensiero era raggiungere Julian: aveva visto la terribile espressione sul suo viso
quando era scivolato a terra, e se Julian era a pezzi, allora anche tutto il mondo lo era, e nulla sarebbe
pi tornato a posto.
La folla vorticava intorno a lei; la vedeva a malapena mentre si faceva largo nel caos verso i
Blackthorn. Dru era premuta contro la colonna accanto a Jules, il corpo raggomitolato con fare
protettivo intorno a Tavvy; Livia continuava a tenere Ty per il polso, ma guardava oltre di lui a bocca
aperta. E Jules Jules era ancora accasciato contro la colonna, ma aveva cominciato ad alzare la testa,
e quando lei si rese conto che il ragazzo stava osservando qualcosa, si gir per vedere di cosa si
trattava.
In tutta la sala gli Ottenebrati avevano cominciato a collassare su se stessi. Cadevano come
pezzi degli scacchi rovesciati, in silenzio e senza grida. Cadevano mentre lottavano corpo a corpo con i
Nephilim, e i loro confratelli delle fate si giravano a guardarli mentre crollavano uno dopo l'altro sul
pavimento.
Uno stridulo grido vittorioso si lev dalle gole di qualche Shadowhunter, ma Emma quasi non
lo ud. Avanz incespicando verso l'amico e gli si inginocchi accanto; lui la guard, gli occhi pieni di
infelicit. - Em - disse poi con voce roca. - Pensavo che quella fata ti avrebbe ammazzata.
Pensavo
- Io sto bene - sussurr lei. - E tu?
Il ragazzino scosse la testa. - L'ho ucciso. Ho ucciso mio padre.
- Quello non era tuo padre. - Emma aveva la gola troppo secca per dire altro; invece allung
un braccio e gli disegn qualcosa sul dorso della mano. Non una parola, ma un simbolo: la runa del
Coraggio, e poi un cuore sbilenco.
Julian scosse la testa come per dire: No, no, non lo merito, ma lei lo disegn di nuovo, quindi si
pieg su di lui, sporca di sangue com'era, e gli mise la testa sulla spalla.
Le fate fuggivano dalla sala abbandonando le armi, mentre sempre pi Nephilim vi affluivano
dalla piazza. Emma vide Helen correre verso di loro, con Aline al suo fianco, e per la prima volta da
quando avevano lasciato casa Penhallow si concesse di credere che forse sarebbero sopravvissuti.
- Sono morti - disse Clary girando lo sguardo stupita su quanto rimaneva dell'esercito di
Sebastian. - Sono tutti morti.
Jonathan fece una risata soffocata. - A dispetto della mia natura, voglio fare un po' di bene
- mormor, e Clary riconobbe la citazione dal corso di letteratura inglese. Re Lear. La pi tragica
delle tragedie. -  gi qualcosa. Gli Oscuri sono scomparsi.
Clary si chin su di lui, la voce piena di angoscia. - Jonathan, ti prego, dicci come riaprire il
confine. Come tornare a casa. Un modo deve pur esserci.
- Non c' non c' modo - mormor lui. - Ho distrutto l'accesso. Il passaggio che
conduce alla Corte Seelie  chiuso; tutti i passaggi lo sono. ȅ  impossibile. - Il suo petto si
sollevava e si abbassava. - Mi dispiace.
Clary non disse nulla. Si sentiva la bocca amara. Aveva messo a repentaglio la propria vita,
aveva salvato il mondo, e ora tutto ci che amava sarebbe morto. Per un momento le si gonfi il petto
di odio.
- Bene - disse il fratello, gli occhi sul suo viso. - Odiami. Rallegrati della mia morte.
L'ultima cosa che ora vorrei  darti altro dolore.
Clary guard la madre; Jocelyn era sempre immobile e dritta, le lacrime che scendevano
silenziose. Fece un profondo respiro. Ricord una piazza a Parigi, lei seduta a un piccolo tavolo di
fronte a Sebastian, lui che diceva: Pensi di potermi perdonare? Voglio dire, pensi che il perdono sia
possibile per una persona come me? Come pensi che sarebbero andate le cose se Valentine ti avesse
cresciuta con me? Mi avresti voluto bene?
- Non odio te - disse infine. - Odio Sebastian. Non conosco te.
Gli occhi di Jonathan tremolarono e si chiusero. - Una volta ho sognato un luogo verde -
sussurr. - Una casa di campagna e una bambina dai capelli rossi, e i preparativi di un matrimonio. Se
ci sono altri mondi, allora forse ce n' uno in cui sono stato un buon fratello e un buon figlio.
Forse, pens Clary, e per un istante desider ardentemente quel mondo, per sua madre e per se
stessa. Era consapevole che Luke era accanto alla pedana, e li guardava; consapevole che aveva il viso
rigato di lacrime. Jace, i Lightwood e Magnus erano piuttosto lontani, e Alec aveva la mano in quella di
Isabelle. Tutt'intorno giacevano i corpi degli Ottenebrati morti.
- Non pensavo che potessi sognare - disse Clary, e fece un profondo respiro. - Valentine ti
ha riempito le vene di veleno, e poi ti ha cresciuto nell'odio; non hai mai avuto una possibilit. Ma la
spada ha bruciato tutto. Forse questo  chi sei davvero.
Jonathan fece un respiro rotto, impossibile. - Sarebbe una bella bugia in cui credere - disse, e
inverosimilmente gli pass sul viso lo spettro di un sorriso, amaro e dolce al tempo stesso. - Il fuoco
di Eosforos ha consumato il sangue demoniaco. Per tutta la vita mi ha bruciato le vene e trafitto il cuore
come tante lame, mi ha appesantito come piombo per tutta la vita, e non l'ho mai capito. Non ho mai
capito la differenza. Non mi sono mai sentito cos leggero - disse piano, e poi sorrise, e chiuse gli
occhi, e mor.
Clary si alz lentamente in piedi, poi abbass lo sguardo. Sua madre era ancora inginocchiata, il
corpo di Jonathan sempre adagiato in grembo.
- Mamma - sussurr, ma l'altra non alz lo sguardo. Un momento dopo qualcuno la sfior:
era Luke. Le strinse la mano, quindi si inginocchi accanto a Jocelyn e le pos delicatamente una mano
sulla spalla.
Clary si gir; non poteva pi sopportarlo. La tristezza le sembrava un peso devastante.
Scendendo i gradini, risentiva nella testa la voce di Jonathan: Non mi sono mai sentito cos leggero.
Avanz tra i cadaveri e l'icore, stordita e gravata dalla consapevolezza del proprio fallimento.
Dopo tutto ci che aveva fatto, non aveva comunque alcuna possibilit di salvarli. Loro la stavano
aspettando: Jace, Simon e Isabelle, Alec e Magnus. Magnus sembrava sofferente, pallido e molto,
molto stanco.
- Sebastian  morto - annunci Clary, e tutti la guardarono, con i loro visi stremati e sporchi,
quasi fossero troppo sfiniti e svuotati per sentire alcunch, perfino sollievo. Jace si fece avanti e le
prese le mani, le sollev e le baci rapidamente; lei chiuse gli occhi, sentendo che le era stato restituito
un briciolo di calore e di luce.
- Mani da guerriera - disse piano Jace, e la lasci. Lei abbass lo sguardo sulle proprie dita,
cercando di vedere quello che vedeva lui. Le sue mani erano solo le sue mani, piccole e callose,
macchiate di sporcizia e di sangue.
- Jace ci ha raccontato che cos'hai fatto con la spada dei Morgenstern - intervenne Simon. -
Che hai ingannato Sebastian tutto il tempo.
- Non alla fine - gli disse. - Non quando  tornato a essere Jonathan.
- Vorrei che l'avessi detto - fece Isabelle. - Del piano.
- Mi spiace. Temevo che non funzionasse. Che sareste rimasti delusi. Pensavo fosse meglio
non sperare troppo.
-  la speranza che ci fa andare avanti, biscottino - disse Magnus, ma non c'era risentimento
nella sua voce.
- Avevo bisogno che lui ci credesse, perci avevo bisogno che ci credeste voi per primi.
Doveva vedere le vostre reazioni e pensare di aver vinto.
- Jace lo sapeva - osserv Alec alzando gli occhi su di lei; neanche lui sembrava arrabbiato,
soltanto meravigliato.
- E non l'ho mai guardata dal momento in cui  salita sul trono a quello in cui ha trafitto il
cuore a quel bastardo - rimarc Jace. - Non potevo. Nel porgergli il braccialetto, io -
S'interruppe. - Mi dispiace. Non avrei dovuto chiamarlo bastardo. Sebastian lo era, ma Jonathan non
, non era la stessa persona e tua madre
-  come se avesse perso il figlio due volte - comment Magnus. - Posso immaginare
poche cose peggiori di questa.
- E il fatto di essere intrappolati in un regno demoniaco senza alcuna via d'uscita? - chiese
Isabelle. - Clary, dobbiamo tornare a Idris. Odio chiederlo, ma Seb Jonathan ha detto nulla su come
dissigillare i confini?
- Ha detto che non era possibile. Che sono chiusi per sempre - mormor.
- Dunque siamo intrappolati qui per sempre? - esclam Izzy, gli occhi strabuzzati. - Non
pu essere. Deve pur esserci un incantesimo Magnus
- Non mentiva - disse lo stregone. - Per noi non c' modo di riaprire i passaggi da qui a
Idris.
Cal un silenzio spaventoso.
Poi Alec, il cui sguardo era rimasto fisso su Magnus, chiese: - Non c' modo per noi?
-  quanto ho detto. Non c' modo di riaprire i confini.
- No - ribatt Alec, e nella sua voce risuon una nota inquietante. - Tu hai detto che per noi
non c' modo di farlo, sottintendendo che potrebbe esserci qualcuno che invece ne sarebbe capace.
Magnus si allontan da lui e gir lo sguardo su tutti loro. Aveva un'espressione indifesa, senza
il suo solito distacco, e sembrava al tempo stesso molto giovane e molto, molto vecchio. Il suo era il
viso di un ragazzo, ma gli occhi avevano visto trascorrere i secoli, e Clary non ne era mai stata pi
consapevole.
- Ci sono cose peggiori della morte - disse infine lo stregone.
- Forse dovresti lasciarlo giudicare a noi - replic Alec.
Magnus si pass la mano sul viso con aria disperata e disse: - Buon Dio. Alexander, ho
vissuto tutta la mia vita senza mai fare ricorso a questa strada, salvo una volta, quando ho imparato la
lezione. E non voglio che la impariate anche voi.
- Ma sei vivo - disse Clary. - Sei sopravvissuto alla lezione.
Magnus fece un sorriso terribile. - In caso contrario non sarebbe poi stata una gran lezione,
no? Ma sono stato debitamente avvertito. Giocare a dadi con la mia vita  una cosa; giocare con quella
di tutti voi
- Moriremo comunque - osserv Jace. -  una partita truccata. Lasciaci correre i nostri
rischi.
- Io ci sto - fece Isabelle, e gli altri si dissero d'accordo.
Lo stregone guard verso la pedana, dove Luke e Jocelyn erano ancora inginocchiati, e sospir.
- La maggioranza vince - disse infine. - Sapete che c' un vecchio detto dei Nascosti
secondo cui non tutti i matti e non tutti i Nephilim stanno al manicomio?
- Magnus - cominci Alec, ma quello si limit a scuotere la testa e a tirarsi faticosamente
su. Aveva ancora gli abiti laceri che doveva avere indossato per la cena alla residenza del Popolo Fatato
a Idris: gli assurdi brandelli della giacca di un vestito e una cravatta. Gli anelli brillarono alle sue dita
quando giunse le mani come per pregare e chiuse gli occhi.
- Padre mio - disse, e Clary sent Alec trattenere il fiato. - Padre mio, che sei all'Inferno,
sia sconsacrato il tuo nome. Venga il tuo regno, sia fatta la tua volont, cos all'Inferno come in Edom.
Non rimettere a me i miei peccati, perch in quel tripudio di fuoco non vi sar n gentilezza amorevole,
n compassione, n redenzione. Padre mio, che fai la guerra in luoghi elevati e infimi, vieni da me ora;
ti invoco come tuo figlio, e me ne assumo la responsabilit.
Magnus apr gli occhi, inespressivo. Cinque facce sconvolte gli restituirono lo sguardo.
- Per l'Angelo - inizi Alec.
- No - disse una voce subito dietro il gruppo compatto. - Decisamente non per il vostro
Angelo.
Clary guard. Dapprima non vide nulla, solo una mutevole chiazza d'ombra, poi una figura usc
dall'oscurit. Un uomo alto, pallido come un cencio, in un abito di un bianco candido; ai polsi gli
scintillavano dei gemelli d'argento a forma di mosca. Il viso era umano, la pelle cerea tirata sulle ossa,
gli zigomi aguzzi come lame. Al posto dei capelli aveva una piccola corona di filo spinato.
Aveva gli occhi verde-oro, con le pupille a fessura come quelle dei gatti.
- Padre - disse Magnus, e la parola gli usc come un sospiro di dolore. - Sei venuto.
L'uomo sorrise. Aveva i denti aguzzi e appuntiti dei felini. - Figlio mio. Ne  passato di tempo
dall'ultima volta che mi hai chiamato. Stavo cominciando a pensare che non l'avresti pi fatto.
- Non ne avevo intenzione, in effetti - rispose secco Magnus. - Ti ho chiamato una volta
per stabilire se fossi mio padre, e mi  bastato.
- Tu mi ferisci - disse l'uomo, e rivolse il sorriso dai denti aguzzi agli altri. - Io sono
Asmodeo. Uno dei Nove Principi dell'Inferno. Ma forse il mio nome non vi  nuovo.
Alec emise un breve verso, subito soffocato.
- In realt un tempo ero un serafino, un angelo - continu Asmodeo con aria compiaciuta. -
Parte di una fitta schiera. Poi scoppi la guerra, e cademmo come stelle dal Paradiso. Seguii il Portatore
di Luce, la Stella del Mattino, nella sua caduta perch ero uno dei suoi principali consiglieri, e quando
lui cadde, caddi con lui. Nell'Inferno mi elev di rango, e mi nomin uno dei nove governatori. Caso
mai ve lo chiedeste,  davvero preferibile regnare all'Inferno che servire in Paradiso ? io ho fatto
entrambe le cose.
- Tu sei il padre di Magnus? - chiese Alec con voce strozzata. Si gir verso lo stregone. -
Quando tenevi la stregaluce nel tunnel della metropolitana, brillava di un bagliore colorato a causa
sua? - Indic Asmodeo.
- S - rispose Magnus. Sembrava molto stanco. - Alexander, ti avevo avvertito che questo
non ti sarebbe piaciuto.
- Non vedo che problema c'. Sono stato il padre di molti stregoni - disse Asmodeo. -
Magnus  quello che mi ha reso pi fiero.
- Chi sono gli altri? - chiese Isabelle, gli occhi sospettosi.
- Tralascia di dire che perlopi sono morti - disse Magnus. Incroci brevemente gli occhi del
padre e poi distolse lo sguardo, come se non sopportasse un contatto visivo prolungato con lui. La sua
bocca sottile e delicata era serrata in una linea dura. - Tralascia anche di dire che tutti i Principi
dell'Inferno hanno un regno su cui governare; questo  il suo.
- Dal momento che questo posto, Edom,  il tuo regno - disse Jace, - allora tu sei
responsabile di di quanto  successo?
-  il mio regno, ma vi soggiorno di rado - rispose Asmodeo con un sospiro da martire. -
Una volta era un posto eccitante. I Nephilim di questo regno lottavano come leoni. Quando inventarono
lo skeptron, pensavo quasi che forse all'ultimo momento avrebbero vinto, ma il Jonathan
Shadowhunter di questo mondo era uno che divideva, non che univa, e alla fine si autodistrussero. Lo
fanno tutti, sapete? Noi demoni ci prendiamo la colpa, ma in realt apriamo solo la porta.  l'umanit
che la varca.
- Tutte scuse - disse brusco Magnus. - Hai quasi ucciso mia madre
- Era una che ci stava, vi assicuro - disse Asmodeo, e gli zigomi di Magnus divennero
paonazzi. Clary sent una debole fitta di stupore nel constatare che era davvero possibile fare questo
allo stregone, ferirlo con frecciatine sulla sua famiglia. Era da tanto tempo che lui sopportava tutto
questo, ed era sempre cos padrone di s.
Ma in fondo forse i tuoi genitori possono sempre ferirti, a prescindere da quanti anni tu abbia.
- Veniamo al sodo - disse Magnus. - Puoi aprire una porta, giusto? Mandarci a Idris, farci
tornare nel nostro mondo?
- Cos', vuoi una dimostrazione? - chiese Asmodeo facendo schioccare le dita in direzione
della pedana, dove Luke era in piedi e li guardava. Jocelyn sembrava sul punto di alzarsi a sua volta.
Clary vide l'espressione preoccupata sul viso di entrambi appena prima che scomparissero in un
lampo. Nell'aria apparve un bagliore e svanirono tutti e due, portando con s il corpo di Jonathan.
Proprio mentre svanivano, per un istante, Clary scorse l'interno della Sala degli Accordi, la fontana
della sirena e il pavimento di marmo, e poi tutto spar, come se uno strappo nell'universo si fosse
ricucito.
Un grido eruppe dalla gola di Clary. - Mamma!
- Li ho rimandati nel vostro mondo - disse Asmodeo. - Ora sapete. - Si esamin le
unghie.
Clary ansimava, in parte per il panico, in parte per la rabbia. - Come osi
- Be',  quello che volevate, no? Ecco, i primi due li avete avuti gratis. Il resto, be', vi coster
qualcosa. - Sospir nel vedere le espressioni sui visi intorno a lui. - Sono un demone - disse in
tono mordace. - Ma insomma, che cosa insegnano ai Nephilim al giorno d'oggi?
- Lo so che cosa vuoi - disse Magnus con voce tesa. - E puoi averlo. Ma devi giurare sulla
Stella del Mattino di rimandare tutti i miei amici a Idris, tutti, e di non infastidirli pi. Non ti dovranno
nulla.
Alec fece un passo avanti. - Ferma, ferma! No Magnus, che vuoi dire, cos' che vuole?
Parli come se non dovessi tornare a Idris con noi.
- C' un momento in cui tutti dobbiamo tornare a vivere nelle case dei nostri padri. Questo  il
momento di Magnus - disse Asmodeo.
- Nella casa del padre mio vi sono molte dimore - mormor Jace; era molto pallido e
sembrava sul punto di vomitare. - Magnus, non pu intendere non vorr portarti con s all
- All'Inferno? Non esattamente - disse Asmodeo. - Come ha detto Magnus, Edom  il mio
regno. L'ho diviso con Lilith. Poi il suo marmocchio se n' impadronito e vi ha seminato la
devastazione, ha distrutto la mia fortezza ?  l fuori tutta rovinata. E tu hai ucciso met della
popolazione con lo skeptron. - Queste ultime parole erano indirizzate a Jace, in tono piuttosto irritato.
- Ci vuole molta energia per alimentare un regno. La traiamo dalla potenza di ci che ci siamo lasciati
alle spalle, dalla grande citt di Pandemonium, dal fuoco in cui siamo precipitati, ma c' un momento
in cui  la vita a doverci alimentare. E la vita immortale  la migliore di tutte.
La torpida pesantezza che le opprimeva le membra svan, mentre Clary si faceva
improvvisamente attenta e si metteva davanti a Magnus, andando quasi a sbattere contro gli altri. Tutti
si erano mossi quasi contemporaneamente a lei per proteggere lo stregone dal padre demoniaco, perfino
Simon. - Vuoi prendere la sua vita? - chiese Clary. -  crudele e stupido persino per un demone.
Come potresti voler uccidere tuo figlio
Asmodeo scoppi a ridere. - Delizioso! Ma guardali, Magnus, questi bambini che ti amano e
vogliono proteggerti! Chi l'avrebbe mai detto! Quando sarai seppellito, mi assicurer che sulla tua
tomba scrivano: MAGNUS BANE, ADORATO DAI NEPHILIM.
- Tu non lo toccherai - disse Alec, la voce come ferro. - Forse l'hai dimenticato, ma noi
Nephilim uccidiamo i demoni. Perfino i Principi dell'Inferno.
- Oh, so bene quello che fate; avete ammazzato il mio affine Abbadon e disperso nel vento del
vuoto la nostra principessa Lilith, anche se torner. A Edom ci sar sempre un posto per lei. Perci ho
permesso a suo figlio di stabilirsi qui, anche se devo ammettere che non mi ero reso conto della
confusione che avrebbe provocato. - Asmodeo alz gli occhi al cielo e Clary dovette soffocare un
brivido. Intorno alle pupille verde-oro le sclere degli occhi erano nere come petrolio. - Non intendo
uccidere Magnus. Sarebbe complicato e sciocco, e poi potrei farlo in qualsiasi momento. Voglio che la
sua vita mi venga offerta spontaneamente, perch la vita di un immortale ha potere, grande potere, e mi
aiuter ad alimentare il mio regno.
- Ma  tuo figlio - protest Isabelle.
- E rimarr con me - disse Asmodeo con un sogghigno. - In spirito, per cos dire.
Alec si gir e affront Magnus, che se ne stava con le mani in tasca, il viso corrucciato. -
Vuole prenderti l'immortalit?
- Esatto - rispose lo stregone.
- Ma sopravviveresti? Soltanto non pi immortale? - Alec sembrava a pezzi, e Clary non
poteva fare a meno di sentirsi male per lui. Vista la ragione per cui lui e lo stregone avevano rotto, certo
Alec non voleva n aveva bisogno di sentirsi ricordare che una volta aveva desiderato che Magnus
perdesse la sua immortalit.
- La mia immortalit scomparirebbe e tutti gli anni della mia vita mi piomberebbero addosso
di colpo.  improbabile che sopravviverei: quasi quattro secoli sono un sacco di tempo da reggere,
anche per chi si idrata regolarmente.
- Non puoi farlo - disse Alec, e c'era una supplica nella sua voce. - Ha detto una vita
offerta spontaneamente. Quindi di' di no.
Magnus sollev la testa, alz lo sguardo e lo spost su di lui; era uno sguardo che fece arrossire
e distogliere gli occhi a Clary. Conteneva talmente tanto amore, misto a esasperazione, orgoglio e
disperazione. Era uno sguardo indifeso, e sembrava sbagliato incrociarlo. - Non posso dire di no,
Alexander. Se lo faccio, rimarremo tutti qui; moriremo in ogni caso. Moriremo di fame, le nostre ceneri
trasformate in polvere per tormentare i demoni del regno.
- Bene - disse Alec. - Nessuno di noi consegnerebbe la tua vita per salvare la propria.
Lo stregone gir lo sguardo sui visi dei compagni, sporchi, esausti, abbrutiti e disperati, e Clary
vide l'espressione sul suo viso cambiare nel rendersi conto che Alec aveva ragione. Nessuno di loro
avrebbe consegnato la sua vita per salvare la propria, neppure per salvare quelle di tutti loro.
- Ho vissuto davvero a lungo - disse Magnus. - Tanti anni, e no, non sembra abbastanza.
Non mentir per dire che lo . Voglio continuare a vivere in parte per te, Alec. Non ho mai voluto
vivere tanto quanto in questi ultimi mesi, con te.
L'altro sembr colpito. - Allora moriremo insieme. Lasciami almeno restare con te.
- Tu devi tornare. Devi tornare nel mondo.
- Non voglio il mondo. Voglio te - disse Alec, e Magnus chiuse gli occhi come se quelle
parole facessero male. Asmodeo li guardava parlare, avidamente, quasi famelicamente, e Clary ricord
che i demoni si nutrivano di emozioni umane: paura e gioia e amore e dolore. Soprattutto dolore.
- Non puoi restare con me - disse lo stregone dopo un breve silenzio. - Non ci sar nessun
me; il demone prender la mia forza vitale, e il mio corpo si disintegrer. Quattrocento anni, ricorda.
- Il demone - disse Asmodeo, e sbuff. - Potresti almeno dire il mio nome, mentre mi
annoi.
Clary decise su due piedi che avrebbe potuto odiarlo pi di qualsiasi altro demone che avesse
mai incontrato.
- Avanti, ragazzo mio - aggiunse Asmodeo. - Non posso aspettare tutta l'eternit e
neanche tu, non pi.
- Devo salvarti, Alec - disse Magnus. - Te e tutti quelli che ami; in fondo  un prezzo basso
da pagare per tutto ci, non credi?
- Non tutti quelli che amo - sussurr Alec, e Clary si sent salire le lacrime agli occhi. Aveva
cercato, cercato con tutta se stessa di essere la persona che avrebbe pagato quel prezzo. Non era giusto
che fosse Magnus a farlo; Magnus, che in confronto a tutti loro aveva una parte ben modesta in quella
storia di Nephilim, angeli, demoni e vendetta; Magnus, che ne faceva parte solo perch amava Alec.
- No - disse questo. Attraverso le lacrime Clary li vide abbracciarsi; c'era tenerezza perfino
nella curva delle dita di Magnus intorno alla spalla di Alec mentre si chinava per baciarlo. Fu un bacio
di disperazione e furia, pi che di passione; lo stregone si stringeva talmente all'altro da conficcargli le
dita nel braccio, ma alla fine si allontan e si gir verso il padre.
- Bene - disse, e Clary era certa che stesse stringendo i denti, che si stesse facendo coraggio
come se fosse sul punto di gettare il proprio corpo su una pira. - Bene, prendimi. Ti do la mia vita.
Sono
Simon ? Simon, che era rimasto zitto fino a quel momento; Simon, di cui Clary aveva quasi
dimenticato la presenza ? si fece avanti. - Io sono pronto.
Le sopracciglia di Asmodeo scattarono in su. - Come, come?
Isabelle sembr capire prima di qualunque altro. Impallid e disse: - No, Simon, no!- ma
quello and avanti, la schiena dritta, il mento sollevato.
- Anch'io ho una vita immortale - disse. - Non solo Magnus. Prendi la mia, di immortalit.
- Aaahh - sussurr Asmodeo, gli occhi a un tratto scintillanti. - Azazel mi ha parlato di te.
Un vampiro non  interessante, ma un Diurno! Tu hai nelle vene il potere del sole. Luce del sole e vita
eterna, questo s  vero potere.
- S - disse Simon. - Se prenderai la mia immortalit invece di quella di Magnus, te la
offrir. Sono
- Simon! - esclam Clary, ma ormai era troppo tardi.
- Sono pronto - termin il ragazzo, e gir lo sguardo sul resto del gruppo come per dire: L'ho
detto.  fatta.
- Dio, Simon, no - mormor Magnus con una voce terribilmente triste, e chiuse gli occhi.
- Ho solo diciassette anni - spieg il ragazzo. - Se prende la mia immortalit vivr tutta la
mia vita non morir qui. Non ho mai voluto l'immortalit, non ho mai voluto essere un vampiro, non
ho mai voluto niente di tutto ci.
- Non vivrai tutta la tua vita! - Gli occhi di Isabelle erano pieni di lacrime. - Se Asmodeo ti
prende l'immortalit, sarai un cadavere, Simon. Tu sei un morto vivente.
Il demone fece un verso di disprezzo. - Sei una ragazza molto stupida. Io sono un Principe
dell'Inferno, posso abbattere le mura tra i mondi. Posso creare mondi e distruggerli. Pensi davvero che
non possa invertire il processo che trasforma un umano in vampiro? Che non possa far battere di nuovo
il suo cuore?  un gioco da ragazzi.
- Ma perch lo faresti? - chiese Clary, sconcertata. - Perch lo faresti vivere? Sei un
demone. A te non importa
- Non m'importa. Ma voglio - rispose Asmodeo. - E c' dell'altro che voglio da voi.
Un'altra cosa per addolcire l'accordo. - Sogghign, e i suoi denti brillarono come cristalli aguzzi.
- Cosa? - La voce di Magnus tremava. - Cos' che vuoi?
- I suoi ricordi - rispose il padre.
- Azazel ha preso un ricordo da ognuno di noi in cambio di un favore - osserv Alec. -
Perch voi demoni tenete tanto ai ricordi?
- I ricordi umani, se offerti spontaneamente, sono come cibo per noi - rispose Asmodeo. - I
demoni si nutrono delle grida e del dolore dei dannati tormentati: immaginate che bel cambiamento
sarebbe un banchetto di ricordi felici. Mescolati insieme sono deliziosi, l'amaro e il dolce. - Si guard
intorno, gli occhi da gatto che brillavano. - E posso gi dire che ci saranno molti ricordi felici da
prendere, piccolo vampiro, perch sei molto amato, non  vero?
Simon era teso. - Ma se prendi i miei ricordi, chi sar? Io non
- Be' - fece il demone. - Suppongo che potrei prenderli tutti e lasciarti come un idiota che
sbava, ma in realt chi li vuole i ricordi di un bambino? Che noia, che noia! La questione : quale
sarebbe la cosa pi divertente? I ricordi sono deliziosi, ma lo  anche il dolore. Cosa causerebbe pi
dolore ai tuoi amici qui? Cosa rammenterebbe loro di temere il potere e l'intelligenza dei demoni? -
Un le mani dietro la schiena. Ogni bottone del suo abito bianco era scolpito a forma di mosca.
- Ehi, io ti ho offerto la mia immortalit, non i miei ricordi - protest Simon. - Hai detto
offerta spontaneamente
- Dio all'Inferno, che banalit - replic Asmodeo, quindi si mosse veloce come una lingua di
fuoco e lo prese per l'avambraccio. Isabelle si scagli in avanti come per afferrare Simon, e
indietreggi con un sussulto. Sulla guancia le era comparso un segno rosso su cui premette la mano,
l'espressione sconvolta.
- Lasciala stare - disse brusco Simon, e strapp il braccio dalla presa del demone.
- Nascosto - sussurr questo, e gli sfior la guancia con le dita lunghe e sottili. - Dovevi
avere un cuore che batteva forte dentro di te, quando ancora batteva.
- Lascialo stare - disse Jace sguainando la spada. - Lui  nostro, non tuo; noi Nephilim
proteggiamo ci che ci appartiene
- No! - esclam Simon. Tremava tutto, ma aveva la schiena dritta. - Jace, basta. Non c'
altro modo.
- Proprio cos - disse Asmodeo. - Perch nessuno di voi pu combattere un Principe
dell'Inferno nel luogo del suo potere; nemmeno tu, Jace Herondale, figlio degli angeli, o tu, Clarissa
Fairchild, con i tuoi trucchi e le tue rune. - Mosse le dita, solo un accenno, e Jace lasci cadere
rumorosamente la spada a terra e ritir la mano con una smorfia di dolore, come se si fosse bruciato.
Asmodeo lo degn appena di uno sguardo prima di sollevare di nuovo la mano.
- C' un passaggio. Guardate. - Fece un gesto verso la parete, che scintill e divenne
trasparente. Attraverso di essa Clary vide i vaghi contorni della Sala degli Accordi. C'erano i corpi
degli Ottenebrati, stesi a terra in mucchi scarlatti, e c'erano gli Shadowhunters che correvano,
inciampavano, si stringevano, si abbracciavano la vittoria dopo la battaglia.
E c'erano anche sua madre e Luke, che si guardavano intorno sconcertati. Erano tuttora nella
stessa posizione in cui si trovavano sulla pedana: Luke in piedi, Jocelyn in ginocchio con il corpo del
figlio in grembo. Gli altri Shadowhunters stavano appena cominciando a guardare verso di loro,
sorpresi, quasi fossero spuntati dal nulla cosa che in effetti era successa davvero.
- L c' tutto quello che volete - disse Asmodeo mentre il passaggio tremolava e si oscurava.
- In cambio, prender l'immortalit del Diurno, insieme ai suoi ricordi sul Mondo delle Ombre. Tutti
i suoi ricordi su tutti voi, su tutto quanto ha imparato, su tutto ci che  stato. Questo  il mio desiderio.
Simon aveva gli occhi sbarrati; Clary sent un violento tuffo al cuore. Sembrava che Magnus
fosse stato pugnalato. - Ecco dov'era il trucco - sussurr. - Ce n' sempre uno, con i demoni.
Isabelle aveva l'aria incredula. - Stai dicendo che vuoi che ci dimentichi?
- Che dimentichi tutto ci che vi riguarda, persino di avervi mai conosciuti - rispose
Asmodeo. - Vi propongo questo scambio. Lui vivr, avr la vita di un comune mondano. Riavr
indietro la sua famiglia: sua madre, sua sorella. Gli amici, la scuola, tutti gli annessi e i connessi di una
normale vita umana.
Clary guard Simon con aria disperata. Il ragazzo tremava, stringendo e aprendo le mani, ma
rimase in silenzio.
- Non se ne parla - disse Jace.
- Bene. Allora morirete qui. Tu non hai alcun potere, piccolo Shadowhunter. Cosa sono pochi
ricordi in confronto a un cos grande prezzo in termini di vite?
- Stai parlando di chi  Simon - disse Clary. - Stai dicendo che vuoi portarcelo via per
sempre.
- S. Non  fantastico? - chiese Asmodeo con un sorriso.
-  ridicolo - disse Isabelle. - Dici che gli prenderai i ricordi, ma come farai a impedirci di
seguirlo e parlargli del Mondo delle Ombre? Di introdurlo alla magia? L'abbiamo gi fatto, possiamo
farlo di nuovo.
- Prima vi conosceva, conosceva Clary e si fidava di lei - disse Asmodeo. - Adesso non
conoscer nessuno di voi. Sarete tutti degli estranei per lui, e perch mai dovrebbe dare ascolto a degli
svitati sconosciuti? E poi, conoscete la Legge dell'Alleanza meglio di me. Parlandogli del Mondo delle
Ombre senza alcuna ragione, mettendo in pericolo la sua vita, la infrangereste. Prima c'erano delle
circostanze particolari. Ora non ci saranno. Il Conclave vi toglier tutte le rune, se ci proverete.
- A proposito del Conclave - intervenne Jace. - Non sar troppo contento, se farai
ripiombare un mondano in una vita in cui tutti quelli che conosce lo credono un vampiro. Tutti gli
amici di Simon lo sanno! La sua famiglia lo sa! Sua sorella, sua madre. Se non glielo diciamo noi, lo
faranno loro.
- Capisco. - Asmodeo sembrava seccato. - Questo complica le cose. Forse in fin dei conti
farei meglio a prendere l'immortalit di Magnus
- No - esclam Simon. Sembrava sconvolto, in piedi per miracolo, ma la sua voce era
determinata. Asmodeo lo guardava con occhi cupidi.
- Simon, sta' zitto - disse lo stregone in tono disperato. - Prendi me invece, padre
- Voglio il Diurno - s'impunt Asmodeo. - Magnus, Magnus. Non hai mai capito bene che
cosa significhi essere un demone, non  vero? Nutrirsi di dolore, certo. Ma che cos' il dolore? Il
tormento fisico, quello  cos monotono; qualunque demone da giardino sa provocarlo. Essere artisti
del dolore, creare sofferenza, annerire l'anima, trasformare motivi puri in sudiciume e l'amore in
lussuria e poi in odio, trasformare una fonte di gioia in una fonte di tortura, questa  la ragione per cui
esistiamo! - La sua voce si alz. - Mi insinuer nel mondo dei mondani. Priver dei loro ricordi le
persone care al Diurno. Lo ricorderanno solo come mortale. E non avranno alcun ricordo di Clary.
- No! - grid lei, e Asmodeo rovesci la testa all'indietro e rise, una risata sfolgorante che le
ricord che un tempo era stato un angelo.
- Non puoi prendere i nostri ricordi - disse Isabelle furiosa. - Siamo Nephilim.
Equivarrebbe a un attacco. Il Conclave
- Bah, tieniti pure i tuoi ricordi - la liquid il demone. - Il fatto che ricorderai Simon non
mi creer alcun problema con il Conclave, e poi la cosa ti tormenter, il che non far che raddoppiare il
mio piacere. Aprir un buco nel cuore del vostro mondo, e quando lo avvertirete, penserete a me e mi
ricorderete. Ricorderete! - Asmodeo attir a s Simon e fece scivolare le sue mani su di lui fino a
premergliele sul petto, quasi potesse penetrare nella cassa toracica e afferrargli il cuore. -
Cominciamo. Sei pronto, Diurno?
- Fermi! - Isabelle si fece avanti, la frusta in mano, gli occhi fiammeggianti. - Sappiamo
chi sei, demone, ma pensi che abbia paura di uccidere un Principe dell'Inferno? Appenderei la tua testa
alla parete della mia stanza come un trofeo, e se osi toccare Simon ti dar la caccia. Passer la mia vita
a darti la caccia
Alec avvolse le braccia intorno alla sorella e la tenne stretta. - Isabelle - disse piano. - No.
- Che vuoi dire, con no? - chiese Clary. - Non possiamo permettere che accada Jace
-  la scelta di Simon. - Jace era impietrito; era pallido come un cencio, ma immobile.
Aveva gli occhi fissi su quelli di Simon. - Dobbiamo rispettarla.
L'altro lo fiss a sua volta e inclin la testa. Il suo sguardo si spost lentamente su tutti loro,
passando da Magnus ad Alec e a Isabelle, sulla quale si ferm e rimase, e traboccava talmente di
possibilit infrante che Clary si sent spezzare il cuore.
E poi lo sguardo di Simon si spost su Clary, e questa sent il resto di se stessa andare in pezzi.
C'erano talmente tante cose nella sua espressione, tanti di quegli anni di affetto profondo, tanti segreti e
promesse mormorati e sogni condivisi. Lo vide abbassare le mani, e poi qualcosa di brillante vol verso
di lei tracciando un arco in aria. Clary alz una mano e lo prese, d'istinto. Era l'anello d'oro che gli
aveva dato. Lo strinse nella mano fino a sentire il morso del metallo contro il palmo, accogliendo con
gioia il dolore.
- Basta - disse Asmodeo. - Odio gli addii. - E serr la presa su Simon. Questo
boccheggi, spalancando gli occhi, e si port la mano al petto.
- Il mio cuore - ansim, e dall'espressione del suo viso Clary cap che aveva ricominciato
a pulsare. Sbatt gli occhi per ricacciare indietro le lacrime, mentre una nebbia bianca esplodeva
tutt'intorno. Ud Simon urlare di dolore; mosse i piedi avanti senza nemmeno rendersene conto, ma fu
scaraventata indietro come se avesse colpito una parete invisibile. Sent delle braccia intorno a s,
mentre la nebbia avvolgeva Simon e il demone come un piccolo tornado, nascondendoli in parte alla
vista.
Nella nebbia che si addensava cominciarono ad apparire delle sagome. Clary vide se stessa e
Simon bambini, che attraversavano una strada di Brooklyn tenendosi per mano; lei aveva dei fermagli
nei capelli e Simon era adorabilmente scarmigliato, con gli occhiali che gli scivolavano gi dal naso.
Ed eccoli di nuovo mentre si lanciavano palle di neve a Prospect Park; e nella fattoria di Luke, con
l'abbronzatura estiva, appesi a testa in gi al ramo di un albero. Li vide al Java Jones mentre
ascoltavano le tremende poesie di Eric, e in sella a una motocicletta volante che andava a schiantarsi in
un parcheggio, con Jace che li guardava, gli occhi socchiusi per il sole. E poi ecco Simon con Isabelle,
le mani a coppa intorno al suo viso mentre la baciava, e Clary vide Izzy cos come la vedeva Simon:
fragile e forte, e bella, bellissima. Ed ecco la nave di Valentine, Simon inginocchiato su Jace, sangue
sulla sua bocca e sulla sua maglietta, e sangue sulla gola di Jace, ed ecco la cella di Idris, e il viso
devastato di Hodge, e di nuovo Clary e Simon, Clary che gli tracciava il Marchio di Caino sulla fronte.
Maureen, e il suo sangue sul pavimento, e il suo cappellino rosa, e il tetto di Manhattan dove Lilith
aveva fatto rivivere Sebastian, e Clary che gli passava un anello d'oro sopra un tavolo, e un Angelo che
usciva da un lago davanti a lui, e lui che baciava Isabelle
Tutti i ricordi di Simon, i suoi ricordi del mondo magico, i suoi ricordi di tutti loro, gli venivano
strappati via e fatti vorticare in un turbinio che scintillava bianco-dorato come la luce del sole.
Tutt'intorno c'era rumore, quasi si stesse addensando una tempesta, ma Clary lo sentiva appena.
Allung le mani, implorando senza nemmeno sapere chi stesse supplicando. - Ti prego
Sent le braccia di Jace stringersi intorno a lei, e poi l'orlo della tempesta la gherm. Fu
sollevata in alto e fatta turbinare via. Vide la stanza di pietra allontanarsi a una velocit pazzesca, poi la
tempesta port via le sue grida per Simon e le trasform in un suono simile al soffio intermittente del
vento. Le mani di Jace si staccarono dalle sue spalle. Era sola nel caos, e per un attimo pens che
dopotutto Asmodeo avesse mentito, che non ci fosse alcun passaggio, e che avrebbero fluttuato per
sempre in quel nulla finch non fossero morti.
Invece a un tratto il terreno si sollev, velocemente. Vide il pavimento della Sala degli Accordi,
duro marmo venato d'oro, prima di colpirlo. L'urto fu violento, le fece battere i denti. Rotol
istintivamente su se stessa, come le era stato insegnato, e si ferm accanto alla fontana della sirena in
mezzo alla sala.
Si tir su a sedere e gir lo sguardo intorno a s. La sala era piena di visi attoniti,
completamente muti, ma di quelli non le importava. Non stava cercando degli estranei. Per primo
scorse Jace; era atterrato in posizione accovacciata, pronto a combattere. Vide le sue spalle rilassarsi
mentre si guardava intorno e si rendeva conto di dove si trovavano, che erano a Idris e la guerra era
finita. E c'era Alec, che aveva ancora la mano in quella di Magnus. Lo stregone sembrava sofferente ed
esausto, ma era vivo.
E c'era Isabelle. Era finita pi vicina degli altri a Clary, a circa un metro di distanza. Era gi in
piedi e ispezionava la sala con lo sguardo, una volta, due, una terza volta disperata. Erano tutti l, tutti
loro, tutti tranne uno.
Fiss lo sguardo su Clary, gli occhi lucidi di lacrime. - Simon non c'.  sparito davvero.
Il silenzio che aveva attanagliato l'adunanza di Shadowhunters sembr infrangersi come
un'onda: a un tratto ecco alcuni Nephilim precipitarsi verso di loro. Clary vide sua madre e Luke,
Robert e Maryse, Aline e Helen, perfino Emma Carstairs accorrere per circondarli, abbracciarli,
assisterli e aiutarli. Clary sapeva che avevano buone intenzioni, che correvano in loro soccorso, ma non
prov alcun sollievo. La mano stretta sull'anello d'oro nel palmo, si raggomitol sul pavimento e si
concesse finalmente di piangere.
capitolo 24
E LO CHIAMANO PACE
- Allora, chi si candida a rappresentare le Corti delle Fate? - chiese Jia Penhallow.
La Sala degli Accordi era ornata con le bandiere azzurre della vittoria. Sembravano ritagli di
cielo su cui erano stampate le rune dorate del Trionfo. Era una limpida giornata invernale, e la luce che
entrava dalle finestre brillava sulle lunghe file di sedili disposti davanti alla pedana rialzata al centro
della sala, dove il Console e l'Inquisitore erano seduti a un lungo tavolo. Questo era a sua volta dipinto
in oro e azzurro, con massicci candelabri dorati che impedivano parzialmente a Emma la vista dei
Nascosti seduti al tavolo: Luke, in rappresentanza dei lupi mannari, una giovane donna di nome Lily, in
rappresentanza dei vampiri, e il famosissimo Magnus Bane, rappresentante degli stregoni. Non era stato
portato nessun seggio per il rappresentante delle fate.
Lentamente, tra la folla seduta, si alz una giovane donna. Aveva gli occhi tutti blu, senza
traccia di bianco, e le orecchie a punta come quelle di Helen.
- Sono Kaelie Whitewillow. Mi candido per la Corte Seelie.
- Ma non per la Corte Unseelie? - chiese Jia, la penna librata su un foglio di carta.
Kaelie, le labbra serrate, scosse la testa. Un mormorio percorse la sala. Nonostante lo sfavillio
delle bandiere, vi regnava uno stato d'animo teso, non gioioso. La fila di sedili davanti ai Blackthorn
era occupata dai Lightwood: Maryse, con la schiena dritta come un fuso, e accanto a lei Isabelle e Alec,
tutti presi a sussurrare tra loro, le teste scure accostate.
Dall'altro lato di Maryse sedeva Jocelyn Fairchild, mentre non c'era traccia di Clary e Jace.
- La Corte Unseelie rinuncia al proprio rappresentante - annunci Jia, annotandolo. Guard
Kaelie al di sopra degli occhiali. - Che notizie ci porti dalla Corte Seelie? Accettano le nostre
condizioni?
Emma sent Helen, alla fine della sua fila, fare un profondo sospiro. Dru, Tavvy e i gemelli
erano stati ritenuti troppo giovani per partecipare all'assemblea, e teoricamente non vi era ammesso
nessuno che avesse meno di diciotto anni, ma era stata fatta un'eccezione per chi, come lei e Julian, era
stato colpito direttamente da quella che in futuro sarebbe stata ricordata come la Guerra Oscura.
Kaelie si spost nel corridoio tra le file di sedili e si avvi verso la pedana.
Robert Lightwood si alz in piedi. - Devi chiedere il permesso di avvicinarti al Console -
disse con la sua voce roca.
- Permesso rifiutato - decret Jia in tono severo. - Rimani dove sei, Kaelie Whitewillow. Ti
sento perfettamente.
Emma prov un breve impeto di compassione per la giovane fata: tutti la fissavano con sguardi
taglienti come coltelli. Tutti tranne Aline e Helen, che erano sedute strette l'una all'altra; si tenevano le
mani, e avevano le nocche bianche.
- La Corte delle Fate si appella alla vostra clemenza - disse Kaelie serrando le mani sottili
davanti a s. - Le condizioni che avete stabilito sono troppo dure. Noi fate abbiamo sempre avuto la
nostra sovranit, i nostri re e le nostre regine. E guerrieri. Siamo un popolo antico. Le vostre richieste ci
annienteranno completamente.
Un basso mormorio per nulla amichevole percorse la sala. Jia prese il foglio sul tavolo davanti a
s. - Vogliamo esaminarle? Chiediamo che le Corti delle Fate si assumano tutta la responsabilit delle
perdite e dei danni subiti da Shadowhunters e Nascosti durante la Guerra Oscura. Toccher al Popolo
Fatato pagare i costi della ricostruzione delle difese abbattute, del Praetor Lupus a Long Island e di
quanto  andato distrutto ad Alicante. A tal fine attingerete alle vostre ricchezze. Quanto agli
Shadowhunters che ci sono stati sottratti
- Se alludi a Mark Blackthorn,  stato preso dalla Caccia Selvaggia. Non abbiamo alcuna
giurisdizione su di essa - obiett Kaelie. - Dovrete trattare con loro, ma noi non ve lo impediremo.
- Non ci  stato tolto solo lui - ribatt Jia. - Ci sono cose impossibili da risarcire: le perdite
subite in battaglia da noi e dai lupi mannari, gli Shadowhunters che ci sono stati strappati dalla Coppa
Infernale
-  stato Sebastian Morgenstern a utilizzarla, non le Corti - protest la fata. - E lui era uno
Shadowhunter.
- Ed  per questo che non vi puniamo con una guerra che finireste inevitabilmente col perdere
- disse Jia in tono gelido, - ma ci limitiamo a insistere che sciogliate i vostri eserciti in modo che
non ci siano pi guerrieri del Popolo Fatato. Non potrete pi essere armati. Qualsiasi fata sorpresa a
portare un'arma senza una dispensa del Conclave sar uccisa a vista.
- Sono condizioni troppo severe - replic Kaelie. - Il Popolo Fatato non pu accettarle! Se
saremo disarmati, non potremo difenderci!
- Allora lo metteremo ai voti - disse Jia deponendo il foglio. - Chiunque sia contrario alle
condizioni stabilite per il Popolo Fatato  pregato di dirlo.
Ci fu un lungo silenzio. Emma vide gli occhi di Helen errare per la sala, gli angoli della bocca
serrati; Aline le stringeva forte il polso. Finalmente si sent echeggiare nel silenzio il rumore di una
sedia che veniva spostata, quindi una figura solitaria si alz in piedi.
Magnus Bane. Era ancora pallido per la dura prova sostenuta a Edom, ma i suoi occhi verde-oro
ardevano con un'intensit che Emma riusciva a percepire persino attraverso la sala. - So che la storia
mondana non  di grandissimo interesse per gran parte degli Shadowhunters, ma c' stato un tempo
prima dei Nephilim. Un tempo in cui Roma combatt contro la citt di Cartagine, e nel corso di
numerose guerre usc vittoriosa. Dopo una di queste guerre, Roma chiese che Cartagine le pagasse un
tributo, che rinunciasse al suo esercito e che il terreno su cui sorgeva fosse cosparso di sale. Lo storico
Tacito disse che i romani fanno il deserto e lo chiamano pace. - Si gir verso Jia. - I cartaginesi
non dimenticarono mai. Alla fine il loro odio per Roma scaten un'altra guerra, che termin con la
morte e la schiavit. Quella non fu pace. Questa non  pace.
Le sue parole furono accolte dai fischi dell'assemblea.
- Forse non vogliamo la pace, stregone! - grid uno.
- Qual  la tua soluzione, allora? - url un altro.
- L'indulgenza - rispose Magnus. - Il Popolo Fatato ha covato a lungo l'odio per i
Nephilim a causa della loro durezza. Mostrategli qualcosa che non sia durezza, e riceverete in cambio
qualcosa che non sar odio!
La folla rumoreggi di nuovo, questa volta ancora pi forte, quindi si acquiet quando vide Jia
sollevare una mano. - C' qualcun altro che desidera parlare a favore del Popolo Fatato?
Magnus, tornando a sedersi, lanci un'occhiata obliqua agli altri Nascosti, ma Lily sorrideva
soddisfatta e Luke fissava il tavolo con espressione vacua. Era risaputo che sua sorella era stata la
prima a essere presa e trasformata in Ottenebrata da Sebastian Morgenstern, che molti lupi del Praetor
erano stati suoi amici, compreso Jordan Kyle eppure sul suo viso aleggiava una sfumatura di dubbio.
- Luke - disse Magnus con una voce sommessa che in qualche modo risult udibile in tutta
la sala. - Ti prego.
Il dubbio svan. Luke scosse la testa con espressione cupa. - Non chiedermi l'impossibile.
L'intero Praetor  stato massacrato, Magnus. Come rappresentante dei lupi mannari, non posso parlare
contro ci che tutti loro vogliono. Se lo facessi, si rivolterebbero contro il Conclave, e questo non
porterebbe a niente.
- Allora  deciso - concluse Jia. - Parla, Kaelie Whitewillow. Accettate le condizioni, o ci
sar guerra tra noi?
La giovane fata chin la testa. - Accettiamo le condizioni.
L'assemblea esplose in un applauso. Solo in pochi non applaudirono: Magnus, la fila dei
Blackthorn, i Lightwood ed Emma. Era troppo occupata a osservare Kaelie mentre si sedeva. La fata
avr anche avuto la testa abbassata in atteggiamento sottomesso, ma il suo viso ardeva di rabbia.
- Dunque  fatta - disse Jia chiaramente compiaciuta. - Ora possiamo passare a un altro
argomento
- Un attimo. - Un esile Shadowhunter dai capelli scuri si era alzato in piedi. Emma non lo
riconobbe. Avrebbe potuto essere chiunque. Un Cartwright? Un Pontmercy? - Rimane da esaminare
la questione di Mark e Helen Blackthorn.
Helen chiuse gli occhi. Sembrava qualcuno che durante un processo fosse stato diviso tra
l'attesa di una sentenza di colpevolezza e la speranza di una sospensione della pena, e ora avesse
appena sentito pronunciare la prima.
Jia rimase un istante in silenzio, la penna in mano. - Cosa vuoi dire, Balogh?
L'uomo si impett. - Si  gi discusso su come le forze di Morgenstern siano penetrate troppo
facilmente nell'Istituto di Los Angeles. Sia Mark che Helen Blackthorn hanno sangue di fata.
Sappiamo che il ragazzo si  gi unito alla Caccia Selvaggia, perci ormai  fuori dalla nostra portata,
ma la ragazza non dovrebbe stare tra gli Shadowhunters. Non  il caso.
Aline balz in piedi. -  ridicolo! - esclam piena di rabbia. - Helen  una Shadowhunter,
lo  sempre stata! Ha in s il sangue dell'Angelo non potete ignorarlo!
- Ha anche il sangue delle fate - ribatt Balogh. - Ed  capace di mentire. Siamo gi stati
ingannati da una della sua razza, per nostra sfortuna. Propongo che le siano tolti i Marchi.
Luke batt rumorosamente la mano sul tavolo; Magnus era piegato in avanti, le mani dalle
lunghe dita sul viso, le spalle accasciate. - La ragazza non ha fatto nulla. Non potete punirla per un
incidente di nascita.
- Gli incidenti di nascita fanno di noi tutti quelli che siamo - replic cocciutamente Balogh.
- Non potete negare che lei abbia sangue di fata. Non potete negare che sia capace di mentire. Se si
arriver di nuovo a una guerra, a chi andr la sua lealt?
Helen si alz in piedi. - A quelli a cui  andata questa volta. Ho combattuto al Burren, alla
Citt di Diamante, ad Alicante per proteggere la mia famiglia e i Nephilim. Non ho mai dato motivo a
nessuno di mettere in dubbio la mia lealt.
-  cos che succede - disse Magnus finalmente, sollevando il viso. - Non vedete che  cos
che si ricomincia?
- Helen ha ragione - osserv Jia. - Non ha fatto nulla di male.
Un'altra Shadowhunter si alz, una donna dai capelli scuri raccolti a crocchia. - Chiedo scusa,
Console, ma voi non potete essere obiettiva: sappiamo tutti del legame tra vostra figlia e la giovane
fata. Dovreste tenervi fuori dalla discussione.
- Helen Blackthorn ha un compito da svolgere, signora Sedgewick - disse Diana Wrayburn
alzandosi in piedi. Sembrava indignata; Emma la ricord nella Sala degli Accordi, quando aveva
cercato di raggiungerla per aiutarla. - I suoi genitori sono stati assassinati; ha cinque fratelli e sorelle
pi piccoli di cui prendersi cura
- Non ha alcun compito da svolgere - tagli corto la Sedgewick. - Stiamo per riaprire
l'Accademia: i bambini potranno andare l o potranno essere divisi tra i vari Istituti.
- No - sussurr Julian. Teneva le mani strette a pugno sulle ginocchia.
- Assolutamente no - grid Helen. - Jia, devi
Il Console incroci i suoi occhi e annu con un gesto lento, riluttante. - Arthur Blackthorn.
Alzatevi, per favore.
Emma sent Julian accanto a lei impietrirsi per lo sbalordimento mentre un uomo dall'altra parte
della sala, confuso tra la folla, si alzava in piedi. Era magro, una versione pi piccola e pallida del
padre di Julian, con i capelli castani che si andavano diradando e gli occhi dei Blackthorn quasi
invisibili dietro le lenti. Si appoggiava pesantemente a un bastone di legno, con un disagio che le fece
reputare recente la ferita che l'aveva reso necessario.
- Avrei preferito aspettare la fine dell'assemblea perch i bambini potessero fare come si deve
la conoscenza dello zio - disse Jia. - Naturalmente l'avevo convocato subito dopo la notizia
dell'assalto all'Istituto di Los Angeles, ma era stato ferito a Londra.  arrivato a Idris solo questa
mattina. - Fece un sospiro. - Signor Blackthorn, presentatevi pure.
L'uomo aveva un viso tondo, gradevole, e sembrava estremamente imbarazzato nel sentirsi
osservato da tanta gente. - Sono Arthur Blackthorn, fratello di Andrew Blackthorn - disse. Aveva
l'accento inglese: Emma dimenticava sempre che il padre di Julian proveniva da Londra e che aveva
perso l'accento anni prima. - Mi trasferir all'Istituto di Los Angeles appena possibile e porter con
me i miei nipoti. I bambini saranno sotto la mia protezione.
-  davvero tuo zio? - sussurr Emma, guardandolo.
- S,  lui - sussurr in risposta Julian, chiaramente agitato. -  solo che speravo
voglio dire, stavo cominciando davvero a pensare che non sarebbe venuto. Preferirei preferirei che
fosse Helen a occuparsi di noi.
- Certo, siamo tutti immensamente sollevati sapendo che vi prenderete cura dei giovani
Blackthorn - disse Luke, - ma Helen  una di loro. Assumendovi la responsabilit dei suoi fratelli
minori state dicendo che acconsentite a che le siano tolti i Marchi?
Arthur Blackthorn sembr inorridire. - Assolutamente no! Mio fratello non sar stato saggio
nelle sue relazioni ma tutti i documenti indicano che i figli degli Shadowhunters sono
Shadowhunters. Come si suol dire, ut incepit fidelis sic permanet.
Julian si fece scivolare sul sedile. - Altro latino - borbott. - Tale e quale a pap.
- Che significa? - chiese Emma.
- Che Helen comincia leale e finisce leale, o qualcosa del genere. - Gli occhi del ragazzino
guizzarono nella sala. Tutti mormoravano e lanciavano sguardi truci. Jia parlava a bassa voce con
Robert e i rappresentanti dei Nascosti. Helen era ancora alzata, ma sembrava che Aline fosse tutto ci
che la teneva in piedi.
Quando il gruppo sulla pedana si divise, Robert Lightwood si fece avanti. Aveva un'espressione
minacciosa. - Per fugare qualsiasi dubbio sul fatto che la sua amicizia personale con Helen
Blackthorn possa influenzare la sua decisione, Jia si  autoesclusa dalla discussione - annunci. -
Noi abbiamo deciso che, avendo diciotto anni ? l'et in cui molti giovani Shadowhunters vengono
inviati in altri Istituti per fare esperienza ? Helen sar inviata sull'Isola di Wrangel a studiare le difese.
- Per quanto tempo? - chiese subito Balogh.
- A tempo indeterminato - rispose Robert, e Helen croll sulla sedia, con Aline sempre al
suo fianco, il viso una maschera di dolore e sorpresa. L'Isola di Wrangel sar anche stata la sede di
tutte le difese che proteggevano il mondo, una destinazione prestigiosa in molti sensi, ma era pur
sempre un posto minuscolo nel gelido Mare Artico a nord della Russia, a migliaia di miglia da Los
Angeles.
- Vi basta? - chiese Jia in tono freddo. - Signor Balogh? Signora Sedgewick? Voterete a
favore? Tutti coloro che sono favorevoli a mandare Helen Blackthorn sull'Isola di Wrangel finch non
se ne accerti la lealt, dicano "s".
Un coro di "s" e un coro pi sommesso di "no" percorse la sala. Emma non disse nulla, e
neppure Jules; erano entrambi troppo giovani per votare. La ragazzina allung la mano, prese quella
dell'amico e la strinse forte; le dita di lui erano di ghiaccio. Aveva l'espressione di chi fosse stato
colpito tante di quelle volte da non avere neanche pi voglia di rialzarsi. Helen singhiozzava piano tra
le braccia di Aline.
- Rimane la questione di Mark Blackthorn - disse Balogh.
- Quale questione? - chiese Robert Lightwood in tono esasperato. - Il ragazzo  stato preso
dalla Caccia Selvaggia! Nel caso improbabile che possiamo trattare per il suo rilascio, quello non
dovrebbe essere un problema di cui preoccuparci a tempo debito?
- Giusto - disse Balogh. - Finch non tratteremo per il suo rilascio, il problema non
sussiste. Comunque, probabilmente  meglio che il ragazzo se ne stia con la sua razza.
Il viso tondo di Arthur Blackthorn impallid. - No, mio fratello non lo avrebbe voluto.
Avrebbe voluto il figlio a casa con la sua famiglia. - Fece un gesto verso il punto in cui sedevano
Emma, Julian e gli altri. - Loro hanno perso talmente tanto, come possiamo togliergli altro?
- Li stiamo proteggendo - salt su la Sedgewick - da due fratellastri che con il tempo non
faranno che tradirli e dimostrarsi leali alle Corti. Tutti coloro che sono favorevoli ad abbandonare
definitivamente le ricerche di Mark Blackthorn, dicano "s".
Emma allung una mano per sorreggere Julian, mentre lui si piegava in avanti sul sedile, e gli si
strinse goffamente contro. Tutti i muscoli del ragazzino erano rigidi, duri come ferro, come se si stesse
preparando a una caduta o a un colpo. Helen si curv verso di lui sussurrando e mormorando, il viso
rigato di lacrime. Quando Aline pass il braccio davanti a Helen per accarezzargli i capelli, Emma vide
brillare al suo dito l'anello dei Blackthorn. Mentre il coro di "s" percorreva la sala in una terribile
sinfonia, lo scintillio le ricord il bagliore di un segnale di pericolo in mare aperto, dove nessuno
poteva vederlo, dove non c'era nessuno che se ne preoccupasse.
Se queste erano la pace e la vittoria, pens, forse tutto sommato erano preferibili la guerra e i
combattimenti.
Jace scivol gi dalla groppa del cavallo e sollev una mano per aiutare Clary a scendere a sua
volta. - Eccoci arrivati - disse girandosi verso il lago.
Si trovavano su una spiaggia sassosa di fronte alla sponda occidentale del Lago Lyn. Non era la
spiaggia dove Valentine aveva evocato l'Angelo Raziel, e neppure quella su cui Jace era morto
dissanguato per poi resuscitare, ma Clary non era pi tornata al lago da allora, e la sua vista le fece
comunque correre un brivido su per le ossa.
Era un bel posto, questo era fuor di dubbio. Il lago si allungava in lontananza, colore del cielo
invernale tinto d'argento, la superficie agitata e increspata che lo rendeva simile a un pezzo di carta
metallizzata che si muoveva al tocco del vento. Le nuvole erano bianche e alte, le colline tutt'intorno
spoglie.
Clary and verso l'acqua. Aveva pensato che magari sua madre l'avrebbe accompagnata, ma
all'ultimo momento Jocelyn si era rifiutata, spiegando che lei aveva detto addio al figlio molto tempo
prima, e ora toccava a lei. Il Conclave aveva bruciato il corpo di Jonathan dietro richiesta di Clary. La
cremazione era un onore, e chi moriva in disgrazia veniva sepolto agli incroci tutt'intero e senza essere
arso, com'era accaduto alla madre di Jace. In questo caso, per, bruciare il cadavere era stato pi che
un favore, pens Clary: era stato un modo sicuro per garantire inequivocabilmente al Conclave che
Jonathan era morto. Le sue ceneri non sarebbero mai state portate nella dimora dei Fratelli Silenti; non
avrebbero mai fatto parte della Citt di Ossa; Jonathan non sarebbe mai stato un'anima tra le anime
degli altri Nephilim.
Non sarebbe stato sepolto tra coloro che aveva fatto assassinare, e a Clary questo sembrava pi
che giusto. Gli Ottenebrati erano stati bruciati e le loro ceneri sotterrate agli incroci vicino alla Foresta
di Brocelind. L sarebbe stato eretto un monumento, una necropoli per ricordare quelli che un tempo
erano stati Shadowhunters, invece non ci sarebbe stato nessun monumento per ricordare Jonathan
Morgenstern, semplicemente perch nessuno voleva ricordarlo. Perfino Clary avrebbe voluto
dimenticarlo, ma non era cos facile.
L'acqua del lago era chiara, con una lieve lucentezza iridata, come una chiazza di petrolio.
Lamb le punte degli stivali di Clary mentre questa apriva la cassetta d'argento che teneva in mano.
Conteneva delle ceneri farinose e grigie, miste a frammenti di ossa bruciacchiate. Tra le ceneri c'era
l'anello dei Morgenstern, l'argento ancora scintillante. Era stato al collo di Jonathan, appeso a una
catenina, quando il corpo era stato bruciato, eppure era rimasto intatto, per nulla intaccato dal fuoco.
- Non ho mai avuto un fratello - disse lei. - Non davvero.
Sent Jace metterle una mano sulla schiena, tra le scapole. - L'hai avuto. Hai avuto Simon. Lui
era tuo fratello in tutti i sensi che contano. Ti ha guardata crescere, ti ha difesa, ha combattuto con e per
te, si  preso cura di te per tutta la vita. Era il fratello che avevi scelto. E anche se ora non c' pi,
nessuno e niente pu portarti via ci che  stato.
Clary fece un profondo respiro e gett la cassetta pi lontano che pot. Vol a diversi metri da
lei, oltre la chiazza iridata, lasciandosi dietro un arco di ceneri come la scia di un jet, e l'anello cadde
girando su se stesso, con un gioco di scintille argentee mentre precipitava e poi spariva nell'acqua.
- Ave atque vale - disse Clary, quindi recit per intero il verso dell'antica poesia. - Ave
atque vale in perpetuum, frater. E in perpetuo, fratello, ti saluto e addio.
Il vento che soffiava dal lago era freddo; Clary lo sent contro il viso, e solo allora si rese conto
che aveva pianto, e che le guance erano gelide perch bagnate di lacrime. Da quando aveva scoperto
che Jonathan era vivo si era chiesta perch sua madre avesse pianto ogni anno nel giorno del suo
compleanno. Perch piangeva, se lo aveva odiato? Ma ora lo capiva. Sua madre aveva pianto per quel
bambino che non aveva mai avuto, per tutti i sogni che avevano alimentato la sua idea di avere un
figlio, la sua idea di come sarebbe stato quel figlio. E aveva pianto per ci che lo aveva distrutto prima
ancora che fosse nato. E cos, come Jocelyn aveva fatto per tanti anni, ora Clary stava accanto allo
Specchio Mortale e piangeva per il fratello che non avrebbe mai avuto, per il bambino a cui non era
mai stata data l'occasione di vivere. E piangeva anche per le altre vittime della Guerra Oscura,
piangeva per sua madre e per la perdita che aveva subito; piangeva per Emma e i Blackthorn,
ricordando come avessero ricacciato indietro le lacrime quando aveva detto loro di aver visto Mark
nelle gallerie delle fate, ormai membro forzato della Caccia Selvaggia; piangeva per Simon e per il
vuoto nel suo cuore l dove lui era sempre stato; e piangeva per se stessa e per com'era cambiata,
perch a volte perfino cambiare in meglio veniva percepito come una piccola morte.
Mentre lei piangeva Jace le rimase accanto e le tenne la mano in silenzio, finch le ceneri di
Jonathan non affondarono sotto la superficie dell'acqua senza lasciare pi traccia.
- Stai origliando - disse Julian.
Emma lo fulmin con uno sguardo.  vero, ascoltava le voci concitate attraverso la robusta
porta dell'ufficio del Console, di cui rimaneva aperta appena una fessura. E forse era davvero piegata
verso la porta, tentando di sentire le voci abbastanza bene da decifrarle. Va bene, e allora? Non era
meglio conoscere le cose che non conoscerle?
Sussurr a Julian: - E allora? - Lui la guard sollevando le sopracciglia. Non che a lui
piacessero le regole, ma le rispettava. Emma invece pensava che le regole esistessero per essere
infrante, o quantomeno adattate.
E poi, si annoiava. Un membro del Consiglio li aveva condotti davanti alla porta e lasciati l, in
fondo a un lungo corridoio che copriva quasi tutta la lunghezza della Guardia. Intorno all'entrata
dell'ufficio erano appesi arazzi consumati dagli anni. Per lo pi rappresentavano episodi della storia
Shadowhunter: l'Angelo che sorgeva dal lago con gli Strumenti Mortali, l'Angelo che porgeva il Libro
Grigio a Jonathan Shadowhunter, i Primi Accordi, la Battaglia di Shanghai, il Consiglio di Buenos
Aires. C'era anche un altro arazzo, evidentemente pi nuovo e attaccato di recente, raffigurante
l'Angelo che sorgeva dal lago, questa volta senza gli Strumenti Mortali. Sulla riva c'era un uomo
biondo, e accanto a lui era appena visibile la figura di una ragazza snella dai capelli rossi, con in mano
uno stilo.
- Un giorno ci sar un arazzo su di te - disse Jules.
Emma fece guizzare gli occhi verso di lui. - Bisogna fare qualcosa di davvero grande per
essere raffigurati in un arazzo. Tipo vincere una guerra.
- Tu ne saresti capace - afferm lui in tono sicuro. La ragazzina sent una lieve stretta al
cuore. Quando Julian la guardava a quel modo, come se fosse geniale e straordinaria, il cuore le doleva
un po' meno per la mancanza dei suoi genitori. C' qualcosa, nell'avere qualcuno a cui importa tanto di
te, che non ti fa mai sentire completamente solo.
A meno che non decidessero di portarla via da lui, si capisce. Di trasferirla a Idris, o in uno
degli Istituti dove aveva dei lontani parenti ? in Inghilterra, in Cina o in Iran. A un tratto fu presa dal
panico, tir fuori lo stilo e si tracci un Marchio dell'Udito sul braccio, quindi appoggi l'orecchio al
battente della porta, ignorando l'occhiata di fuoco dell'amico.
Le voci divennero subito chiare. Riconobbe per prima quella di Jia, e un attimo dopo l'altra: il
Console parlava con Luke Garroway.
-  Zaccaria? Non  pi in servizio come Shadowhunter - stava dicendo Jia. -  partito
oggi prima dell'assemblea, spiegando che aveva alcune questioni in sospeso da risolvere, e poi un
appuntamento a Londra all'inizio di gennaio, qualcosa a cui non poteva mancare.
Luke mormor una risposta che Emma non sent. Lei non sapeva che Zaccaria sarebbe partito, e
le spiaceva non averlo potuto ringraziare per l'aiuto nella notte della battaglia. E di non avergli chiesto
come facesse a sapere che il suo secondo nome era Cordelia.
Si chin ancora di pi sulla porta e sent Luke a met di una frase. -  ho creduto opportuno
avvertirti - stava dicendo. - Sto pensando di dimettermi da rappresentante. Maia Roberts prender il
mio posto.
Jia emise un verso di sorpresa. - Non  un po' giovane?
-  molto in gamba - spieg Luke. - Non ha certo bisogno del mio sostegno
- No - convenne il Console. - Se non ci avesse avvertiti per tempo che Sebastian stava per
attaccare, avremmo perso molti pi Shadowhunters.
- E dato che d'ora in avanti guider il branco di New York,  pi logico che sia lei e non io a
rappresentarci. - Sospir. - E poi, Jia Io ho perso mia sorella. Jocelyn ha perso suo figlio per la
seconda volta. E Clary  ancora sconvolta per quanto  successo a Simon. Vorrei essere pi vicino a
mia figlia.
Jia fece uno sbuffo sconsolato. - Forse non avrei dovuto lasciare che gli telefonasse.
- Doveva sapere - disse Luke. - Lei ha subto una perdita. Deve accettarla, deve soffrire, e
vorrei esserci per aiutarla a superare questo momento. Desidero sposarmi e stare con la mia famiglia.
Ho bisogno di farmi da parte.
- Be', hai la mia benedizione, naturalmente - disse il Console. - Anche se avresti potuto
aiutarmi a riaprire l'Accademia. Abbiamo avuto talmente tante perdite: era da un pezzo che la morte
non portava via tanti Nephilim. Dobbiamo attingere al mondo dei mondani, trovare quelli che
potrebbero Ascendere, istruirli e addestrarli. Ci saranno molte cose da fare.
- E molti disposti ad aiutarti. - Il tono del lupo mannaro era inflessibile.
Jia sospir. - Dar il benvenuto a Maia. Povero Magnus, circondato da donne.
- Dubito che gli dispiacer o lo noter - disse Luke. - Anche se credo tu sappia che aveva
ragione lui, Jia. Abbandonare le ricerche di Mark Blackthorn, mandare Helen Blackthorn a Wrangel
 stato un provvedimento di una crudelt inaudita.
Ci fu un breve silenzio. - Lo so - ammise poi il Console a bassa voce. - Pensi che non
sappia che cosa ho fatto anche a mia figlia? Ma far rimanere Helen Ho visto l'odio negli occhi dei
miei Shadowhunters, e ho avuto paura per lei. Paura anche per Mark, dovessimo mai riuscire a trovarlo.
- Be', io ho visto la desolazione negli occhi dei piccoli Blackthorn - ribatt Luke.
- I bambini sono forti.
- Hanno perso il fratello e il padre, e ora lasciate che vengano tirati su da uno zio che hanno
visto solo poche volte!
- Impareranno a conoscerlo,  un brav'uomo. Anche Diana Wrayburn ha chiesto di essere la
loro tutrice, e sono propensa a scegliere lei.  rimasta colpita dal loro coraggio
- Ma non  la loro mamma. La mia se ne and quando ero un bambino - disse Luke. -
Divenne una Sorella di Ferro. Cleophas. Non l'ho pi rivista. Mi ha cresciuto Amatis. Non so cos'avrei
fatto senza di lei. Era tutto ci che avevo.
Emma lanci una rapida occhiata a Julian per vedere se avesse sentito. Le parve di no; il suo
sguardo non era rivolto a lei, ma perso nel vuoto, gli occhi verde-azzurri distanti come il mare a cui
assomigliavano. Si chiese se stesse ricordando il passato o avesse paura per il futuro; desider poter
mandare indietro le lancette del tempo, riportare indietro i propri genitori, restituire a Jules il padre, e
Helen, e Mark, riaggiustare quanto era stato rotto.
- Mi dispiace per Amatis - disse Jia. - E sono preoccupata per i piccoli Blackthorn,
credimi. Ma abbiamo sempre avuto degli orfani; siamo Nephilim. Lo sai bene anche tu. Quanto alla
piccola Carstairs, sar trasferita a Idris; per mi preoccupa che possa rivelarsi un po' ostinata
Emma spalanc la porta dell'ufficio, e siccome questa cedette molto pi facilmente di quanto
lei si aspettasse, quasi ruzzol nella stanza. Sent Jules dare un grido allarmato e seguirla, afferrandola
per la cintura dei jeans in modo da tenerla in piedi. - No! - esclam la ragazzina.
Sia Jia che Luke la guardarono sorpresi: la prima con la bocca semiaperta, il secondo con un
accenno di sorriso. - Solo un po'? - chiese lui.
- Emma Carstairs - cominci il Console alzandosi, - come osi
- Come osi tu. - Ed Emma rimase di stucco, rendendosi conto che era stato Julian a parlare,
gli occhi color verderame fiammeggianti. In cinque secondi si era trasformato da ragazzino
preoccupato in giovane furibondo, i capelli castani ritti e scompigliati come fossero anch'essi furiosi.
- Come osi sgridare Emma, quando avevi promesso? Avevi promesso che il Conclave non avrebbe
mai abbandonato Mark finch fosse rimasto in vita avevi promesso!
Jia ebbe il garbo di mostrarsi imbarazzata. - Ora fa parte della Caccia Selvaggia. E loro non
sono n morti n vivi.
- Dunque lo sapevi - replic Julian. - Gi sapevi che il tuo giuramento non significava
niente.
- Significava salvare Idris - disse Jia. - Mi dispiace. Avevamo bisogno di voi due, e io -
Sembrava che le parole le uscissero fuori a fatica. - Avrei mantenuto la promessa, se avessi potuto. Se
ci fosse un modo se fosse possibile lo farei.
- Dunque ci sei debitrice - concluse Emma piantando saldamente i piedi davanti alla
scrivania del Console. - Ci sei debitrice di una promessa infranta. Perci ora devi fare qualcosa per
me.
- Fare cosa? - Jia aveva un'aria sconcertata.
- Non mi lascer trasferire a Idris. No. Il mio posto  a Los Angeles.
Emma sent Jules ansimare alle sue spalle. - Certo che non ti trasferiranno a Idris, di cosa stai
parlando?
La ragazzina punt un dito accusatore su Jia. - L'ha detto lei.
- Non se ne parla - esclam il giovane Blackthorn. - Emma vive a L.A.;  la sua casa. Pu
rimanere all'Istituto.  questo che fanno gli Shadowhunters. L'Istituto  un rifugio, o almeno dovrebbe
esserlo.
- Sar tuo zio a dirigerlo - ribatt Jia. - La decisione spetta a lui.
- E lui che cosa ha detto? - chiese Julian, e dietro quelle poche parole c'era un mondo di
sentimenti. Quando Julian amava una persona, l'amava per sempre; quando la odiava, la odiava per
sempre. Emma aveva la sensazione che in quel preciso istante stesse decidendo se avrebbe odiato per
sempre o meno lo zio.
- Ha detto che sarebbe disposto ad accoglierla - rispose il Console. - Ma in realt io credo
che il posto di Emma sia all'Accademia degli Shadowhunters qui a Idris.  dotata di un talento
eccezionale, avrebbe i migliori istruttori, e poi l ci sono molti altri studenti che hanno subto delle
perdite e potrebbero aiutarla a sopportare il suo dolore
Il suo dolore. A un tratto la mente di Emma fluttu attraverso una serie di immagini: la foto dei
corpi dei suoi genitori sulla spiaggia, coperti di segni. Il chiaro disinteresse del Conclave per la loro
sorte. Suo padre che si chinava per baciarla prima di andare verso la macchina dove lo aspettava sua
madre. Le loro risate nel vento.
- Anch'io ho subto delle perdite - osserv Julian a denti stretti. - Posso aiutarla io.
- Tu hai dodici anni - disse Jia come se fosse una spiegazione sufficiente.
- Ma non li avr per sempre! - grid lui. - Noi due ci conosciamo da quando siamo nati.
Lei  come  come
- Diventeremo parabatai - annunci a un tratto Emma, prima che il ragazzino potesse
spiegare che era come una sorella. Per qualche ragione, non voleva sentirglielo dire.
Gli occhi di tutti si spalancarono, compresi quelli di Julian.
- Lui me l'ha chiesto, e io ho accettato - disse Emma. - Abbiamo dodici anni; siamo
abbastanza grandi per prendere questa decisione.
Luke la guardava ammirato. - Non potete dividere dei parabatai,  contro la legge del
Conclave.
- Dobbiamo poterci allenare insieme - aggiunse Emma. - Sostenere gli esami insieme,
essere sottoposti al rituale insieme
- S, s, capisco - fece Jia. - Benissimo. A tuo zio, Julian, non dispiace che Emma viva
all'Istituto, e l'istituzione dei parabatai supera qualsiasi altra considerazione. - Spost lo sguardo da
Emma a Julian, che aveva gli occhi luminosi. Sembrava felice, davvero felice per la prima volta da
tanto di quel tempo, che Emma non ricordava neppure l'ultima occasione in cui l'aveva visto sorridere
cos. - Siete sicuri? - aggiunse il Console. - Diventare parabatai  una cosa seria, che non va
intrapresa con leggerezza.  un impegno assoluto. Dovrete avere cura l'uno dell'altra, proteggervi l'un
l'altra, tenere all'altro pi di quanto non teniate a voi stessi.
- Lo facciamo gi - disse semplicemente Julian.
A Emma ci volle un po' di pi per parlare. Aveva ancora i suoi genitori davanti agli occhi. Los
Angeles aveva le risposte a ci che era successo. Risposte di cui lei aveva bisogno. Se nessuno avesse
vendicato la loro morte, sarebbe stato come se non fossero mai esistiti.
Non che non volesse essere la parabatai di Jules. Il pensiero di un'intera vita trascorsa senza
essere mai separata da lui, la sicurezza che non sarebbe mai stata da sola, soffocarono la voce in fondo
alla sua testa, la voce che sussurrava: Aspetta
Annu con aria decisa. - Assolutamente - disse. - Siamo assolutamente sicuri.
La prima volta che Clary l'aveva visitata, Idris era soffusa dei colori dell'autunno ? verde, oro e
ruggine. In pieno inverno, ormai in prossimit del Natale, aveva invece uno splendore austero: le
montagne si levavano in lontananza con i loro cocuzzoli bianchi di neve, e gli alberi ai lati della strada
che conduceva dal lago ad Alicante erano spogli, con i rami che formavano disegni simili a trine contro
il cielo sereno.
Cavalcavano senza fretta in groppa a Wayfarer, che procedeva leggero lungo la strada. Clary
era dietro a Jace, le braccia strette intorno al suo petto. A volte lui rallentava per indicare le tenute delle
famiglie pi ricche, invisibili dalla strada quando gli alberi erano ricoperti di foglie, ma non ora. Clary
sent le spalle di Jace irrigidirsi quando ne costeggiarono una con le pietre ricoperte di edera che quasi
si fondevano con la foresta tutt'intorno. Era stata chiaramente ridotta in cenere e ricostruita. - La
tenuta dei Blackthorn - disse infatti Jace. - Il che significa che dopo questa curva c' -
S'interruppe mentre Wyafarer raggiungeva la sommit di una piccola altura, quindi lo mise al passo per
poter abbassare lo sguardo verso il punto in cui la strada si biforcava. Da una parte faceva ritorno ad
Alicante  Clary vedeva le torri antidemoni in lontananza  mentre dall'altra serpeggiava verso un
grande edificio in pietra di un caldo colore dorato, circondato da un basso muro.   la tenuta degli
Herondale - termin Jace.
Il vento s'intensific; gelido, scompigliava i capelli di Jace. Clary aveva il cappuccio sollevato,
ma lui era a testa e a mani nude, perch sosteneva che odiava portare i guanti quando cavalcava, gli
piaceva sentire le redini. - Vuoi che passiamo a dare un'occhiata? - gli chiese.
Il fiato di Jace form una nuvoletta bianca. - Non ne sono sicuro.
Clary gli si strinse, rabbrividendo. - Sei preoccupato di non partecipare all'assemblea del
Consiglio? - Lei si era posta il problema, ma l'indomani sarebbero tornati a New York e non era
riuscita a pensare a nessun'altra occasione per disperdere in segreto le ceneri del fratello; era stato Jace
a suggerire di prendere il cavallo nelle stalle e andare al Lago Lyn mentre quasi tutte le altre persone
presenti ad Alicante sarebbero sicuramente state nella Sala degli Accordi. Jace capiva cosa significasse
per lei seppellire l'idea del fratello, anche se sarebbe stato difficile spiegarlo ai pi.
Jace scosse la testa. - Siamo troppo giovani per votare. E poi, credo che possano sbrigarsela
senza di noi. - Corrug la fronte. - Dovremmo entrare di nascosto. Il Console mi ha detto che se
insisto a chiamarmi Jace Lightwood non ho alcun diritto legale sulle propriet degli Herondale. Non ho
neppure un anello degli Herondale. Non ne esistono. Le Sorelle di Ferro dovrebbero fabbricarne un
altro. In effetti, quando compir diciotto anni perder qualsiasi diritto al nome.
Clary stava in silenzio, limitandosi a tenerlo delicatamente per la vita. C'erano volte in cui Jace
voleva essere incitato e sentirsi fare delle domande, altre in cui non lo desiderava; questa apparteneva
alla seconda ipotesi. Ci sarebbe arrivato da solo. Clary respir con calma, finch a un tratto non lo sent
irrigidirsi sotto la sua presa e conficcare i talloni nei fianchi di Wayfarer.
Il cavallo si avvi al trotto lungo il sentiero che conduceva alla tenuta. Il basso cancello di ferro
 decorato con un motivo di uccelli in volo  era aperto, e il sentiero si allargava in uno spiazzo
circolare ricoperto di ghiaia con al centro una fontana di pietra ora asciutta. Jace si accost ai larghi
gradini che conducevano al portone e alz lo sguardo sulle finestre vuote.
-  qui che sono nato.  qui che mia madre  morta e Valentine mi ha tirato fuori dal suo
cadavere. E Hodge mi ha preso e mi ha nascosto, in modo che nessuno sapesse. Anche allora era
inverno.
- Jace - Clary gli allarg le mani sul petto e sent il suo cuore battere sotto le dita.
- Credo di voler diventare un Herondale - disse lui di punto in bianco.
- Dunque sii un Herondale.
- Non voglio tradire i Lightwood, sono la mia famiglia. Ma mi sono reso conto che se non
prendo il nome degli Herondale, morir con me.
- Non  un responsabilit tua
- Lo so - disse Jace. - Nello scrigno che mi ha dato Amatis c'era una lettera che mi scrisse
mio padre prima che nascessi. L'ho letta e riletta. La prima volta l'ho solo odiato, anche se lui diceva di
amarmi. Ma c'erano alcune frasi che non riuscivo a togliermi dalla testa: Voglio che tu sia un uomo
migliore di quanto non sia stato io. Non permettere a nessun altro di dirti chi sei o chi dovresti essere.
- Inclin la testa all'indietro, come se potesse leggere il proprio futuro nella forma del cornicione. -
Cambiare il proprio nome non cambia la propria natura. Guarda Sebastian, cio Jonathan. Chiamandosi
Sebastian alla fine non ha cambiato granch. Io volevo rifiutare il cognome Herondale perch pensavo
di odiare mio padre, invece non lo odio. Lui sar anche stato un debole e avr preso le decisioni
sbagliate, ma lo sapeva. Non ho ragione di odiarlo. E prima di lui ci sono state generazioni e
generazioni di Herondale   una famiglia che ha fatto un gran bene  e lasciarne scomparire il nome
solo per vendicarmi di mio padre sarebbe un vero spreco.
-  la prima volta che ti sento chiamarlo tuo padre con l'impressione di pensarlo davvero -
disse Clary. - Di solito lo dici solo di Valentine.
Lo ud sospirare, e poi sent la mano di Jace sulle proprie, ancora posate sul suo petto. Le dita di
lui erano fredde, lunghe e sottili, cos familiari che avrebbe potuto riconoscerle anche al buio. - Un
domani potremmo vivere qui - le disse Jace. - Insieme.
Lei sorrise, sapendo che non poteva vederla, ma incapace di trattenersi. - Credi di potermi
convincere con una casa da sogno? Non correre troppo, Jace. Jace Herondale - aggiunse, e lo
circond con le braccia l al freddo.
Alec era seduto sull'orlo del tetto, i piedi penzoloni nel vuoto. Immagin che se uno dei suoi
genitori fosse tornato a casa e avesse alzato lo sguardo gli sarebbe toccata una bella lavata di capo, ma
dubitava che Maryse o Robert sarebbero rientrati presto. Dopo l'assemblea erano stati convocati
nell'ufficio del Console, e probabilmente erano ancora l. Il nuovo trattato con il Popolo Fatato sarebbe
stato stilato nel corso della settimana successiva, durante la quale loro due sarebbero rimasti a Idris,
mentre il resto dei Lightwood sarebbe tornato a New York e avrebbe festeggiato l'anno nuovo senza di
loro. Teoricamente, in quella settimana Alec sarebbe stato a capo dell'Istituto. Fu sorpreso di scoprire
che in effetti l'idea lo solleticava.
La responsabilit era un buon modo per non pensare a certe cose. Cose come l'espressione di
Jocelyn quando il figlio era morto, o la maniera in cui Clary aveva soffocato i singhiozzi contro il
pavimento quando si era resa conto che sarebbero tornati da Edom, ma senza Simon. Il viso di Magnus,
devastato dalla disperazione, quando aveva pronunciato il nome del padre.
La perdita rientrava nella condizione di Shadowhunter, te l'aspettavi, ma non per questo Alec si
era sentito meglio vedendo l'espressione di Helen nella Sala del Consiglio, quando era stata condannata
all'esilio sull'isola di Wrangel.
- Non c'era nulla che potessi fare. Non punirti - disse una voce familiare alle sue spalle.
Alec chiuse forte gli occhi, cercando di regolarizzare il respiro prima di rispondere. - Come
sei arrivato quass?
Ci fu un fruscio di stoffa, e Magnus si sedette accanto ad Alec sull'orlo del tetto. Lo
Shadowhunter arrischi un'occhiata obliqua. Aveva visto lo stregone solo due volte da quando erano
tornati da Edom: la prima quando i Fratelli Silenti li avevano liberati dalla quarantena, e l'altra quel
giorno stesso, nella Sala del Consiglio. In nessuna delle due occasioni avevano potuto parlare. Alec lo
guardava con un desiderio che sospettava risultare fin troppo evidente. Magnus aveva riacquistato il
suo solito colorito sano dopo il pallore esangue che aveva avuto a Edom; i lividi erano scomparsi quasi
del tutto, e gli occhi erano di nuovo luminosi, scintillanti sotto il cielo che si andava oscurando.
Alec ricord quando lo aveva abbracciato nel regno demoniaco, dopo averlo trovato in catene, e
si chiese perch fare certe cose fosse sempre molto pi facile quando credevi di stare per morire.
- Avrei dovuto intervenire per dire qualcosa, invece mi sono limitato a votare contro l'esilio.
- Lo so, tu e un'altra decina di persone avete votato contro. La stragrande maggioranza invece
ha votato a favore. - Scroll la testa. - Quando la gente  spaventata se la prende con chiunque
reputi diverso.  un meccanismo che ho visto mille volte.
- Mi fa sentire cos inutile.
- Sei tutt'altro che inutile. - Magnus rovesci indietro la testa, gli occhi che scrutavano il
cielo mentre le stelle cominciavano a spuntare una dopo l'altra. - Mi hai salvato la vita.
- A Edom? - chiese Alec. - Mi sono dato da fare, ma in realt sei stato tu a salvartela.
- Non solo a Edom - disse Magnus. - Io avevo ho quasi quattrocento anni, Alexander.
Gli stregoni, quando invecchiano, cominciano a calcificarsi. Non sono pi capaci di sentire le cose. Di
voler bene, di essere eccitati o sorpresi. Mi sono sempre detto che a me non sarebbe mai capitato. Che
avrei cercato di imitare Peter Pan, di non crescere mai, di conservare sempre un senso di stupore. Di
innamorarmi sempre, di farmi sorprendere, di essere pronto a essere ferito o felice. Ma nel corso degli
ultimi vent'anni o gi di l me lo sono sentito comunque strisciare addosso. Prima di te, per molto
tempo non c' stato nessuno. Nessuno che amassi. Nessuno che mi sorprendesse o mi togliesse il fiato.
Fino al momento in cui hai messo piede a quella festa, stavo cominciando a pensare che non avrei mai
pi provato sensazioni cos forti.
Alec si guard le mani. - Cosa stai dicendo? - Aveva la voce incrinata. - Vuoi che torniamo
insieme?
- Se tu lo vuoi - rispose Magnus, e aveva un tono cos incerto che Alec lo guard
meravigliato. Sembrava giovanissimo, gli occhi spalancati, le nere ciocche di capelli che gli sfioravano
le tempie. - Se tu
Alec era impietrito. Aveva passato intere settimane a immaginare Magnus che diceva quelle
precise parole, eppure ora che lo stava facendo non si sentiva come aveva creduto. Non c'erano fuochi
d'artificio nel suo petto; si sentiva vuoto e freddo. - Non lo so.
La luce mor negli occhi di Magnus. - Be', posso capire che tu Non sono stato molto gentile
con te.
- No - fece Alec brusco. - Non lo sei stato, ma immagino che sia difficile rompere con
qualcuno gentilmente. Il fatto  che mi dispiace davvero per quello che ho fatto. Avevo torto. Torto
marcio. Ma la ragione per cui l'ho fatto, quella non cambier. Non posso vivere la mia vita con la
sensazione di non conoscerti affatto. Tu continui a dire che il passato  passato, ma proprio il passato ti
ha reso ci che sei. Ecco, voglio sapere qualcosa della tua vita. E se non sei disposto a parlarmene,
be' allora preferisco non stare con te. Perch mi conosco, e non sopporterei mai una situazione del
genere. Perci preferisco non far passare di nuovo a entrambi tutto questo.
Magnus si port le ginocchia al petto. Nel crepuscolo sempre pi buio la sua figura allampanata
si stagliava contro l'oscurit, tutta gambe e braccia e dita sottili scintillanti di anelli. - Ti amo -
sussurr.
- No. No. Non  giusto. E poi - Alec distolse lo sguardo. - Dubito di essere stato il primo
ad averti spezzato il cuore.
- Il mio cuore  stato spezzato pi volte di quanto non sia stata infranta la Legge del Conclave
che vieta agli Shadowhunters di avere storie con i Nascosti - tent di scherzare Magnus, ma gli
tremava la voce. - Alec hai ragione.
L'altro lo guard di traverso. Lo stregone non gli era mai parso cos fragile.
- Non  giusto nei tuoi confronti - disse Magnus. - Mi sono sempre detto che non mi sarei
mai chiuso a nuove esperienze, e cos quando ho cominciato a a fossilizzarmi ero sconvolto.
Pensavo di aver fatto tutto giusto, di non aver chiuso il mio cuore. E quando invece ho riflettuto su
quello che dicevi, ho capito che stavo cominciando a morire dentro. Se non dici mai a nessuno la verit
su te stesso, alla fine cominci a dimenticarla. L'amore, il crepacuore, la gioia, la disperazione, le cose
buone e le cose vergognose che ho fatto se avessi tenuto tutto dentro, i miei ricordi avrebbero
cominciato a sparire. E poi sarei sparito io.
- Io - Alec non era sicuro di cosa dire.
- Ho avuto un sacco di tempo per riflettere, dopo che abbiamo rotto. E ho scritto questo. -
Tir fuori un taccuino dalla tasca interna della giacca: era solo un normalissimo taccuino a spirale, ma
quando una folata di vento lo apr, Alec vide che le pagine erano coperte da una scrittura sottile, con gli
occhielli grandi. La scrittura di Magnus. - Ho messo per iscritto la mia vita.
Alec sgran gli occhi. - Tutta la tua vita?
- Non proprio tutta - rispose l'altro cauto - ma alcuni degli episodi che mi hanno formato.
Il mio primo incontro con Raphael, quando era molto giovane - la sua voce si vel di tristezza. -
Come mi sono innamorato di Camille. La storia dell'Hotel Dumort, anche se in quel caso Catarina ha
dovuto darmi una mano. Alcuni dei miei primi amori, e alcuni dei successivi. Nomi che credo tu
conosca, come Herondale
- Will Herondale - disse Alec. - Camille me ne ha parlato. - Prese il taccuino; le pagine
sottili erano piene di protuberanze, come se lo stregone avesse calcato molto forte la penna sulla carta
mentre scriveva. - Sei stato con lui?
Magnus rise e scosse la testa. - No ma ci sono tanti Herondale in queste pagine. Il figlio di
Will, James Herondale, era notevole, e lo stesso sua sorella Lucie, ma devo dire che Stephen Herondale
mi ha dissuaso dal frequentare la famiglia finch non  arrivato Jace. Quel tipo era una vera barba. -
Not che Alec lo stava fissando, e si affrett ad aggiungere: - Niente Herondale. Niente
Shadowhunter, in realt.
- Niente Shadowhunter?
- Nessuno che mi sia entrato nel cuore come te - rispose Magnus. Tamburell leggermente
sul taccuino. - Considerala una prima puntata di tutto ci che voglio dirti. Non ero sicuro, ma speravo
che se avessi voluto stare con me, come io voglio stare con te, l'avresti accettato come una prova.
Una prova che sono disposto a darti qualcosa che non ho mai dato a nessuno: il mio passato, la verit
su me stesso. Voglio dividere la mia vita con te, e questo significa oggi, e il futuro, e tutto il mio
passato, se lo vuoi. Se vuoi me.
Alec abbass il taccuino. Sulla prima pagina c'era qualcosa, una dedica scarabocchiata: Caro
Alec
Vedeva in maniera molto chiara la strada davanti a s: poteva restituire il taccuino, lasciare lo
stregone, trovare qualcun altro, uno Shadowhunter da amare, e stare con lui, condividere giorni e notti
prevedibili, la poesia quotidiana di una vita normale.
Oppure poteva fare un salto nel nulla e scegliere Magnus, la sua poesia molto pi bizzarra, la
sua genialit e la sua collera, i suoi bronci e le sue gioie, le straordinarie capacit della sua magia e la
magia non meno mozzafiato del suo incredibile modo di amare.
Era una scelta talmente chiara. Alec fece un profondo respiro e salt.
- Va bene - disse.
Magnus si gir verso di lui nel buio, ora tutto un fascio di energia, tutto zigomi e occhi
scintillanti. - Sul serio?
- Davvero - rispose Alec. Allung una mano e intrecci le dita con le sue. Si sent divampare
un bagliore nel petto, dove prima era tutto scuro. Magnus gli mise le lunghe dita a coppa sotto la linea
della mascella sfiorandogli delicatamente la pelle, e lo baci: fu un bacio lento e delicato, un bacio che
ne prometteva altri in seguito, quando non fossero pi stati su un tetto, dove potevano essere visti da
chiunque passasse.
- E cos sono il tuo primo Shadowhunter in assoluto, eh? - disse Alec quando infine si
separarono.
- Sei tante delle mie prime cose, Alec Lightwood - rispose Magnus.
Il sole stava tramontando quando Jace lasci Clary davanti alla casa di Amatis, la baci e torn
indietro lungo il canale diretto alla dimora dell'Inquisitore. Clary lo guard allontanarsi, quindi si gir
verso la casa con un sospiro; era felice di partire il giorno dopo.
C'erano cose di Idris che amava. Alicante rimaneva la citt pi bella che avesse mai visto: sopra
i tetti, adesso, ammirava il tramonto irradiare una pioggia di scintille dalle cime luminose delle torri
antidemoni. Le file di case lungo il canale erano ammorbidite dall'ombra, sembravano silhouette di
velluto. Ma stare nella casa di Amatis le suscitava un'angoscia profonda, sapendo che la donna non ci
sarebbe tornata mai pi.
L'interno era caldo e soffuso di una luce tenue. Luke sedeva sul divano e leggeva un libro.
Jocelyn dormiva raggomitolata al suo fianco, coperta da un plaid. Quando Clary entr, Luke le sorrise e
indic la cucina con un curioso gesto che lei interpret come l'indicazione che se avesse voluto ci
avrebbe trovato qualcosa da mangiare.
Annu e sal le scale in punta di piedi, attenta a non svegliare la madre. Entr nella sua stanza
sfilandosi il mantello, e impieg un momento a rendersi conto che c'era qualcun altro.
La stanza era gelida, l'aria fredda che entrava dalla finestra mezzo aperta. Sul davanzale era
seduta Isabelle. Portava alti stivali chiusi da zip e infilati sopra i jeans; i capelli sciolti erano lievemente
agitati dalla brezza. Guard Clary e le rivolse un sorriso inquieto.
Clary and alla finestra e le si sedette accanto. C'era appena spazio sufficiente per tutte e due; le
punte delle sue scarpe toccavano la gamba di Izzy. Un le mani sulle ginocchia e aspett.
- Scusa - disse infine l'altra. - Probabilmente sarei dovuta entrare dalla porta principale, ma
non volevo incontrare i tuoi.
-  andato tutto bene in Consiglio? - chiese Clary. -  successo qualcosa
Isabelle fece una breve risata. - Le fate hanno accettato le condizioni del Conclave.
- Be',  una buona notizia, no?
- Forse. Magnus non sembrava di questa opinione. - Isabelle butt fuori l'aria. -  solo
che spuntavano continuamente fuori cattiverie, complicazioni e malignit. Tutto sembrava fuorch
una vittoria. E manderanno Helen Blackthorn sull'Isola di Wrangel a studiare le difese. Ma figurati.
Vogliono allontanarla perch ha sangue di fata.
-  orribile! E Aline?
- Aline andr con lei. L'ha detto ad Alec. C' uno zio che si prender cura dei piccoli
Blackthorn e della ragazzina quella che piace a te e a Jace.
- Si chiama Emma - disse Clary, dando un colpetto alla gamba di Isabelle con la punta della
scarpa. - Potresti almeno cercare di ricordartelo. Ci ha aiutati a uscire da Idris.
- Gi, ma forse per quello ora mi riesce un po' difficile esserle grata. - Isabelle si pass le
mani sulle gambe fasciate dai jeans e fece un profondo respiro. - So che non c'era altro modo per
chiudere la partita. Continuo a cercare di immaginarne uno, ma non mi viene in mente niente. Abbiamo
dovuto inseguire Sebastian e poi andarcene da Edom o saremmo morti tutti, ma il fatto  che Simon mi
manca. Mi manca sempre, e sono venuta qui perch tu sei l'unica a cui manca tanto quanto a me.
Clary s'irrigid. Isabelle giocherellava con la pietra rossa che portava al collo guardando fuori
dalla finestra con quel tipo di sguardo fisso che lei conosceva bene. Era il genere di sguardo che diceva:
Mi sto sforzando di non piangere.
- Lo so - le disse Clary. - Anche a me manca sempre, ma in maniera differente.  come
svegliarsi senza un braccio o senza una gamba, come se qualcosa su cui potevo sempre fare
assegnamento e che c'era sempre ora non ci fosse pi.
Isabelle continuava a guardare fuori dalla finestra. - Raccontami della telefonata.
- Non so - Clary esit. -  stato brutto, Iz. Non credo che tu debba
- Dimmelo - le ordin l'altra a denti stretti, e Clary sospir e annu.
Non  che non ricordasse, anzi, aveva impresso a fuoco nel cervello ogni secondo di quanto era
successo.
Era stato tre giorni dopo il loro rientro, tre giorni durante i quali erano stati messi tutti in
quarantena. Prima di allora nessuno Shadowhunter era sopravvissuto a un viaggio in una dimensione
demoniaca, e i Fratelli Silenti avevano voluto essere assolutamente certi che non fossero stati
contaminati dalla magia nera. In quei tre giorni Clary aveva gridato ai Fratelli Silenti che voleva il suo
stilo, voleva un Portale, voleva vedere Simon, voleva che qualcuno semplicemente lo controllasse e si
assicurasse che stesse bene. Non aveva visto Isabelle n nessuno degli altri in quei giorni, neppure sua
madre o Luke, ma dovevano essersi sgolati anche loro, perch nel momento in cui erano stati rilasciati
dai Fratelli, si era presentata una guardia che aveva accompagnato Clary nell'ufficio del Console.
In quell'ufficio, all'interno della Guardia in cima alla collina, c'era l'unico telefono funzionante
di tutta Alicante.
Era stato installato mediante un incantesimo dallo stregone Ragnor Fell a cavallo del secolo,
poco prima che si sviluppassero i messaggi di fuoco. Era scampato a vari tentativi di rimozione
avanzati da chi era convinto che potesse nuocere alle difese, non essendosi mai dimostrato in grado di
farlo.
L'unica altra persona nella stanza era Jia Penhallow, che fece segno a Clary di sedersi. -
Magnus Bane mi ha informato di cosa  accaduto al tuo amico Simon Lewis nei regni demoniaci.
Volevo dirti che mi dispiace davvero per la tua perdita.
- Non  morto - ribatt Clary a denti stretti. - O, almeno, non dovrebbe. Qualcuno si 
preso la briga di controllare? Qualcuno ha verificato che stia bene?
- S - rispose il Console in maniera piuttosto inattesa. - Sta bene, vive a casa sua con la
madre e la sorella. Sembra in perfetta forma: non  pi un vampiro, naturalmente, ma un semplice
mondano che conduce una vita assolutamente normale. Dalle nostre osservazioni risulta che non ha
nessuna memoria del Mondo delle Ombre.
Clary trasal, quindi si raddrizz. - Voglio parlargli.
Jia strinse le labbra. - Conosci la Legge. Non si pu parlare a un mondano del Mondo delle
Ombre, a meno che non si trovi in pericolo. Non puoi rivelargli la verit, Clary. Stando a Magnus, il
demone che vi ha liberati vi aveva avvertiti.
Il demone che vi ha liberati. Dunque lo stregone non aveva detto che si trattava del padre.
Be', non che Clary lo biasimasse. E neppure avrebbe rivelato il suo segreto. - Non dir nulla a Simon,
va bene? Voglio solo sentire la sua voce. Ho bisogno di sapere che sta bene.
Jia sospir e le avvicin l'apparecchio. Clary lo afferr, chiedendosi come si faceva a chiamare
fuori Idris  come pagavano le bollette?  poi si disse al diavolo, avrebbe semplicemente fatto il
numero come se fosse a Brooklyn. Se non avesse funzionato, avrebbe potuto chiedere lumi.
Con sua grande sorpresa il telefono diede il segnale di libero, e poi qualcuno rispose quasi
subito: la voce familiare della madre di Simon risuon attraverso il filo.
- Pronto. - Clary lasci quasi scivolare il ricevitore; aveva il palmo bagnato di sudore. - C'
Simon?
- Come? Oh, s,  nella sua stanza - disse Elaine. - Chi devo dire?-
Clary chiuse gli occhi. - Sono Clary.
Ci fu un breve silenzio, poi Elaine chiese: - Scusa, chi?
- Clary Fray. - Sent un amaro sapore metallico in fondo alla gola. - Io io frequento la St
Xavier.  per i compiti di inglese.
- Oh! Va bene, allora - disse Elaine. - Vado a chiamarlo.
Mise gi il telefono e Clary aspett, aspett che la donna che aveva cacciato di casa Simon e lo
aveva chiamato mostro, che l'aveva lasciato a vomitare sangue in un tombino andasse a vedere se lui
avrebbe risposto al telefono come un normale adolescente.
Non era colpa sua. Era il Marchio di Caino che agiva su di lei a sua insaputa, trasformando
Simon in un Ramingo, tagliandolo fuori dalla propria famiglia, si disse Clary, ma questo non imped al
flusso di rabbia e ansia di scorrerle nelle vene. Sent i passi di Elaine allontanarsi, un mormorio di voci,
altri passi
- Pronto? - La voce di Simon, e poco manc che Clary facesse cadere il telefono. Le sembr
che il cuore le stesse andando in pezzi. Se lo immaginava cos bene, magro e con i capelli castani,
appoggiato al tavolo nello stretto ingresso subito dietro la porta di casa dei Lewis.
- Simon - disse. - Simon, sono io. Sono Clary.
Ci fu un breve silenzio. Quando il ragazzo parl di nuovo, sembrava confuso. - Io Ci
conosciamo?
A ogni parola pareva che le conficcassero un chiodo nella carne. - Siamo nella stessa classe di
inglese - spieg Clary, il che in un certo senso era vero: avevano frequentato quasi sempre le stesse
classi, finch lei era andata alla scuola mondana. - Con il professor Price.
- Ah, s. - Non sembrava ostile, anzi, era abbastanza cordiale, per sembrava ancora
disorientato. - Mi dispiace molto. Sono davvero negato per facce e nomi. Che c'? Mia madre ha
detto che era per i compiti, ma non credo che ne abbiamo per domani.
- Posso farti qualche domanda? - disse Clary.
- Sul Racconto di due citt? - Sembrava divertito. - Senti, non l'ho ancora letto. Preferisco
roba pi moderna. Il buio oltre la siepe, Il buio fuori qualsiasi cosa con "buio" nel titolo, suppongo.
- Stava flirtando un po', pens Clary. Doveva aver pensato che lei l'avesse chiamato di punto in
bianco perch lo trovava carino. Una delle tante ragazze della scuola di cui non sapeva neanche il
nome.
- Chi  il tuo migliore amico? - gli chiese. - Il tuo migliore amico in assoluto?
Simon rimase in silenzio per un momento, poi si mise a ridere. - Avrei dovuto indovinare che
era per Eric - esclam. - Sai, se volevi il suo numero potevi semplicemente chiederglielo
Clary attacc e rimase seduta a guardare il telefono come se fosse un serpente velenoso. Era
consapevole della voce di Jia che le chiedeva se stava bene, che le chiedeva cos'era successo, ma non
rispose, limitandosi a stringere forte i denti per non piangere davanti al Console.
- Non pensi che stesse solo facendo finta? - stava dicendo ora Isabelle. - Magari stava al
gioco perch sapeva che riconoscerti sarebbe stato pericoloso.
Clary esit. La voce di Simon era stata cos allegra, cos familiare e disinvolta, cos
assolutamente normale. Nessuno poteva simulare una cosa del genere. - Ne sono sicura al cento per
cento: non si ricorda di noi. Non pu.
Izzy si volt, e Clary vide chiaramente che aveva gli occhi pieni di lacrime. - Voglio dirti una
cosa. E non voglio che tu mi odi.
- Non potrei odiarti. Non  possibile.
-  quasi peggio - sbott allora Isabelle. - Peggio che se fosse morto. Se fosse morto potrei
piangerlo, invece ora non so cosa pensare Lui  al sicuro,  vivo, dovrei essere contenta. Non  pi
un vampiro, e lui odiava essere un vampiro. Dovrei essere felice. Invece non lo sono. Mi ha detto che
mi amava. Mi ha detto che mi amava, Clary, e adesso non sa nemmeno chi sono. Se gli stessi di fronte,
il mio viso non gli direbbe nulla.  come se non fossi mai contata nulla. Come se nulla fosse mai
contato o successo. Non mi ha mai amata neanche un po'. - Si pass con rabbia la mano sul viso. -
Odio tutto questo! - esplose a un tratto. - Odio questa sensazione, come se qualcosa mi pesasse sul
petto.
- La mancanza di qualcuno?
- S - rispose Izzy. - Non avrei mai pensato di provarla per un ragazzo.
- Non per un ragazzo - disse Clary. - Per Simon. E lui ti amava. Ed era una cosa che
contava. Forse lui non lo ricorda, ma tu s. Io s. Il Simon che ora vive a Brooklyn  Simon com'era sei
mesi fa. E non  una cosa terribile. Era meraviglioso. Ma quando tu l'hai conosciuto  cambiato: 
diventato pi forte, ed  stato ferito, ed  stato diverso. Ed era quello il Simon di cui ti sei innamorata,
per questo lo stai piangendo, perch  scomparso. Ma puoi tenerlo un po' in vita ricordandolo.
Possiamo farlo entrambe.
Isabelle emise un verso strozzato. - Odio perdere le persone - disse, e c'era una sfumatura
furiosa nella sua voce: la disperazione di qualcuno che ha perso troppo, e da troppo giovane. - Lo
odio.
Clary allung una mano e prese quella di Izzy, la sua sottile mano destra, quella con il Marchio
della Vista sulle nocche. - Lo so, ma ricorda anche le persone che hai trovato. Io ho trovato te. E ne
sono felice. - Le strinse la mano, forte, e per un momento non ci fu alcuna reazione. Poi le dita di
Isabelle si serrarono sulle sue. Le due ragazze rimasero sedute in silenzio sul davanzale, le mani
allacciate nello spazio che le divideva.
Maia era seduta sul divano nell'appartamento che ora era il suo appartamento. Il capobranco
riceveva un piccolo stipendio, e lei aveva deciso di pagarci l'affitto per conservare quella che un tempo
era stata la casa di Jordan e Simon, per impedire che le loro cose fossero gettate in strada da un
proprietario deciso a sfrattarli. Col tempo le avrebbe esaminate, avrebbe cercato di imballarle, avrebbe
messo ordine nei ricordi. Esorcizzato i fantasmi.
Per quel giorno, per, si accontentava di starsene seduta e aprire il pacchetto che le era arrivato
da Idris da parte di Jia Penhallow. Il Console non l'aveva ringraziata per averli avvertiti, sebbene
l'avesse accolta come nuovo capo del branco di New York. Il suo tono era stato freddo e distante,
eppure nel pacchetto c'era un sigillo di bronzo, il sigillo del capo del Praetor Lupus, il sigillo con cui la
famiglia Scott aveva sempre firmato le sue lettere. Era stato recuperato tra le macerie a Long Island. Vi
era accluso un biglietto, con due parole scritte nella calligrafia curata di Jia.
Bisogna ricominciare.
- Starete bene. Ve lo prometto.
Probabilmente era la seicentesima volta che Helen lo ripeteva, pens Emma. E probabilmente
sarebbe stata pi credibile se non avesse dato l'impressione di voler convincere se stessa per prima.
Helen aveva quasi finito di impacchettare le cose che si era portata a Idris. Lo zio Arthur (aveva
detto anche a Emma di chiamarlo cos) aveva promesso di spedirle il resto. Ora aspettava di sotto
insieme ad Aline per accompagnare Helen alla Guardia, dove avrebbe varcato il Portale che conduceva
all'Isola di Wrangel; Aline l'avrebbe seguita la settimana seguente, quando fossero stati messi a punto
gli ultimi trattati e fatte le ultime votazioni ad Alicante.
A Emma sembrava tutto noioso, complicato e orribile. L'unica cosa certa era che le dispiaceva
di aver pensato che Helen e Aline fossero svenevoli. Ora Helen non le sembrava affatto svenevole, solo
triste, gli occhi cerchiati di rosso e le mani che tremavano mentre chiudeva la zip della borsa e si girava
verso il letto.
Era un letto enorme, grande abbastanza per sei persone. Julian era seduto da una parte, la
schiena appoggiata alla testiera, Emma dall'altra. In mezzo sarebbe entrato comodamente il resto della
famiglia, pens la ragazzina, ma Dru, i gemelli e Tavvy dormivano nelle loro stanze. Dru e Livvy si
erano sfinite a furia di piangere; Tiberius aveva accolto la notizia della partenza di Helen spalancando
gli occhi confuso, come se non sapesse cosa stava succedendo o come ci si aspettava che reagisse. Alla
fine le aveva stretto la mano e augurato solennemente buona fortuna, quasi fosse una collega che
partiva per un viaggio di lavoro. Lei era scoppiata in lacrime. - Oh, Ty - aveva detto, e il bambino
era sgusciato via con aria sgomenta.
Helen si mise in ginocchio, allineando i suoi occhi a quelli di Jules, seduto sul letto. - Ricorda
cosa ho detto, okay?
- Staremo bene - ripet a pappagallo il fratello.
Helen gli strinse forte la mano. - Detesto l'idea di lasciarvi. Se potessi, mi prenderei cura di
voi. Lo sai, vero? Assumerei la guida dell'Istituto. Vi amo talmente tanto.
Julian stava sulle spine come solo un ragazzino di dodici anni potrebbe fare nel sentire la parola
"amo".
- Lo so - riusc lo stesso a dire.
- L'unica ragione per cui posso partire  che sono sicura di lasciarvi tutti in buone mani -
disse Helen, gli occhi fissi nei suoi.
- Alludi allo zio Arthur?
- Alludo a te - rispose lei, e Jules fece tanto d'occhi. - Lo so che  molto da chiedere -
aggiunse. - Ma so anche di poter contare su di te. So che puoi aiutare Dru con i suoi incubi, e
prenderti cura di Livia e Tavvy, e forse questo potrebbe farlo anche lo zio Arthur.  un uomo piuttosto
gentile. Distratto, ma sembra disposto a provarci. - La voce le si affievol. - Ma Ty  - Sospir.
- Ty  speciale. Lui traduce il mondo in maniera diversa da noi. Non tutti sanno parlare la sua
lingua, invece tu s. Prenditene cura per me, va bene? Diventer qualcosa di straordinario. Dobbiamo
solo impedire che il Conclave capisca quanto  speciale. A loro non piacciono le persone diverse -
termin, e il suo tono era pieno di amarezza.
Ora Julian era seduto ben ritto, l'espressione preoccupata. - Ty mi odia. Mi fa costantemente
la guerra.
- Ty ti vuole bene - ribatt la sorella. - Dorme con l'ape che gli hai regalato. Non fa che
osservarti. Vuole essere come te.  solo dura - termin, non sapendo bene come esprimere ci che
pensava: che Ty invidiava la facilit con cui Julian si muoveva nel mondo e con cui si faceva amare
dalla gente, che quanto Julian faceva ogni giorno senza neppure stare a pensarci a Ty sembrava un
gioco di prestigio. - A volte  dura, quando vuoi essere come qualcuno, ma non sai come fare.
Una profonda ruga di confusione apparve tra le sopracciglia di Julian, che tuttavia alz lo
sguardo sulla sorella e annu. - Mi prender cura di Ty. Lo giuro.
- Bene. - Helen si alz e lo baci rapidamente sulla testa. - Perch  straordinario e
speciale. Voi tutti lo siete. - Sorrise a Emma da sopra la testa del fratello. - Anche tu, Emma -
disse, e nel pronunciarne il nome la sua voce si fece pi tesa, come se stesse per piangere. Chiuse gli
occhi, abbracci un'altra volta Julian e usc di corsa dalla stanza, prendendo al volo le sue cose. Emma
la sent correre gi per le scale, poi ud la porta di casa richiudersi tra un mormorio di voci.
La ragazzina guard il suo amico. Era seduto tutto rigido, il respiro veloce come se avesse
corso. Allung svelta il braccio e gli prese la mano, quindi tracci sul palmo: C-H-E-C-O-S-A-C'-?
- Hai sentito Helen - rispose Julian sottovoce. -  sicura che mi prender cura di loro. Di
Dru, Tavvy, Livvy, Ty. Di tutta la mia famiglia, in pratica. Sto per Ho dodici anni, Emma, e avr
quattro bambini!
In preda all'ansia, lei cominci a scrivere in fretta: N-O-N-O-N-A-V-R-A-I
- Non devi fare cos - la interruppe. - Non possono mica sentirci i nostri genitori. - Era
una cosa stranamente amara sentirglielo dire, ed Emma deglut a fatica.
- Lo so - disse infine. - Ma mi piace avere un linguaggio segreto tutto nostro. Insomma,
con chi altri possiamo parlare di certe cose, se non tra di noi?
Julian si accasci contro la testiera del letto e si gir verso di lei. - La verit  che non conosco
affatto lo zio Arthur. L'ho visto soltanto in occasione delle feste. Lo so, Helen dice che lei lo conosce e
che  fantastico, simpatico e tutto, ma loro sono i miei fratelli e sorelle. Loro li conosco. Lui no. -
Chiuse le mani a pugno. - Me ne prender cura. Mi assicurer che abbiano tutto ci che vogliono e
che non gli venga portato via nient'altro.
Emma allung la mano verso il suo braccio, e questa volta Jules glielo porse, abbassando gli
occhi socchiusi mentre lei gli scriveva con l'indice sull'interno del polso.
I-O-T-I-A-I-U-T-E-R-.
Le sorrise, ma la ragazzina scorgeva la tensione in fondo ai suoi occhi. - Lo so - disse Julian.
Allung la mano e la chiuse su quella di lei. - Sai qual  l'ultima cosa che mi ha detto Mark prima che
lo prendessero? - chiese appoggiandosi alla testiera. Sembrava stremato. - Ha detto: Rimani con
Emma. Perci rimarremo insieme. Perch  quello che fanno i parabatai.
Emma ebbe l'impressione che le avessero pompato fuori l'aria dai polmoni. Parabatai. Era una
parola importante Per gli Shadowhunters, una delle pi importanti, racchiudeva in s una delle
emozioni pi intense che si potessero mai provare, l'impegno pi serio che si potesse mai prendere con
un'altra persona, tranne l'amore romantico o il matrimonio.
Sin da quando erano tornati a casa avrebbe voluto dire a Jules In qualche modo avrebbe
voluto dirgli che quando nell'ufficio del Console aveva annunciato di punto in bianco che sarebbero
stati uniti dal legame dei parabatai, in realt aveva in mente qualcosa di pi. Diglielo, diceva una
vocina nella sua testa. Digli che l'hai fatto perch dovevi stare a Los Angeles; digli che l'hai fatto
perch devi stare l per scoprire che cosa  successo ai tuoi genitori. Per vendicarti.
- Julian - disse piano, ma lui non si mosse. Aveva gli occhi chiusi, le ciglia scure che
tremolavano contro le guance. La luce della luna che entrava dalla finestra ne delineava i contorni in
bianco e oro. Le ossa del suo viso stavano gi cominciando ad affilarsi, a perdere la morbidezza
dell'infanzia. A un tratto Emma pot immaginare che aspetto avrebbe avuto quando sarebbe stato pi
grande, pi robusto e slanciato, un Julian cresciuto. Sarebbe stato bello, pens; le ragazze gli avrebbero
dato la caccia, e una di loro gliel'avrebbe portato via per sempre, perch Emma era la sua parabatai, e
questo significava che non avrebbe pi potuto essere una di quelle ragazze. Non avrebbe mai potuto
amarlo a quel modo.
Jules mormor e scivol in un sonno agitato. Aveva il braccio disteso verso di lei, ma le sue dita
non arrivavano a toccarle la spalla. Aveva la manica arrotolata fino al gomito. Emma allung la mano e
prese a tracciare lettere sull'avambraccio nudo, dove la pelle era pallida e tenera, non ancora segnata
dalle cicatrici.
M-I-D-I-S-P-I-A-C-E-T-A-N-T-O-J-U-L-E-S, scrisse, e poi si appoggi di nuovo alla testiera
trattenendo il respiro, ma lui non se ne accorse, e non si svegli.
epilogo
LA BELLEZZA DI MILLE STELLE
Maggio 2008
Nel calore dell'aria si cominciava a percepire la prima promessa d'estate: il sole brillava, caldo
e luminoso, all'angolo tra Carroll Street e Sixth Avenue, e gli alberi che fiancheggiavano l'isolato di
arenaria erano ricoperti da un fitto fogliame verde.
Clary si era tolta la giacca leggera uscendo dalla metropolitana e ora se ne stava in jeans e
canottiera di fronte all'ingresso della St Xavier, dall'altro lato della strada, lo sguardo al portone che si
apriva e agli studenti che si riversavano sul marciapiede.
Isabelle e Magnus erano pigramente appoggiati all'albero di fronte a lei, Magnus in giacca di
velluto e jeans, Isabelle in un abitino elegante color argento che ne lasciava scoperti i Marchi. Clary
suppose che anche i suoi Marchi fossero ben visibili: lungo le braccia, sulla pancia nel punto in cui la
canottiera si sollevava, sulla nuca. Alcuni permanenti, altri temporanei. Tutti la qualificavano come
diversa, e non solo diversa dagli studenti che si attardavano davanti all'ingresso della scuola
salutandosi per quel giorno, progettando di andare al parco o di incontrarsi pi tardi al Java Jones, ma
diversa dalla Clary che era stata un tempo. La Clary che era stata una di loro.
Una donna anziana con un barboncino e un cappellino a tamburello avanzava fischiettando
lungo la strada inondata di sole. Il barboncino trotterell verso l'albero a cui erano appoggiati Isabelle e
Magnus: la donna si ferm, sempre fischiettando. I due, come anche Clary, le erano completamente
invisibili.
Magnus lanci un'occhiata feroce al barboncino, e quello indietreggi con un guaito,
trascinandosi quasi dietro la padrona. Lo stregone li segu con lo sguardo. - Sono gli inconvenienti
degli incantesimi di invisibilit - osserv.
Isabelle abbozz un sorriso, che scomparve quasi immediatamente. Quando parl, la sua voce
era tesa per l'emozione trattenuta. - Eccolo.
Clary sollev la testa di scatto. Il portone si era riaperto, e tre ragazzi erano usciti sui gradini
davanti alla scuola. Clary li riconobbe anche dall'altro lato della strada. Kirk, Eric e Simon. Nulla era
cambiato nei primi due; sent il Marchio di Lunga Vista sul braccio scintillare mentre i suoi occhi
guizzavano verso di loro. Fiss Simon per assorbirne ogni dettaglio.
Era dicembre l'ultima volta che l'aveva visto, nel regno demoniaco, e allora lui era pallido,
sporco e insanguinato. Ora invecchiava, diventava pi grande, non era pi congelato nel tempo. Gli si
erano allungati i capelli. Gli ricadevano sulla fronte e sulla nuca. Aveva le guance colorite. Teneva un
piede sull'ultimo gradino, il corpo magro e spigoloso come sempre, anche se forse un po' pi pieno di
quanto lo ricordasse. Indossava una camicia azzurra scolorita che aveva da anni. Si tir su gli occhiali
rettangolari gesticolando animatamente con l'altra mano, nella quale teneva un rotolo di fogli.
Senza staccare gli occhi da lui, Clary sfil goffamente lo stilo di tasca e se lo pass sul braccio,
cancellando le rune che la rendevano invisibile. Sent Magnus borbottare che avrebbe dovuto essere pi
prudente: se qualcuno avesse guardato verso di loro, l'avrebbe vista spuntare dal nulla tra i due alberi.
A quanto pareva, per, nessuno stava guardando, e Clary si infil di nuovo lo stilo in tasca. Le tremava
la mano.
- Buona fortuna - disse Isabelle senza chiederle che intenzioni avesse. Doveva essere ovvio,
suppose Clary. Izzy era ancora appoggiata all'albero; sembrava tesa e tirata, la schiena dritta come un
fuso. Magnus era occupato a rigirarsi un anello di topazio blu sulla mano sinistra; lanci a malapena
un'occhiata a Clary quando lei scese dal marciapiede.
Isabelle non sarebbe mai andata a parlare con Simon, pens Clary attraversando la strada. Non
avrebbe mai rischiato di ricevere un'occhiata vacua, di non essere riconosciuta. Non avrebbe mai
sopportato la prova di essere stata dimenticata. Si chiese se invece da parte sua non fosse un po'
masochista andare cos allo sbaraglio.
Kirk si era allontanato, ma Eric la vide prima di Simon; per un istante Clary si innervos, ma era
chiaro che anche i suoi ricordi di lei erano stati cancellati. Le rivolse un confuso sguardo di
apprezzamento, chiedendosi chiaramente se non fosse da lui che stava andando. Clary scroll la testa e
punt il mento verso Simon; Eric alz un sopracciglio e gli diede una pacca sulla spalla che stava a
significare: A dopo, amico, prima di tagliare la corda.
Simon si gir a guardare Clary, e a lei parve di ricevere un pugno allo stomaco. Il ragazzo
sorrideva, i capelli castani che gli svolazzavano davanti agli occhi. Us la mano libera per buttarli
indietro.
- Ciao - disse Clary fermandoglisi di fronte - Simon.
Lui la fiss, un'ombra di confusione negli occhi scuri. - Io Ci conosciamo?
Lei ricacci in gola il fiotto amaro che le era salito in bocca. - Eravamo amici. Un sacco di
tempo fa. Alla materna.
Simon alz un sopracciglio con aria dubbiosa. - Gi a sei anni dovevo essere un tipo davvero
affascinante, se ti ricordi ancora di me.
- Mi ricordo bene di te - disse Clary. - Ricordo tua madre, Elaine, e anche tua sorella,
Rebecca. Rebecca ci faceva giocare con il suo Hungry Hungry Hippos, ma tu mangiavi tutte le biglie.
Simon era impallidito lievemente sotto la leggera abbronzatura. - Come questo  successo
davvero, ma ero solo - osserv, la voce che passava dallo sconcerto a qualcos'altro.
- No, non eri solo. - Clary scrut i suoi occhi desiderando di vederci un ricordo, il ricordo di
qualcosa. - Ti dico che eravamo amici.
-  solo che suppongo di non ricordare - disse lui lentamente, sebbene ci fossero delle
ombre, un'oscurit nei suoi occhi gi scuri che le fecero dubitare di quella risposta.
- Mia madre si sposa - gli disse allora. - Questa sera. In realt, sto andando al matrimonio.
Simon si strofin la tempia con la mano libera. - E hai bisogno di qualcuno che ti
accompagni?
- No. Ce l'ho gi. - Clary non avrebbe saputo dire se sembrasse pi deluso o solo pi
confuso, come se l'unico motivo logico che potesse immaginare del perch gli parlava fosse svanito.
Clary si sentiva le guance paonazze. Chiss perch, imbarazzarsi a quel modo era pi duro che
affrontare un branco di demoni Husa al Glick Park. (Lo sapeva bene; lo aveva fatto la notte prima.) -
Volevo solo Tu e mia madre eravate amiconi. Pensavo che dovessi saperlo.  un giorno importante,
e se le cose fossero andate come dovevano, ci saresti stato anche tu.
- Io Scusa?
- Non  colpa tua - precis lei. - Non  mai stata colpa tua. Di niente. - Si sollev sulle
punte, l'interno delle palpebre che le bruciava, e lo baci svelta sulla guancia. - Sii felice - aggiunse,
e si gir. Vide le figure sfocate di Isabelle e Magnus che la aspettavano dall'altra parte della strada.
- Aspetta!
Quando si volt vide che Simon le era corso dietro. Le stava porgendo qualcosa. Un volantino
che aveva sfilato dal rotolo che aveva in mano. - Il mio gruppo - disse quasi in tono di scusa. -
Potresti venire a uno spettacolo, magari. Una volta.
Lei prese il volantino con un muto cenno del capo e attravers di nuovo la strada. Sent che lui
la seguiva con lo sguardo, ma non pot sopportare di girarsi e vedere l'espressione del suo viso: tra il
confuso e il compassionevole.
Isabelle si stacc dall'albero mentre Clary si precipitava verso di loro e poi rallentava, in modo
da recuperare lo stilo e incidersi di nuovo sul braccio la runa che rendeva invisibili; fece male, ma
accolse con piacere la fitta. - Avevi ragione - disse a Magnus. -  stato inutile.
- Non ho detto che sarebbe stato inutile. - Lo stregone allarg le mani. - Ho detto che lui
non ti avrebbe ricordata. Ho detto che avresti dovuto farlo solo se fossi stata in grado di accettarlo.
- Non lo accetter mai - replic secca Clary, e poi fece un respiro forte, profondo. - Scusa.
Scusa. Non  colpa tua, Magnus. E Izzy neanche per te deve essere stato divertente. Grazie per
avermi accompagnata.
Lo stregone fece spallucce. - Non c' bisogno che ti scusi, biscottino.
Gli occhi scuri di Isabelle esaminarono svelti Clary, poi la Shadowhunter allung una mano. -
E questo che cos'?
- Il volantino del gruppo - rispose l'altra, e glielo porse. Izzy lo prese inarcando un
sopracciglio. - Non posso guardarlo. Una volta lo aiutavo a fotocopiarli e a distribuirli - disse
Clary con un singhiozzo. - Ma non importa. Magari in seguito sar contenta che siamo venuti. -
Fece un sorriso tremolante e si rimise la giacca. - Ora vado. Ci vediamo alla fattoria.
Isabelle guard Clary allontanarsi, una figurina che avanzava lungo la strada, invisibile agli altri
pedoni. Poi abbass lo sguardo sul volantino che teneva in mano.
SIMON LEWIS, ERIC HILLCHURCH,
KIRK DUPLESSE E MATT CHARLTON
 I CACCIATORI DI OMBRE 
19 MAGGIO, PROSPECT PARK BAND SHELL
$5 DI SCONTO SULL'INGRESSO
A CHI PRESENTER QUESTO VOLANTINO!
Isabelle rimase senza fiato. - Magnus.
Anche lui osservava Clary; quando distolse lo sguardo da lei, gli cadde sul volantino. Rimasero
entrambi a fissarlo basiti per un po'.
Poi lo stregone fischi tra i denti. - I Cacciatori di Ombre, in pratica gli Shadowhunters?
-  il nome del suo gruppo. - Il foglio tremava nella mano di Izzy. - Okay, Magnus,
dobbiamo Hai detto che se avesse ricordato qualcosa
Magnus guard di nuovo verso Clary, ma ormai lei era sparita. - Va bene. Ma se non
funziona, se Simon non accetta, a lei non potremo mai dirlo.
Isabelle stava accartocciando il foglio con una mano mentre gi allungava l'altra verso lo stilo.
- S, s, tutto quello che vuoi. Ma dobbiamo almeno tentare.
Lo stregone annu, le ombre che s'inseguivano nei suoi occhi verde-oro. Isabelle capiva che era
preoccupato per lei, temendo che sarebbe rimasta ferita, delusa, e voleva essere arrabbiata con lui e al
tempo stesso grata nei suoi confronti. - D'accordo.
Era stata un'altra giornata strana, pens Simon. Prima c'era stata la tizia al bancone del Java
Jones, che gli aveva chiesto dov'era la sua amica, la ragazza carina che veniva sempre con lui e
ordinava sempre caff nero. Ma quale ragazza carina? Lui non aveva nessuna amica con cui fosse
abituato a fare alcunch, e certamente nessuna di cui conoscesse le preferenze in fatto di caff. Quando
aveva detto alla barista che doveva averlo preso per qualcun altro, lei l'aveva guardato come se fosse
matto.
Poi c'era stata la ragazza dai capelli rossi che lo aveva avvicinato sui gradini della St Xavier.
Ora la scalinata davanti alla scuola era deserta. Eric avrebbe dovuto dargli uno strappo a casa,
invece era scomparso quando la rossa lo aveva avvicinato, e non si era fatto pi vivo. Ora, era bello che
il suo amico lo ritenesse capace di rimorchiare ragazze con tanta disinvoltura, pens Simon sedendosi
su un gradino, ma era seccante che questo significasse dover tornare a casa in metropolitana.
E poi lui non aveva neppure cercato di rimorchiarla, non sul serio. Gli era sembrata cos fragile,
nonostante i tatuaggi da dura che le decoravano le braccia e le clavicole. Forse era pazza ? tutto portava
a pensarlo ? ma quando l'aveva guardato, i suoi occhi verdi erano grandi e tristi; gli avevano ricordato
com'era lui stesso durante i funerali di suo padre. Come se qualcosa gli avesse sfondato la gabbia
toracica e gli avesse spremuto il cuore. Una tale perdita No, nemmeno lei aveva voluto provarci con
lui. Pensava davvero che loro due avessero significato qualcosa di importante l'uno per l'altra, una
volta.
Forse aveva davvero conosciuto quella ragazza, pens. Forse se n'era dimenticato. Insomma,
chi si ricorda gli amici che aveva alla materna? Eppure, non riusciva a scacciare un'immagine di lei,
non triste: lei che gli sorrideva da sopra una spalla con qualcosa in mano un disegno? Scroll la testa,
frustrato. L'immagine era svanita come un pesce che si dibatta e guizzi via dall'amo.
Allora and con la mente a ritroso, cercando disperatamente di ricordare. Negli ultimi tempi gli
capitava spesso. Gli tornavano brandelli di memoria, frammenti di poesie che non sapeva di avere
imparato, fugaci reminiscenze di voci, sogni da cui si svegliava tremante e sudato, e di cui non
conservava che vaghe impressioni. Sogni di paesaggi deserti, echi, il sapore del sangue, un arco e una
freccia nelle sue mani. (Durante un campo estivo aveva imparato a tirare con l'arco, ma non gliene era
mai importato poi tanto, dunque perch ora faceva quei sogni?) E gli capitava di non riuscire a
riaddormentarsi, con la dolorosa sensazione che gli mancasse qualcosa, non sapeva cosa ma qualcosa,
come se avesse un peso in mezzo al petto. Lo aveva ascritto alle troppe campagne di D&D giocate fino
a tarda notte, allo stress adolescenziale e alla preoccupazione per il college. Come diceva sua madre,
una volta che cominci a preoccuparti per il futuro, cominci a tormentarti sul passato.
- Questo posto  occupato? - disse una voce. Simon alz lo sguardo e vide sopra di lui un
tipo alto con i capelli a porcospino. Portava una di quelle giacche di velluto da liceo privato, con uno
stemma ricamato in filo luccicante e almeno una dozzina di anelli. C'era qualcosa di strano nei suoi
lineamenti
- Cosa? Io uh. No - rispose Simon, chiedendosi quanti altri sconosciuti lo avrebbero
avvicinato quel giorno. - Siediti pure, se vuoi.
Il ragazzo abbass lo sguardo e fece una smorfia. - Vedo che molti piccioni hanno fatto i loro
bisogni su questi gradini - osserv. - Be', rimarr in piedi, se non lo trovi troppo villano.
Simon scosse la testa in silenzio.
- Sono Magnus. - Lo sconosciuto sorrise, mettendo in mostra denti di un bianco accecante.
- Magnus Bane.
- Siamo amici che si sono persi di vista, per caso? - chiese il ragazzo. - Tanto per sapere.
- No, non siamo mai andati troppo d'accordo - rispose lo stregone. - Forse conoscenti che
si sono persi di vista. O compari? Piacevi al mio gatto.
Simon si pass le mani sul viso. - Credo di stare impazzendo - osserv senza rivolgersi a
nessuno in particolare.
- Ah, allora non dovresti avere problemi a sentire quello che sto per dirti. - Magnus gir
leggermente la testa di lato. - Isabelle?
Una ragazza apparve dal nulla. Forse la pi bella ragazza che Simon avesse mai visto. Aveva
lunghi capelli neri e un vestito argento, e gli fece venire voglia di scrivere brutte canzoni sulle notti
stellate. Anche lei aveva dei tatuaggi, gli stessi esibiti dall'altra ragazza: neri e arzigogolati,
generosamente tracciati su braccia e gambe nude.
- Ciao, Simon - disse.
Simon si limit a fissarla. Non si era mai neanche lontanamente sognato che una ragazza come
quella potesse pronunciare il suo nome a quel modo. Come se fosse il solo nome che contava. Il suo
cervello si ferm scoppiettando come un vecchio macinino. - Uh?
Magnus allung una mano dalle lunghe dita, e la ragazza vi mise qualcosa. Un libro rilegato in
pelle bianca con il titolo stampigliato in oro. Simon non vedeva bene le parole, ma erano incise in una
elegante scrittura calligrafica. - Questo - disse lo stregone -  un libro di incantesimi.
Non sembrava che fosse prevista una risposta, perci Simon non ci prov nemmeno a darne
una.
- Il mondo  pieno di magia - disse Magnus, gli occhi che scintillavano. - Demoni e angeli,
lupi mannari, fate e vampiri. Una volta tu conoscevi tutto questo. Avevi la magia, ma ti  stata tolta.
L'idea era che vivessi il resto della tua vita senza, e senza averne memoria. Che dimenticassi le persone
che amavi, se conoscevano la magia. Che trascorressi il resto della tua esistenza come una persona
normale. - Si rigir il libro tra le dita sottili, e Simon scorse un titolo in latino. Nel vederlo si sent
percorrere il corpo da un guizzo di energia. - E bisogna riconoscere che c' del buono in questo,
nell'essere alleggeriti dal peso della grandezza. Perch tu eri grande, Simon. Eri un Diurno, un
guerriero. Hai salvato vite e ucciso demoni, e il sangue degli angeli guizzava nelle tue vene come la
luce del sole. - Magnus ora sorrideva in maniera un po' folle. - E non so, ma mi sembra un po'
fascista sottrarti tutto questo.
Isabelle butt indietro i capelli scuri. Qualcosa le scintill nell'incavo della gola. Un rubino
rosso. Simon sent lo stesso guizzo di energia, questa volta pi forte, come se il suo corpo desiderasse
qualcosa che la sua mente non poteva ricordare.
- Fascista? - ripet la ragazza.
- S - disse Magnus. - Clary  nata speciale. A Simon invece il suo essere speciale  stato
imposto e ci si  adattato. Perch il mondo non  diviso tra chi  speciale e chi  normale: ciascuno ha il
potenziale per essere straordinario. Finch si hanno anima e libero arbitrio si pu essere qualsiasi cosa,
fare qualsiasi cosa, scegliere qualsiasi cosa. Simon dovrebbe poter scegliere.
Simon inghiott a fatica, aveva la gola secca. - Scusa, ma di cosa stai parlando?
Lo stregone diede dei colpetti al libro che teneva in mano. - Ho cercato un modo per eliminare
questo incantesimo, questa maledizione che ti  stata gettata - disse, e Simon fu quasi sul punto di
protestare, di dire che non era maledetto, ma rinunci. - Questa cosa che ti ha tolto la memoria. Poi ho
capito come fare. Avrei dovuto capirlo molto prima, ma loro sono sempre stati cos rigidi sulle
Ascensioni. Cos puntigliosi. Poi per Alec mi ha detto che ora sono alla disperata ricerca di
Shadowhunters. Ne hanno persi un sacco nella Guerra Oscura perci dovrebbe essere facile. Hai
tanta di quella gente a garantire per te. Potresti diventare uno Shadowhunter, Simon. Come Isabelle.
Posso fare qualcosa con questo libro; certo, non posso sistemare del tutto la faccenda, e nemmeno farti
tornare quello che eri, ma posso prepararti ad ascendere, e una volta che l'avrai fatto, una volta che
sarai uno Shadowhunter, lui non potr toccarti. Avrai la protezione del Conclave, e le regole che
impediscono di parlarti del Mondo delle Ombre non conteranno pi.
Simon guard Isabelle. Era un po' come guardare il sole, ma il modo in cui lei gli restituiva lo
sguardo lo rendeva pi facile. Lo fissava come se le fosse mancato, sebbene il ragazzo sapesse che non
era possibile. - Esiste davvero la magia? Vampiri, lupi mannari, maghi
- Stregoni - lo corresse Magnus.
- E tutto il resto? Esiste?
- Esiste - disse Isabelle. La sua voce era dolce, un po' ruvida e familiare. A un tratto
Simon ricord l'odore della luce del sole e dei fiori, un sapore di rame in bocca. Vide paesaggi deserti
stendersi sotto un sole demoniaco, e una citt con torri che luccicavano come se fossero fatte di
ghiaccio e vetro. - Non  una bella favola, Simon. Essere uno Shadowhunter significa essere un
guerriero.  pericoloso, ma se  ci che fa per te,  fantastico. Io non vorrei essere altro.
- Sta a te decidere, Simon Lewis - aggiunse Magnus. - Conservare l'esistenza che hai,
andare al college, studiare musica, sposarti. Vivere la tua vita. Oppure averne una incerta, piena di
ombre e pericoli. Puoi avere la gioia di leggere i racconti di avvenimenti incredibili, o farne parte. -
Gli si fece pi vicino, e a quella distanza Simon vide la luce brillare dai suoi occhi, e cap perch li
aveva trovati strani. Erano verde-oro, con le pupille a fessura come i gatti. Non erano affatto occhi
umani. - La scelta sta a te.
Era sempre una sorpresa scoprire che i lupi mannari erano cos abili con gli addobbi floreali,
pens Clary. Il vecchio branco di Luke ? ora di Maia ? si era fatto in quattro per ornare il prato intorno
alla fattoria, dove avrebbe avuto luogo il ricevimento, e il vecchio granaio, dove si sarebbe svolta la
cerimonia. Il branco aveva rimesso a nuovo l'intera struttura. Clary ricordava quando giocava con
Simon nel vecchio fienile scricchiolante, la pittura che si screpolava e si squamava, le tavole del
pavimento sconnesse. Ora era stato tutto smerigliato e rifinito, e nella stanza con le travi a vista
splendeva il caldo bagliore del legno vecchio. C'era anche qualcuno con il senso dello humour: le travi
erano state avvolte in festoni di lupini selvatici.
Grandi vasi di legno contenevano un vasto assortimento di tife, verghe d'oro e gigli. Anche il
bouquet di Clary era di fiori selvatici, ma essere stato tenuto in mano tante ore lo aveva un po'
afflosciato. L'intera cerimonia era passata in una sorta di vortice: la promessa solenne, i fiori, la luce
delle candele, il viso felice di sua madre, la luce negli occhi di Luke. Alla fine Jocelyn aveva rinunciato
a un vestito elaborato per esibire un semplice prendisole bianco, i capelli raccolti in un disordinato
chignon tenuto su da ebbene, s, da una matita colorata. Luke, elegante in grigio tortora, non
sembrava per niente seccato.
Ora gli ospiti gironzolavano qua e l. Parecchi lupi mannari stavano sgombrando con grande
efficienza le file di sedie e disponendo i regali su un lungo tavolo. Il regalo di Clary, un ritratto della
madre e di Luke fatto da lei, era appeso a una parete. Le era piaciuto dipingerlo; le era piaciuto tenere
di nuovo in mano pennello e colori disegnare non per creare delle rune, ma solo per fare qualcosa di
bello di cui qualcuno potesse un giorno godere.
Jocelyn stava abbracciando Maia, che sembrava divertita dal suo entusiasmo. Bat chiacchierava
con Luke, che aveva un'aria piacevolmente stordita. Clary rivolse un sorriso nella loro direzione e
scivol fuori dal granaio, sul sentiero.
La luna era alta, scintillava sul lago ai piedi della propriet conferendo un soffuso bagliore al
resto della fattoria. A tutti gli alberi erano state appese delle lanterne, che ora dondolavano agitate dalla
lieve brezza. I sentieri erano fiancheggiati da piccoli cristalli scintillanti, uno dei contributi di Magnus,
ma dov'era Magnus? Clary non lo aveva visto tra la folla presente alla cerimonia, sebbene ci avesse
scorto quasi tutti gli altri: Maia e Bat, Isabelle in argento, Alec molto serio in abito scuro e Jace, che
aveva provocatoriamente gettato la cravatta da qualche parte, probabilmente nel fogliame l vicino.
C'erano perfino Robert e Maryse, che si trattavano in maniera adeguatamente civile; Clary non aveva
idea di come stesse andando il loro rapporto, n aveva voglia di chiederlo a qualcuno.
Si avvi verso la pi grande delle tende bianche; la postazione del DJ era stata montata per Bat,
e alcuni membri del branco e altri ospiti erano occupati a fare spazio per le danze. Sui tavoli, ricoperti
di lunghe tovaglie bianche, spiccavano le vecchie porcellane prese nella fattoria, frutto di anni e anni di
ricerche effettuate da Luke nei mercatini delle cittadine intorno. Erano tutte scompagnate, inoltre i
bicchieri erano vecchi vasetti di marmellata, per i centrotavola si erano usati astri blu e trifogli colti nei
campi e fatti galleggiare in terrine di terracotta male assortite, e Clary pens che fosse il pi bel
matrimonio che avesse mai visto.
Su un lungo tavolo erano sistemati dei bicchieri di champagne; Jace era l accanto, e quando la
vide ne sollev uno e le strizz l'occhio. Aveva scelto un look arruffato: giacca spiegazzata, capelli in
disordine e niente pi cravatta, e aveva la pelle tutta dorata, conseguenza dell'estate incipiente: era cos
bello da farle male al cuore.
Era accanto a Isabelle e Alec; Isabelle era magnifica con i capelli raccolti in un lento chignon.
Clary sapeva che non avrebbe potuto raggiungere quel tipo di eleganza neppure in un milione di anni,
ma non le importava. Isabelle era Isabelle, e Clary era felice che esistesse, rendendo il mondo un po'
pi vivo con ognuno dei suoi sorrisi. Ora Izzy fischi, lanciando un'occhiata dall'altra parte della
tenda. - Guarda l.
Clary guard e guard di nuovo. Vide una ragazza sui diciannove anni, con i capelli castani
sciolti e il viso dolce. Indossava un vestito verde di foggia un po' antiquata, e aveva al collo una
collana di giada. Clary l'aveva gi vista ad Alicante, mentre parlava con Magnus alla festa del
Conclave nella Piazza dell'Angelo.
Teneva per mano un ragazzo molto bello e dall'aria molto familiare, con i capelli scuri arruffati;
era alto e slanciato, e indossava un elegante abito nero e una camicia bianca che gli metteva in risalto il
viso dagli zigomi alti. Mentre Clary guardava, si chin a sussurrare qualcosa all'orecchio della ragazza,
e questa fece un sorriso che le illumin il viso.
- Zaccaria - disse Isabelle. - I mesi da gennaio a dicembre nel Calendario Hot dei Fratelli
Silenti. Che ci fa qui?
- C' un Calendario Hot dei Fratelli Silenti? - chiese Alec. -  in vendita?
- Lascia stare - gli rispose la sorella dandogli una gomitata. - Magnus arriver a momenti.
- Dov'? - chiese Clary.
Isabelle sorrise nel suo champagne. - Aveva una faccenda da sbrigare.
Clary si gir a guardare Zaccaria e la ragazza, ma si erano di nuovo confusi tra la folla.
Desider che non lo avessero fatto ? c'era qualcosa nella ragazza che la affascinava ? ma un attimo
dopo la mano di Jace era intorno al suo polso, e lui stava posando il bicchiere. - Andiamo a ballare -
disse.
Clary guard il palco. Bat aveva preso posto nella cabina del DJ, per non aveva ancora fatto
partire la musica. Qualcuno aveva collocato un piano verticale nell'angolo e Catarina Loss, la pelle blu
che brillava, strimpellava sui tasti.
- Non c' musica - osserv Clary.
Jace le sorrise. - Non ne abbiamo bisogno.
- Mmm questo  il momento di filare via - disse Isabelle prendendo Alec per il gomito e
trascinandolo tra la folla. Jace la segu con lo sguardo, sorridendo.
- Il sentimentalismo d l'orticaria a Isabelle - disse Clary. - Ma sul serio, non si pu ballare
senza musica. Ci guarderanno tutti
- E allora andiamo dove non ci possono vedere - ribatt lui, e la port via dalla tenda. Era
quella che Jocelyn chiamava "l'ora blu", ogni cosa era impregnata della luce crepuscolare, la tenda
bianca pareva una stella e ogni filo d'erba scintillava d'argento.
Jace si mise dietro a lei e la attir a s, in modo che il suo corpo si adattasse perfettamente al
proprio, le abbracci la vita e le sfior la nuca con le labbra. - Potremmo andare alla fattoria -
sugger. - L ci sono delle stanze da letto.
Clary si gir tra le sue braccia e gli diede uno schiaffetto sul petto, con fermezza. - Questo  il
matrimonio di mia madre. Non faremo sesso. Nella maniera pi assoluta.
- Ma "la maniera pi assoluta"  la mia maniera preferita di fare sesso.
- Be', la casa  piena di vampiri - gli disse lei in tono divertito. - Sono stati invitati, e sono
arrivati ieri notte. Stanno aspettando l dentro che il sole tramonti.
- Luke ha invitato dei vampiri?
-  stata Maia. Un gesto di pace. Stanno cercando tutti di andare d'accordo.
- Capisco, ma sicuramente i vampiri rispetterebbero la nostra privacy.
- Non credo proprio - replic Clary, e lo trascin risolutamente via dal sentiero che
conduceva alla fattoria, dirigendosi verso un boschetto. Era un posto fuori vista, con le radici che
sporgevano dal terreno compatto e la menta di montagna che cresceva a grappoli intorno ai tronchi con
i suoi fiori a stella.
Clary si appoggi al tronco di un albero attirando a s Jace, e lui le si strinse contro, le mani
sulle spalle, imprigionandola tra le sue braccia. Clary gli pass le mani sulla soffice stoffa della giacca.
- Ti amo.
Jace abbass lo sguardo su di lei. - Penso di sapere che cosa intendesse dire madame
Dorothea. Quando previde che mi sarei innamorato della persona sbagliata.
Clary spalanc gli occhi. Si chiese se non stesse per essere lasciata. In tal caso, avrebbe avuto
una cosetta o due da dire a Jace sul suo tempismo, dopo averlo annegato nel lago.
Jace fece un profondo respiro. - Tu mi costringi a mettermi in discussione. Sempre, ogni
giorno. Lo sai, io sono stato cresciuto nell'idea di essere perfetto. Un perfetto guerriero, un figlio
perfetto. Anche quando sono andato a vivere con i Lightwood pensavo di dover essere perfetto, o mi
avrebbero mandato via. Non pensavo che l'amore comportasse indulgenza. Poi sei arrivata tu, e hai
fatto a pezzi tutto ci in cui credevo, e ho cominciato a vedere le cose diversamente. Avevi cos tanto
amore, e tanta indulgenza, e tanta fiducia. Cos ho cominciato a pensare che forse ero degno di quella
fiducia. Che non dovevo essere perfetto; dovevo provare, ed  andata piuttosto bene. - Abbass le
palpebre; Clary vedeva il battito lieve sulla sua tempia, sentiva la sua tensione. - Perci penso che
fossi la persona sbagliata per il Jace che ero, ma non per il Jace che sono ora, il Jace che mi hai aiutato
a creare. E che, tra parentesi,  un Jace che mi piace molto pi del vecchio. Mi hai cambiato in meglio,
e se anche mi lasciassi, questo non me lo toglierebbe nessuno. Non che tu debba lasciarmi - disse poi
in fretta, e pieg la testa contro la sua, in modo che le loro fronti si toccassero. - Di' qualcosa, Clary.
Le sue mani erano sulle spalle di lei, calde contro la pelle fredda; le sentiva tremare. I suoi occhi
erano dorati anche nella luce blu del crepuscolo. Clary ricord quando li aveva trovati duri e distanti,
perfino spaventosi, prima di arrivare a capire che quanto vedeva era la sapiente barriera eretta in
diciassette anni di autodifesa. Diciassette anni in cui Jace aveva difeso il proprio cuore. - Stai
tremando - gli disse con una certa meraviglia.
-  l'effetto che mi fai - disse Jace, il suo fiato contro la guancia di lei, e le fece scivolare le
mani sulle braccia nude - ogni volta ogni volta.
- Posso comunicarti un noioso dato scientifico? - sussurr Clary. - Scommetto che non
l'hai imparato durante le lezioni da Shadowhunters.
- Se stai provando a distrarmi dalle disquisizioni sui miei sentimenti, non lo stai facendo in
modo molto abile. - Le tocc il viso. - Io faccio discorsi. Va bene. Non devi farne anche tu. Dimmi
solo che mi ami.
- Non sto provando a distrarti. - Clary sollev la mano per sottolineare con un gesto il suo
no. - Ci sono cento trilioni di cellule nel corpo umano. E ognuna delle cellule del mio corpo ti ama.
Perdiamo cellule e ne sviluppiamo di nuove, e le mie nuove cellule ti amano pi delle vecchie, ed  per
questo che ti amo ogni giorno pi del giorno prima.  scienza. E quando morir e bruceranno il mio
corpo e diventer cenere che si mescoler all'aria, alla terra e agli alberi e alle stelle, chiunque respirer
quell'aria o vedr i fiori che spunteranno da terra o alzer lo sguardo alle stelle ti ricorder e ti amer,
perch  cos che io ti amo. - Sorrise. - Com'era come discorso?
Lui la fiss, ammutolito per una delle prime volte in vita sua. Senza dargli il tempo di
rispondere, Clary si allung per baciarlo. Dapprima fu una casta pressione delle labbra, ma si trasform
subito in qualcosa di pi intenso, e ben presto Jace le dischiuse le labbra con le proprie, insinuandole la
lingua nella bocca, e Clary sent il suo sapore: la dolcezza di Jace corretta con il gusto pungente dello
champagne. Le sue mani le toccavano frenetiche la schiena, le protuberanze della spina dorsale, le
spalline di seta del vestito, le sporgenze delle scapole, stringendola a s. Clary gli fece scivolare le mani
sotto la giacca, chiedendosi se dopotutto non fosse il caso che andassero alla fattoria, anche se era
davvero piena di vampiri
- Interessante - disse una voce divertita, e quando Clary si allontan svelta da Jace vide
Magnus nello spazio tra due alberi. La sua alta figura si stagliava contro il chiarore lunare; aveva
evitato di mettersi cose particolarmente stravaganti, optando per un abito nero dal taglio perfetto, che
sembrava un fiotto di inchiostro contro il cielo che si andava oscurando.
- Interessante? - ripet Jace. - Magnus, che ci fai qui?
- Sono venuto a prendervi - rispose lo stregone. - C' qualcosa che credo dobbiate vedere.
Jace chiuse gli occhi come per sforzarsi di essere paziente. - ABBIAMO DA FARE.
- Chiaro - disse Magnus. - Sapete, dicono che la vita sia breve, ma non  affatto cos breve.
Pu essere abbastanza lunga, e voi avete tutte le vostre vite da trascorrere insieme, perci vi suggerisco
davvero di venire con me, perch altrimenti ve ne pentireste.
Clary si stacc dall'albero, la mano ancora in quella di Jace. - Okay.
- Okay? - fece lui, seguendola. - Sul serio?
- Mi fido di Magnus - rispose Clary. - Se dice che  importante,  importante.
- E se non lo , lo annego nel lago - disse Jace facendo eco al pensiero inespresso di Clary
poco prima. Lei nascose il suo sorriso nel buio.
Alec era all'estremit della tenda e osservava le danze. Adesso che il sole era abbastanza basso
da apparire come una striscia rossa dipinta sul cielo lontano, i vampiri erano usciti dalla fattoria e si
erano uniti alla festa. Erano stati presi provvedimenti discreti per venire incontro ai loro gusti, e ora si
mescolavano agli altri ospiti tenendo sottili flte di metallo, la cui opacit nascondeva il liquido
all'interno.
Lily, il capoclan dei vampiri newyorchesi, sedeva davanti ai tasti del piano e riempiva la tenda
di melodie jazz. Sopra la musica, una voce disse all'orecchio di Alec: - L'ho trovata una bella
cerimonia.
Alec si gir e vide suo padre intento a osservare gli ospiti, la grossa mano serrata intorno a una
fragile flte. Robert era un uomo grande, dalle spalle quadrate, mai al suo meglio con un vestito:
sembrava uno scolaro troppo cresciuto che fosse stato costretto a indossarlo da un genitore irritato.
- Ciao - disse Alec. Dall'altra parte della stanza vedeva sua madre che parlava con Jocelyn.
Nei capelli di Maryse c'erano pi ciocche grigie di quanto ricordasse, ma era elegante, come sempre.
-  stato carino da parte tua venire - aggiunse in tono riluttante. Entrambi i suoi genitori erano stati
grati in maniera quasi imbarazzante che lui e Isabelle fossero tornati da loro dopo la Guerra Oscura
troppo grati per essere arrabbiati o rimproverarli. Troppo grati perch Alec potesse dire loro pi di
tanto su Magnus; quando sua madre era rientrata a New York, lui aveva radunato il resto delle sue cose
all'Istituto e si era trasferito in un loft a Brooklyn. Andava ancora all'Istituto quasi tutti i giorni, vedeva
ancora spesso sua madre, ma Robert era rimasto ad Alicante, e Alec non aveva provato a contattarlo. -
Fingere di essere civile con la mamma davvero carino.
Vide suo padre sussultare. Aveva inteso essere gentile, ma non gli era mai riuscito bene.
Sembrava sempre che mentisse.
- Non stiamo fingendo di essere civili - disse Robert. - Voglio ancora bene a tua madre;
teniamo l'uno all'altra.  solo che non possiamo essere sposati. Avremmo dovuto finirla prima, ma
pensavamo di fare la cosa giusta, le nostre intenzioni erano buone.
- La strada per l'Inferno - comment Alec laconicamente, e abbass lo sguardo sul suo
bicchiere.
- A volte si sceglie con chi si vuole stare quando si  troppo giovani, e poi si cambia, e l'altro
non cambia con te.
Alec inspir lentamente l'aria; a un tratto si sent fremere le vene di rabbia. - Se vuole essere
una frecciatina a me e a Magnus, meglio che lasci perdere! Hai rinunciato al diritto di avere una
qualsiasi autorit su di me e sulle mie storie quando hai chiarito che per quanto ti concerne uno
Shadowhunter gay non  un vero Shadowhunter. - Pos il bicchiere su un altoparlante l accanto. -
Non m'interessa
- Alec. - Qualcosa nella voce di Robert indusse il figlio a girarsi: cos vide che il padre non
sembrava arrabbiato, solo avvilito. -  vero, ho detto delle cose imperdonabili. Lo so. Ma sono
sempre stato fiero di te, e non lo sono di meno ora.
- Non ti credo.
- Quando avevo la tua et, anzi, ero pi giovane, avevo un parabatai - disse Robert.
- S, Michael Wayland - fece Alec, incurante del proprio tono amaro, incurante
dell'espressione sul viso di suo padre. - Lo so.  per questo che hai accolto Jace. Per ho sempre
pensato che voi due non doveste essere particolarmente intimi. Non sembrava che lui ti mancasse
molto, o che ti importasse della sua morte.
- Non credevo che fosse morto - spieg Robert. - So che deve sembrare difficile da
immaginare: il nostro legame era stato spezzato dalla sentenza di esilio emessa dal Conclave, ma ci
eravamo allontanati gi prima. Ci fu un tempo, tuttavia, in cui eravamo intimi, i migliori degli amici; ci
fu un tempo in cui mi disse che mi amava.
Qualcosa nel peso dato da suo padre a quelle parole fece rimanere di sasso Alec. - Michael
Wayland era innamorato di te?
- Non fui gentile con lui al riguardo - disse Robert. - Gli dissi di non ripetermi pi parole
simili. Avevo paura, e lo lasciai solo con i suoi pensieri, i suoi sentimenti e le sue paure, e non fummo
pi vicini come prima. Ho accolto Jace per rimediare, almeno in piccola parte, a quanto avevo fatto, ma
so che  impossibile. - Guard il figlio, e i suoi occhi blu scuro erano fermi. - Tu pensi che io mi
vergogni di te, invece io mi vergogno di me stesso. Ti guardo, e vedo lo specchio della mia crudelt nei
confronti di qualcuno che non l'ha mai meritata. Nei nostri figli ritroviamo noi stessi, capaci di
diventare migliori di ci che siamo. Alec, tu sei un uomo molto migliore di quanto io non sia mai stato,
o sar.
Alec era impietrito. Ricord il suo sogno nelle terre demoniache, suo padre che diceva a tutti
quanto lui fosse coraggioso, che Shadowhunter e guerriero valoroso fosse, ma non aveva mai
immaginato suo padre dirgli che era un uomo di valore.
Era molto meglio, in qualche modo.
Robert lo guardava con rughe di tensione intorno agli occhi e alla bocca. Alec non poteva fare a
meno di chiedersi se avesse mai detto a qualcun altro di Michael, e quanto gli fosse costato farlo solo
ora.
Sfior il braccio del padre ? era la prima volta che lo toccava intenzionalmente da mesi ? e
lasci ricadere la mano.
- Grazie - disse. - Per avermi detto la verit.
Non era un perdono, non esattamente, ma era un inizio.
L'erba era bagnata per l'umidit della sera imminente; Clary sentiva il freddo penetrarle
attraverso i sandali mentre tornava verso la tenda con Jace e Magnus. Scorgeva le file di tavoli che
venivano apparecchiati, il balenio della porcellana e delle posate d'argento. Ognuno si era fatto in
quattro per aiutare, perfino le persone che di solito venivano considerate inaccessibili nella loro
riservatezza: Kadir, Jia, Maryse.
Dalla tenda giungeva della musica. Bat se ne stava in panciolle nella postazione dj, visto che
qualcuno stava suonando del jazz al piano. Clary scorse Alec parlare fitto fitto con suo padre, poi la
folla si divise rivelandole altri volti familiari: Maia e Aline che chiacchieravano, e Isabelle accanto a
Simon, l'aria imbarazzata
Simon.
Clary rimase di stucco. Il suo cuore salt un battito, e poi un altro; si sent assalire da ondate di
caldo e di freddo, quasi stesse per svenire. Non poteva essere Simon; doveva essere qualcun altro.
Qualche altro ragazzo pelle e ossa con i capelli castani arruffati e gli occhiali, eppure indossava la
stessa camicia scolorita che gli aveva visto quella mattina, e aveva ancora i capelli troppo lunghi e il
ciuffo davanti al viso, e le stava rivolgendo un sorriso un po' incerto attraverso la folla ed era Simon ed
era Simon ed era Simon.
Non si era neppure accorta di essersi mossa per correre, quando all'improvviso sent la mano di
Magnus sulla spalla, una morsa d'acciaio che la tratteneva. - Attenta. Non ha recuperato tutta la
memoria. Ho potuto dargli qualche ricordo, non molto. Il resto verr col tempo. Quindi, Clary
ricorda che non ricorda. Non aspettarti granch.
Lei doveva avere annuito, perch lo stregone la lasci andare, e poi eccola correre attraverso il
prato e nella tenda, eccola gettarsi su Simon con un tale impeto da farlo indietreggiare vacillando e
buttandolo quasi a terra. Non ha pi la forza dei vampiri; vacci piano, vacci piano, disse la sua mente,
ma il resto di lei non voleva ascoltare. Gli aveva messo le braccia intorno al corpo, e un po' lo
abbracciava, un po' singhiozzava contro il suo giaccone.
Intorno a loro vedeva Isabelle, Jace e Maia, e Jocelyn che arrivava di corsa. Si allontan da
Simon quel tanto che bastava per guardarlo in faccia. Ed era decisamente Simon. Da cos vicino vedeva
le lentiggini sullo zigomo sinistro, la piccola cicatrice sul labbro, conseguenza di un incidente di calcio
alle medie. - Simon - sussurr, e poi: - Mi mi riconosci? Sai chi sono?
Lui si sistem gli occhiali sul naso. La mano gli tremava leggermente. - Io - Si guard
intorno. -  come una riunione di famiglia in cui non conosco praticamente nessuno, eppure tutti
conoscono me. ȅ
- Sconvolgente? - chiese Clary. Cerc di nascondere la delusione che aveva sentito
echeggiarle nel profondo del cuore per non essere stata riconosciuta. - Non c' problema se non ti
ricordi di me. C' tempo.
Simon abbass gli occhi su di lei. C'era incertezza e speranza nella sua espressione, e uno
sguardo lievemente stordito, come se si fosse appena svegliato da un sogno e non fosse del tutto sicuro
di dove fosse. Poi sorrise. - Non ricordo tutto. Non ancora. Ma ricordo te. - Le prese la mano destra,
tocc l'anello d'oro infilato all'indice, percep il calore del metallo del Popolo Fatato. - Clary. Tu sei
Clary. Sei la mia migliore amica.
Alec si avvi su per l'altura, verso il punto in cui stava Magnus, sul sentiero che guardava la
tenda. Era appoggiato a un albero, le mani in tasca, e Alec lo raggiunse e osservarono insieme Simon
che, con l'aria sperduta di un anatroccolo appena nato, veniva circondato dagli amici: Jace, Maia, e
Luke, e perfino Jocelyn, che piangeva di gioia abbracciandolo e sbavandosi il trucco. Solo Isabelle era
a una certa distanza dal gruppo, le mani unite davanti a s, il viso quasi inespressivo.
- Verrebbe quasi da pensare che non le importi niente - comment Alec, mentre Magnus gli
raddrizzava la cravatta. Lo stregone lo aveva aiutato a scegliere il vestito che indossava, ed era molto
fiero della sottile riga azzurra che ne metteva in risalto gli occhi. - Ma sono piuttosto sicuro del
contrario.
- Hai ragione - disse Magnus. - Le importa troppo;  per questo che si tiene in disparte.
- Mi piacerebbe chiederti che cos'hai fatto, ma non sono sicuro di volerlo sapere - disse Alec
appoggiando la schiena contro Magnus per trovare conforto nel solido calore del corpo dietro di lui. Lo
stregone gli appoggi il mento sulla spalla, e per un istante rimasero stretti immobili, lo sguardo sulla
tenda e sulla scena di felice caos sotto di loro. -  stato bello da parte tua.
- Si fa la scelta che occorre fare al momento - gli disse Magnus all'orecchio. - E si spera
che non ci siano conseguenze, o almeno non gravi.
- Non credi che tuo padre si arrabbier, vero? - chiese Alec, e l'altro fece una risata secca.
- Ha ben altro a cui pensare che non a me - rispose lo stregone. - E tu? Ho visto che parlavi
con Robert.
Alec sent Magnus irrigidirsi mentre gli riferiva le parole del padre. - Sai, non lo avrei mai
immaginato - comment infine lo stregone. - E dire che ho conosciuto Michael Wayland. - Alec lo
sent scrollare le spalle. -  la dimostrazione che il cuore  sempre inesperto eccetera eccetera.
- Che ne pensi? Dovrei perdonarlo?
- Penso che ti abbia dato una spiegazione, ma non una giustificazione per come si 
comportato. Se lo perdoni, fallo per te, non per lui. Per te sarebbe una perdita di tempo essere
arrabbiato, visto che sei la persona pi dolce che abbia mai conosciuto.
-  per questo che mi hai perdonato? Per me o per te? - chiese Alec, non arrabbiato, solo
curioso.
- Ti ho perdonato perch ti amo e odio stare senza di te. Lo odio io, lo odia il mio gatto. E
perch Catarina mi ha convinto che stavo facendo lo stupido.
- Mmm. Mi piace.
Le mani dello stregone circondarono Alec e si appiattirono sul suo petto, come per sentire il
battito del suo cuore. - E tu perdona me per non averti saputo rendere immortale e non aver saputo
mettere fine alla mia immortalit.
- Non c' niente da perdonare - disse lo Shadowhunter. - Non voglio vivere per sempre. -
Mise le mani su quelle di Magnus, intrecciando le proprie dita con le sue. - Forse non avremo troppo
tempo. Io invecchier e morir, ma prometto che fino ad allora non ti lascer.  la sola promessa che
posso fare.
- Molti Shadowhunters non invecchiano - osserv solo lo stregone. Alec avvertiva il battito
del suo cuore. Era strano Magnus cos, senza le parole che di solito gli venivano tanto facilmente.
Alec si gir nel suo abbraccio in modo da stargli di fronte e assorbire tutti i dettagli di cui non si
stancava mai: le ossa spigolose del viso, il verde-oro degli occhi, la bocca che sembrava sempre sul
punto di sorridere, sebbene ora rivelasse preoccupazione. - Anche se fossero solo pochi giorni, vorrei
trascorrerli tutti con te. Significa qualcosa?
- S - rispose Magnus. - Significa che d'ora in poi faremo in modo che ogni giorno sia
importante.
Stavano ballando.
Lily suonava qualcosa di lento e dolce al piano, e Clary scivolava tra gli altri invitati, circondata
dalle braccia di Jace. Era proprio il tipo di ballo che le piaceva, non troppo complicato: per lo pi si
trattava di stare attaccati al partner ed evitare di farlo inciampare.
Aveva la guancia contro la camicia di Jace, la stoffa spiegazzata e soffice sotto la pelle. La
mano di lui giocava pigramente con i riccioli che le erano sfuggiti dallo chignon, sfiorandole la nuca
con le dita. Clary non pot fare a meno di ricordare un sogno che aveva fatto molto tempo prima, nel
quale danzava con Jace nella Sala degli Accordi. A quel tempo lui era cos distante, cos spesso freddo;
ora a volte, nel guardarlo, si stupiva che si trattasse dello stesso Jace. Il Jace che mi hai aiutato a
creare, aveva detto. Un Jace che mi piace molto pi del vecchio.
Ma non era stato il solo a cambiare; anche lei era cambiata. Aveva gi socchiuso la bocca per
dirglielo, quando sent un colpetto sulla spalla. Si gir e vide sua madre, che sorrideva a entrambi.
- Jace, posso chiederti un favore?
Jace e Clary avevano smesso di ballare; nessuno dei due disse nulla. Nel corso degli ultimi sei
mesi Jocelyn aveva imparato ad apprezzare Jace molto pi di quanto non avesse fatto prima; gli si era
perfino affezionata, si sarebbe azzardata a dire Clary, ma continuava a non stravedere per il fidanzato
Shadowhunter della figlia.
- Lily  stanca di suonare, ma tutti ascoltano talmente volentieri il piano e tu suoni, non 
vero? Clary mi ha detto quanto sei bravo. Suoneresti per noi?
Jace lanci un'occhiata a Clary, cos velocemente che lei la vide solo perch lo conosceva
abbastanza bene da notarla. Tuttavia Jace aveva dei modi squisiti, quando sceglieva di usarli. Rivolse
un sorriso angelico a Jocelyn e and al piano. Un attimo dopo, un brano di musica classica riemp la
tenda di note.
Tessa Gray e il ragazzo che era stato Fratello Zaccaria sedevano al pi appartato tavolo
d'angolo e guardavano le dita leggere di Jace Herondale danzare sui tasti d'avorio. Jace era senza
cravatta e con la camicia parzialmente sbottonata, e il suo viso era il ritratto della concentrazione
mentre si abbandonava con passione alla musica.
- Chopin. - Tessa identific la musica con un sorriso dolce. - Mi chiedo mi chiedo se un
giorno la piccola Emma Carstairs suoner il violino.
- Ci vuole pazienza - sugger il suo compagno con il riso nella voce. - Certe cose non si
possono imporre.
-  dura - disse lei girandosi a guardarlo con aria seria. - Vorrei che potessi rivelarle di pi
sul legame che vi unisce, in modo da non farla sentire cos sola.
Il dolore incurv all'ingi la bocca delicata di Zaccaria. - Sai che non posso. Non ancora.
Gliel'ho accennato, ma di pi non ho potuto fare.
- Veglieremo su di lei - disse Tessa. - Veglieremo sempre su di lei. - Gli tocc i Marchi
sulle guance, residuo del periodo in cui era stato un Fratello Silente, quasi con riverenza. - Ricordo
quando hai detto che questa guerra era una storia sui Lightwood, gli Herondale e i Fairchild, e lo ,
come anche sui Blackthorn e i Carstairs, ed  incredibile vederli. Ma quando lo faccio  come se
vedessi il passato stendersi dietro di loro. Guardo Jace Herondale suonare, e vedo i fantasmi evocati
dalla sua musica. E tu?
- I fantasmi sono ricordi, e noi li conserviamo perch coloro che amiamo non lascino il
mondo.
- S - fece Tessa. - Solo vorrei che lui fosse qui per vedere tutto questo con noi, che fosse
qui con noi solo un'altra volta.
Sent la seta ruvida dei capelli neri di Zaccaria mentre si chinava per baciarle delicatamente le
dita un gesto cortese di un'epoca passata. - Ma lui  con noi, Tessa. Pu vederci. Io ci credo. Lo
sento, come una volta sapevo se era triste, arrabbiato, solo o felice.
Tessa tocc il bracciale di perle che portava al polso, e poi il viso di lui con dita lievi, piene di
amore. - E ora com'? - sussurr. - Felice o malinconico o triste o solo? Non dirmi che  solo.
Perch devi saperlo, l'hai sempre saputo.
-  felice, Tessa. Lo riempie di gioia vederci insieme, come ha sempre riempito di gioia me
vedere voi due. - Sorrise, con quel sorriso che aveva in s tutta la verit del mondo, e fece scivolare
via le dita da quelle di lei mentre si appoggiava alla spalliera della sedia. Due figure si stavano
avvicinando al loro tavolo: una donna alta con i capelli rossi e una ragazza con gli stessi capelli e gli
occhi verdi. - A proposito del passato - disse lui, - credo ci sia qualcuno che vuole parlarti.
Clary stava guardando divertita Church, quando sua madre le si accost furtiva. Il gatto era
stato adornato con dozzine di campanelline d'argento da matrimonio e ora, in preda a una rabbia
vendicativa, stava aprendo un buco a furia di morsi in una gamba del piano.
- Mamma - disse Clary con aria sospettosa. - Cos'hai in mente?
Jocelyn le accarezz i capelli con un gesto affettuoso. - Voglio farti conoscere una persona -
disse prendendola per mano. -  tempo.
- Tempo? Tempo per cosa? - Clary si lasci trascinare, protestando solo debolmente, verso
un tavolo nell'angolo della tenda. Vi sedeva la ragazza dai capelli castani che aveva visto poco prima.
Questa sollev lo sguardo mentre Clary si avvicinava. Al suo fianco, Zaccaria si stava alzando; rivolse
a Clary un sorriso dolce e si diresse verso Magnus, che era sceso dall'altura mano nella mano con Alec.
- Clary - disse Jocelyn. - Voglio presentarti Tessa.
- Isabelle.
Izzy alz lo sguardo; fino ad allora era stata appoggiata al piano, a lasciarsi cullare dalla musica
di Jace (e dal leggero rumore di Church che rosicchiava il legno). Le ricordava la sua infanzia, le
ricordava Jace che trascorreva ore e ore nella sala della musica, riversando una cascata di note nei
corridoi dell'Istituto.
E poi vide Simon. Si era sbottonato il giubbetto di jeans per il gran calore che regnava sotto la
tenda, e Isabelle not i suoi zigomi arrossati dal caldo e dall'imbarazzo. Era strano, un Simon che
arrossiva e aveva freddo e caldo e cresceva e si allontanava da lei.
I suoi occhi scuri si posarono su di lei, curiosi; Isabelle vi scorse un guizzo, come se l'avesse
riconosciuta, ma non del tutto. Non era il modo in cui la guardava prima, non c'era il desiderio, e
neppure quel dolore dolce e quella sensazione di avere di fronte qualcuno che la vedeva, vedeva
Isabelle, la Isabelle che esibiva al mondo e la Isabelle che nascondeva, celata nelle ombre dove solo
pochissimi potevano scorgerla.
Simon era stato uno di quei pochi. Adesso era qualcos'altro.
- Isabelle - ripet, e lei sent su di s lo sguardo di Jace, gli occhi pieni di curiosit mentre le
sue mani sfrecciavano sui tasti del piano. - Vuoi ballare con me?
Lei sospir e annu. - Va bene - disse, e si lasci guidare sulla pista da ballo. Con i tacchi era
alta quanto lui; i loro occhi erano allo stesso livello. Dietro le lenti quelli di lui avevano lo stesso
marrone del caff nero.
- Mi hanno detto - inizi, e si schiar la voce, - insomma, ho la sensazione che tu e io
- Zitto - fece lei. - Non parlarne. Se non ricordi, non voglio sentirlo.
Simon le teneva una mano sulla spalla e l'altra sulla vita. Isabelle sentiva la sua pelle calda
contro la propria, non fredda come la rammentava. Sembrava incredibilmente umano e fragile.
- Ma io voglio ricordare - ribatt Simon, e lei ripens a quanto fosse stato sempre polemico;
questo, almeno, non era cambiato. - E qualcosa ricordo non  che non sappia chi sei, Isabelle.
- Una volta mi chiamavi Izzy - fece la Shadowhunter, sentendosi a un tratto molto stanca. -
Izzy, non Isabelle.
Simon si curv su di lei, che sent il suo respiro sui capelli. - Izzy. Ricordo che ti baciavo.
Isabelle rabbrivid. - No, non  vero.
- S - disse lui. Le fece scivolare le mani sulla schiena sfiorando con le dita lo spazio subito
sotto le scapole, cosa che la faceva sempre rabbrividire. - Ormai sono passati dei mesi - continu a
bassa voce - e niente mi sembrava proprio giusto. Ho sempre avuto la sensazione che mancasse
qualcosa. E adesso so che era questo, tutto questo, ma eri anche tu. Non lo ricordavo di giorno, per la
notte sognavo di te, Isabelle.
- Sognavi di noi?
- Solo di te. La ragazza dagli occhi neri, nerissimi. - Le tocc le punte dei capelli con dita
leggere. - Magnus mi dice che ero un eroe. E quando mi guardi, dalla tua espressione vedo che stai
cercando quel tizio. Il tizio che conoscevi e che era un eroe, che faceva grandi cose. Io non ricordo di
averle fatte. Forse questo non mi rende pi un eroe, ma mi piacerebbe provare a essere di nuovo quel
tizio. Il tizio che pu baciarti perch se l' meritato. Se sarai abbastanza paziente da lasciarmici
provare.
Questa era decisamente una cosa che avrebbe potuto dire Simon. Isabelle lo guard negli occhi,
e per la prima volta sent un'ondata di speranza invaderle il petto e non si precipit subito a soffocarla.
- Potrei lasciartelo fare. Provare, cio. Ma non posso promettere nulla.
- Non me lo aspetto. - Il viso di Simon s'illumin, e Isabelle scorse l'ombra di un ricordo
muoversi in fondo ai suoi occhi. - Sei una rubacuori, Isabelle Lightwood. O, almeno,  quello che
ricordo.
- Tessa  una stregona - spieg Jocelyn, - anche se di un tipo molto fuori dal comune.
Ricordi cosa ti ho detto, che ero nel panico perch non sapevo come farti fare l'incantesimo che tutti gli
Shadowhunters ricevono alla nascita? L'incantesimo di protezione? E che Fratello Zaccaria e una
stregona si sostituirono agli Shadowhunters e organizzarono la cerimonia? Questa  la stregona di cui
parlavo. Tessa Gray.
- Mi hai detto che l'idea del cognome Fray ti  venuta da l. - Clary si lasci cadere sulla
sedia di fronte a Tessa al tavolo tondo. - F per Fairchild - disse, ragionando ad alta voce. - E il
resto per Gray.
Tessa sorrise, e le si illumin il viso. -  stato un onore.
- Eri una bambina; non avresti potuto ricordarlo - disse Jocelyn, eppure Clary pens a come
le fosse sembrata familiare Tessa la prima volta che l'aveva vista, e si chiese se fosse davvero cos.
- Perch me lo dici solo ora? - chiese alzando gli occhi su sua madre, che stava in piedi
accanto alla sua sedia e si rigirava la nuova fede intorno al dito con aria ansiosa. - Perch non prima?
- Avevo chiesto di essere presente quando te l'avrebbe detto, sempre che avesse scelto di farlo
- spieg Tessa; aveva una voce musicale, dolce e sommessa, con un lieve accento inglese. - E temo
di essermi allontanata parecchio tempo fa dal mondo degli Shadowhunters. Ne ho ricordi dolci e amari,
a volte pi amari che dolci.
Jocelyn depose un bacio sulla testa della figlia. - Perch voi due non parlate un po'? - disse,
e si allontan verso Luke, che stava chiacchierando con Kadir.
Clary guard il sorriso di Tessa e disse: - Sei una stregona, ma sei amica di un Fratello Silente.
Anzi, pi che amica.  un po' strano, no?
L'altra appoggi i gomiti sul tavolo. Al polso sinistro le brillava un bracciale di perle; lo tocc
distrattamente, come per abitudine. - Tutto nella mia vita  piuttosto fuori dal comune, ma in fondo si
potrebbe dire lo stesso di te, no? - Le scintillavano gli occhi. - Jace Herondale suona il piano molto
bene.
- E lo sa.
-  tipico degli Herondale - comment Tessa con una risata. - Devo dirti, Clary, che ho
saputo solo di recente che Jace ha deciso di voler essere un Herondale e non un Lightwood. Le ho
conosciute entrambe, sono famiglie onorabili, ma il mio destino  sempre stato pi intrecciato a quello
degli Herondale. - Lanci un'occhiata a Jace, e nella sua espressione c'era una sorta di malinconia. -
Ci sono famiglie, come i Blackthorn, gli Herondale e i Carstairs, per le quali ho sempre provato una
speciale affinit: le ho controllate da una certa distanza, pur avendo imparato a non interferire.  anche
per questo che dopo la Rivolta mi sono ritirata nel Labirinto a Spirale.  un luogo cos lontano dal
mondo, cos nascosto, che pensavo di potervi trovare la pace dalla consapevolezza di quanto era
successo agli Herondale. Poi, dopo la Guerra Mortale, ho chiesto a Magnus se potevo avvicinare Jace,
parlargli del passato della sua famiglia, ma mi ha detto di dargli tempo. Che il fardello della
conoscenza del passato era pesante da portare. Cos sono tornata nel Labirinto. - Sospir. - Questo 
stato un anno nero, un anno talmente nero per gli Shadowhunters, per i Nascosti, per tutti noi Tante
perdite, tanto dolore. Nel Labirinto a Spirale arrivavano voci, e poi gli Ottenebrati, e ho pensato che la
cosa migliore che potessi fare per rendermi utile era trovare una cura, ma non ce n'erano. Magari
avessimo potuto trovarla, per non  detto che ce ne sia sempre una. - Guard verso Zaccaria con una
luce particolare negli occhi. - Ma in fondo, a volte accadono dei miracoli. Zaccaria mi ha detto come
ha fatto a ritornare mortale. Ha detto che era: Una storia sui Lightwood, gli Herondale e i Fairchild.
- Lanci un'occhiata all'ex Fratello Silente, che era occupato ad accarezzare Church. Il gatto si era
arrampicato sul tavolo dello champagne e stava buttando allegramente gi i bicchieri. Nello sguardo di
Tessa c'era un misto di esasperazione e affetto. - Non sai cosa significhi per me, quanto sia grata per
quello che hai fatto per il mio il mio Zaccaria, per quello che tutti voi avete fatto per lui.
-  stato merito di Jace, pi di chiunque altro. Era Zaccaria ha appena preso Church? -
Clary stava a guardare sbalordita. Zaccaria teneva in braccio il gatto, che sembrava senza ossa e gli
aveva arrotolato la coda intorno al polso. - Ma quel gatto odia tutti!
Tessa fece un sorrisetto. - Proprio tutti non direi.
- Dunque ora ora Zaccaria  mortale? - chiese Clary. - Solo un normale
Shadowhunter?
- S. Noi due ci conosciamo da tanto tempo. Avevamo un appuntamento fisso ogni anno ai
primi di gennaio. Quest'anno, quando  arrivato, con mia grande sorpresa era mortale.
- E non lo sapevi prima che si presentasse? Io l'avrei ammazzato.
Tessa sorrise. - Be', questo avrebbe reso tutto inutile. E credo che non fosse sicuro di come lo
avrei accolto, da mortale, visto che io non lo sono. - Guardandola, Clary ricord Magnus, quello
sguardo di occhi vecchi, vecchissimi, in un viso giovane, ricord un dolore che era troppo costante e
troppo profondo perch chi aveva delle brevi vite umane potesse capirlo. - Lui invecchier e morir, e
io rimarr come sono. Ma ha avuto una vita lunga, molto pi lunga delle altre persone, e mi capisce. N
lui n io abbiamo l'et che dimostriamo. E ci amiamo. Questo  ci che conta.
Tessa chiuse gli occhi, e per un momento sembr che le note del piano la inondassero.
- Ho qualcosa per te - disse riaprendo gli occhi, che erano grigi, come l'acqua piovana. -
Per voi due Per te, e anche per Jace. - Si sfil qualcosa di tasca e glielo porse. Era un cerchietto di
argento opaco, un anello di famiglia con su inciso un motivo di uccelli in volo che emanava pallidi
bagliori. - Questo anello apparteneva a James Herondale.  un anello della loro famiglia, molto
antico. Se Jace ha deciso di voler essere un Herondale, dovrebbe averlo e metterlo.
Clary prese l'anello; le entrava perfettamente al pollice. - Grazie, ma potevi darglielo tu. Forse
 il momento che gli parli.
Tessa scosse la testa. - Guarda com' felice. Sta decidendo chi  e chi vuole essere, e ne trae
gioia. Dovrebbe avere un altro po' di tempo per essere cos felice, prima di accollarsi un nuovo
fardello. - Prese un libro dalla sedia accanto a lei e glielo porse. Era una copia del Codice rilegata in
velluto blu. - Questo  per te. Sono sicura che ne avrai gi uno, ma questo mi era caro. Dietro c' una
scritta vedi? - E gir il libro, in modo da mostrarle le parole stampigliate in oro sul velluto.
- Serviamo liberamente, perch amiamo liberamente - lesse Clary ad alta voce, e sollev
lo sguardo sull'altra. - Grazie;  molto bello. Sei sicura di volerlo cedere?
Tessa sorrise. - Anche i Fairchild mi sono stati cari nella vita, e i tuoi capelli rossi e la tua
caparbiet mi ricordano alcune persone che un tempo amavo. Clary - continu, e si chin sopra il
tavolo, facendo dondolare il ciondolo di giada - sento un'affinit anche con te, con te che hai perso sia
tuo fratello sia tuo padre. So che sei stata giudicata e criticata in quanto figlia di Valentine Morgenstern
e in quanto sorella di Jonathan. Ci sar sempre chi vorr dirti che quello che sei dipende dal tuo nome o
dal sangue che ti scorre nelle vene. Non lasciare che gli altri decidano chi sei. Decidilo da sola. -
Lanci un'occhiata a Jace, le cui mani danzavano sui tasti. La luce delle candele s'impigliava come
stelle tra i suoi capelli e gli faceva scintillare la pelle. - Quella libert non  un dono;  un diritto di
nascita. Spero che tu e Jace ne farete uso.
- Che tono serio, Tessa. Non spaventarla. - Era Zaccaria, che era comparso dietro la sua
sedia.
- Macch! - ribatt lei con una risata; aveva rovesciato la testa all'indietro, e Clary si chiese
se avesse anche lei quell'espressione, quando alzava lo sguardo su Jace. Lo sper. Era un'espressione
sicura e felice, l'espressione di qualcuno fiducioso nell'amore che elargiva e riceveva. - Le stavo solo
dando dei consigli.
- Suona sinistro. - Era strano come la vera voce di Zaccaria sembrasse al tempo stesso
uguale e diversa da quella che Clary aveva sentito nella sua mente Dal vivo aveva un accento inglese
pi forte di Tessa. Nella voce vibrava anche una risata, quando si chin per aiutare la sua compagna ad
alzarsi. - Temo che dobbiamo accomiatarci; ci aspetta un lungo viaggio.
- Dove andate? - chiese Clary tenendo con riguardo il Codice sulle ginocchia.
- A Los Angeles - rispose Tessa, e l'altra ricord di averle sentito dire che i Blackthorn
erano una famiglia per la quale nutriva un particolare interesse. Fu felice di udirlo. Sapeva che Emma e
gli altri vivevano all'Istituto con lo zio di Julian, ma l'idea che potessero avere qualcuno di speciale a
vegliare su di loro, una sorta di angelo custode, era rassicurante.
-  stato bello conoscervi - disse Clary. - Grazie. Per tutto.
Tessa sorrise radiosa e scomparve tra la folla, dicendo che andava a salutare Jocelyn; Zaccaria
prese il proprio cappotto e lo scialle di lei sotto gli occhi curiosi di Clary. - Ricordo che una volta mi
hai detto di avere amato due persone pi di qualsiasi altra cosa al mondo - gli disse. - Tessa era una
di loro?
- Lei  una di loro - rispose Zaccaria amabilmente, infilandosi il cappotto. - Non ho mai
smesso di amarla, e neppure il mio parabatai; l'amore non finisce quando qualcuno muore.
- Il tuo parabatai? Hai perso il tuo parabatai? - chiese Clary provando un senso di violento
dolore per lui; sapeva che cosa significasse per i Nephilim.
- Non nel mio cuore, perch non l'ho dimenticato - disse Zaccaria, e nella sua voce Clary
sent il sussurro di una tristezza secolare, e lo ricord nella Citt Silente, uno spettro di fumo color
pergamena. - Tutti noi siamo i frammenti di ci che ricordiamo. Racchiudiamo in noi le speranze e le
paure di coloro che ci amano. Finch ci sono l'amore e il ricordo, non ci sono vere perdite.
Clary pens a Max, ad Amatis, a Raphael e a Jordan, e perfino a Jonathan, e si sent bruciare le
lacrime in gola.
Zaccaria si gett lo scialle di Tessa sulle spalle. - Di' a Jace Herondale che suona il Concerto
n. 2 di Chopin molto bene - disse, e scomparve appresso a Tessa, nella folla. Clary lo segu con lo
sguardo, stringendo l'anello e il Codice.
- Qualcuno ha visto Church? - le risuon una voce all'orecchio. Era Isabelle, le dita strette
intorno al braccio di Simon. Accanto a loro c'era Maia, che giocherellava con un fermaglio dorato per
capelli. - Credo che Zaccaria ci abbia appena rubato il gatto. Giuro che l'ho visto mettere Church sul
sedile posteriore di una macchina.
- Impossibile - fece Jace comparendo accanto a Clary; aveva le maniche arrotolate ai gomiti
ed era arrossato per lo sforzo di suonare. - Church odia tutti.
- Non tutti - mormor Clary con un sorriso.
Simon guardava Jace come se fosse tanto fascinoso quanto inquietante. - Ti ho abbiamo
mai ti ho morso?
Jace si tocc la cicatrice sulla gola. - Non posso credere che ricordi questo.
- Ci siamo rotolati sul fondo di una nave?
- S, mi hai morso, s, mi  un po' piaciuto, s, non parliamone pi - disse l'altro. - Non sei
pi un vampiro. Cerca di concentrarti.
- Per essere precisi, hai morso anche Alec - osserv Isabelle.
- E questo quando  successo? - chiese Maia, il viso che si illuminava divertito mentre Bat
sopraggiungeva alle sue spalle; senza una parola le tolse di mano il fermaglio e glielo infil di nuovo
tra i capelli. Fece scattare abilmente il gancetto. Le sue mani indugiarono un momento, delicate sui suoi
capelli.
- Ci che accade nei regni demoniaci rimane nei regni demoniaci - disse Jace, quindi lanci
un'occhiata a Clary. - Vuoi fare una passeggiata?
- Una passeggiata o una passeggiata? - chiese Isabelle. - Cio, andate a
- Penso che dovremo andare tutti al lago - disse Clary alzandosi, il Codice in una mano e
l'anello nell'altra. -  bello laggi, specialmente di notte. Mi piacerebbe che i miei amici lo
vedessero.
- Me lo ricordo - disse Simon, e le rivolse un sorriso che le fece gonfiare il cuore in petto. La
fattoria era il posto dov'erano andati ogni estate; nella sua mente sarebbe sempre stata legata a Simon.
Che lui la ricordasse la rese pi felice di quanto avrebbe immaginato di poter essere quella mattina.
Fece scivolare la mano in quella di Jace mentre tutti si allontanavano dalla tenda e Isabelle
correva a dire al fratello di andare a chiamare anche Magnus. Prima Clary aveva voluto stare sola con
Jace; ora voleva stare con tutti.
Ormai amava Jace da quella che sembrava un'eternit, lo amava tanto che a volte le era
sembrato di poterne morire perch era qualcosa di cui aveva bisogno e che non poteva avere. Ma tutto
ci adesso era passato: la disperazione sostituita dalla pace e da una serena felicit. Ora che non sentiva
pi che ogni istante con lui era strappato a un possibile disastro, ora che poteva immaginare una vita
fatta di momenti con lui, pacifici o buffi o sciolti o rilassati o delicati, non desiderava altro che andare
al lago della fattoria con tutti i suoi amici e festeggiare la giornata.
Mentre superavano il dosso e s'incamminavano lungo il sentiero che conduceva allo specchio
d'acqua, si guard indietro. Vide Jocelyn e Luke che stavano accanto alla tenda e li seguivano con lo
sguardo. Vide Luke sorriderle e sua madre alzare la mano in un gesto di saluto prima di abbassarla e
stringere quella del marito. Per loro era stato lo stesso, pens, anni di separazione e di tristezza, e ora
avevano una vita. Una vita fatta di momenti. Sollev la mano in un cenno di risposta, poi corse a
raggiungere i suoi amici.
Magnus era appoggiato alla parete esterna del granaio e osservava Clary e Tessa che parlavano
fitto fitto, quando Catarina lo raggiunse. Aveva tra i capelli dei fiori azzurri intonati alla sua pelle blu
zaffiro. Lo stregone guard oltre il frutteto, verso il punto in cui il lago scintillava come acqua nel
palmo di una mano.
- Sembri preoccupato - disse Catarina mettendogli la mano sulla spalla in un gesto
amichevole. - Che c'? Prima ti ho visto baciare il tuo ragazzo Shadowhunter, perci non pu trattarsi
di quello.
Magnus scroll la testa. - No. Con Alec va tutto bene.
- Ti ho visto anche parlare con Tessa - aggiunse Catarina allungando il collo per guardare.
- Che strano averla qui.  questo che ti turba? Passato e futuro che si scontrano: deve sembrarti un po'
bislacco.
- Forse - fece Magnus, ma non pensava che lo fosse. - Vecchi fantasmi, le ombre degli
avrebbero-potuto-essere Anche se mi sono sempre piaciuti Tessa e i suoi ragazzi.
- Il figlio era un capolavoro - fece Catarina.
- Anche la figlia - disse lo stregone con una risata, per quanto secca come un ramoscello in
inverno. - In questi giorni sento il passato pesarmi addosso come un macigno, Catarina. La replica di
vecchi errori. Sento cose, avvisaglie nel Mondo Invisibile, le voci su uno scontro imminente. Il Popolo
Fatato  gente fiera, la pi fiera; non accetteranno di essere svergognati dal Conclave senza
rappresaglie.
- Sono fieri ma pazienti - ribatt Catarina. - Sanno aspettare a lungo, intere generazioni, per
vendicarsi. Non puoi avere paura che si muoveranno ora, quando l'ombra potrebbe non calare ancora
per anni.
Magnus non la guardava; aveva lo sguardo abbassato sulla tenda, dove Clary parlava con Tessa,
dove Alec era accanto a Maia e Bat, dove Isabelle e Simon ballavano alla musica che Jace suonava al
piano, e le dolci note ammalianti di Chopin gli ricordavano un'altra epoca, e il suono di un violino a
Natale.
- Ah - fece Catarina. - Sei preoccupato per loro; sei preoccupato per l'ombra che caler su
coloro che ami.
- Su di loro, o sui loro figli. - Alec si era staccato dagli altri e si stava avviando su per
l'altura verso il granaio. Lo stregone lo guard avvicinarsi, un'ombra scura contro il cielo pi scuro.
- Meglio amare e avere paura che non provare nulla.  come se ci pietrificassimo - disse
Catarina, e gli tocc il braccio. - A proposito, mi dispiace per Raphael. Non avevo ancora avuto
occasione di dirtelo. So che una volta gli hai salvato la vita.
- E poi lui l'ha salvata a me - disse Magnus, e alz lo sguardo mentre Alec li raggiungeva e
faceva un cenno cortese a Catarina.
- Magnus, stiamo andando al lago - annunci. - Vuoi venire?
- Perch? - chiese lo stregone.
Lo Shadowhunter fece spallucce. - Clary dice che  bello. Certo, io l'ho gi visto, ma c'era un
enorme angelo che usciva dalle acque, perci ero piuttosto distratto. - Allung la mano. - Avanti. Ci
vanno tutti.
Catarina sorrise. - Carpe diem - disse a Magnus. - Non sprecare il tuo tempo a crucciarti.
- Sollev le gonne e si allontan verso gli alberi, i piedi come fiori azzurri nell'erba.
Magnus prese la mano di Alec.
Sul lago c'erano le lucciole. Illuminavano la notte con i loro bagliori tremuli mentre il gruppo
stendeva giacche e coperte che Magnus sosteneva di aver creato dal nulla, ma Clary sospettava
provenire illegalmente da Bed Bath & Beyond.
Il lago era una moneta d'argento che rifletteva il cielo e tutte le sue migliaia di stelle. Clary
sentiva Alec recitare i nomi delle costellazioni a Magnus: il Leone, l'Arco, il Cavallo Alato. Maia si era
tolta le scarpe con un calcio e camminava a piedi nudi lungo la riva. Bat l'aveva seguita, e mentre
Clary stava a guardare le prese la mano con aria esitante.
Maia lo lasci fare.
Simon e Isabelle stavano vicini e parlottavano fitto tra loro. Di quando in quando lei rideva. Il
suo viso era pi felice di quanto non fosse stato da mesi.
Jace si sedette su una delle coperte e attir Clary a s, le gambe stese lungo i suoi fianchi. Lei
appoggi la schiena contro il suo petto, sentendo il battito confortante del suo cuore sulla spina dorsale.
Le braccia di lui la cinsero, e le sue dita toccarono il Codice che teneva in grembo. - Che cos'?
- Un regalo, per me. E ce n' anche uno per te - rispose Clary, quindi gli prese la mano e
gliela apr, un dito dopo l'altro, poi vi depose l'anello d'argento leggermente ammaccato.
- Un anello degli Herondale? - Jace sembrava sconcertato. - Dove l'hai
- Una volta apparteneva a James Herondale - gli spieg. - Non ho con me un albero
genealogico, perci non so cosa significhi di preciso, ma era chiaramente un tuo antenato. Ricordo di
averti sentito dire che le Sorelle di Ferro avrebbero dovuto farti un nuovo anello, perch Stephen non te
ne aveva lasciato uno Be', ora ce l'hai.
Jace se lo infil all'anulare della mano destra.
- Ogni volta - disse a bassa voce. - Ogni volta che penso di aver perduto un pezzo di me,
tu me lo restituisci.
Non c'era niente da dire, perci Clary rimase in silenzio; si limit a girarsi tra le sue braccia e a
baciarlo sulla guancia. Era bellissimo sotto il cielo notturno, le stelle lo inondavano del loro chiarore
scintillando sui suoi capelli, sui suoi occhi e sull'anello degli Herondale che gli brillava al dito, un
promemoria di tutto ci che era e di tutto ci che sarebbe stato.
Tutti noi siamo i frammenti di ci che ricordiamo. Racchiudiamo in noi le speranze e le paure
di coloro che ci amano. Finch ci sono l'amore e il ricordo, non ci sono vere perdite.
- Ti piace il nome Herondale? - chiese Jace.
-  il tuo nome, quindi lo amo - rispose lei.
- Anche se mi fosse capitato un cognome Shadowhunter brutto come Bloodstick? O
Ravenhaven?
- Bloodstick non pu essere un cognome.
- Forse  caduto in disgrazia - ammise Jace.- Herondale, invece,  melodico. Soave, si
potrebbe dire. Pensa al suono di "Clary Herondale".
- Oh, mio Dio, che orrore!
- Tutti noi dobbiamo sacrificarci per amore. - Jace sorrise e la circond con un braccio per
prendere il Codice. -  vecchio. Un'edizione antica - comment, girandolo. - La citazione sul retro
della copertina  di Milton, Il Paradiso perduto.
- Figurati se non lo sapevi - disse Clary in tono affettuoso, e gli si appoggi contro mentre
lui si rigirava ancora il libro tra le mani.
Magnus aveva acceso un fuoco, che ora ardeva allegramente sulla riva sparando scintille verso
il cielo. Il riflesso delle fiamme guizz sul rosso scarlatto della collana di Isabelle mentre questa si
voltava per dire qualcosa a Simon, brill nell'intenso luccichio degli occhi di Magnus e sull'acqua del
lago, trasformando le increspature in strisce dorate. E fece risaltare la scritta tracciata dietro il Codice,
mentre Jace la leggeva a Clary, la sua voce dolce come musica nell'oscurit luminosa.
Serviamo liberamente
perch amiamo liberamente,
giacch dipende dalla nostra volont
amare o meno;
da essa dipende se stiamo in piedi o cadiamo.
...
FINE.
...
.
...
RINGRAZIAMENTI.
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Quelli a cui voglio bene lo sanno.
Stavolta desidero ringraziare i lettori, che mi hanno accompagnata in tutto il viaggio su e gi per le epiche montagne russe di questa saga, tra emozioni al cardiopalma, angoscia, imprevedibili colpi di scena. Non vi scambierei nemmeno per tutti i lustrini del loft di Magnus.
Manuela Carozzi ha tradotto la prima parte del volume, Raffaella Belletti ha tradotto la seconda parte.
...
FINE.